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Via “Per Elisa” M. Gallinola – Matese

“Tra tanti sport che potevi scegliere… proprio l’arrampicata!?!?” Questa è stata l’unica frase che mia madre, la bellezza di 16-17 anni fa, mi ha detto esplicitamente circa la mia passione.

Beh di tempo ne è passato da quel giorno, in cui il mio zainetto (probabilmente il classico Invicta della scuola) era poggiato accanto alla porta della mia camera, con l’imbraco appena comprato a Roma…quello, insieme ad un po’ di acqua era il mio primo zaino “d’arrampicata”.

Oggi rientrando da questa ennesima piccola avventura sulle pareti di casa, rifletto che non ho mai dedicato alcun itinerario a lei e la coincidenza che sia il 28 gennaio, giorno del suo compleanno, può essere una buona occasione per farlo.

“Per Elisa” nasce in un inverno in cui temperature basse e neve si sono concesse molto raramente. Con innevamento maggiore le difficoltà possono variare, ma non sono mai elevate. Basta sapersi destreggiare con il misto-appenninico, versione “migliorata” (in quanto all’aspetto aleatorio) e rivista del famoso misto scozzese!

“Per Elisa”, 110 m  circa, AD+, 60-70° max, M3+. Parete N-E di M. Gallinola, Matese molisano.

Aperta da Riccardo Quaranta e Laura D’Alessandro il 28/1/2016. Nessun materiale in posto.

Materiale necessario per una ripetizione: corda da 50 m, piccozza, ramponi; friend medio piccoli, fettucce e cordini.

DISCESA: per il sentiero estivo di salita al M. Gallinola da Campitello Matese.

Per la relazione si vedano i tracciati nelle foto della gallery.

Bibliografia del massiccio: “Ghiaccio D’Appennino” ed. Versante Sud.

Per chi volesse ripetere queste ed altre vie di misto con una Guida Alpina o semplicemente avere info circa le condizioni, può contattarmi qui: info@riccardoclimbing.com

 

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Via “Camomilla”, gruppo M. Meta, Mainarde

Accendo il pc per controllare come al solito le previsioni meteo, sempre più alla ricerca degli asterischi e simboli “meno” davanti alle indicazioni delle temperature. Credo che quest’anno sia stato l’appuntamento praticamente maniacale per tanti amanti della montagna invernale, della neve e del ghiaccio. Le previsioni meteo, di ogni forma, ma sperare ogni volta di vedere qualcosa che assomigliasse al freddo.

Con mio sommo stupore per la giornata del 7 gennaio le previsioni prevedono un brusco calo delle temperature, tanto che in zona M. Meta (gruppo delle Mainarde) sembra che le temperature non saliranno oltre lo zero. Beh, ricordando gli insegnamenti di una persona che è di sicuro tra i miei maestri “in inverno quando ci sono le condizioni molla tutto e vai”, decido di seguire in toto e ben volentieri il consiglio. Dove? A fare cosa? Per lavoro ho sotto controllo un po’ tutta l’area del Molise e vicino Abruzzo, quindi la mia scelta ricade proprio sul gruppo di Monte Meta.

Avevo notato, durante precedenti uscite, che in particolare l’anfiteatro di Monte Metuccia (2105 m slm) conserva sempre tanta neve, molto di più di tante altre zone aventi la stessa esposizione (N-NE) ed è ricco di pareti e pendii di varia inclinazione. Perché non andare a dare uno sguardo più da vicino? Quale occasione migliore per condividere un’altra giornata di sana montagna con Fabio, carissimo amico e compagno di tante avventure vissute da ragazzi?

L’indomani scendiamo dalla mia Clio bianca perfettamente mimetizzata nel bianco di Vallefiorita: è la prima volta quest’anno che “vedo” tanto freddo. La strada ghiacciata, la neve polverosa ed i raggi solari che ne esaltano la brillantezza, il tutto condito da un profondo silenzio. “What else” chiederebbe la pubblicità. Di buona lena saliamo lungo la faggeta che ci introduce nella Valle Pagana e per gli occhi è nuovamente gioia nel vedere quanto bianco e quanta neve nuova. L’eccitazione sale, chiedo a Fabio di scegliere una linea sul versante sinistro, lungo quell’anfiteatro di cui gli avevo accennato durante il viaggio. Con grande occhi nota un lungo e largo camino e mi suggerisce quella insieme ad altre linee. Ci avviciniamo e decidiamo di attaccare la prima sua idea.  Non c’era dubbio sulle “condizioni”: neve portante lungo tutto l’avvicinamento e acqua ghiacciata nelle pozzanghere lungo il sentiero. Gli dico “oggi ci divertiamo”. Così è stato, a parte qualche problemino avuto da Fabio con un rampone e forse con il fatto che due picche in mano non le aveva mai manovrate.

Da anni vive all’estero lavorando come ricercatore universitario, quindi le occasioni per vedersi non sono tante. Il fatto di poter trascorrere una giornata (e che giornata!) insieme in montagna aggiunge ancora più valore alla nostra uscita. La via è piacevole, non difficile con un paio di passaggi che un altro maestro avrebbe etichettato come “simpatici”; ma niente paura, si trovano subito dopo solide soste a fix, quindi divertimento assicurato.

Usciamo dalla via e ci sediamo lungo il bordo della roccia, sul sentiero che da Passo dei Monaci conduce alla Metuccia..il sole splende e l’azzurro del cielo riempie il cuore. Tiro fuori il termos e una barretta, offrendo un po’ di the a Fabio… lui mi dice “Ric ce l’ho pure io il termos, ma non avevo nient’altro a casa se non la camomilla, quindi ho preparato quella”, “per essere belli reattivi” gli faccio eco io. Ridiamo di cuore entrambi; è proprio vero, per certi versi da quando eravamo ragazzi non è cambiato niente.

“CAMOMILLA”, 120 m circa, AD+, 50° e 60°, passi a 70°; anfiteatro della Metuccia, gruppo di Monte Meta, Mainarde. Riccardo Quaranta e Fabio del Sordo il 7/1/2016.

Si perviene alla prima sosta percorrendo un pendio a 30° ed avendo come riferimento l’ampio camino nettamente sbarrato a sx da roccia. Sosta su due fix (possono risultare coperti da neve a stagione inoltrata)

L1, 55m

Ci si sposta a dx e si entra nell’ampio canale (50°) fino ad una zona più verticale. Sosta su fix sulla sx (faccia a monte)

L2, 35 m

Si affronta il muretto poco sopra la sosta (70°) a volte con erba ghiacciata, poi il terreno diventa più facile (60°) e sempre più o meno dritti si punta ad un ampia cengia con un grande masso semi-isolato. Sosta su 2 fix.

L3, 35m

Dal grande masso ci si sposta a dx, poi dritti a cercare una piccola goulotte (60°), la si supera con bella arrampicata, sempre più o meno dritti ad una zona rocciosa ed infine in cresta. Sosta su spuntone da attrezzare.

Discesa: a piedi raggiungendo “Passo dei Monaci” e poi nuovamente lungo la Valle Pagana al sentiero che porta a Vallefiorita.

 

Foto mie e di Fabio del Sordo che ringrazio per avermi affiancato in questa splendida giornata.

 

Riccardo Quaranta

Guida Alpina UIAGM

 

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ICE DREAMS SOTTOGUDA: REPORT

Voglio iniziare il 2016 con un breve report sul primo appuntamento con il ghiaccio di cascata, ICE DREAMS parte I.

La location dello stage sono stati i flussi ghiacciati dei Serrai di Sottoguda (BL), canyon conosciuto da un po’ tutti i ghiacciatori d’Italia. Tante sono le caratteristiche che lo hanno reso tale, tra cui l’abbondanza di linee a pochi passi le une dalle altre, l’avvicinamento irrisorio e la possibilità di salire anche monitori e tiri di dry, recentemente attrezzati. Un luogo che si presta particolarmente per la didattica delle prime uscite, per chi non ha mai praticato l’ice climbing.

Tanti dubbi anche quest’anno, nei giorni antecedenti la nostra permanenza, viste le temperature non proprio invernali…poi un post su Facebook di un collega, dopo una giornata di arrampicata ai Serrai, ha aiutato a fugare le mie perplessità. Quindi comunicazione ufficiale al gruppo “Trazione integrale” (..il bello di avere a che fare con persone solari e burlone!) sulla conferma dello stage e via, inizia il sogno! Valentina, Nico e Giovanni, dai messaggi che ci scambiamo, sembrano motivati e affascinati dall’esperienza che andranno a vivere; perfetto, questo mi entusiasma e mi fa amare ancora di più il mio lavoro.

Eccoci quindi varcare la porta dei Serrai dove, nonostante le temperature non invernali, il freddo si fa sempre sentire, con una bel venticello carico dell’umidità del torrente che scorre alla base delle alte pareti. Il primo giorno trascorre cercando di lavorare sulle fondamenta di tutta la casa, cioè i piedi e il corretto uso dei ramponi. Capisco non sia facile, per un novizio, avere a che fare con tutta quella ferraglia; tuttavia cerco di far comprendere l’importanza, come in arrampicata su roccia, di avere una solida base che ci sostenga e ci aiuti nella progressione. Tutti sembrano ricettivi e scalare senza picche sembra del tutto naturale. Passo quindi alla progressione su terreno più verticale e sulla diversa modalità di approccio al ghiaccio di questo tipo. Concludiamo la giornata concedendoci una variante di attacco dry al primo tiro della “Cascata della Luna”, variante che ci entusiasma non poco, con un gioco delicato e millimetrico delle picche su roccia per andare ad agganciare la stalattite in formazione.

Il secondo giorno ci dedichiamo alla salita del primo tiro della “Cattedrale” che consente di testarsi su terreno non difficile per uno sviluppo significativo (45 m)…a dire il vero ogni volta il test è non finire nel torrente alla base! Ottima occasione per capire quanto sia importante dosare le energie nelle battute con gli attrezzi e nel recuperare attivamente dove l’inclinazione lo permette. Poi passiamo all’argomento chiodatura, in cui fornisco dei principi da tener presente quando si arrampica da primi e alla costruzione di soste su ghiaccio (viti e Abalakov). terminiamo in bellezza con il ghiaccio sottile del primo tiro della “Cascata delle traversate”. Ci attende una ricca cena, ma prima ancora sani e conviviali “atti di birrismo”.

L’ultimo giorno è dedicato alla salita di una cascata di più lunghezze; opto per la salita delle “Traversate” con Valentina e Giovanni, mentre nel pomeriggio io e Nico ci sbizzarriamo sulla super classica “Excalibur”, sempre bella e da non sottovalutare. Ritengo che salire più lunghezze di una cascata trasmetta emozioni uniche; e dagli sguardi dei ragazzi mi sembra lo stesso valga per loro. Dovrebbe essere l’ultimo giorno, ma l’indomani, prima di risalire in auto, non possiamo non omaggiare ancora i Serrai con la salita della bella e tecnica “Clessidra”, ignorata da tutti i climber nei giorni precedenti. Il viaggio del ritorno è sempre “difficile”, per le emozioni e la gioia che tutti vorremmo durassero in eterno. Come ogni sogno anche questo sogno di ghiaccio arriva alla sua conclusione, ma non è mai troppo tardi per ricominciare a sognare la prossima cascata, la prossima avventura!

“Ricordo eravamo io, Perlina (Valentina), Johnnie Walker (Giovanni) e Nico McBrain (Nico) quella volta ai Serrai …. “ A loro va un grazie di cuore, con la speranza di aver contribuito alla nascita di una sana passione, alla realizzazione di un piccolo “sogno di ghiaccio”. Ed ancora grazie a Loretta e Franz dell’hotel “La Montanara” per l’accoglienza sempre perfetta e calorosa.

FOTO di Giovanni Petruzzella, Nico Caprioli, Valentina Tedeschi e Riccardo Quaranta

Prossimo appuntamento: ICE DREAMS COGNE (clicca per il programma)

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Cresta Nord Est, Corno Piccolo, Gran Sasso

Cresta Nord-Est, Corno Piccolo, Gran Sasso.

500 m, 4/R2/III (E. Jannetta e A. Bonacossa, 1 novembre 1923)

Riccardo Quaranta e Marco Nicoletti il 11/11/2015 in circa 3 h

Un’estate di S. Martino, quella del 2015, che sarà ricordata a lungo, per la sua durata e le sue temperature davvero estive. Una via che è tra gli itinerari di maggior respiro del Gran Sasso, inteso come scorci, esposizione e qualità della roccia, nonché dalla indubbia bellezza estetica del tracciato. Mettere assieme queste due circostanze, mescolarle con un po’ di sana voglia di tornare in montagna dopo la stagione estiva, ed eccomi sulla cresta dell’Arapietra a camminare con Marco, di buona lena. Un cielo terso, di quelli che d’estate non si vedono mai, i colori dell’autunno tutto intorno, una magia ed una pace difficilmente descrivibili. Proprio il silenzio la fa da padrone, lasciandoci godere della vista del paretone del Corno Grande, così familiare ma sempre così suggestiva.

Per raggiungere l’attacco bisogna inerpicarsi su prati sempre più ripidi, tuttavia la fatica è ripagata dalla vista che si apre sul vallone delle Cornacchie non appena si mollano gli zaini per i preparativi di rito. Generalmente questa itinerario è suddiviso in primo e secondo salto, nella salita all’anticima nord del Corno Piccolo ed infine la salita alla vetta vera e propria, situata a 2655 m slm. Affrontiamo i primi due salti con due tiri di corda da circa 30 e 40 metri rispettivamente , con soste inox attrezzate anche per le calate. Marco sale agilmente e continuiamo a ripeterci “che spettacolo” ogni volta che ci ricongiungiamo in sosta. La terza parte dell’itinerario è una lunga cavalcata (affrontata in conserva a volte protetta e con due piccoli tiri di corda) in salita che, attraverso passaggi aerei e vedute sul filo di cresta, ci conduce alla sommità dell’anticima nord. Da qui discendiamo con una corda doppia di 20 m nell’intaglio che separa l’anticima dalla vetta. Qui inizia a farsi più presente la neve caduta nelle settimane precedenti; tuttavia ci sono ancora ampi margini per tenere i piedi all’asciutto e quindi di buon passo affrontiamo, sempre in conserva – anche qui con tratti protetti – gli ultimi 150 m che ci separano dalla vetta.

Giunti in cima la soddisfazione per una giornata del genere è unica: Marco felicissimo di aver salito la sua prima via sul Gran Sasso, e non d’estate. Anzi rifletto con lui che d’estate una giornata così non l’ho mai vissuta. “Sua maestà” senza l’accenno di una nuvola per l’intera giornata: impensabile! Ci attende il rientro per la via normale, discesa che offrirà ancora altre immagini oniriche e d’ambiente, immagini che resteranno impresse per sempre a ricordo dell’estate d’autunno del 2015.

“Una giornata così se la racconti non i credono” concluderà Marco.

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Qui un video di una salita successiva

 

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“Vento” nuova via trad a Pescopennataro (IS)

Caratteristica comune di un po’ tutti i paesi del Molise, dopo la vita vissuta durante l’estate, tornano ai ritmi placidi e poco affollati delle prime giornate autunnali. Così è curioso tornarci e trovare le strade semi deserte, poche auto e gli altrettanti pochi residenti riuniti davanti al bar, spesso unico punto di incontro e di socializzazione di queste realtà.

Con Fabio decidiamo di fare tappa a Pescopennataro, bellissimo borgo dell’Alto Molise, in provincia di Isernia. Circondato da guglie di roccia, Pescopennataro sta vivendo una fase di riscoperta dal punto di vista dell’arrampicata, grazie all’opera di un po’ di persone che con lavoro e dedizione stanno ampliando le possibilità di divertirsi a contatto con la roccia.

La prima via che ho aperto qui è un monotiro in stile trad, “Senza fiato” (12 m, diff 6a+/6b, liberata in apertura da Riccardo Quaranta il 11/08/2010, prima RP Nicola Caranci, necessari friend dallo 0.75 al 5 BD, sosta a fix per la calata, possibile la moulinette) https://www.facebook.com/riccardo.quaranta.77/media_set?set=a.1518808299162.2066568.1503174443&type=3

Questa volta l’idea è di arrampicare la linea immediatamente a destra di “Senza fiato”, troppo incuriosito da quell’arco che piega dolcemente..la roccia è la stessa della via accanto, quindi friend a go-go ed incastri di mano interessanti…un paio di lunghezze in tutto, seguendo il diedro/rampa che arriva in cima sul margine destro della parete.

Ne viene fuori una linea che reputo interessante per gli amanti dell’arrampicata in fessura, con le difficoltà concentrate nella prima metà del primo tiro, con sequenza su parete aggettante e fessurata, dove incastrare non è solo un obbligo ma una necessità; ottima possibilità di proteggersi con friend; la prima sosta è attrezzata a fix ma non equipaggiata per la doppia; nessun materiale in posto lungo i tiri.

Un vento sostenuto ci ha accompagnato durante tutta la giornata, mi pareva doveroso, vista anche la mia passione per le giornate ventose, dedicargli il nome della via.Come augurio anche di cambiamento verso un’arrampicata che, dove possibile, torni alle protezioni trad.

“VENTO” 50 m, 6b max (6b obb.), R2, 2L. Aperta il 15/09/2015 da Riccardo Quaranta e Fabio Madonna. Materiale: corda da 60 m, set di friend dal 0.3 al 4 BD. Per tracciato e l’attacco si veda la foto. Discesa: a piedi per il paese.

Per altre info scrivere a info@riccardoclimbing.comtracciato_vento_pescopennataro

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Timpe Settembrine 2015: impressioni di Settembre

“10 anni fa vi avrebbero pagato da bare la sera al bar” esclama Nino mentre Luca mi recupera in sosta. Stiamo salendo la “Via dei bellunesi” alla Timpa di Falconara, uno dei primi itinerari aperti sulla parete. Svegliati di buon’ora la mattina, approfittiamo per arrampicare un po’ prima dell’inizio delle attività previste per l’evento “Timpe Settembrine”. Nino Larocca appartiene alla corrente esplorativa dei “banchisti”, persone che salgono le timpe (termine diffuso in varie regioni dell’Italia meridionale che significa in genere collina, rilievo) attraverso cenge oblique che altro non sono che porzioni mancanti di strati rocciosi. Ne derivano cenge oblique che offrono la possibilità di camminare o arrampicare sullo strato inferiore. Nino ci sta seguendo nella nostra arrampicata proprio collegando una serie di “banchi” e la cosa che ne esce fuori è abbastanza pittoresca: due tizi “armati” di tutto punto con il materiale necessario per una via e lui puntuale a raggiungerci ad ogni sosta, macchina fotografica in mano, scarpe da trekking, dopo aver seguito la cengia giusta. Mi viene subito in mente un vecchio motto dell’alpinismo, quello di cercare il facile nel difficile, quindi anche se – a quanto dice lui – di arrampicata non ne sa niente, è di sicuro molto più alpinista di noi! Chi e perché, nelle sue parole, ci avrebbe accolto con un bel bicchiere di birra fresca al bar, la sera, allora? Lo avrebbero fatto i preposti alla tutela dell’ambiente, persone che un tempo nutrivano ammirazione per gli esploratori, per chi decideva di salire a vedere cosa ci fosse più in là o sotto i propri piedi (come accade per le tante amate grotte dei racconti di Nino, speleologo veterano). Ammirazione ma anche forse consapevolezza che “perdersi” in certi ambienti è proprio di coloro che la natura la amano e la rispettano, lontano dagli occhi delle folle e dai meri risultati sportivi. Oggi invece, in questi angoli remoti del sud Italia, ci sono ancora rappresentanti dello Stato (che noi tutti paghiamo perché facciano il loro dovere) che confondono il giudizio personale con la funzione che dovrebbero svolgere, cioè quella di far rispettare le leggi. Le leggi di un Parco Nazionale, non le proprie. Quindi ad aspettarci non ci saranno bicchieri e birra, una pacca sulla spalla, un racconto della giornata, ma una macchina in bianco e verde a fare avanti e dietro sulla sterrata alla base della Timpa, con i rappresentati dello Stato intenti a fare foto, a noi e alle automobili che intanto sono iniziate a confluire per l’inizio della manifestazione.

Due giorni in una realtà separata, direbbe un mio amico. Così sinteticamente definirei l’esperienza alla Timpa di Falconara. Luogo tra i più suggestivi che abbia finora visitato nel centro sud, luogo fuori dalla portata anche dei turisti meno “commerciali”. Sì perché solo per arrivarci ti devi smazzare circa un’ora di strada sterrata da San Lorenzo Bellizzi, tanto per fare in modo che l’automobile arrivi con un dito di polvere e pronta per entrare nella sceneggiatura del romanzo. Romanzo che nel nostro caso inizia con l’allestimento del campo base presso la chiesa di S. Anna il venerdì sera e poi lo spettacolo di un cielo stellato amplificato dall’assenza di insediamenti umani nel raggio di parecchi chilometri.

Il giorno seguente incontro il gruppo del corso che ha come oggetto materiali, tecniche e manovre su vie lunghe d’ambiente e con buona lena trascorriamo tutta la giornata spiegando e provando praticamente, divisi in gruppetti di lavoro. Il sole di certo non ci ha risparmiato, ma l’entusiasmo e la curiosità, insieme alla voglia di imparare, l’hanno vinta. Sabato sera meritato riposo al campo e ricongiungimento con la “cordata” pugliese capitanata da Graziano Montel, reduce dal primo giorno di chiodatura di un settore a due passi da dove eravamo noi; monotiri che potranno essere un buon ripiego o una buona conclusione di una giornata di vie lunghe sulla Falconara. Anche in questo caso il momento conviviale-gitano è stato spettacolare, riservando chiacchiere, risate e tanta allegria.

La domenica inizia per molti con una sveglia alle 4.30 dal guardiano del campo (Luca) che, tenda per tenda, si affaccia e non c’è bisogno che parli, perché il suo viso è illuminato ad intermittenza da flash…tutti consapevoli che giornalisti non sono stati invitati e tantomeno li avremmo visti all’opera a quell’ora, deduciamo che quelli non sono altro che fulmini, nonostante regni ancora il silenzio e la terra sia ancora arsa. (https://www.facebook.com/556486224424262/photos/a.933859820020232.1073741861.556486224424262/933861276686753/?type=3&theater) Che fare? Soprattutto per le automobili che in caso di temporale mai sarebbero riuscite ad uscire da quella valle? Decidiamo, almeno per gli allievi del corso, di smontare il campo e trasferirci a Cerchiara per svolgere la seconda giornata di formazione. La giornata trascorre intensa nella piccola falesia del borgo e alle 16:00 siamo sostanzialmente in rotta verso l’agognato terzo tempo. A sedere condividendo una bella birra fresca ci siamo noi tutti, allievi e organizzatori, intenti a parlare di futuri progetti e dell’esperienza appena conclusasi. Degli uomini in divisa nemmeno l’ombra.

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Ringraziamenti:
Un pensiero caro e sincero all’amico Luca D’Alba promotore del meeting e agli “Avventurieri del Sud”, in particolare Antonio e Giovanni; a Carla Primavera del CAI di Castrovillari; alla “banda dei Pugliesi”, in particolare a Graziano, Guido Gravame e Nino Gagliardi per il prezioso e concreto contributo; a Nino Larocca per i preziosi racconti; a tutti gli allievi che hanno avuto la pazienza di seguirmi e la curiosità di fare un passo avanti; a tutti quelli che, con la semplice presenza, hanno reso vivo l’evento.
Riccardo

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Pescopennataro Verticale 2015 – I edizione

Il 5 e 6 settembre si è svolto il primo meeting di arrampicata denominato “Pescopennataro Verticale”, nell’omonimo splendido borgo dell’Alto Molise.

Tanti i curiosi e gli appassionati di arrampicata che hanno popolato le vie del paese e il bellissimo belvedere. La giornata di sabato è iniziata con la presentazione delle attività presso il Parco Attrezzato “Abete Bianco”; un gruppo di persone ha partecipato alla mia lezione di introduzione all’arrampicata sportiva, mentre altre hanno salito in autonomia gli itinerari vecchi e nuovi, presenti fin dentro il paese stesso. Nonostante il forte vento i neofiti non hanno desistito ed è stato possibile effettuare divere salite su vie dedicate proprio alle giovani leve. Il pomeriggio è stato dedicato alle videoproiezioni. Il primo ospite è stato l’amico Bruno Vitale, istruttore nazionale di alpinismo del CAI, che ci ha piacevolmente intrattenuti con una bella ed accattivante foto-proiezione sulla storia dell’alpinismo, una cavalcata dalla conquista del monte Bianco agli spit dei giorni nostri. Cristiano Iurisci, il secondo ospite della giornata, ci ha presi per mano e trasportati nell’Appennino più selvaggio, facendo vivere a tutti gli astanti i momenti di gioia e di tensione che si provano nella salita di vie d’ambiente. Per concludere tutti a cena da Maria che come al solito ci ha fatto andare a nanna con la “pancia piena e soddisfatta”.

Domenica il vento si è calmato e come per incanto quella fettuccia tesa a 12 m sul belvedere del paese è stata “camminata”. Ebbene sì, credo si tratti della prima dimostrazione di highline in Molise (visto che ormai sembra essere di moda fare qualcosa “per primi”): ci ha pensato Luca Luciani con la sua “Orizzonti Verticali”, 12 m di altezza per 28 di lunghezza. A seguire arrampicata libera approfittando di un bel sole e poi lezione di introduzione alla salita di vie a più tiri con i motivatissimi ragazzi di “Alto Molise Outdoor”. Solo a fine giornata ho avuto il tempo ed il piacere di salire qualcuna delle nuove vie che ho attrezzato, restando fondamentalmente soddisfatto del lavoro svolto. Tante sono ancora le linee in testa e le idee per rendere tutti i settori fruibili e sicuri.

Tra tutti i partecipanti e gli organizzatori il denominatore comune dei saluti di commiato è stato “ci vedremo l’anno prossimo per la seconda edizione”; credo nella testa e nella volontà delle persone che ho avuto accanto sia durante la fase organizzativa che durante l’evento e posso, con buona certezza, salutarvi con un “all’anno prossimo!”.

Ringraziamenti:

Bruno Vitale, amico e maestro; Cristiano Iurisci, amico e grande esploratore; Luca Luciani, persona cara e disponibile, con cui ho viaggiato mentalmente su quel “filo” sottile; Maria Marcovecchio, mio braccio destro e finanziatrice dell’evento; i ragazzi di Alto Molise Outdoor, Luca Falcione ed Enrico Petroni per il concreto lavoro; gli inossidabili amici dell’ASD Orizzonti Verticali; l’Amministrazione comunale per il supporto tecnico; gli sponsor tecnici Climbing Technology, La Sportiva e Patagonia; Sergio e Marco del negozio “Alta Quota” di Isernia.

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