“WILD CHILD” Nuova via alla Rocca di Oratino

“Wild Child” è la seconda via della trilogia iniziata con “Moonchild” alla Rocca di Oratino, saga dedicata a tutti gli scalatori che in fondo si sentono ancora dei ragazzi (per la terza bisognerà aspettare l’autunno..)

Correva l’aprile del 2020 e magari qualcuno ricorda che l’Italia era sotto l’assedio del virus più famoso, credo di non  sbagliare, della storia moderna. Periodo quindi di lock-down, tutti a casa e non sia mai a farsi trovare in strada a correre o a raccogliere asparagi nei boschi. Verbale subito e dritti a casa. Beh, oggi forse sorridiamo, ma in quei giorni probabilmente un po’ meno… il clima non era certo dei migliori. Che poi io pensavo, da amante in generale delle attività outdoor, “ma non sarebbe meglio dire invece che tutti a casa, tutti fuori, basta che non siate a casa?”. Perché era anche il tempo in cui sotto un’abitazione di 50 mq vedevo anche 5-6 automobili..alla faccia del divieto di assembramenti!! 

Forte e convinto di questa mia idea decisi che quel chiodo in lontananza che avevo visto aprendo “Moonchild” dovevo andarlo a prendere, sicuramente era una via storica, aperta negli anni 80’ dal gruppo del soccorso alpino della Guardia di Finanza. Quindi mi armai di tutto e da solo, in auto-sicura raggiunsi quella che era solo una piantina tremendamente simile ad un chiodo da roccia. A quel punto, mi dissi “che fai, non prosegui la via?” La risposta è nella relazione che trovate allegata a queste quattro chiacchiere. Tornai il giorno seguente e nacque “Wild Child”, omaggio ai W.A.S.P. che mi hanno tenuto compagnia nelle cuffie durante il sali scendi della salita auto-assicurata. 

La via è stata aperta in libera, adoperando chiodi o protezioni mobili per appendersi e piantare i fix. Sono servite un paio di giornate di pulizia per rendere la via scalabile con piacere, non tanto per la roccia (che è sempre da buona ad ottima) ma per i cuscini di muschio-terra presenti su alcuni tratti. E’ caratterizzata vari stili di scalata, dalla placca, ai diedri alle fessure.. insomma non ci si annoia mai e si sale sempre su difficoltà contenute. E’ comunque un itinerario da integrare e richiede quindi buona padronanza delle tecniche alpinistiche. Si sviluppa quasi totalmente sul versante N, quindi è praticabile anche in estate.  

Un altro tassello nell’offerta di divertimento e scalata nell’area del borgo di Oratino, che spero possa raccogliere il favore dei ripetitori. 

Riccardo Quaranta – Guida Alpina

Grazie a Climbing Technology ed a Campo Base Outdoor Roma per il supporto!

 

“WILD CHILD”  Parete NE Rocca di Oratino, Oratino (CB)

85 m circa, 6a max, 6a obb. , RS1, I

Aperta in libera auto-assicurato dal basso da Riccardo Quaranta il 30/4/2020. Prima RP R. Quaranta e Fabio Madonna il 8/6/2022.

ACCESSO

Come per la falesia “La Rocca”

AVVICINAMENTO 

Si costeggiano degli scavi archeologici, tralasciando il sentiero che sale  alla torre, poi per ampia mulattiera in discesa si perviene ad un casolare in pietra. Si prende una traccia di sentiero alle sue spalle, traccia che costeggia la parete E della “morgia”. In leggera discesa si perviene all’ampia parete N dove ci sono una serie di vie sportive monotiro (falesia “La Rocca”). Si percorre la base di tale settore raggiungendo il suo estremo margine dx. Prima degli ultimi due tiri sportivi c’è l’attacco della via, in comune con “Moonchild”.   

L1, 40m, 5c

Si attacca un’ampia fessura, si supera un tratto leggermente strapiombante (fix), accedendo ad una cengia un po’ terrosa. Si punta verso sx ad una rampa obliqua sormontata da uno strapiombo (ch), ancora in obliquo ad un grande masso (da non usare!). Si prosegue su placca verso sx (ch) poi ad un fix ancora a sx ed infine dritti per poi tornare a dx (vari fix). Si sosta su fix e clessidra. Attenzione agli attriti!

L2, 28m, 6a

Dalla S1 a dx quasi in orizzontale si affronta un passaggio delicato, si prende un piccolo diedro rampa (cl) leggermente verso sx, giungendo sotto un piccolo tetto (fix) Lo si raggiunge e si traversa a dx (friend) verso il bordo. Si continua lungo la rampa ascendente a dx (vari fix non vicinissimi) finché non muore sotto un piccolo sgrottamento. Da qui dritti nel diedrino soprastante (fix) ad una facile placca, ancora dritti in direzione di una zona di diedri strapiombanti. Sosta su singolo fix da 12mm.

L3, 15m, 5b

Dalla S2 brevemente in placca e poi ad attaccare una bella fessura obliqua da sx a dx (friend), sulla porzione superiore di un tettino. La si segue verso dx (esposto ma facile) fino allo spigolo ed infine dritti per via intuitiva fino in cima. Sosta su spuntone da attrezzare. 

DISCESA

A piedi. Si percorre la cresta verso S, passaggi di II e III, fino alla torre medioevale (15’), da questa con breve sentiero (5’) nuovamente al parcheggio.

MATERIALE

n.d.a., serie di friend dallo 0.3 al 3 misure BD, scelta di dadi medi, 10 rinvii, fettucce e cordini per ridurre gli attriti.

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VIA “RADIO A GALENA” – PAN di ZUCCHERO – MASUA

Ci sono dei posti che non bisogna mancare: questo è uno di quelli.

Il breve video amatoriale descrive la nostra salita della via “Radio a Galena” sullo scoglio del Pan di Zucchero, piccolo isolotto posto davanti alla scogliera di Porto Flavia, Masua. Siamo nella costa sud-occidentale della Sardegna.

L’avvicinamento in barca, il fascino della piccola isola, la roccia perfetta, le difficoltà contenute, l’ambiente mozzafiato con vista su mare cristallino, la piccola e panoramica ferrata.. questi gli elementi che faranno parlare sempre di più di questa “gita”.

Per l’avvicinamento in gommone ci sono diversi operatori; io ho avuto il piacere di conoscere Matteo del Warung Beach Club che si è mostrato super disponibile, professionale e cordiale; è inoltre abituato a trasportare scalatori sull’isola, quindi siete in buone mani!

Qualche consiglio: attaccare la via dal mare oltre che non essere difficile aggiunge un pizzico di avventura in più (3-4 m di arrampicata in libera per arrivare alla S0, II/III max.). La via è al sole per gran parte della giornata…valutare temperatura e condizioni. Attrezzata a fittoni resinati in acciaio marino, non presenta particolari difficoltà obbligatorie. La roccia è sempre ottima. Sufficiente una corda da 50-60m e 10 rinvii. Dal termine della via in10′ di sentiero si è all’uscita del percorso ferrato; lo si imbocca e in 15′ si è nuovamente a livello del mare.

Buon divertimento e buona visione!

Riccardo Quaranta – Guida Alpina

 

 

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SPERONE FRANCHETTI – GRAN SASSO: nuova falesia di arrampicata

Quella della falesia dello “Sperone Franchetti” è una storia che inizia un po’ di tempo fa. Da anni transitavo spesso per lavoro al Rifugio Franchetti e altrettanto spesso mi capitava di commentare con clienti ed amici quanto sarebbe stato bello poter scalare lo sperone su cui l’edificio è posto. Un po’ sulla falsa riga dei tanti rifugi dell’arco alpino che hanno falesie o vie davvero a due passi. 

Immaginavo potersi svegliare la mattina, fare colazione e catapultarsi a scalare a due passi, immersi in un ambiente che non ha bisogno di presentazioni, una cornice divenuta iconica per tutto l’Appennino, dove è possibile contestualmente osservare il mare e cime che sfiorano i 3000 m. 

Finalmente questa idea è stata realizzata e dal cassetto si è trasferita sulla roccia. Il percorso non è stato rapido, tantomeno scontato. Incuriosito dalla mia idea, prima di tutto, ho avuto l’appoggio del presidente dell’ASD Respira Il Gran Sasso, Antonio Scipioni. Collaboro ormai da anni con tale realtà che si rivolge ai professionisti della montagna per divulgare la sua frequentazione attraverso corsi ed uscite. Ricordo le parole di Antonio che mi disse, sempre con il suo fare estremamente operativo e pragmatico “Ricca’ se te serve ‘na mano partecipiamo volentieri al progetto”. Aprire vie di stampo sportivo in un luogo del genere poneva tuttavia alcune problematiche, prima di tutto quella ambientale. Quindi da subito abbiamo concordato che l’iter dovesse essere quello stabilito dalle leggi vigenti sia a livello comunale che del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga. L’ASD RGS ha quindi fatto propria l’idea, finanziandola. Dopo esser stato redatto, il progetto ha seguito il regolare iter prima attraverso il Comune di Pietracamela e successivamente per il parere del Parco circa il disturbo che l’attività di arrampicata potesse arrecare alla fauna e flora presente. In quest’ultima fase un lavoro estremamente importante è stato svolto dal dott. Guido Morini (storico socio di RGS!!) che con passione e professionalità unica ha redatto lo studio di impatto ambientale, che tecnicamente si chiama “VINCA”. Ad un anno circa dalla presentazione dei documenti,  finalmente tutti i permessi sono stati rilasciati..siamo all’estate ormai agli sgoccioli, quella del 2021. 

Anche la fase operativa non è stata delle più banali, non fosse altro che non abbiamo potuto usufruire della cabinovia che da Prati di Tivo conduce alla “Madonnina”. Per dare alcuni numeri, solo il materiale d’armo pesava più di 30 kg., per non parlare di tutto il resto necessario ai lavori. 

Grazie al contributo sia di alcuni soci di RGS che di Simone “Zeta” Saccomandi, Leonardo, Antonio Patullo, abbiamo trasportato in quota tutto il necessario. I lavori sono potuti così iniziare, negli ultimi dieci giorni di agosto. Le giornate si sono svolte in maniera abbastanza intensa con lunghe permanenze in parete; in questo sono stato affiancato da Simone ed Antonio “Sacchetto” con cui ho condiviso la tracciatura e realizzazione di un po’ tutti gli itinerari. A supportarci energeticamente e moralmente ci ha pensato tutto lo staff del Rifugio Franchetti a cui ci siamo rivolti ogni qual volta cali glicemici o di idratazione (i famosi sali minerali..) si prospettavano all’orizzonte!

L’ultima “fatica” è stata il trasporto della bacheca descrittiva da valle fino al sentiero di accesso alla falesia: il merito va al solito gruppetto di RGS capitanati dal “Pres”. Per una giornata hanno indossato i panni di sherpa o muli (fate voi) terminando la missione con successo!  

Il sito di arrampicata attualmente conta 3 vie a più tiri (sviluppo 70m ciascuna) e 6 vie monotiro dai 20 ai 24m; le difficoltà sono contenute, 5c+ e 5a rispettivamente per le due tipologie. La chiodatura è ravvicinata a fittoni resinati inox della Vertical Evolution (con una particolare finitura mimetica per ridurre l’impatto visivo), le soste sono tutte con due punti collegati da catena (tranne sulla S1 di Bandiera Bianca). 

Il progetto si aggiunge al progetto Trad Climbing Flames (arrampicata trad alle Fiamme di Pietra) del 2019 e quello di ristrutturazione dei Diedri Lucchesi del 2020

La speranza è quella di aver dato un’opportunità di divertimento, crescita e lavoro a chiunque volesse coglierla.

I miei ringraziamenti personali:

ASD Respira Il Gran Sasso

Rifugio Franchetti (tutto lo staff)

Ente Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga

Comune di Pietracamela

Simone “Zeta” Saccomandi, Antonio “Sacchetto” Patullo, Guido Morini, Maura Bonaduce

Antonacci srl Campobasso per il supporto tecnico

Chi mi affianca tutti i giorni: Climbing TechnologyCampo Base Outdoor RomaGarmont

 

Riccardo Quaranta – Guida Alpina del Collegio Abruzzo

SCHEDA TECNICA e RELAZIONE VIE

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Battle Hymn – Inno di Battaglia, M. Croce Matese – Relazione

Questo inverno non ci possiamo lamentare: iniziato come da anni non si vedeva..infatti eravamo ancora nel 2020 e qualche ulteriore novità ce la doveva riservare. Non male comunque, quindi, per gli amanti della neve e del ghiaccio. Nel gruppo del Matese già da dicembre 2020 si sono potuti salire diversi itinerari sia classici che più moderni, segno di condizioni già più che buone.

Soliti giri quindi con il naso all’insù per cercare di capire dove potersi divertire magari salendo qualcosa di nuovo. 

Rientro da una due giorni in zona Sperlonga per lavoro e subito il giorno successivo sono in giro di perlustrazione insieme a Michele (“Slot” per gli amici). Visto che in alto c’è già nebbia, decidiamo di vedere la situazione alla Grotta delle Ciaole, altro luogo culto per gli amanti del ghiaccio/misto/dry matesino. Per fortuna avvicinamento su fondo duro, che goduria…ogni volta che si esce dal boschetto e la parete si palesa, per me è come grattare un “gratta e vinci”. C’è sempre emozione, c’è sempre la foga di sapere come stanno le “classiche” (in realtà qui di vie classiche in senso alpinistico ce ne sono un paio al massimo…sic) Dato uno sguardo generale, mi cade l’occhio su una bella linea accanto a “The talisman”, via che ho aperto anni addietro. Sembra un giusto compromesso tra ghiaccio, roccia e impegno atletico.. Finiamo il giro di perlustrazione e saliamo alla fine “Spyroid”, che regala sempre belle emozioni (e mutande parzialmente colorate..).

Dopo un paio di giorni siamo alla base, armati di tutto punto per aprire la linea che avevo osservato. A noi si è unito anche Antonio, in arte “Sacchetto”, per lui si tratta della prima apertura di una via di misto. La costante della giornata sarà un freddo micidiale, visto che partiamo dal parcheggio con – 5 °C e vento sostenuto da N. Ovviamente la parete dove ci troviamo è esposta a N. Attacco la linea di ghiaccio con ottimismo, ma alla fine la situazione è peggiore di quanto avessi immaginato visto che in alcuni tratti il ghiaccio è staccato totalmente dalla base (probabile effetto della pioggia dei giorni precedenti). Quindi si succedono i “crock”, come se stessi scalando su una parete di patatine fritte..e tutto ciò non mi rende affatto tranquillo. Sarà anche per questo che dopo nemmeno 5-6 m e il primo fix messo, mi arriva una bollita epica e..blasfema. Intanto più si sale e più il venticello aumenta. Mi porto sotto quello che sarà il tratto chiave della via, ma decido di recuperare i miei compagni, per evitare che congelino del tutto. Attrezzo una sosta che sarà solo provvisoria per l’apertura e li recupero. Il morale sembra buono, come i processi di congelamento in atto (sorrido ripensandoci..). Riparto con un bel runout dalla sosta, passo a 95° non protetto (pur volendo non si metteva niente), quindi stringo i denti e continuo.

Uno dei passi chiave della via, su L1.

Finalmente riesco a proteggere in maniera a discreta e poter mettere l’ultimo fix di progressione che mi resta. 

Anche mettere la sosta definitiva di questo primo tiro non è facile, ma alla fine riesco e posso finalmente dare l’ok ai miei compagni per recuperarli. La novità è che entrambi hanno deciso di scalare con il piumino..cosa che non è mai accaduta; in particolare Michele di piumini addosso ne ha due..tanto per dare un’idea sulla temperatura. Dal canto mio, mentre li recupero, bevo tè caldo e indosso anche io il piumino, con cui concluderò poi tutta la scalata.   

Il secondo tiro si apre con un traverso a piombo come  un muro di cemento, una serie di passi tecnici per aggirare uno spuntone di roccia e andare ad agganciare una lingua di ghiaccio (vista in realtà dal basso il giorno della perlustrazione). La verità è che quando riesco ad affacciarmi e vedere di persona la consistenza e cosa mi aspetta, beh confesso che non sono stato proprio entusiasta.

Terreno sempre con ghiaccio sottile e senza roccia dove proteggersi. Vabbè vado, ne uscirò anche questa volta..spero senza niente di rotto! Alla fine tiro salito quasi slegato, ad eccezione di un chiodo decente messo poco prima della sosta..mi viene in mente un ritornello cantato da un mio caro amico, sempre durante un’apertura..”comunque andare..”. Anche l’ultimo tiro, che doveva essere una passeggiata, nasconde l’insidia dell’erba non piccozzabile e di un sottile strato di ghiaccio non portante. Quindi sempre con attenzione e senza mai mollare la concentrazione arrivo al boschetto che è sopra la parete. Qui il vento è davvero intenso e con esso il freddo: gela tutto, geliamo noi, materiale compreso. Quindi via di corsa, doppie e scendiamo a temperature più ragionevoli.

E’ nata “Battle Hymn”, come al solito una bella lotta, lotta che per me significa sempre un onesto confronto con me stesso. Grazie ai miei compagni di salita, Sacchetto & Slot per il freddo condiviso! 

“Battle Hymn” – Inno di Battaglia  – M. Croce Matese. 100 m, TD/TD+, tratti a 90/95° 

Riccardo Quaranta, Michele Di Chiro, Antonio Patullo il 18/1/2020 dal basso.

ACCESSO GENERALE

Dalla località di Campitello Matese si segue l’accesso alla parete della Grotta delle Ciaole, per il quale si rimanda alle informazioni reperibili facilmente in internet o alla guida cartacea “Ghiaccio d’Appennino”.

Il settore è il primo che si incontra uscendo dal bosco, dove corre la via “The talisman”, sul margine sx della parete N di M. Croce Matese.

Rispetto a “The talisman”, l’attacco di “Battle Hymn” è circa 10-15 m a dx su un muro abbastanza verticale (spit visibile a 5m). Si veda anche la foto del tracciato.

ITINERARIO

L1 (40m, M5/M6, 3 spit)

Si attacca un muretto a 70°, si supera un tratto a 80° (fix) e poi più facilmente, in leggero diagonale a dx, ci si porta alla base di un camino appena accennato (fix). Da qui dritti con passo a 90-95°, poi in leggero traverso a sx. Di nuovo dritti (fix), a prendere una leggera diagonale a dx, puntando ad un evidente zona rocciosa con un piccolo sgrottamento. Sosta a fix.

L2 (25m, M5) 

Dalla scomoda S1 si traversa pressoché orizzontalmente a sx (passo a 90°, tecnico e delicato) ad agganciare una lingua di ghiaccio, erba gelata e roccia. Da qui dritti puntando ad una specie di tetto che sbarra la parete in alto: terreno sempre delicato con difficoltà nella protezione. Si perviene sotto il tettino dove si sosta. Sosta a fix. 

L3 (35m, M3/M4 ed erba gelata)

Dalla S2 in traverso a dx, si supera un tratto più verticale (70/75°) ma non difficile se in condizioni, poi dritti su terreno via via più appoggiato, puntando agli alberi al termine del pendio. Sosta su albero (cordone lasciato).

DISCESA

In doppia con mezze corde da 50m o 60m. Da S3 a S2 e da S2 a terra. 

MATERIALE

Ganci da misto (almeno 2-3), 1-2 viti da ghiaccio corte, chiodi da roccia, friend piccoli, n.d.a.

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The hidden step FA, Pietra Martino, Molise

Il video-racconto (amatoriale) della prima salita di questa via a Pietra Martino in Molise.

Una via pensata ed aperta nel 2010 che per varie ragioni non avevo mai salito dal basso piazzando le protezioni. Il video ne racconta un po’ la storia, la preparazione e la prima salita.

Il grado proposto è 7b trad, ma quello che mi ha dato più gioia è la capacità mentale che essa richiede. Buona visione!

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Arrampicata a Pranu Sartu, Buggerru, SARDEGNA

Piccolo video amatoriale realizzato a settembre del 2019 durante una splendida giornata di lavoro. Siamo in Sardegna nell’iglesiente, quindi costa occidentale meridionale.

La scogliera di Buggerru ospita tantissime vie di arrampicata multipitch, sia sportiva che trad. Le più ripetute sono le prime, alcune delle quali sono state ri-attrezzate a fittoni inox (tra queste le due salite nella giornata descritta). Spesso i nomi sono scritti in prossimità delle soste di calata; l’accesso è dall’alto con discesa in corda doppia.

La location è spettacolare, in ombra per tutto il mattino, quindi si presta per arrampicare nei mesi più caldi ed andare al mare il pomeriggio. Gli sviluppi delle vie consentono abbastanza facilmente di salirne due o addirittura tre in mattinata.

Buona visione!

 

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“Ribaltosauro”, Jurassic Park, SARDEGNA

Puntuali ogni anno tornano le mie visite in Sardegna, terra magnifica che non ha bisogno di presentazioni. L’arrampicata in Sardegna è un “must” per chi ama cornici ambientali uniche e roccia sempre meritevole, nonché delle più svariate forme. Il mare… non ne parliamo!!

In cima al pilastro “Brontosauro”. Foto L. D’Alessandro

Un luogo reso famoso da una ormai nota foto su un pinnacolo roccioso (il dito del “Dillosauro”) è di sicuro la falesia di “Jurassic Park”, nel comune di Tertenia, sulla costa orientale. Sono trascorsi diversi anni dalla mia prima visita in quel luogo ed il suo fascino mi è entrato talmente dentro che non posso fare a meno di tornarci appena posso.

“Jurassic Park” è un luogo fuori dal tempo e, direi anche fuori dallo spazio. Vi invito a leggere quest’altro articolo che parla di un’altra via aperta lì (“Brontosauro”) ed introduce un po’ il lettore curioso ad un viaggio di sicuro molto particolare. Ad iniziare dalla roccia: si tratta di granito caratterizzato da fessure regolari e spettacolari “tafoni”, di un colore rosa con varie tonalità più o meno scure.

Laura sulla prima lunghezza di “Brontosauro”

Il 2/11/2019 con Laura abbiamo aperto una nuova via sempre nel settore di “Brontosauro” e, rispetto a quest’ultima, la neo-nata attacca 5-6 m a dx. Si tratta di una via da integrare con protezioni mobili per la quale si è fatto ricorso agli spit solo nelle sezioni di placca pura.

“Ribaltosauro” prima del passo chiave su L1.

La roccia è sempre da buona ad ottima se si eccettua qualche tratto un po’ “granuloso”. Le possibilità di proteggersi sono sempre buone ed è un itinerario che va ad integrare le possibili salite (trad e sportive) che possono realizzarsi in questo piccolo paradiso.

L’uscita della prima lunghezza di “Ribaltosauro”

Per una visita trovate tutte le info sulla guida alle vie lunghe e trad “Pietra di Luna” di Maurizio Oviglia; per la via “Brontosauro” la relazione dettagliata è al link già citato; mentre per “Ribaltosauro”, nome che vien fuori da una specie di ribaltamento necessario per affrontare il passo del primo tiro, trovate di seguito la relazione.

Tracciato via “Ribaltosauro”, Jurassic Park.

 

RELAZIONE

Via “RIBALTOSAURO”, 38m, 6c max, 6c obb., RS1.

Aperta dal basso in libera il 2/11/2019 da Riccardo Quaranta e Laura D’Alessandro

Falesia di “Jurassic Park”, Tertenia (NU)

ACCESSO ed AVVICINAMENTO

Si veda la guida citata nell’articolo

ATTACCO

Si percorre la base della falesia spostandosi sul suo estremo margine sx (faccia a monte); dopo essere transitati sotto una zona di pareti leggermente strapiombanti si giunge alla base di un obelisco con in cima una forma quasi cubica tafonata nel ventre. L’attacco è a destra di un evidente diedro-camino sormontato da un leccio.

L1, 25 m, 6c

Si attacca la placca a dx del diedro, mirando ad un buco ovale verticale (nut), si affronta un primo passo per afferrarlo, si guadagna il terrazzino soprastante (attenzione a qualche roccia non stabile). Si affronta una sezione a tafoni, mirando ad uno spit, da questo si inizia a traversare verso una clessidra con cordone a dx. Rimanendo sopra la clessidra, con un bloccaggio impegnativo (passo chiave) si guadagna l’esposto spigolo a dx. Dallo spigolo (friend) ci si porta in placca leggermente a sx, si seguono le protezioni fino a raggiungere una fessura orizzontale. Da qui ci si sposta a sx e si afferra una fessura verticale, la si segue e si arriva alla comoda sosta. Sosta a fix con anello di calata.

L2, 13m, 5b+

Dalla S1  dritti ad un fix, sempre diritti per larghe fessure e camini lichenosi perviene al termine del pilastro. Sosta a fix con anello di calata.

DISCESA

In doppia lungo la via.

MATERIALE

N.d.a, corda singola da 70m, set di friend dallo 0.3 al 3 BD, serie di nut.

Nota: sono stati adoperati fix e piastrine inox 316L; gli anelli di calata sono in inox HCR. 

Grazie a Laura, Climbing Technology, Garmont e Campo Base Outdoor Roma.

Riccardo Quaranta Guida Alpina UIAGM

 

 

 

 

 

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Corso Trad Climbing ASD Respira Gran Sasso 2019

Si è appena concluso il corso di arrampicata trad (trad climbing) proposto dall’ASD Respira Gran Sasso e sviluppato in 4 lezioni tra maggio e giugno 2019. Le location scelte sono state Civitella del Tronto, Farindola e l’ultimo w-end le falesie di Civitanova del Sannio (“La Cundra”) e Frosolone (“Morgia Quadra” in Molise.

Sono stato davvero felice di aver potuto affrontare un modo di certo non nuovo, ma di sicuro diverso, di vivere l’arrampicata. “Non nuovo” perché il trad climbing è nato insieme all’alpinismo, quando si salivano fessure, camini e diedri, scegliendo le linee deboli della parete. “Diverso” perché nell’appiattimento e nella commercializzazione dell’arrampicata sportiva, proteggersi e scegliere la propria linea può rappresentare una nuova fonte di stimoli e una maniera di re-interpretare il concetto di arrampicata. Non più in funzione di un mero numero, ma anche delle proprie capacità tecniche nel saper rendere quella stessa salita sufficientemente sicura; non in ultimo delle proprie capacità mentali di saper affrontare anche tratti poco o per nulla proteggibili.

Allora in compagnia di un bel gruppetto abbiamo cercato di affrontare le tante tematiche che questa attività propone, spaziando dall’uso corretto delle protezioni, alla tattica di piazzamento in parete, alla costruzione di soste tutte su ancoraggi naturali e/o mobili, all’uso delle mezze corde. Tanto altro ancora, tante curiosità ed informazioni sono state affrontate durante le uscite pratiche, dove ho cercato soprattutto di “far fare” e parlare il meno possibile.

Quindi un grande “BRAVI” a Francesco, Antonio, Renato, Andrea, Veronica, Annalisa, Chiara e Alessandro, sperando di vedervi presto nuovamente alle prese con “piazzamenti bomba!”

Qui il video riassuntivo dei momenti bellissimi trascorsi insieme (da guardare in HD)

Riccardo Quaranta Guida Alpina

 

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Falesia di Villa Santa Maria

Villa Santa Maria è un paese della provincia di Chieti in Abruzzo ed è situato nella Valle del Sangro. Famoso per la sua tradizione culinaria, è altrettanto caratterizzato da alte e verticali pareti che ne dominano l’abitato. Proprio per valorizzare tale peculiarità, da qualche anno sono stati inaugurati due settori di arrampicata con il fine di incentivare la pratica di questa attività e di creare un piccolo indotto per le attività commerciali della zona.

Il settore nel borgo di Villa Santa Maria

Decido quindi di farci un salto in un solare sabato di fine maggio con un gruppetto di allievi appena usciti da un corso di arrampicata sportiva. Per me rappresentava una novità ma sapevo che nel settore nel paese c’erano vie “tranquille”. Infatti i settori attrezzati sono due, uno proprio interno al centro abitato, l’altro appena al di fuori, sulle verticali pareti che lo dominano. Per entrambi si posteggia nel medesimo luogo (in fondo trovate una breve descrizione del settore e del suo accesso).

Pasquale toglie un po’ di ruggine dopo la pausa invernale

Ora qualche considerazione. Per quanto riguarda le vie che abbiamo potuto provare, quindi quelle proprio all’interno del paese, l’impressione è positiva. In Molise abbiamo un altro esempio di paese in cui si arrampica proprio dentro il borgo, ed è Pescopennataro. Si tratta sempre di situazioni caratteristiche, piacevoli per chi voglia anche approfittarne per scoprire borghi che altrimenti resterebbero sostanzialmente sconosciuti. La comoda base si presta a portare anche bambini che magari possono giocare comodamente o familiarizzare con gatti e cani del vicinato! Spesso sono realtà che conservano un grande fascino e che hanno bisogno di interventi di valorizzazione affinché continuino a vivere e non si spopolino.

Elio lanciatissimo verso questa nuova disciplina!

Le vie in questione sono gradevoli, chiodate a misura di neofita, con i passi difficili tutti azzerabili. Inoltre una catena orizzontale collega tutte le soste di modo che ci si possa spostare da una via a quella contigua, avendo la possibilità di provarla prima da secondi. Pazienza per un po’ di cemento che si trova lungo i tiri, dobbiamo sempre considerare che sono tutte pareti consolidate da interventi precedenti che hanno il fine di evitare che pezzi o blocchi di roccia cadano sulle case sottostanti.

Al termine della giornata per curiosità siamo andati a visitare il settore “alto”, quello per intenderci con le vie multipitch, al fine magari di tornarci un’altra volta per provare gli itinerari. L’impressione avuta, sinceramente, è di un posto che richiede ancora molto lavoro. Non solo per l’abbondante vegetazione presente in parete, ma anche perché la base della stessa non è affatto sistemata ed è davvero difficile trovare un posto dove poggiare il materiale e fare sicura con un minimo di tranquillità. Le piante stanno riprendendo il sopravvento anche alla base e credo che a breve sarà difficile proprio accederci se non si interverrà.

 

Inoltre se alla base dei delle vie del centro si trovano almeno i gradi scritti, per il settore alto non c’è alcuna indicazione ne’ sulla difficoltà ne’ sullo sviluppo dell’itinerario. Ma all’attacco del sentiero c’è una tabella con tutte le norme di comportamento…

Regolamento nei pressi del parcheggio

Insomma io credo che l’idea di fondo complessiva sia buona, ma che ci sia ancora tanto lavoro da fare perché la parete diventi davvero frequentata e si raggiunga lo scopo della promozione turistica. Lavoro che è necessario non solo per la sistemazione e la pulizia degli itinerari, ma anche nella divulgazione di informazioni fondamentali come numero, lunghezza e difficoltà delle vie realizzate, sia attraverso cartelli che mediante guide da mettere in rete.

FALESIA VILLA SANTA MARIA (Settore all’interno del paese)

Accesso

Raggiungere l’abitato di Villa S. Maria e dirigersi verso il centro, percorrere via Roma e dopo qualche centinaio di metri prendere un tornante a sx che conduce su via Fontana. Da questa proseguire sempre dritti, raggiungere via Torretta e parcheggiare prima che la strada entri nel borgo. Coordinate parcheggio

Avvicinamento

Al settore alto si accede mediante un varco tra le reti para massi e con ripido sentiero in 5′ si è alla base. Per il settore all’interno del paese proseguire lungo via Torretta, entrare nel centro abitato e dopo 5′ si raggiunge un piccolo slargo con le vie sulla dx.

Esposizione: EST

Vie

Tutte le vie hanno sosta con moschettone di calata.

Partendo da sx:

  1. 5b+, 20m
  2. 5c, 20m
  3. 6a, 20m
  4. 5b+, 20m
  5. 5c+, 20m
  6. 5a, 12m

 

 

 

 

 

 

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Via “Waterfall gully DIRETTA”, M. Miletto, Matese. Relazione e tracciato.

Ci troviamo nel gruppo montuoso del Matese, più precisamente a Campitello Matese. La località sciistica della provincia di Campobasso è dominata dallo sguardo austero dell’anticima N di M. Miletto (2050 m slm), la cima più alta del gruppo matesino. Su questo versante della montagna corrono diverse linee di arrampicata su ghiaccio e misto, per tutti i gusti e di difficoltà medio-alta se si eccettuano 1 o 2 linee più abbordabili (“The thin ice” e “Sud gully”).

Inquadramento del settore

Quella che relazionerò è semplicemente una via stupenda, non tutti gli anni in condizione, in cui si miscelano stili di scalata da vera e propria cascata di ghiaccio a sezioni più tipicamente “appenniniche”, con alpine ice e misto.

Grazie a Chiara per averla condivisa con me, 1000 giornate come questa!

 

“WATERFALL GULLY” DIRETTA, parete N anticima N di M. Miletto, Matese.

Cristiano Iurisci e Luca Luciani il 18/03/2006, la DIRETTA durante la prima Rp di Iurisci – Zulli il 17/01/2009

Relazione e foto della Rp di Riccardo Quaranta e Chiara Delpino nel marzo 2018

Diff. TD+, 65°, diversi tratti a 80° e 90°/95°. I, AI 4+, R2+

Dislivello: 120m, sviluppo 130m; dislivello complessivo 600m (senza impianti)

Tracciato “Waterfall gully” M. Miletto

Accesso

Dal piazzale di Campitello Matese si risale la pista da sci “Lavarelle”, poi la pista dell’ “Anfiteatro” fino ad arrivare in prossimità dell’arrivo dell’impianto di risalita omonimo. Da qui si punta a risalire il conoide di neve dirigendosi verso la porzione centrale della parete fino a pervenire all’attacco (si veda foto);1h-1h15′ dal parcheggio in caso di pista battuta. Una seconda ipotesi, se gli impianti sono aperti, è quella di utilizzarli: da tempo l’impianto dell’Anfiteatro non è attivo, basta tuttavia utilizzare l’impianto “Del Caprio” che conduce a Colle Del Caprio. qui con un traverso a mezza costa verso N si raggiunge l’anfiteatro. Da qui si risale il conoide fino all’attacco dell’itinerario, 30′ dal parcheggio.

Le indicazioni sono date tutte faccia a monte se non espressamente specificato.

Attacco

La via parte in corrispondenza di nette colate di ghiaccio che ne caratterizzano gran parte della prima lunghezza; queste si trovano a sx di un netto diedro/rampa con alla base un grosso sgrottamento da cui conviene far sicura.

Relazione

L1 40m, AI4. Dallo sgrottamento si traversa a sx verso le evidenti colate e stalattiti, si attacca il loro margine sx dove le pendenze sono meno sostenute. Si percorrono quindi 6-7 m di arrampicata su ghiaccio da sogno a  80°-85°, poi si obliqua a sx con pendenze inferiori dirigendosi verso il diedro roccioso su cui si sosta (vecchio chiodo artigianale arancione inservibile, sosta da attrezzare)

L2, 30m, AI3. Dalla S1 si torna a sx, si affronta prima un tratto a 60°, poi il muro tecnico  e continuo a 80°, si perviene ancora ad un tratto più facile e si sosta sempre sul diedro a dx, alla base di un tetto in cui il diedro è sbarrato da un tratto verticale di misto/ghiaccio (sosta da attrezzare)

L3, 50m, AI4+, M5. Dalla S2 nuovamente in obliquo a sx, ci si porta sotto il primo muro, si superano 3 m verticali su misto e/o ghiaccio fino ad una piccola zona appoggiata dove è possibile proteggersi nuovamente. Da qui con delicato obliquo si torna a dx (80°/85°) puntando al fondo del diedro, lo si raggiunge e si sale per 7-8 m a 90° in spaccata su ghiaccio e misto (protezioni distanti e roccia non sempre buona). Poi con difficoltà via via minori si raggiunge il pendio nevoso sommiate. Sosta da attrezzare su roccia o neve.

Con altri 80-90m circa di pendio nevoso si perviene alla cresta in prossimità del caratteristico casotto dei VV.FF. (ripetitore con antenna circolare)

DISCESA

Due possibilità. La prima è dirigersi verso N (con piste da sci sulla dx) mantenendosi in prossimità della cresta, perdere quota fino ad un intaglio netto ed ampio. Imboccarlo, con un primo tratto più ripido 40°-45°), poi con pendenze minori riporta all’interno della conca. Si passa sotto la parte del “Pandoro” ed infine si perviene di nuovo all’attacco della via (20′)

La seconda è preferibile se non si sono lasciati gli zaini alla base, se si vogliono riprendere gli impianti per scendere o se la condizione del manto nevoso sconsiglia di ripercorrere il conoide alla base delle pareti.  Seguire la cresta in direzione S (opposta quindi alla prima soluzione), perdere leggermente quota fino ad intercettare un recinto in cavo di acciaio ed aste di ferro. Seguirlo costantemente man mano che degrada verso valle fino alla quota dell’arrivo dell’impianto del Caprio: qui si potrà decidere di traversare a dx per raggiungerlo o proseguire verso la sottostante pista da sci.

MATERIALE

N.d.a, 6 chiodi da roccia, 4-6 chiodi da ghiaccio medio-corti, 2 ganci tipo “Bulldog” DMM, friend medi (viola, verde, rosso BD)

 

Chiara in uscita da L1

 

Chiara dalla S1

Verso la vetta da S3

Il lago del Matese

Prospettive dal terzo tiro!

L2

Ancora Chiara su L2

Chiara in uscita da L1

Qui in uscita dalle difficoltà di L3

Io prima di iniziare l’impegnativo terzo tiro

Inn azione su L3

Verticalità su L1

 

 

 

 

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