THE TROOPER – Parete est, Corno Piccolo, Gran Sasso

Sono affascinato dall’estetica di una linea. Credo fermamente nel valore assoluto del bello e da sempre, nella mia visione di arrampicata, cerco di inseguirlo. Antepongo il “bello” al “difficile”, all’impresa. A volte queste caratteristiche coincidono, a volte no. Per me ciò che importa è che le linee che salgo lascino una sensazione di aver scalato qualcosa di realmente bello, qualcosa che valga la pena aver sognato, immaginato, sudato e faticato a lungo. “The Trooper” è una visione che risale a più di 10 anni fa, quando per la prima volta osservai quel diedro enorme e pensai “ci deve essere già salito qualcuno”. Ma sbirciando tra i vari aggiornamenti nulla pareva aver percorso quella linea così logica. Gli anni passavano e a volte i clienti, lungo il sentiero, mi chiedevano “che osservi lassù?”…”niente, una linea che ho in mente di aprire..” replicavo. Come ogni tarlo, croce e delizia del mio carattere, decido che l’anno è arrivato. Tuttavia se questo piccolo-grande desiderio si è potuto concretizzare, lo devo al mio compagno di apertura, o “compagno delle officine” come ci salutavamo la mattina presto ogni giorno che ci siamo ritrovati per dirigerci verso il nostro progetto. A Leo devo la passione e la pazienza di avermi, oltre che supportato, affiancato attivamente nell’apertura. Credo sia un gesto bellissimo e di grande altruismo per il quale gli sarò sempre grato. Sarebbe noioso per il lettore descrivere i vari giorni che ci hanno visti impegnati in parete, conciliando gli impegni lavorativi (alta stagione per entrambi) ma scalando anche quando avevamo solo mezza giornata o giù di lì. L’impegno che, fin dai primi metri, la parete ci ha imposto, con tiri (a nostro parere) spettacolari ma esigenti, ci ha tenuti sempre vigili: “The Trooper” , ad ogni lunghezza, ci ha ricordato “ragazzi non è ancora tempo di rilassarvi… continuate a combattere, esattamente come me..”. Ogni volta che ci siamo ritrovati in sosta, con gli occhi sgranati, abbiamo detto “tiro stupendo… ma non adatto per rilassarsi ahahah”. Fino all’ultima lunghezza, la più difficile, la ciliegina sulla torta, l’ultimo sforzo per tornare a riabbracciarsi e poterci dire, sorridendo “siamo finalmente fuori!”.

“The Trooper” è stata aperta dal basso in più giornate; i tiri sono stati tutti saliti in libera durante le giornate di apertura tranne l’ultimo; questo è stato liberato il 31 agosto 2026. L’uso degli spit è limitato ai tratti dove non e’ stato possibile proteggersi altrimenti o per evitare voli pericolosi. A questo proposito: un paio si sarebbero potuti evitare nel gran diedro ma ciò è risultato evidente solo dopo una grande opera di pulizia successiva. Si è tuttavia deciso di lasciare in posto tutto il materiale adoperato in apertura; anzi un chiodo normale sul terzo tiro è stato aggiunto successivamente. L’ultimo tiro, quello chiave, è totalmente clean. Le soste sono tutte attrezzate a fix inox 316L 8mm con anello di calata su quelle dove utile per la ritirata. La roccia è da buona ad ottima, la parete è al sole la mattina.

Desidero ringraziare inoltre Petzl, Dinamiche Verticali e Campo Base Outdoor per il supporto alla mia attività.

The Trooper tracciato, Corno Piccolo parete est

 

“The Trooper” , 210m, 7b+ (6c obb.)/RS2/II – (ED, IX) 

Gran Sasso, Corno Piccolo, parete est

Riccardo Quaranta e Leonardo Zuccarini il 24/7, 1/8 e 15/9 del 2025 dal basso

I rp. L. Zuccarini e Nicolò Ioannoni Fiore il 4/9/2026

 

ACCESSO Da Prati di Tivo si raggiunge la Madonnina (usando la cabinovia o a piedi da Cima Alta), si prende il sentiero per il Rifugio Franchetti. Si supera il passo delle Scalette, dove il sentiero inizia a salire si prosegue per una cinquantina di metri e all’altezza di una zona di grossi blocchi lo si abbandona deviando a dx; in pochi minuti si è alla base della parete. (15’) 

ATTACCO In corrispondenza di una vaga rampa, a destra di una sezione strapiombante che è sottostante un diedro fessurato obliquo da dx a sx. (si veda tracciato)

RELAZIONE

L1, 25m, 6c+, 4spit 

Rimontare una piccola rampa per accedere alla placca grigia (spuntone), dritti ad un fix, da questo decisamente a sx poi dritti alla seconda protezione. Ancora dritti al terzo fix, da questo aggirare sulla sx uno spigolo stondato per intercettare un diedro fessurato in obliquo verso sx (friend). Si supera una clessidra (kevlar) puntando ad un fix. Si supera un passo di boulder ed ancora in diagonale nel diedro alla sosta. 

L2, 20m, 6c, 1 spit, 1 ch.

In traverso a sx con passo duro si arriva ad una zona più articolata (friend). Si prende ancora a sx una rampa diedro, si supera un chiodo e si arriva ad uno spit. Ancora in diagonale a sx seguendo una esile fessura (friend) si supera un tratto aggettante. Si riprende in obliquo a sx nel diedro fino alla sosta (scomoda).

L3, 15m, 6b+

Dritti alla fessura soprastante (friend) fino a sotto un blocco, ancora dritti seguendo la fessura si perviene ad una comoda cengia con sosta su due fix da collegare. L2 ed L3 possono essere concatenati ma attenzione agli attriti. 

L4, 20m, 7a+, 2 spit, 1 ch. 

In diagonale a sx seguendo le protezioni, poi ad un esposto spigolo strapiombante che si risale con arrampicata atletica, si supera un chiodo ed infine ad una zona di blocchi dove si perviene alla sosta.

L5, 40m, trasferimento e 6a

Si risale il prato seguendo la corda fissa, si traversa a destra e si attacca un diedro fessurato erboso (friend) puntando a dx di una grande macchia bianca, esito di un distacco, fino a reperire la sosta sotto un diedro strapiombante

L6, 45m, 6b+, 2 spit

Si affronta il diedro strapiombante (utile un friend n. 3 BD) che successivamente si appoggia. Lo si segue fino ad una zona di debolezza che consente di traversare a sx in placca (friend e spit). Poi più o meno dritti in placca ad un muro con clessidre che si risale, poi in leggero obliquo a dx (fix) ci si avvicina al bordo del grande diedro soprastante. Dritti sfruttando una zona fessurata e poi una placca con ginepri fino alla sosta alla base del diedro.

L7, 25m, 6c+, 3 spit, 2 ch.

Lunghezza entusiasmante che segue fedelmente il diedro, attualmente ripulito dall’erba che infestava la fessura almeno nei tratti chiave. Arrampicata in crescendo, prima tecnica e progressivamente più atletica fino a giungere ad una nicchia alla base di una dritta fessura strapiombante.

L8, 20m, 7b/7b+

Dalla sosta si risale la fessura-diedro a sx con arrampicata spettacolare su allunghi ed incastri. La sezione chiave è la seconda parte dove l’esposizione è notevole. Al termine dopo qualche metro di arrampicata facile si perviene alla sosta sul margine della parete.

DISCESA A piedi lungo i prati si scende per tracce di sentiero a riprendere il sentiero che conduce al rif. Franchetti e da qui in pochi minuti all’arrivo della cabinovia della Madonnina (20’)

MATERIALE: n.d.a, serie di friend dal n. 0.3 al n. 3 BD, doppiando il verde, rosso e giallo, serie di nut. 

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“Il bandito ed il Campione” – “Vivere” due nuove vie alla Rocca di Oratino

A Natale siamo tutti più buoni, o almeno dovremmo. Io da tantissimi anni in questo giorno di festa e mangiatorie varie, mi dedico all’apertura di vie di scalata, misto o su roccia. Anche quello del 2025 non ha fatto eccezione. Ho voluto creare due itinerari su roccia di più lunghezze sulle pareti di casa, quelle della Rocca di Oratino. Le ho aperte entrambe dal basso, in solitaria ed auto-assicurato. Si tratta di due vie di stampo classico, se si eccettuano i primi tiri rispettivamente di entrambe (che possono ritenersi sportivi e scalabili come se fossero dei monotiri). Quindi un carattere diverso dalla vicina “L’anno che verrà”. Sia “Il bandito e il Campione” che “Vivere” hanno necessità di saper affrontare un terreno da leggere e proteggere; la roccia non è sempre ottima. Le soste sono ridotte all’osso ma, sui tiri più impegnativi, è presente almeno un tassello 12mm, eventualmente da integrare. Le singole lunghezze sono corte per ridurre gli attriti e facilitare, a chi volesse, di alternare la progressione a tiri con quella in conserva. 

Fabio su L3 de “Il bandito e il Campione”

L’esposizione è solare, S-SE e questo ne permette la salita anche nelle giornate più fredde oppure in attesa che il pomeriggio vada al sole il versante O dove sono presenti la gran parte dei multipitch; da evitare ovviamente nelle giornate più calde. 

Sperando di aver fatto qualcosa di utile per la comunità di arrampicatori e per chi avesse curiosità di visitare queste terre unendo il piacere della scalata con la scoperta di territori ancora autentici. 

Fabio su L3 di “Vivere”

Grazie a Fabio Ferranti con cui ho condiviso la prima RP e che mi ha dato utili consigli, soprattutto un amico con cui sono tornato a vivere qualche ora di relax dopo tanto tempo.

E grazie a chi mi supporta, sia nel lavoro che nelle mie passioni: Petzl – Campo Base Outdoor Roma

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Riccardo Quaranta – Guida Alpina UIAGM

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“Quaranta giorni all’Alba” – Timpa di Porace, Parco del Pollino

TIMPA DI PORACE 1423 m – PARETE SO

 “Quaranta giorni all’Alba” 

Corrado prima del traverso di L2 (2024)

 

Il tempo vola e non ce ne accorgiamo, questo è il problema. Quando lo facciamo è tardi e non resta che il rimpianto. Quando ho interrogato con il classico “cerca” il mio hard disk ed è uscita la cartella con il nome “40_giorni_alba” (in classica sintesi informatica..) sono andato a vedere l’anno in cui era collocata..e quando ho letto “2015” quasi non ci volevo credere. “Sì sono trascorsi nove anni Riccà e la tua barba era ancora tutta nera..” mi sono risposto; sono rimasto quasi sconvolto, lo ammetto o semplicemente ho accusato il colpo. Quale? Di questa ruota inesorabile che gira e si chiama tempo e con essa le persone che incrociamo nelle nostre vite, i luoghi con cui entriamo in contatto, che diventano sempre parte del mio animo. Questi del racconto sono posti di una bellezza struggente che non possono non lasciare traccia negli animi sensibili. 

Timpa di Porace è uno dei luoghi dove si è sviluppato l’alpinismo in terra calabrese, meritandosi giustamente fama di luogo degno da visitare. Fosse anche per una semplice passeggiata non potrà non incantare. Così è stato per me quando le prime volte ho iniziato a ripetere le diverse vie di roccia presenti sulle sue pareti. Sia il lavoro che la semplice passione mi hanno portato in contatto con Luca, con il quale ho condiviso tante giornate di libertà ad esplorare e percorrere angoli sempre suggestivi. E’ stato proprio in occasione di una mia trasferta di lavoro che gli proposi di andare ad aprire una via proprio a Porace.. lui fu subito entusiasta e mi suggerì l’estremo margine destro della parete SO come possibile teatro d’azione. 

In quella splendida giornata di novembre del 2015 vivemmo le belle emozioni che si provano quando si salgono terreni vergini, con tutti i dubbi e le incognite che le aperture comportano ma che al contempo rappresentano anche il carburante per la nostra passione. Tutto andò bene e rimanemmo soddisfatti della linea tranne che del primo tiro, dove io scelsi una linea di fessure con roccia rotta e dall’arrampicata non entusiasmante. Quindi ci promettemmo di tornare insieme per cercare una linea che fosse più all’altezza del prosieguo, magari da aprire in occasione della prima ripetizione. 

Beh il primo a stentare a crederci sono stato proprio io quando ho scoperto che sarebbero dovuti trascorrere 9 anni per “rifinire” il lavoro. L’occasione si è presentata grazie a un giro lavorativo al sud ma anche la voglia di chiudere quel progetto è tornata a bussare alla mia porta. Questa volta accanto a me c’è Corrado che ha accettato di accompagnarmi anche sapendo che non sarebbe stata proprio una passeggiata. Luca, oggi marito e papà, non è potuto essere dei nostri, ma mi è stato accanto metaforicamente durante tutta la giornata. Il cerchio si è finalmente chiuso e sono contento di averlo fatto con due persone care per me. 

Spero questo piccolo itinerario possa aggiungersi ai tanti che meritano una visita in questo luogo. Di sicuro ha reso felici due giornate vissute all’insegna della libertà e della sana passione!

Riccardo Quaranta – Guida Alpina UIAGM

Grazie a Campo Base Outdoor Roma – Parbat Design per il supporto

Tracciato della via “Quaranta giorni all’alba” Timpa di Porace (CS)

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Corso di Alpinismo su roccia al Gran Sasso

CORSO ALPINISMO su ROCCIA al GRAN SASSO

 25-28 luglio 2023 

Il corso rappresenta una full immersion per apprendere le tecniche e abilità per gestire salite in ambiente montano di vie tradizionali o miste. Si trascorreranno 4 giorni in quota nello splendido contesto delle pareti del Corno Grande e Corno Piccolo, ospiti di uno dei rifugi più belli dell’Appennino, il rifugio Franchetti. 

PRE-REQUISITI: 

  • Avere esperienza di arrampicata sportiva con grado da primo di 5c
  • Avere discreta esperienza su vie a più tiri sportive
  • Avere un ottimo allenamento per quanto concerne il trekking alpino.

ARGOMENTI TRATTATI

I GIORNATA

Trasferimento da Prati di Tivo al Rifugio Franchetti e sistemazione materiali nei dormitori.

Verifica del livello in arrampicata

Gestione della sosta su vie di più tiri 

Corda doppia

II GIORNATA

Esercitazione di posizionamento di protezioni mobili (friend, nut, ancoraggi naturali) su monotiri.

Realizzazione di soste con protezioni mobili  

III GIORNATA

Salita di un itinerario classico (max III-IV) con didatticca su progressione in conserva e progressione a tiri di corda. 

IV GIORNATA

Pianificazione di una salita in ambiente: avvicinamento, ricerca dell’attacco, ricerca dell’itinerario. Via di più tiri in ambiente con progressione a tiri di corda. Rientro in tardo pomeriggio.

MATERIALI

Zaino 40 l min., imbracatura, casco, discensore tipo “REVERSO”, scarpette comode da arrampicata, 4-5 moschettoni a ghiera, cordini di varie lunghezze, daisychain, rinvii. Scelta di protezioni mobili, mezze corde da 50 m o 60 m. Per gli avvicinamenti: scarpe da approach, bastoncini da trekking. Abbigliamento completo da montagna, snack, acqua e crema solare. Sacco lenzuolo per il rifugio.

LOCATION

Corno Piccolo, versante Prati di Tivo (TE) con pernottamento e trattamento mezza pensione presso il rifugio Franchetti. 

ISCRIZIONI E QUOTA 

Iscrizioni a numero chiuso, il corso sarà effettuato al raggiungimento di n.3 persone. L’iscrizione è da effettuarsi improrogabilmente entro il 15/6/2023 mediante versamento della quota su c.c. (modalità comunicate in pvt); questa è di euro 270,00/persona e comprende l’accompagnamento della Guida comprensivo di copertura RCT; non comprende trasporto, vitto e alloggio (vitto e alloggio della guida sono a carico degli allievi). La prenotazione del rifugio è a carico della guida. La quota non sarà restituita in caso di assenza dell’allievo.

Contatti: info@riccardoclimbing.com +393394360362 ore serali

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Speciale VACANZE di NATALE 2022-’23

Ecco un po’ di proposte per il periodo natalizio.. da non dimenticare che è sempre possibile regalare un’esperienza con la guida a chi desideriamo! Per le altre attività programmate si veda il calendario inverno 2023

26/12 Ice for children

Uscita di mezza giornata dedicata alla conoscenza della montagna invernale da parte dei più giovani. E’ infatti riservata a ragazzi e ragazze dai 12 ai 18 anni con una buona preparazione fisica.

Dove: Molise o Abruzzo (in base alle condizioni nivo/meteo)
Materiale: fornito (piccozza e ramponi)
Costo: 70 euro/persona (min 3 max 5 persone)
Durata: mattina fino ad ora di pranzo

3/1 Ice & Rock

Uscita che unisce due mondi apparentemente distanti ma in fin dei conti si tratta dello stesso gesto. Quindi arrampicata con piccozza e ramponi la mattina e nel pomeriggio via di più tiri su roccia!

Dove: Molise, Campitello Matese e Rocca di Oratino
Materiale: eventualmente fornito
Costo: 100 euro/persona (3 persone)
Durata: intera giornata

4/1 Rock & Sea

Via di più tiri a picco sul mare! E’ necessario saper arrampicare su vie in falesia da secondi di 5b/c ed avere una buona confidenza con vuoto ed esposizione.

Dove: Lazio, Gaeta
Materiale: fornito
Costo: 140 euro/persona (2 persone)
Durata: mattina fino al primo pomeriggio

6/1 Esperienza con piccozza e ramponi

Per chi volesse avvicinarsi per la prima volta all’uso di piccozza e ramponi, questa è l’occasione buona. All’interno di una facile gita sarà mostrato l’uso di piccozza e ramponi con le varie tecniche (“cramponage”)

Dove: Molise o Abruzzo (in base alle condizioni nivo/meteo)
Materiale: fornito (piccozza e ramponi)
Costo: 80 euro/persona (min 4 max 6 persone)
Durata: mattina fino al primo pomeriggio

7/1 Mixing at the moonlight!

Esperienza di salita di una via di misto ma… al chiaro di luna! Necessaria una minima esperienza pregressa nell’uso di piccozza e ramponi su terreno classico.

Dove: Molise
Materiale: personale, compreso di lampada frontale
Costo: 170 euro/persona (2 persone max)
Durata: serata fino alle 22:00 circa

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SPERONE FRANCHETTI – GRAN SASSO: nuova falesia di arrampicata

Quella della falesia dello “Sperone Franchetti” è una storia che inizia un po’ di tempo fa. Da anni transitavo spesso per lavoro al Rifugio Franchetti e altrettanto spesso mi capitava di commentare con clienti ed amici quanto sarebbe stato bello poter scalare lo sperone su cui l’edificio è posto. Un po’ sulla falsa riga dei tanti rifugi dell’arco alpino che hanno falesie o vie davvero a due passi. 

Immaginavo potersi svegliare la mattina, fare colazione e catapultarsi a scalare a due passi, immersi in un ambiente che non ha bisogno di presentazioni, una cornice divenuta iconica per tutto l’Appennino, dove è possibile contestualmente osservare il mare e cime che sfiorano i 3000 m. 

Finalmente questa idea è stata realizzata e dal cassetto si è trasferita sulla roccia. Il percorso non è stato rapido, tantomeno scontato. Incuriosito dalla mia idea, prima di tutto, ho avuto l’appoggio del presidente dell’ASD Respira Il Gran Sasso, Antonio Scipioni. Collaboro ormai da anni con tale realtà che si rivolge ai professionisti della montagna per divulgare la sua frequentazione attraverso corsi ed uscite. Ricordo le parole di Antonio che mi disse, sempre con il suo fare estremamente operativo e pragmatico “Ricca’ se te serve ‘na mano partecipiamo volentieri al progetto”. Aprire vie di stampo sportivo in un luogo del genere poneva tuttavia alcune problematiche, prima di tutto quella ambientale. Quindi da subito abbiamo concordato che l’iter dovesse essere quello stabilito dalle leggi vigenti sia a livello comunale che del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga. L’ASD RGS ha quindi fatto propria l’idea, finanziandola. Dopo esser stato redatto, il progetto ha seguito il regolare iter prima attraverso il Comune di Pietracamela e successivamente per il parere del Parco circa il disturbo che l’attività di arrampicata potesse arrecare alla fauna e flora presente. In quest’ultima fase un lavoro estremamente importante è stato svolto dal dott. Guido Morini (storico socio di RGS!!) che con passione e professionalità unica ha redatto lo studio di impatto ambientale, che tecnicamente si chiama “VINCA”. Ad un anno circa dalla presentazione dei documenti,  finalmente tutti i permessi sono stati rilasciati..siamo all’estate ormai agli sgoccioli, quella del 2021. 

Anche la fase operativa non è stata delle più banali, non fosse altro che non abbiamo potuto usufruire della cabinovia che da Prati di Tivo conduce alla “Madonnina”. Per dare alcuni numeri, solo il materiale d’armo pesava più di 30 kg., per non parlare di tutto il resto necessario ai lavori. 

Grazie al contributo sia di alcuni soci di RGS che di Simone “Zeta” Saccomandi, Leonardo, Antonio Patullo, abbiamo trasportato in quota tutto il necessario. I lavori sono potuti così iniziare, negli ultimi dieci giorni di agosto. Le giornate si sono svolte in maniera abbastanza intensa con lunghe permanenze in parete; in questo sono stato affiancato da Simone ed Antonio “Sacchetto” con cui ho condiviso la tracciatura e realizzazione di un po’ tutti gli itinerari. A supportarci energeticamente e moralmente ci ha pensato tutto lo staff del Rifugio Franchetti a cui ci siamo rivolti ogni qual volta cali glicemici o di idratazione (i famosi sali minerali..) si prospettavano all’orizzonte!

L’ultima “fatica” è stata il trasporto della bacheca descrittiva da valle fino al sentiero di accesso alla falesia: il merito va al solito gruppetto di RGS capitanati dal “Pres”. Per una giornata hanno indossato i panni di sherpa o muli (fate voi) terminando la missione con successo!  

Il sito di arrampicata attualmente conta 3 vie a più tiri (sviluppo 70m ciascuna) e 6 vie monotiro dai 20 ai 24m; le difficoltà sono contenute, 5c+ e 5a rispettivamente per le due tipologie. La chiodatura è ravvicinata a fittoni resinati inox della Vertical Evolution (con una particolare finitura mimetica per ridurre l’impatto visivo), le soste sono tutte con due punti collegati da catena (tranne sulla S1 di Bandiera Bianca). 

Il progetto si aggiunge al progetto Trad Climbing Flames (arrampicata trad alle Fiamme di Pietra) del 2019 e quello di ristrutturazione dei Diedri Lucchesi del 2020

La speranza è quella di aver dato un’opportunità di divertimento, crescita e lavoro a chiunque volesse coglierla.

I miei ringraziamenti personali:

ASD Respira Il Gran Sasso

Rifugio Franchetti (tutto lo staff)

Ente Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga

Comune di Pietracamela

Simone “Zeta” Saccomandi, Antonio “Sacchetto” Patullo, Guido Morini, Maura Bonaduce

Antonacci srl Campobasso per il supporto tecnico

Chi mi affianca tutti i giorni: Climbing Technology – Campo Base Outdoor Roma – Garmont

 

Riccardo Quaranta – Guida Alpina del Collegio Abruzzo

SCHEDA TECNICA e RELAZIONE VIE

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Battle Hymn – Inno di Battaglia, M. Croce Matese – Relazione

Questo inverno non ci possiamo lamentare: iniziato come da anni non si vedeva..infatti eravamo ancora nel 2020 e qualche ulteriore novità ce la doveva riservare. Non male comunque, quindi, per gli amanti della neve e del ghiaccio. Nel gruppo del Matese già da dicembre 2020 si sono potuti salire diversi itinerari sia classici che più moderni, segno di condizioni già più che buone.

Soliti giri quindi con il naso all’insù per cercare di capire dove potersi divertire magari salendo qualcosa di nuovo. 

Rientro da una due giorni in zona Sperlonga per lavoro e subito il giorno successivo sono in giro di perlustrazione insieme a Michele (“Slot” per gli amici). Visto che in alto c’è già nebbia, decidiamo di vedere la situazione alla Grotta delle Ciaole, altro luogo culto per gli amanti del ghiaccio/misto/dry matesino. Per fortuna avvicinamento su fondo duro, che goduria…ogni volta che si esce dal boschetto e la parete si palesa, per me è come grattare un “gratta e vinci”. C’è sempre emozione, c’è sempre la foga di sapere come stanno le “classiche” (in realtà qui di vie classiche in senso alpinistico ce ne sono un paio al massimo…sic) Dato uno sguardo generale, mi cade l’occhio su una bella linea accanto a “The talisman”, via che ho aperto anni addietro. Sembra un giusto compromesso tra ghiaccio, roccia e impegno atletico.. Finiamo il giro di perlustrazione e saliamo alla fine “Spyroid”, che regala sempre belle emozioni (e mutande parzialmente colorate..).

Dopo un paio di giorni siamo alla base, armati di tutto punto per aprire la linea che avevo osservato. A noi si è unito anche Antonio, in arte “Sacchetto”, per lui si tratta della prima apertura di una via di misto. La costante della giornata sarà un freddo micidiale, visto che partiamo dal parcheggio con – 5 °C e vento sostenuto da N. Ovviamente la parete dove ci troviamo è esposta a N. Attacco la linea di ghiaccio con ottimismo, ma alla fine la situazione è peggiore di quanto avessi immaginato visto che in alcuni tratti il ghiaccio è staccato totalmente dalla base (probabile effetto della pioggia dei giorni precedenti). Quindi si succedono i “crock”, come se stessi scalando su una parete di patatine fritte..e tutto ciò non mi rende affatto tranquillo. Sarà anche per questo che dopo nemmeno 5-6 m e il primo fix messo, mi arriva una bollita epica e..blasfema. Intanto più si sale e più il venticello aumenta. Mi porto sotto quello che sarà il tratto chiave della via, ma decido di recuperare i miei compagni, per evitare che congelino del tutto. Attrezzo una sosta che sarà solo provvisoria per l’apertura e li recupero. Il morale sembra buono, come i processi di congelamento in atto (sorrido ripensandoci..). Riparto con un bel runout dalla sosta, passo a 95° non protetto (pur volendo non si metteva niente), quindi stringo i denti e continuo.

Uno dei passi chiave della via, su L1.

Finalmente riesco a proteggere in maniera a discreta e poter mettere l’ultimo fix di progressione che mi resta. 

Anche mettere la sosta definitiva di questo primo tiro non è facile, ma alla fine riesco e posso finalmente dare l’ok ai miei compagni per recuperarli. La novità è che entrambi hanno deciso di scalare con il piumino..cosa che non è mai accaduta; in particolare Michele di piumini addosso ne ha due..tanto per dare un’idea sulla temperatura. Dal canto mio, mentre li recupero, bevo tè caldo e indosso anche io il piumino, con cui concluderò poi tutta la scalata.   

Il secondo tiro si apre con un traverso a piombo come  un muro di cemento, una serie di passi tecnici per aggirare uno spuntone di roccia e andare ad agganciare una lingua di ghiaccio (vista in realtà dal basso il giorno della perlustrazione). La verità è che quando riesco ad affacciarmi e vedere di persona la consistenza e cosa mi aspetta, beh confesso che non sono stato proprio entusiasta.

Terreno sempre con ghiaccio sottile e senza roccia dove proteggersi. Vabbè vado, ne uscirò anche questa volta..spero senza niente di rotto! Alla fine tiro salito quasi slegato, ad eccezione di un chiodo decente messo poco prima della sosta..mi viene in mente un ritornello cantato da un mio caro amico, sempre durante un’apertura..”comunque andare..”. Anche l’ultimo tiro, che doveva essere una passeggiata, nasconde l’insidia dell’erba non piccozzabile e di un sottile strato di ghiaccio non portante. Quindi sempre con attenzione e senza mai mollare la concentrazione arrivo al boschetto che è sopra la parete. Qui il vento è davvero intenso e con esso il freddo: gela tutto, geliamo noi, materiale compreso. Quindi via di corsa, doppie e scendiamo a temperature più ragionevoli.

E’ nata “Battle Hymn”, come al solito una bella lotta, lotta che per me significa sempre un onesto confronto con me stesso. Grazie ai miei compagni di salita, Sacchetto & Slot per il freddo condiviso! 

“Battle Hymn” – Inno di Battaglia  – M. Croce Matese. 100 m, TD/TD+, tratti a 90/95° 

Riccardo Quaranta, Michele Di Chiro, Antonio Patullo il 18/1/2020 dal basso.

ACCESSO GENERALE

Dalla località di Campitello Matese si segue l’accesso alla parete della Grotta delle Ciaole, per il quale si rimanda alle informazioni reperibili facilmente in internet o alla guida cartacea “Ghiaccio d’Appennino”.

Il settore è il primo che si incontra uscendo dal bosco, dove corre la via “The talisman”, sul margine sx della parete N di M. Croce Matese.

Rispetto a “The talisman”, l’attacco di “Battle Hymn” è circa 10-15 m a dx su un muro abbastanza verticale (spit visibile a 5m). Si veda anche la foto del tracciato.

ITINERARIO

L1 (40m, M5/M6, 3 spit)

Si attacca un muretto a 70°, si supera un tratto a 80° (fix) e poi più facilmente, in leggero diagonale a dx, ci si porta alla base di un camino appena accennato (fix). Da qui dritti con passo a 90-95°, poi in leggero traverso a sx. Di nuovo dritti (fix), a prendere una leggera diagonale a dx, puntando ad un evidente zona rocciosa con un piccolo sgrottamento. Sosta a fix.

L2 (25m, M5) 

Dalla scomoda S1 si traversa pressoché orizzontalmente a sx (passo a 90°, tecnico e delicato) ad agganciare una lingua di ghiaccio, erba gelata e roccia. Da qui dritti puntando ad una specie di tetto che sbarra la parete in alto: terreno sempre delicato con difficoltà nella protezione. Si perviene sotto il tettino dove si sosta. Sosta a fix. 

L3 (35m, M3/M4 ed erba gelata)

Dalla S2 in traverso a dx, si supera un tratto più verticale (70/75°) ma non difficile se in condizioni, poi dritti su terreno via via più appoggiato, puntando agli alberi al termine del pendio. Sosta su albero (cordone lasciato).

DISCESA

In doppia con mezze corde da 50m o 60m. Da S3 a S2 e da S2 a terra. 

MATERIALE

Ganci da misto (almeno 2-3), 1-2 viti da ghiaccio corte, chiodi da roccia, friend piccoli, n.d.a.

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Speciale vacanze di Natale 2019-’20

 

Martedì 24 dicembre 2019

Lezione di arrampicata su roccia – Liv. intermedio – Loc. Caprile (FR)

 

Venerdì 27 dicembre 2019

Lezione di introduzione allo scialpinismo – Majelletta

 

Sabato 28 e domenica 29 dicembre 2019

Corso base alpinismo invernale (Matese/Mainarde)

 

Lunedì 30 dicembre 2019

Esperienza di dry tooling ed arrampicata su misto – Matese

 

Martedì 31 dicembre 2019

Via di misto, livello intermedio/evoluto

 

Mercoledì 1 gennaio 2020

Attività su richiesta

 

Venerdì 3 gennaio 2020

Uscita alpinismo invernale, liv. intermedio/evoluto Mainarde

 

Sabato 4 gennaio 2020

Arrampicata multi pitch alla Rocca di Oratino (Oratino, CB)

 

Lunedì 6 gennaio

Attività su richiesta

 

BUONE FESTE!!

Riccardo Quaranta – Guida Alpina e Maestro di Alpinismo UIAGM

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Corso alpinismo su roccia, Gran Sasso: il report.

Luglio, tempo di montagna, tempo di corsi. E dove se non sul re degli Appennini, sua maestà il Gran Sasso?

Appuntamento formativo programmato in tarda primavera, ha avuto come ospiti Bruno, Luigi ed Antonio. Gruppo ristretto per poter garantire ottima didattica e possibilità di salite anche di un certo impegno.

The band!

Due wend trascorsi sul Corno Piccolo, il primo sulle Fiamme di Pietra il secondo alle Spalle del Corno Piccolo. Roccia sempre al top e vie ormai divenute classiche per la bellezza e per gli scorci di cui si può godere.

Nel primo step siamo tra l’altro stati ospiti del Rifugio Franchetti: non mi stancherò mai di descrivere l’importanza che questa (ed altre strutture) rivestono per la fruizione della montagna, sia da parte dei professionisti che dei semplici frequentatori. Ed al Franchetti troverete sempre personale attento alle esigenze sia del trekker che dell’alpinista.

Vetta orientale dal Rif. Franchetti.

Beh, lasciatemelo dire, sono stato profondamente soddisfatto del gruppo e di quello che siamo riusciti a realizzare. Livello davvero alto, anche perché conosco la storia arrampicatoria di alcuni dei partecipanti. Quello che segue è un brevissimo video che sono riuscito a montare tra un’uscita e l’altra di questo periodo di lavoro intenso. Per chi volesse vivere l’esperienza di una o più giornate sulla roccia spettacolare del Gran Sasso può scrivermi ad info@riccardoclimbing.com e concordare l’esperienza che più si adatta alle proprie capacità ed esigenze.

Ancora buona estate ricca di montagna ed emozioni!

Grazie a Climbing Technology, Campo Base Outdoor Roma, Rifugio Franchetti.

 

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Via “Waterfall gully DIRETTA”, M. Miletto, Matese. Relazione e tracciato.

Ci troviamo nel gruppo montuoso del Matese, più precisamente a Campitello Matese. La località sciistica della provincia di Campobasso è dominata dallo sguardo austero dell’anticima N di M. Miletto (2050 m slm), la cima più alta del gruppo matesino. Su questo versante della montagna corrono diverse linee di arrampicata su ghiaccio e misto, per tutti i gusti e di difficoltà medio-alta se si eccettuano 1 o 2 linee più abbordabili (“The thin ice” e “Sud gully”).

Inquadramento del settore

Quella che relazionerò è semplicemente una via stupenda, non tutti gli anni in condizione, in cui si miscelano stili di scalata da vera e propria cascata di ghiaccio a sezioni più tipicamente “appenniniche”, con alpine ice e misto.

Grazie a Chiara per averla condivisa con me, 1000 giornate come questa!

 

“WATERFALL GULLY” DIRETTA, parete N anticima N di M. Miletto, Matese.

Cristiano Iurisci e Luca Luciani il 18/03/2006, la DIRETTA durante la prima Rp di Iurisci – Zulli il 17/01/2009

Relazione e foto della Rp di Riccardo Quaranta e Chiara Delpino nel marzo 2018

Diff. TD+, 65°, diversi tratti a 80° e 90°/95°. I, AI 4+, R2+

Dislivello: 120m, sviluppo 130m; dislivello complessivo 600m (senza impianti)

Tracciato “Waterfall gully” M. Miletto

Accesso

Dal piazzale di Campitello Matese si risale la pista da sci “Lavarelle”, poi la pista dell’ “Anfiteatro” fino ad arrivare in prossimità dell’arrivo dell’impianto di risalita omonimo. Da qui si punta a risalire il conoide di neve dirigendosi verso la porzione centrale della parete fino a pervenire all’attacco (si veda foto);1h-1h15′ dal parcheggio in caso di pista battuta. Una seconda ipotesi, se gli impianti sono aperti, è quella di utilizzarli: da tempo l’impianto dell’Anfiteatro non è attivo, basta tuttavia utilizzare l’impianto “Del Caprio” che conduce a Colle Del Caprio. qui con un traverso a mezza costa verso N si raggiunge l’anfiteatro. Da qui si risale il conoide fino all’attacco dell’itinerario, 30′ dal parcheggio.

Le indicazioni sono date tutte faccia a monte se non espressamente specificato.

Attacco

La via parte in corrispondenza di nette colate di ghiaccio che ne caratterizzano gran parte della prima lunghezza; queste si trovano a sx di un netto diedro/rampa con alla base un grosso sgrottamento da cui conviene far sicura.

Relazione

L1 40m, AI4. Dallo sgrottamento si traversa a sx verso le evidenti colate e stalattiti, si attacca il loro margine sx dove le pendenze sono meno sostenute. Si percorrono quindi 6-7 m di arrampicata su ghiaccio da sogno a  80°-85°, poi si obliqua a sx con pendenze inferiori dirigendosi verso il diedro roccioso su cui si sosta (vecchio chiodo artigianale arancione inservibile, sosta da attrezzare)

L2, 30m, AI3. Dalla S1 si torna a sx, si affronta prima un tratto a 60°, poi il muro tecnico  e continuo a 80°, si perviene ancora ad un tratto più facile e si sosta sempre sul diedro a dx, alla base di un tetto in cui il diedro è sbarrato da un tratto verticale di misto/ghiaccio (sosta da attrezzare)

L3, 50m, AI4+, M5. Dalla S2 nuovamente in obliquo a sx, ci si porta sotto il primo muro, si superano 3 m verticali su misto e/o ghiaccio fino ad una piccola zona appoggiata dove è possibile proteggersi nuovamente. Da qui con delicato obliquo si torna a dx (80°/85°) puntando al fondo del diedro, lo si raggiunge e si sale per 7-8 m a 90° in spaccata su ghiaccio e misto (protezioni distanti e roccia non sempre buona). Poi con difficoltà via via minori si raggiunge il pendio nevoso sommiate. Sosta da attrezzare su roccia o neve.

Con altri 80-90m circa di pendio nevoso si perviene alla cresta in prossimità del caratteristico casotto dei VV.FF. (ripetitore con antenna circolare)

DISCESA

Due possibilità. La prima è dirigersi verso N (con piste da sci sulla dx) mantenendosi in prossimità della cresta, perdere quota fino ad un intaglio netto ed ampio. Imboccarlo, con un primo tratto più ripido 40°-45°), poi con pendenze minori riporta all’interno della conca. Si passa sotto la parte del “Pandoro” ed infine si perviene di nuovo all’attacco della via (20′)

La seconda è preferibile se non si sono lasciati gli zaini alla base, se si vogliono riprendere gli impianti per scendere o se la condizione del manto nevoso sconsiglia di ripercorrere il conoide alla base delle pareti.  Seguire la cresta in direzione S (opposta quindi alla prima soluzione), perdere leggermente quota fino ad intercettare un recinto in cavo di acciaio ed aste di ferro. Seguirlo costantemente man mano che degrada verso valle fino alla quota dell’arrivo dell’impianto del Caprio: qui si potrà decidere di traversare a dx per raggiungerlo o proseguire verso la sottostante pista da sci.

MATERIALE

N.d.a, 6 chiodi da roccia, 4-6 chiodi da ghiaccio medio-corti, 2 ganci tipo “Bulldog” DMM, friend medi (viola, verde, rosso BD)

 

Chiara in uscita da L1

 

Chiara dalla S1

Verso la vetta da S3

Il lago del Matese

Prospettive dal terzo tiro!

L2

Ancora Chiara su L2

Chiara in uscita da L1

Qui in uscita dalle difficoltà di L3

Io prima di iniziare l’impegnativo terzo tiro

Inn azione su L3

Verticalità su L1

 

 

 

 

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