Gennaio 2026
Ho osservato quel lungo diedro tante volte, ma alla fine altri progetti hanno sempre avuto la meglio. E quella linea, seppur tanto evidente, è sempre rimasta non salita. Il periodo sembra avviarsi verso qualche giorno di freddo e mi torna in mente che si potrebbe proprio andare lì. Ogni volta è sempre un po’ scegliere in un’urna che ha diverse possibilità, ma il tempo è limitato e bisogna scegliere. A volte decido di aprire una via nuova piuttosto che andare a ripetere qualcosa già esistente che è in condizioni. Altre volte accade il contrario. Oppure succede che ci sono due tre linee nuove che potrebbero essere salite, ma bisogna scegliere. Sì perché ormai in questa fase climatica, a differenza di 10-15 anni fa, i periodi freddi sono molto limitati per durata. Spesso si tratta di 2-3 giorni e poi stop. Poi torna il caldo e tutto ciò che magari hai osservato, il giorno seguente, diventa non più scalabile. E’ già accaduto e continua ad accadere, con delusioni e musi lunghi facilmente immaginabili. Ok deciso, vado alla Grotta delle Ciaole ad aprire quel diedro! Ma con chi? Altro problema.. infrasettimanale, lavoro noioso e sostanzialmente votato all’ipotermia costante quello dell’assicuratore… una combo di caratteristiche che rendono il tutto poco appetibile. Ho sempre avuto un grande riconoscimento verso chi mi ha accompagnato in avventure del genere, a volte senza nemmeno scalare. Una via, anche un monotiro, si apre sempre in due e questo è bene ricordarselo. Per questa volta, come sempre più spesso mi capita, decido di andare da solo, di scalare in solitaria auto-assicurato. Avrò come compagno il mio zaino ed il mio thermos, nonché tanti snack super energetici, oltre che tutto il, materiale tecnico. Per i non addetti ai lavori, significa che ogni tiro bisogna percorrerlo tre volte: due in salita ed una in discesa.
Preparo tutto il necessario la sera prima, un rito che ormai fa parte della mia vita da 20 anni, a cui sono particolarmente attento: dimenticare qualcosa, anche un singolo attrezzo, potrebbe significare vanificare tutto e buttare una giornata all’aria. Non c’è compagno che possa rimediare ad una dimenticanza. O hai predisposto con attenzione o fallisci miseramente. Per questo motivo resto estremamente concentrato, disponendo tutto il materiale a vista prima di infilarlo nello zaino. Che alla fine non pesa mai meno di 20-25 kg. L’arrampicata su misto è la sintesi di tutte le discipline verticali, roccia e ghiaccio: il set di materiale occorrente è davvero enorme. Anche se con il tempo ho imparato a limare e ridurre, volumi e pesi restano sempre ragguardevoli. Tutto si somma, quindi, a fare in modo che la concentrazione resti assoluta, ben prima della scalata vera e propria. So, tuttavia, che la soddisfazione, se la montagna mi lascerà salire, sarà proporzionale all’impegno profuso.
21 gennaio 2026
Giornata frizzante, temperature belle negative, qualche centimetro di neve caduto nella notte rende tutto più scenografico e scozzese. Chiudo il portellone del mio Landy caricandomi lo zaino pesante, un veloce saluto a Leone Marino (alias Giulio Galeassi) anche per dire dove sono diretto e poi via. Uscito dal bosco – gesto che avrò fatto in quel luogo decine e decine di volte – mi arresto sempre e ammiro la parete e la sua maestosità. Ogni volta ripeto questo che è ormai un rito: un minuto ad osservare in silenzio, tenendo tra i denti la mia collana di legno. Raggiungo la grotta, un sorso di the e poi subito a preparare il tutto. Il momento di azione, dopo tanti preparativi, è giunto. Ecco che l’immaginare ciò che avrei potuto trovare lascia posto alla realtà della linea e della parete. Inizio “croccante” con quello che sarà il passo chiave del tiro (un passo tecnico in strapiombo in un diedro-fessura stretto. Si prosegue con altri boulder e ribaltamenti (ma più facili) fino ad agganciare l’agognata sezione di ghiaccio (tra il WI3+/WI4) dove finalmente posso “rilassarmi” un po’. Arrivo dove avevo previsto di mettere la sosta e con un ultimo sforzo termino questo tiro lungo 25m. Prima di calarmi definitivamente, do uno sguardo a quello che potrebbe essere il prosieguo di questa linea esigente. A naso mi pare che quello appena aperto, in confronto, è solo un discreto riscaldamento! E’ ormai tardo pomeriggio ed è quasi ora di rientrare, anche perché, tra fatica e freddo, inizio ad accusare..
2 febbraio 2026
Dopo qualche settimana torno con Sacchetto a ripetere la linea e la valutiamo un bel M7+, tutto sommato una linea “mild” in un mare di linee “hard”. La sezione dura si conferma essere quella appena sopra la prima sosta con una sequenza super delicata e tecnica che conduce ad un primo riposo totale. Da qui non abbassare la guardia e continuare con diffidenza e grinta fino alla sezione di ghiaccio che regala la meritata gioia.
Nasce così “That girl”, uno dei pochissimi pezzi dei Maiden aventi come oggetto una donna, una donna a cui tenere, per cui valga magari la pena ingaggiare una lotta con un tetro e repulsivo diedro-fessura di misto scozzese!
Materiale: corda da 50m, 12-14 rinvii, un paio di chiodi corti da ghiaccio eventualmente per la parte alta (non usati in apertura).
La via è attrezzata a fix inox compresa la sosta con anello di calata. Le prime protezioni potrebbero essere coperte da ghiaccio..
GRAZIE a chi mi supporta costantemente: Camp Base Outdoor Roma, Petzl
































