• 1 rp
  • avvicinamento durante una giornata di apertura
  • avvicinamento il giorno della 1 rp
  • fessura strapiombante 1 rp
  • freddo in parete
  • in apertura
  • in apertura autoassicurato
  • in vetta prima rp
  • l'inizio del liscio diedro
  • la piramide prima rp
  • la scozia prima rp
  • DCIM101GOPRO
  • liscio diedro 2 prima rp
  • liscio diedro prima rp
  • DCIM101GOPRO
  • liscio diedro, prima rp - foto m di chiro
  • Michele durante la prima rp
  • DCIM101GOPRO
  • traverso inverso prima rp
  • tracciato brave new world

“BRAVE NEW WORLD” – Nuova via alla Grotta delle Ciaole, Matese

Brave New World – Monte Croce Matese 

È la lunga storia di un sogno che finalmente si è realizzato. Fin qui niente di nuovo per tutti quelli, come me, che ancora si entusiasmano a tracciare linee mentali su pareti di roccia e ghiaccio. Forse il “viaggio” in questo caso è stato ancora più affascinante di quello che avevo semplicemente immaginato. Non è stato un viaggio facile, per tanti motivi e a dire il vero non sono mancati momenti di sconforto, momenti in cui mi sono sentito piccolo ed inconcludente nei confronti del mio sogno. Giornate in cui sembrava remasse tutto contro. 

La storia di questa linea inizia con la storia di un’altra via, “Learning to fly”. Era il gennaio del 2014 e con Michele aprimmo tre tiri di “Learning”, dal basso. Questi presentavano difficoltà costantemente crescenti (non che avessi dubbi), ma alla roccia molto strapiombante nel terzo tiro si univa anche una carenza di appigli.. tutto diventava aleatorio. L’idea di vincere, con difficoltà umane, la parete che sovrasta la “Grotta delle Ciaole” subì dunque un brusco arresto. Tuttavia non mi ero mai rassegnato: ogni volta che passavo da quelle parti, come un bambino col naso spiaccicato contro la vetrina del negozio di giocattoli, mi fermavo a cercare un’idea, una soluzione  che mi portasse fuori da tanto vuoto strapiombante per attaccare la parte più “umana” di parete. 

La lampadina si accese quando aprii la mente ad una linea che non fosse una goccia d’acqua, bensì qualcosa che cercasse il meno difficile in quel mare di vuoto. Dalla S2 di Learning parte una stretta cengia verso dx che conduce ad un netto diedro al centro della parete. Quella poteva essere la chiave di tutto, quantomeno di accesso al diedro. Affiancato da Laura aprii quello che ho poi ribattezzato il tiro del “traverso inverso” ed anche la prima parte del “liscio diedro”. Tutto questo senza farci mancare giornate buttate al vento, come quella in cui dopo aver risalito i primi tiri, la parete inizio’ a colare acqua ovunque, costringendoci ad una mesta ritirata. O quella in cui la corda fissa lasciata era diventata un fuso di ghiaccio di 10 cm di diametro.. Insomma mai una gioia, sembrava. Il pensiero era sempre li, tanto che il “Liscio diedro” lo terminai in solitaria ed anche i tiri successivi, tra l’altro questi ultimi anche in libera. 

Mancava la ciliegina sulla torta, la prima ripetizione; ma volevo che fosse una ripetizione speciale, che desse risalto alla cima a cui la parete appartiene: Monte Croce (o Cima Croce). Vetta questa molto poco frequentata ma che, proprio per questo, ha un fascino particolare. La prima ripetizione è stato un viaggio nel viaggio, una giornata dalle emozioni fortissime per me, sensazioni difficili da trascrivere. Tanto lavoro e dedizione hanno trovato realizzazione in una giornata serena, di sole in cui la montagna ci ha fatto dimenticare il tanto freddo patito in parete (per me) e sulle soste (per i miei compagni) durante le tante giornate di apertura. 

Spuntando sulla vetta abbiamo trovato ad accoglierci un nuovo mondo bellissimo; alle spalle avevamo lasciato un segno che credo possa rappresentare una nuova concezione di scalata per il nostro territorio. Un punto di inizio, affatto un punto di fine. 

Grazie a Laura D’Alessandro e a Michele Di Chiro per avermi assecondato ed affiancato in questo splendido sogno realizzato. 

Grazie a Climbing Technology, Garmont e Campo Base Outdoor Roma per il continuo supporto.

Riccardo Quaranta Guida Alpina UIAGM

 

RELAZIONE

M. Croce Matese (1957m), parete N

BRAVE NEW WORLD (M8, WI5+/6, 5c, A1, ED+; 260m + 200m ca. fino in vetta)

Aperta dal basso in più riprese tra il 2019 ed il 2021; 1° tiro da R. Quaranta e M. Di Chiro; 2° e 3° tiro da R. Quaranta e L. D’Alessandro; i restanti tiri da R. Quaranta in solitaria e libera. 

I RP integrale (fino in cima a M. Croce) con la libera di tutti i tiri eccetto il 3°: R. Quaranta e M. Di Chiro il 25/3/2021

Itinerario tecnicamente difficile, difficile da trovare in condizioni; combina la visione moderna del dry-tooling con il misto moderno fino al misto classico. La via può essere suddivisa in una prima parte, che racchiude le difficoltà più elevate (ma ampiamente confortate dall’uso di fix) ad una seconda parte più squisitamente “classica”, dove torna fondamentale saper proteggersi e destreggiarsi su terreni di memoria “scozzese”. La ripetizione integrale diventa quindi una salita completa, in un ambiente che si fa man mano più selvaggio; da non sottovalutare la discesa, sia per problemi di orientamento nel caso di ridotta visibilità sia per le condizioni del manto nevoso. 

I tiri sono stati tutti liberati tranne il tiro del “Liscio diedro” che presentava ghiaccio estremamente sottile viste le condizioni “magre”; ciò ha costretto all’uso dell’artificiale nel tratto centrale della lunghezza, ma in condizioni migliori si spera sia percorribile in libera.

Materiale: almeno 12 rinvii, 1-2 chiodi da ghiaccio corti, 1-2 ganci da misto, friend medio-grandi, n.d.a.

ACCESSO

Dalla stazione sciistica di Campitello Matese reperire il sentiero che dall’arrivo dello ski-lift “San Nicola” conduce alla Grotta delle Ciaole (bolli di vernice diradati sugli alberi). 20’-1h a seconda dell’innevamento. Prestare attenzione all’ultimo tratto dell’avvicinamento, quando si esce dal bosco: valutare la stabilità del manto nevoso!

L1 : (WI 5, M8, 25 m. tiro della “Fessura strapiombante”) Attaccare circa 15 m a sx dell’entrata della grotta, in corrispondenza di un diedro strapiombante obliquo (spit) con ghiaccio sulla dx; seguire il diedrino fessurato (fix) fino ad una piccola cengia, sulla dx, dove è posta la sosta per la moulinette. Da questa attaccare l’evidente fessura appena a sx (clessidra con cordino in kevlar lasciato), seguendola con arrampicata molto fisica fino a raggiungere gli spit, superare il termine della fessura (passo chiave) e sostare. Sosta su due fix collegati.

L2 (5c ed M6+, 15m. Tiro del “Traverso inverso”): Con un primo passaggio boulderoso salire e superare la prima protezione, poi in traverso orizzontale verso dx (tralasciare le protezioni sopra la testa che sono di “Learning to fly”) che consiglio di affrontare senza picche fino ad una sosta; superarla con passaggio aleatorio (passo chiave) per guadagnare una nicchia e da questa con un ultimo passaggio tecnico raggiungere la sosta su massi incastrati. Sosta su due fix collegati.

L3 (WI 5+/6, M7 e X, A1, 25m. Tiro del “Liscio diedro”): Dalla sosta ancora in traverso verso dx ad agganciare il freestanding, risalirlo con arrampicata spettacolare ed esposta fino ad entrare in un netto diedro. Superare una sosta ed affrontare la prima parte del diedro generalmente con buon ghiaccio; superare un primo passaggio strapiombante che immette nella parte alta e liscia del diedro. Superarla con arrampicata super tecnica (A1 in caso di ghiaccio estremamente sottile). Quasi alla fine del diedro spostarsi un metro a sx su ciuffi di erba e muschi, poi nuovamente dritti. Superare un ultimo passaggio strapiombante e sostare comodamente in una nicchia. Sosta su due fix collegati. 

L4 (M6+/7, 25m. Tiro “Verso la luce”): Dalla sosta a sx con un 2-3 passaggi non banali riprendere un sidro fessura con erba e muschio ghiacciati (passo chiave), superare un bombè che immette su un pendio a 70°. Da qui leggermente a dx a prendere una larga fessura intasata di ghiaccio. Risalirla con bella arrampicata mai sostenuta fino ad un pendio con rocce sulla sx su cui si sosta. Sosta su due fix collegati.

L5 (M5, 40m. Tiro “La Scozia”): da S4 salire il pendio puntando ad una specie di goulotte, attaccarla (passo chiave) e seguirla puntando ad un tetto roccioso leggermente a sx. Da questo (fix) a dx a riprendere la goulotte che si fa più incassata. Superare una sosta sulla sx (da qui ci si cala se non si vuole terminare la salita), passare accanto ad un albero ed infine leggermente a sx verso delle rocce affioranti, poco sotto un pendio nevoso, dove si sosta. Sosta su due fix da collegare. 

L6 ( 50° con passo a 70°, 50m. Tiro di collegamento): Dalla sosta a sx, superare un tratto più verticale che immette su un pendio. Percorrerlo puntando ad una aretina con forma vagamente piramidale e sostare sul lato dx. Sosta da attrezzare.

L7 (M4 e 60°, 40m. Tiro “La piramide”). Dalla S6 ci si sposta a sx e si attacca la parte centrale della parete che presenta una sorta di diedro/goulotte molto aperta; la si sale, si supera una costola rocciosa sulla sx (possibilità di proteggersi) e poi dritti su una crestina dove si sosta. Sosta da attrezzare. 

L8 (50° e misto facile, 40m. Tiro “La cresta”). Si prosegue su una crestina rocciosa appena accennata con difficoltà sempre minori fino ad un grande masso isolato, all’inizio di un ampio pendio nevoso, su cui si sosta. 

Da qui con altri 200 m di dislivello, seguendo prima il pendio poi una crestina leggermente a sx si perviene alla cima di M. Croce Matese. 

DISCESA

Dalla cima di M. Croce Matese ci si sposta in cresta verso est fino a raggiungere l’ampio e concavo pendio della parete est. La si discende tenendosi sul margine sx (faccia a valle) del pendio nevoso (prestare attenzione alla stabilità del manto). Si raggiunge il bosco ed in diagonale verso sx, evitando dei salti rocciosi, si riprende il sentiero di accesso alla Grotta delle Ciaole, non lontano dall’arrivo dello ski-lift “San Nicola”. 

 

Share

“Power” – Rocca Oratino – Video apertura

Video amatoriale dell’apertura di “Power”, alla parete ovest della Rocca di Oratino in Molise. I primi due tiri sono stati aperti in autosicura dal basso e i restanti sempre dal basso ma affiancato dalla preziosa sicura di Laura. Ho aperto questa via adottando uno stile che prevedesse di piazzare le protezioni fisse laddove piantavo chiodi in maniera da far restare inalterato l’ingaggio complessivo. Questo si traduce in lunghi run-out sul terzo tiro che rappresenta il tiro chiave sia per impegno psicologico che per difficoltà tecnica. Successivamente all’apertura la via è stata pulita da terra e sassi; i fix da 8mm sono stati tutti sostituiti da resinati 10mm in inox 316L, comprese le soste. Resta tuttavia un itinerario NON sportivo per le ragioni prima menzionate. Sezioni atletiche nelle prime due lunghezze si alternano a sezioni più tecniche e di boulder come il terzo tiro; le ultime lunghezze offrono invece un’arrampicata di relax e scorci panoramici notevoli. Per la relazione dettagliata si rimanda a questo link: https://www.planetmountain.com/rock/v… oppure in forma cartacea sulla guida “Molise Rock” edita da Versante Sud.

Si ringrazia: Climbing Technology – Garmont – Campo Base Outdoor Roma

Share
  • IMG_7186
  • IMG_7189
  • IMG_7194 2
  • IMG_7213 2
  • IMG_7225 2
  • IMG_7233 2
  • IMG_8002
  • tracciato battle hymn copia

Battle Hymn – Inno di Battaglia, M. Croce Matese – Relazione

Questo inverno non ci possiamo lamentare: iniziato come da anni non si vedeva..infatti eravamo ancora nel 2020 e qualche ulteriore novità ce la doveva riservare. Non male comunque, quindi, per gli amanti della neve e del ghiaccio. Nel gruppo del Matese già da dicembre 2020 si sono potuti salire diversi itinerari sia classici che più moderni, segno di condizioni già più che buone.

Soliti giri quindi con il naso all’insù per cercare di capire dove potersi divertire magari salendo qualcosa di nuovo. 

Rientro da una due giorni in zona Sperlonga per lavoro e subito il giorno successivo sono in giro di perlustrazione insieme a Michele (“Slot” per gli amici). Visto che in alto c’è già nebbia, decidiamo di vedere la situazione alla Grotta delle Ciaole, altro luogo culto per gli amanti del ghiaccio/misto/dry matesino. Per fortuna avvicinamento su fondo duro, che goduria…ogni volta che si esce dal boschetto e la parete si palesa, per me è come grattare un “gratta e vinci”. C’è sempre emozione, c’è sempre la foga di sapere come stanno le “classiche” (in realtà qui di vie classiche in senso alpinistico ce ne sono un paio al massimo…sic) Dato uno sguardo generale, mi cade l’occhio su una bella linea accanto a “The talisman”, via che ho aperto anni addietro. Sembra un giusto compromesso tra ghiaccio, roccia e impegno atletico.. Finiamo il giro di perlustrazione e saliamo alla fine “Spyroid”, che regala sempre belle emozioni (e mutande parzialmente colorate..).

Dopo un paio di giorni siamo alla base, armati di tutto punto per aprire la linea che avevo osservato. A noi si è unito anche Antonio, in arte “Sacchetto”, per lui si tratta della prima apertura di una via di misto. La costante della giornata sarà un freddo micidiale, visto che partiamo dal parcheggio con – 5 °C e vento sostenuto da N. Ovviamente la parete dove ci troviamo è esposta a N. Attacco la linea di ghiaccio con ottimismo, ma alla fine la situazione è peggiore di quanto avessi immaginato visto che in alcuni tratti il ghiaccio è staccato totalmente dalla base (probabile effetto della pioggia dei giorni precedenti). Quindi si succedono i “crock”, come se stessi scalando su una parete di patatine fritte..e tutto ciò non mi rende affatto tranquillo. Sarà anche per questo che dopo nemmeno 5-6 m e il primo fix messo, mi arriva una bollita epica e..blasfema. Intanto più si sale e più il venticello aumenta. Mi porto sotto quello che sarà il tratto chiave della via, ma decido di recuperare i miei compagni, per evitare che congelino del tutto. Attrezzo una sosta che sarà solo provvisoria per l’apertura e li recupero. Il morale sembra buono, come i processi di congelamento in atto (sorrido ripensandoci..). Riparto con un bel runout dalla sosta, passo a 95° non protetto (pur volendo non si metteva niente), quindi stringo i denti e continuo.

Uno dei passi chiave della via, su L1.

Finalmente riesco a proteggere in maniera a discreta e poter mettere l’ultimo fix di progressione che mi resta. 

Anche mettere la sosta definitiva di questo primo tiro non è facile, ma alla fine riesco e posso finalmente dare l’ok ai miei compagni per recuperarli. La novità è che entrambi hanno deciso di scalare con il piumino..cosa che non è mai accaduta; in particolare Michele di piumini addosso ne ha due..tanto per dare un’idea sulla temperatura. Dal canto mio, mentre li recupero, bevo tè caldo e indosso anche io il piumino, con cui concluderò poi tutta la scalata.   

Il secondo tiro si apre con un traverso a piombo come  un muro di cemento, una serie di passi tecnici per aggirare uno spuntone di roccia e andare ad agganciare una lingua di ghiaccio (vista in realtà dal basso il giorno della perlustrazione). La verità è che quando riesco ad affacciarmi e vedere di persona la consistenza e cosa mi aspetta, beh confesso che non sono stato proprio entusiasta.

Terreno sempre con ghiaccio sottile e senza roccia dove proteggersi. Vabbè vado, ne uscirò anche questa volta..spero senza niente di rotto! Alla fine tiro salito quasi slegato, ad eccezione di un chiodo decente messo poco prima della sosta..mi viene in mente un ritornello cantato da un mio caro amico, sempre durante un’apertura..”comunque andare..”. Anche l’ultimo tiro, che doveva essere una passeggiata, nasconde l’insidia dell’erba non piccozzabile e di un sottile strato di ghiaccio non portante. Quindi sempre con attenzione e senza mai mollare la concentrazione arrivo al boschetto che è sopra la parete. Qui il vento è davvero intenso e con esso il freddo: gela tutto, geliamo noi, materiale compreso. Quindi via di corsa, doppie e scendiamo a temperature più ragionevoli.

E’ nata “Battle Hymn”, come al solito una bella lotta, lotta che per me significa sempre un onesto confronto con me stesso. Grazie ai miei compagni di salita, Sacchetto & Slot per il freddo condiviso! 

“Battle Hymn” – Inno di Battaglia  – M. Croce Matese. 100 m, TD/TD+, tratti a 90/95° 

Riccardo Quaranta, Michele Di Chiro, Antonio Patullo il 18/1/2020 dal basso.

ACCESSO GENERALE

Dalla località di Campitello Matese si segue l’accesso alla parete della Grotta delle Ciaole, per il quale si rimanda alle informazioni reperibili facilmente in internet o alla guida cartacea “Ghiaccio d’Appennino”.

Il settore è il primo che si incontra uscendo dal bosco, dove corre la via “The talisman”, sul margine sx della parete N di M. Croce Matese.

Rispetto a “The talisman”, l’attacco di “Battle Hymn” è circa 10-15 m a dx su un muro abbastanza verticale (spit visibile a 5m). Si veda anche la foto del tracciato.

ITINERARIO

L1 (40m, M5/M6, 3 spit)

Si attacca un muretto a 70°, si supera un tratto a 80° (fix) e poi più facilmente, in leggero diagonale a dx, ci si porta alla base di un camino appena accennato (fix). Da qui dritti con passo a 90-95°, poi in leggero traverso a sx. Di nuovo dritti (fix), a prendere una leggera diagonale a dx, puntando ad un evidente zona rocciosa con un piccolo sgrottamento. Sosta a fix.

L2 (25m, M5) 

Dalla scomoda S1 si traversa pressoché orizzontalmente a sx (passo a 90°, tecnico e delicato) ad agganciare una lingua di ghiaccio, erba gelata e roccia. Da qui dritti puntando ad una specie di tetto che sbarra la parete in alto: terreno sempre delicato con difficoltà nella protezione. Si perviene sotto il tettino dove si sosta. Sosta a fix. 

L3 (35m, M3/M4 ed erba gelata)

Dalla S2 in traverso a dx, si supera un tratto più verticale (70/75°) ma non difficile se in condizioni, poi dritti su terreno via via più appoggiato, puntando agli alberi al termine del pendio. Sosta su albero (cordone lasciato).

DISCESA

In doppia con mezze corde da 50m o 60m. Da S3 a S2 e da S2 a terra. 

MATERIALE

Ganci da misto (almeno 2-3), 1-2 viti da ghiaccio corte, chiodi da roccia, friend piccoli, n.d.a.

Share

RINVIO BERRY SET DY & IMBRACO DEDALO: RECENSIONE

In questa review vi parlerò delle impressioni che ho riscontrato nel test di due prodotti della casa di hardware italiana Climbing Technology : il rinvio BERRY SET DY e l’imbracatura DEDALO.

Iniziamo con la scheda tecnica dei rinvii BERRY SET:

Rinvio misto polivalente, equipaggiato con moschettoni compatti e forgiati a caldo. Ideale per svariati usi in arrampicata sportiva e vie a più tiri.

Caratteristiche principali:

  • moschettone superiore con leva dritta best-grip e chiusura catch-free, che agevola l’inserimento/rimozione della corda;
  • moschettone inferiore con leva in filo provvisto dell’innovativo sistema di chiusura brevettato FG (Free Gate) che evita l’impiglio della corda durante l’uso;
  • disponibile nelle lunghezze da 12, 17 e 22 cm con fettuccia in Dyneema da 11 mm;
  • provvisto di ferma-fettuccia FIXIT in gomma sul moschettone inferiore, che ne previene la rotazione durante l’uso e protegge la fettuccia dall’usura.

Prodotti nelle lunghezze 12cm (90 g), 17cm (92 g) e 22cm (94 g)

Test sul campo

Ho avuto modo di provare le versioni da 17 e 22 cm di lunghezza su terreno sia sportivo che d’ambiente.

La prima caratteristica che balza all’occhio (meglio sarebbe dire “all’imbraco”..) è l’ingombro ridotto ed il peso assai contenuto: non vi accorgerete di averli con con voi. Questa caratteristica è importante per vie che richiedono tanto materiale. Non siamo ai livelli di leggerezza dei “fratelli” FLY WEIGHT SET EVO DY ma i Berry hanno struttura decisamente più resistente e sono il frutto di un’intelligente combinazione di un moschettone a leva classica (lato roccia) con un moschettone con leva a filo (lato corda). E’ da tempo noto che la leva a filo, avendo una massa minore è meno soggetta ad apertura derivante dalle vibrazioni generate dallo scorrimento veloce della corda durante un volo. Oltre ad essere più leggere rispetto alle leve classiche. Ma la leva a filo del Berry ha una marcia in più rispetto a tutte le leve a filo: il sistema Free Gate che elimina il dentino sulla parte fissa del moschettone, impedendo che la corda vi si impigli. La leva lato roccia è dotata anche essa di una chiusura “catch free”, che è l’equivalente del più blasonato “key-lock”. La fettuccia è in robusto Dynema di larghezza 11mm, anche questa giusto compromesso tra leggerezza e maneggevolezza (seppur più difficile da “mungere” rispetto alla classica in PA, è sempre possibile farlo). Un ferma fettuccia di ultima generazione completa il prodotto sul lato “corda”.

Ultima nota, per gli amanti del pendant di colori, i Berry sono prodotti in due colorazioni in modo da poter essere combinati cromaticamente con le imbracature DEDALO o MUSA.

Pro

  • ottimo bilanciamento tra peso/ingombro vs. resistenza e durata
  • unicità della chiusura Free Gate sul moschettone con leva a filo; e sul campo funziona davvero.
  • finiture di qualità elevata (ad esempio il dispositivo Free Gate è in acciaio inox..)

Contro

  • il prezzo.. un concentrato di tecnologia come questo si paga!

Giudizio finale

Un rinvio che diventerà un punto di riferimento con cui le altre aziende si confronteranno. Lo consiglio per vie lunghe sportive o da integrare, soprattutto nelle lunghezze 17 e 22 cm. Voto: 9 su 10.

_________________________________________________________________

Passiamo alla scheda tecnica dell’imbraco DEDALO:

Imbracatura regolabile a tre fibbie leggera e polivalente, sviluppata per vie lunghe, alpinismo e arrampicata.

Caratteristiche principali:

  • struttura interna progettata per un’ottimale ripartizione del carico;
  • cintura lombare ampia ed ergonomica, con imbottitura e rete sottili che conferiscono un ottimo comfort d’uso e in sospensione;
  • cosciali regolabili provvisti di fibbia per adattarsi rapidamente alle varie morfologie;
  • anello di assicurazione di ingombro ridotto per agevolarne l’uso con corde, longe e/o con il moschettone del dispositivo di assicurazione;
  • due porta-materiali frontali rigidi per facilitare l’aggancio e lo sgancio dei rinvii;
  • due porta-materiali posteriori flessibili per accogliere l’attrezzatura e uno posteriore per il posizionamento degli accessori;
  • due passanti laterali per moschettoni porta-materiale e anello posteriore per sacchetto porta magnesite.

Test sul campo

Testato nella taglia “M” che è una delle 4 misure disponibili, anche per questa new entry in casa CT ciò che colpisce di primo acchito è l’estrema leggerezza (soli 345 g per la tg. M!) e l’ingombro ridotto. Ho avuto occasione di indossarlo in giornate di multipitch su roccia così come in giornate in falesia.

Le tre fibbie consentono una precisa e facile regolazione, anche con mani guantate e l’eliminazione di una fibbia (presente in altri modelli come il WALL) non si fa notare sul versante della praticità. Appesi in sosta la sensazione è di completo confort, con il peso correttamente distribuito sulla fascia lombare che gode di un moderno sistema costruttivo: nonostante sia sostanzialmente sottile, riesce a garantire ottimo sostegno. Anche sui cosciali e nella zona dell’inguine la sensazione è sempre quella di comodità e leggerezza. Inoltre riesce a trovare facilmente posto in uno zaino dato l’ingombro davvero minimo per un’imbracatura di questo genere.

In parete la disposizione dei porta materiali consente un rapido accesso sia visivo che manuale; i due porta materiali frontali sono rigidi per velocizzare l’apertura dei moschettoni e sufficientemente ampi da ospitare un set da 12 rinvii più 4-5 friend. I due porta-materiali posteriori sono più morbidi e consentono al materiale di essere sempre spostato “in avanti” e quindi più disponibile. Un ultimo porta materiale è presente dietro centralmente, molto leggero e sottile, deputato (secondo me) ad ospitare ghiere e dispositivi di recupero necessari una volta arrivati in sosta, o altra attrezzatura che ha un limitato uso durante la scalata. Ad integrare quelli descritti, c’è un piccolo anello posteriore a cui legare il sacchetto del magnesio e due predisposizioni laterali per ospitare porta-materiali aggiuntivi in plastica, questi ultimi indispensabili se si ha con se martello e chiodi o se si adopera l’imbraco per scalate su ghiaccio (alloggio delle viti). Durante l’uso tale disposizione e forma degli accessori mi è parsa sempre funzionale, anche quando il materiale era cospicuo e necessitava di una sistemazione di rapido accesso (scalata trad). L’anello centrale posteriore risulta poco accessibile quando si arrampica con lo zaino, ma ciò è abbastanza inevitabile con tutti gli imbrachi (consiglio di serrare gli spallacci in modo che lo zaino “risalga”, lasciando più libera la parte lombare, facilitando l’accesso alla parte posteriore dell’imbraco).

Ottimo lavoro di alleggerimento è stato fatto sull’anello di servizio che risulta di larghezza ridotta il che agevola il collegamento di longe che siano esse di corda o fettuccia e il collegamento di moschettoni per le manovre di assicurazione. Sufficientemente robuste le asole del cinturone e dei cosciali, anello debole sul lungo periodo un po’ per tutte le imbracature.

Pro

  • Comodità ottima se comparata al peso e all’ingombro, conservando la polivalenza di un imbraco regolabile
  • Funzionalità nel numero e disposizione dei porta-materiali
  • Ottimo rapporto qualità/prezzo

Contro

  • l’aggiunta di ulteriori due alloggiamenti per porta materiali aggiuntivi in plastica non avrebbe guastato nel caso di uso su cascate di ghiaccio

Giudizio finale

Imbracatura che sto usando con grande soddisfazione su vie in ambiente, multi-pitch sportive e trad-climbing; insomma non delude in tutte quelle circostanze in cui occorre ridotto peso ed ingombro ma c’è tanto materiale da avere con se’. Voto: 9 su 10

Share

UNA GIORNATA A PIETRA MARTINO 2020

UNA GIORNATA A PIETRA MARTINO  2020

Sabato 21 novembre 2020

Pietra Martino è un monolite spettacolare che si erge isolato nei campi nel territorio di Salcito (CB).  Per le sue caratteristiche di isolamento, pregio paesaggistico e presenza di specie rare è inserita all’interno del S.I.C. “Torrente Rivo”.

Da anni l’ASD Orizzonti Verticali (www.orizzontiverticali.it), la Guida Alpina Riccardo Quaranta (www.riccardoclimbing.com) e il “Parco delle Morge” (www.parcodellemorge.it) lavorano alla valorizzazione turistico-sportiva di questo luogo. 

Quella di sabato 21 novembre sarà una giornata dedicata alla scoperta delle bellezze di Pietra Martino in cui si avrà la possibilità di raggiungere a piedi la “morgia” (termine molisano con cui si indicano i massi isolati), salire sulla sua cima attraverso un breve e divertente percorso poco impegnativo. 

Sarà una giornata dedicata in generale alla scoperta del nostro territorio e all’arrampicata che potrà essere praticata in autonomia (per gli esperti) oppure affiancati dalla Guida Alpina Riccardo Quaranta. L’incontro è ovviamente aperto a tutti gli sportivi che già praticano arrampicata e che con la loro presenza vorranno sostenere l’iniziativa e la diffusione di una giusta cultura di uso e fruizione del territorio mediante attività eco-sostenibili. 

NOTA COVID-19: è obbligatorio l’uso della mascherina nei momenti di permanenza alla base della parete.

PROGRAMMA

ORE 9:30

Ritrovo per tutti presso distributore di benzina Total-Erg sulla SP15 in prossimità del bivio per Salcito (https://www.google.it/maps/place/TotalErg/@41.7317516,14.4829402,23903m/data=!3m1!1e3!4m12!1m6!3m5!1s0x13309ba599186ce9:0x20a83d35ba20afcc!2sTotalErg!8m2!3d41.7313!4d14.5272!3m4!1s0x13309ba599186ce9:0x20a83d35ba20afcc!8m2!3d41.7313!4d14.5272)

ORE 9:45

trasferimento dal punto di ritrovo al parcheggio di inizio sentiero per Pietra Martino. Visita alla cima del monolite e trasferimento poi alla sua base.

ORE 10:30  – 17:00

inizio delle attività di arrampicata in autonomia ed inizio della lezione di arrampicata (10:30 – 15:00) con la Guida. Quest’ultima sarà rivolta a chi non ha esperienza/autonomia per quanto riguarda questa disciplina o a chi già arrampica ma voglia approfondire particolari aspetti, affiancato da un professionista del settore. Il materiale per la lezione sarà eventualmente fornito dalla Guida su richiesta. Il costo della lezione è di euro 40,00/persona previa iscrizione scrivendo a info@riccardoclimbing.com

Per chi arrampica in autonomia: è necessario padroneggiare le tecniche di sicura al primo e al secondo di cordata e la relativa progressione; avere materiale proprio.

Share

Stage di trad climbing alle Fiamme di Pietra, Corno Piccolo, Gran Sasso

Qualche foto ed un piccolo video della prima giornata dello stage di arrampicata trad svoltosi nello spettacolare scenario delle Fiamme di Pietra del Corno Piccolo, sul Gran Sasso.

Abbiamo iniziato con lo sgranchirci con un po’ di arrampicata in fessura in top rope, parlando delle varie tecniche di incastro.

Ci siamo poi occupati dell’attrezzatura necessaria a praticare il trad climbing (o arrampicata tradizionale), cioè friend, nut e cordini/fettucce.

Alla teoria è seguita la pratica nel posizionamento delle protezioni, fatta prima in top rope e successivamente da primi.

Le vie salite fanno parte del progetto #tradclimbingflames 2019 che ha dato vita a 20 tiri nuovi, tutti in stile “trad” su questo spettacolare angolo del Corno Piccolo (qui tutte le info sugli itinerari)

Grazie a Tony, Nicola e Pasquale per la fiducia e la bellissima giornata trascorsa insieme!

Share

Via Chiaraviglio – Berthelet al Corno Piccolo, Gran Sasso

Oggi giornata di pioggia, ne approfitto per montare qualche video realizzato durante questa stagione alpinistica così intensa. Estate 2020,  8 agosto.. tuttavia le condizioni, come si potrà vedere, non erano affatto estive. Ma avendo al seguito due tipi tosti come Lorenzo e Giuseppe, ce la siamo goduta lo stesso. Resta un itinerario storico e da non mancare sul Corno Piccolo.

Grazie a Garmont (le Dragontail LT si comportano ottimamente su questi terreni), Climbing Technology e Campo Base Roma per supporto nel mio lavoro come nella mia passione.

 

Share

The hidden step FA, Pietra Martino, Molise

Il video-racconto (amatoriale) della prima salita di questa via a Pietra Martino in Molise.

Una via pensata ed aperta nel 2010 che per varie ragioni non avevo mai salito dal basso piazzando le protezioni. Il video ne racconta un po’ la storia, la preparazione e la prima salita.

Il grado proposto è 7b trad, ma quello che mi ha dato più gioia è la capacità mentale che essa richiede. Buona visione!

Share

I caschi da alpinismo e arrampicata

Piccolo video-tutorial su un componente fondamentale dell’equipaggiamento di alpinisti ed arrampicatori. Elemento troppo spesso sottovalutato e un po’ snobbato, si è evoluto tantissimo, così che oggi è possibile trovare in commercio modelli che possano soddisfare ogni esigenza.

Il video vuole essere un piccolo aiuto nella scelta, per chi è al primo acquisto, oppure per chi vuole sostituire il proprio vecchio casco; ma anche un incentivo ad usarlo sempre, in qualsiasi attività verticale. Buona visione!

Share

Una giornata fortunata

Una volta un istruttore ci disse “ragazzi oltre a preparazione e capacità di vario genere in montagna serve sempre un’altra cosa: un po’ di sano culo”. Chi arrampica e va in montagna da un po’ credo che abbia verificato l’importanza della fortuna almeno in un caso; se così non fosse significa che ne avete davvero tanta!

Questa non vuole essere la storiella da leggere in tre minuti per ammazzare la noia, ma qualcosa di più. Vuole essere un racconto, tratto da una storia vera in cui sono il fortunato protagonista, che possa far nascere nel lettore qualche domanda circa i propri comportamenti. In montagna, in falesia, nel terreno d’avventura che preferite o forse anche nella vita di tutti i giorni.

La falesia di “Morgia Quadra” a Frosolone, Molise

Troppo spesso si mostra ciò che ha avuto un bel finale, la giornata perfetta dove abbiamo realizzato il nostro piccolo-grande sogno, dove ci sentiamo soddisfatti e pronti a mostrare agli altri  quanto siamo bravi, forti e belli. Rarissimamente comunichiamo quando abbiamo fatto una “cazzata” (passatemi il termine un po’ forte, vi prego). Anzi i nostri errori sono trattati sempre con grande reticenza, i primi a non volerli vedere, a volerli levare subito dalla testa e dai ricordi, siamo noi. Figuriamoci se ne vogliamo parlare in pubblico. Ancor di più se la nostra è una “fama” di esperti e navigati del mondo della montagna. 

Vedete questo è un grande errore che commettiamo quasi quotidianamente; è un comportamento sbagliato perché condividere un errore può aiutare altri a non caderci. Invece pensiamo solo a noi stessi, pensiamo a “che figura ci faccio se lo racconto a tutti?!?!”. Sbaglio o almeno una volta vi è capitato di agire così?

La falesia di Morgia Quadra, Frosolone, Molise

Bene, questa storia la racconto spesso nei miei corsi di arrampicata sportiva, soprattutto quando esce fuori il discorso “attrezzo da utilizzare per fare sicura”. Sì perché lo strumento protagonista, insieme al sottoscritto, ad un mio compagno di arrampicata e ad una corda, è un freno. Il mio compagno di arrampicata si chiamerà Bob, nome di fantasia.

Siamo nei primissimi anni 2000 ed io arrampico da qualche anno: entusiasmo enorme del ventenne, energie a profusione, un mondo – quello della scalata – che mi fornisce tanta adrenalina e voglia di superare limiti. I compagni di arrampicata, tuttavia, sono inversamente proporzionali al mio entusiasmo: sempre pochi ed altalenanti, conciliare poi le varie esigenze di impegni è altrettanto difficile. Quindi spesso mi accontento di prendere persone che hanno mostrato anche un solo timido interesse per l’arrampicata e le porto con me. Spiego loro al volo la gestione dei freni e si arrampica: io da primo e loro da secondi a provare i tiri. Alcuni, come Bob, si appassionano e iniziano a comprare i primi materiali per essere pronti alla prossima chiamata; lui a volte va anche da solo montando la corda dall’alto e facendosi auto-sicura con uno scintillante Gri-gri. 

Falesia di Morgia Quadra, Frosolone. E’ estate, io ho da poco attrezzato un nuovo tiro; si chiama “Cariocinesi”, per me è stata una delle prime vie di quella difficoltà che mi sono “permesso” di attrezzare. Quella linea mi aveva fatto sognare, incantato da un tetto finale, quasi orizzontale, che mi ricordava una foto di una via famosa negli Arapiles, in Australia (“Kachoong”), foto sulla quale la mia fantasia aveva viaggiato non poco. Chiedo a Bob se gli andasse di farmi sicura per provare il tiro, volevo cercare di liberarlo, ancora il passaggio sotto il tetto mi respingeva. 

Il tetto di “Cariocinesi” nella falesia di Morgia Quadra. Foto di L. Baratta

Bob ovviamente entusiasta; gli dico “fai sicura con il Gri-gri visto che lo stai usando da un po’ e io sono anche più tranquillo se dovessi volare”. Venivamo dall’uso di secchielli e – udite udite – mezzo barcaiolo; quindi l’essere entrati in possesso di quel nuovo strumento ci conferisce una sorta di invincibilità ed enorme fiducia che nulla possa accadere.

Ci controlliamo a vicenda, lui il mio nodo, io che la sua corda sia passata correttamente nel freno; check rinvii, smagnesata ed ok si parte. Supero il primo boulder, poi una più facile sezione di placca che conduce sotto un bel tetto quasi orizzontale di un paio di metri. Riposo quel che riesco, poi lo avviso che sto andando: via verso il passaggio chiave che è proprio sotto il tetto. A proteggere il passo c’è un rinvio posto a metà dello strapiombo, di modo che un eventuale volo conduca lo scalatore a cadere nel vuoto. Imposto il movimento, supero il boulder ed arrivo al margine del tetto. Ora devo ribaltarmi, ma ho perso troppe energie sotto e le mani si aprono. Credo di aver urlato un “voloooo” come sempre; quindi mi stacco ed inizio il viaggio verso il vuoto. Mi passa davanti l’ultimo rinvio moschettonato, poi anche il penultimo; poi anche il terzultimo ed inizio a pensare che qualcosa non va. Mentre mi scorre avanti la sezione di placca, il tutto ad una velocità assurda, l’unica cosa che riesco ad urlare è “bloccaaaaaaaaaa” ad un volume che credo mi abbiano sentito sulla costa. Finalmente, a 3 metri da terra, dopo un volo di circa 12m, la corda si arresta di colpo ed io con lei. Il fatto di esser volato sul rinvio sotto il tetto ha impedito che urtassi contro la parete appena scalata. Forse il problema sarebbe stato se avessi toccato terra…

Bob mi cala lentamente a terra. Non ricordo se fosse più stravolto il mio o il suo viso. Dopo aver riattivato la salivazione, gli chiedo “ma perché non mi hai bloccato???” e lui “Riccardo ho fatto una cazzata: vedendoti volare mi sono impaurito ed ho bloccato con la mano la camma del Gri-gri, levandola solo quando tu mi hai urlato blocca”. Intanto l’altra mano di Bob è ustionata dalla corda che è scorsa velocemente. Corda che ha preso tanta velocità durante il volo e che il bloccaggio repentino del freno (nel momento in cui Bob ha tolto la mano) ha “scamiciato”. Significa che la leva che la blocca contro la parte metallica del freno, ne ha anche lesionato la porzione esterna (la calza). Ma la corda nel suo complesso ha tenuto, per fortuna. Ancora questa fortuna, per la quale sono qui ancora a scrivere. 

Bob è ovviamente mortificato; io ho un misto di rabbia verso di lui, ma anche di gratitudine per avere alla fine fatto qualcosa per salvarmi la vita, credo.

Il tempo trascorre e con esso sono tornato dopo qualche anno e tante altre esperienze a valutare con occhi diversi quella giornata. Dalla rabbia iniziale verso Bob, la rabbia ed il rancore si sono spostati verso me stesso. 

L’errore non è stato commesso da Bob, bensì l’errore l’ho commesso io quando mi sono affidato a lui, considerandolo capace di gestire una situazione delicata come un volo e saperlo fare con quello strumento, senza averlo prima testato in una situazione “controllata”. L’entusiasmo, la passione travolgente mi aveva fatto perdere di vista cose ben più importanti; la ridotta capacità di analisi di un ragazzo non aveva contemplato la variabile “capacità dell’assicuratore in una situazione nuova”, come un volo sotto un tetto…non un semplice “blocca che non riesco ad andare oltre lo spit”. Essermi affidato ciecamente senza aver considerato la possibilità che lui non fosse in grado di farlo con sufficiente sicurezza.

Allora di questo aneddoto che analisi faccio oggi, con 20 anni di arrampicata alle spalle e forse con un po’ di vicende viste sulla mia pelle e girando fra falesie e montagne? 

Primo, che il mondo del verticale è pieno di persone che sbagliano, ma invece di analizzare in profondità l’errore si limitano ad attribuirlo al/i compagno/i di cordata: “tu non sai fare questo”, “ma perché non mi blocchi così”, “ma perché non ti sbrighi, a che ora vogliamo uscire dalla via?”. Ne avete mai sentite o vissute? Bene, chiediamoci ogni volta che ci sentiamo vittima di ciò che ci sta accadendo se non ne siamo anche parte o addirittura i principali artefici. Portare la ragazza a scalare e pretendere che faccia tutti i tiri che saliamo noi o che non entri nel primo rinvio della via al primo nostro volo non è colpa della malcapitata, forse è colpa nostra. E questo è uno dei tanti esempi che posso fornire, ma sono sicuro che ognuno dei lettori ne abbia sentiti, visti o vissuti a sufficienza. 

Secondo, che non esiste un freno più sicuro di un altro. E’ un concetto che non mi stanco mai di ripetere. Esistono comportamenti/scelte sicuri e comportamenti/scelte non sicuri. I freni sul mercato, a meno che ad un certo punto non vengano ritirati da questo, sono tutti sicuri. E’ l’uso che se ne fa a determinarne l’effettiva sicurezza. Come medesima attenzione (ed aggiungo formazione, allenamento, pratica) deve essere dedicata a freni semi-automatici (Gri-Gri, Vergo, Bird ecc.) rispetto ai freni dinamici (secchiello, Reverso, ATC, BeUp, ecc.). E non mi venite a dire che nel primo caso “eh ma almeno bloccano la corda se l’assicuratore molla tutto”. Non è vero prima di tutto perché l’episodio che vi ho narrato lo dimostra. Secondo perché anche se così fosse, molto probabilmente il vostro assicuratore, soprattutto se pesa meno di voi, diventa un ologramma stampato sulla parete. Questo sarebbe un ennesimo gesto di egoismo: io mi salvo , di lui/lei non mi importa niente.

La corda lesionata durante il volo

Terzo, che le corde non sono indistruttibili. La corda rappresenta un elemento fondamentale della catena di assicurazione che spesso viene sottovalutato. Avere una corda in buono stato, con calza non consumata, di un diametro sufficiente, rappresenta un ottimo investimento sulla nostra salute. Anche in falesia, dove potremmo credere che niente possa accadere alla corda, essendo un ambiente “protetto.. altra falsa credenza. Eppure di “canaponi” a persone che arrampicano da primi ne ho visti e continuo a vederne. Spero che anche la foto sopra faccia riflettere.  

Quarto, se non l’avete in dote naturale, di procuravi una buona fornitura di sana “fortuna”.

Buona giornata e buone feste!

Share