ONLY THE GOOD DIE YOUNG + PERMAFROST, Gallinola, Matese.

Altra giornata esplorativa quella di ieri sul M. Gallinola, Matese, Molise. A fare del sano alpinismo di esplorazione su una montagna che richiederebbe mesi di permanenza con una tenda (parole di uno dei miei maestri).

Sguardo d'insieme

Sguardo d’insieme

Uno sguardo dalla auto con il binocolo ad osservare quello che ancora è fattibile, i pochi depositi e “ciuffi” di neve rimasti. Una linea, quella che per me diventerà “Permafrost” è evidente, almeno di sicuro c’è un po’ di neve.. Decido di andare a vedere lì e poi vedere cosa altro salire una volta ridisceso. Stavolta sono solo, senza imbraco e corda, solo le picche fedeli e i ramponi appena riaffilati.

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Il tracciato di “Permafrost”

Camminando mi accorgo che il terreno è ancora gelato, anche se la neve è sempre di meno; “bene” penso tra me e me “le lame troveranno qualcosa su cui fare presa”.

Arrivo alla base, come al solito le pendenze da lontano sembrano sempre maggiori; invece si intuisce una piacevole linea, il fondo di una linea di un canale, con poca neve, erba gelata e muschio. Mi preparo, controllo gli attacchi dei ramponi e inizio, con la compagnia di buona musica, che aiuta a concentrarmi.

Circa a metà via

Circa a metà via

Le pendenze sono sempre godibili, 50°-60° inizialmente, poi un primo saltino a 70°, dove fuoriesce un po’ di terreno. Ma è tutto gelato quindi si sale con sicurezza. Poi sempre nel fondo del canale, un secondo passaggio a 70° nella parte terminale, un po’ di rocce (ma tutto congelato e tenuto magicamente insieme) et voilà sono fuori.

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Simpatico canale dai, mentre arrampicavo pensavo a come il terreno gelato infonda sicurezza mentre a qualche °C in più sia una maledizione….”Permafrost” è il nome giusto allora.

Gli attrezzi del mestiere

Gli attrezzi del mestiere

Dalla cresta inizio a camminare verso est, affacciandomi di tanto in tanto lungo la parete per sondare le condizioni ed ecco che prima di arrivare al “Becco di Gallinola” scorgo un bel canalino con un po’ di neve e pendenze non eccessive…memorizzo le rocce ai lati per poterle ritrovare dopo una volta tornato alla base della parete.

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“Only the good..” vista dall’alto

Dopo tanti “affacci”  dalla cresta verso il vuoto, sono nuovamente alla base della parete, ma dal versante est; quindi mi muovo verso ovest sulla morena, scatto foto e penso a future salite, Supero il Becco ed ecco la linea che avevo visto dall’alto. Tra l’altro riconosco essere un settore dove avevo salito un paio di canali tipo 15 anni fa in compagnia di Renato…anzi Renato era rimasto a fare foto alla base di quella che poi diventerà la via di C. Iurisci “Il becco di Gallinola”, mi ricordo piena piena di ghiaccio. Io da poco avevo avuto in regalo le mie prime picche tecniche, una coppia di Quark, il top per quei tempi; iniziai quindi a salire e scendere tutti canali che parevano non essere troppo difficili e ricordo nettamente che salii anche quello. Che tuttavia ieri aveva un aspetto non proprio rassicurante, visto un bel muro iniziale a 90° per 3-4 m. Di sicuro con l’innevamento quella parte viene sommersa, rendendo il tutto molto più facile.

L'attacco di "Only the good die young"

L’attacco di “Only the good die young”

 

Particolare sull'attacco verticale

Particolare sull’attacco verticale

 

Qualcosa di piccozzabile sul bordo del camino, ma non basterà..

Qualcosa di piccozzabile sul bordo del camino, ma non basterà..

Non ci penso più di tanto, calzo nuovamente i ramponi, studio le pareti di quel camino verticale e parto; per fortuna solidi incastri mi sostengono psicologicamente, anche se nell’MP3 sta suonando “Only the good die young” dei Maiden… Mi consolo ripetendomi che buono non sono quindi è ancora presto!!! Beh alla fine sto scrivendo quindi tutto è andato bene, anche se l’uscita ha richiesto per qualche passo totale affidamento sulle picche per vie dei piedi aleatori, monopunta nonostante. Proseguo lungo un canale di roccia appena accennato, con difficoltà per fortuna minori.

Uno dei pochi sguardi a valle

Uno dei pochi sguardi a valle

Arrivo ad una caratteristica biforcazione del canale, che avevo intravisto anche dall’alto: a dx facile pendio credo sui 50°, a sx più verticale con un tratto sugli 80°. Vedendo che tuttavia è ben ghiacciato opto per quest’ultimo, regalandomi gli ultimi passaggi divertenti della salita

La biforcazione

La biforcazione

Poca neve ma tutto gelato, le lame fanno buona presa e ne approfitto per scattare qualche foto.

 

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Quasi fuori

 

Void

Void

 

Void vol. 2

Void vol. 2

Infine fuori, non mi attende un bel sole, forse è anche meglio. Tuttavia posso levarmi lo zaino e bere qualcosa di caldo, il mio amato the nero. Mi siedo, respiro e sorseggio..quello che vedono i miei occhi e che ho provato bastano a farmi tornare alla macchina felice. Basta poco.

 

In lontananza la Majella

In lontananza la Majella

 

Tracciato "Only the good die young"

Tracciato “Only the good die young”

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“SENZA OLIO DI PALMA”, Gallinola, Matese, Molise

Continua l’esplorazione del versante NE del M. Gallinola, Matese, a confine tra Campania e Molise. Una nuova linea tirata fuori al volo durante un veloce giro con Fabio, dopo aver ripetuto quella che si candida ad essere una classica della parete, “Per Elisa”.

“Senza olio di palma” corre a dx del “Canale di Estrema Destra” (C.E.D.), quindi ci troviamo nella parte iniziale del versante NE della Gallinola.

Via facile anche questa, si dirama dall’attacco del C.E.D. dirigendosi verso una crestina nella parte iniziale, che inizia con un netto pinnacolo roccioso. Al facile primo tiro (conserva), segue un divertente secondo tiro ed un breve terzo tiro (il più tecnico) che spunta in cresta, con un crescendo quindi di difficoltà e divertimento.

“SENZA OLIO DI PALMA”, 110m, AD, 70°, un tratto a 80° (evitabile)

Riccardo Quaranta e Fabio Madonna il 2/12/2016

Materiale: corda 60m, pecker, n.d.a.

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Via “Per Elisa” M. Gallinola – Matese

“Tra tanti sport che potevi scegliere… proprio l’arrampicata!?!?” Questa è stata l’unica frase che mia madre, la bellezza di 16-17 anni fa, mi ha detto esplicitamente circa la mia passione.

Beh di tempo ne è passato da quel giorno, in cui il mio zainetto (probabilmente il classico Invicta della scuola) era poggiato accanto alla porta della mia camera, con l’imbraco appena comprato a Roma…quello, insieme ad un po’ di acqua era il mio primo zaino “d’arrampicata”.

Oggi rientrando da questa ennesima piccola avventura sulle pareti di casa, rifletto che non ho mai dedicato alcun itinerario a lei e la coincidenza che sia il 28 gennaio, giorno del suo compleanno, può essere una buona occasione per farlo.

“Per Elisa” nasce in un inverno in cui temperature basse e neve si sono concesse molto raramente. Con innevamento maggiore le difficoltà possono variare, ma non sono mai elevate. Basta sapersi destreggiare con il misto-appenninico, versione “migliorata” (in quanto all’aspetto aleatorio) e rivista del famoso misto scozzese!

“Per Elisa”, 110 m  circa, AD+, 60-70° max, M3+. Parete N-E di M. Gallinola, Matese molisano.

Aperta da Riccardo Quaranta e Laura D’Alessandro il 28/1/2016. Nessun materiale in posto.

Materiale necessario per una ripetizione: corda da 50 m, piccozza, ramponi; friend medio piccoli, fettucce e cordini.

DISCESA: per il sentiero estivo di salita al M. Gallinola da Campitello Matese.

Per la relazione si vedano i tracciati nelle foto della gallery.

Bibliografia del massiccio: “Ghiaccio D’Appennino” ed. Versante Sud.

Per chi volesse ripetere queste ed altre vie di misto con una Guida Alpina o semplicemente avere info circa le condizioni, può contattarmi qui: info@riccardoclimbing.com

 

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Via “Camomilla”, gruppo M. Meta, Mainarde

Accendo il pc per controllare come al solito le previsioni meteo, sempre più alla ricerca degli asterischi e simboli “meno” davanti alle indicazioni delle temperature. Credo che quest’anno sia stato l’appuntamento praticamente maniacale per tanti amanti della montagna invernale, della neve e del ghiaccio. Le previsioni meteo, di ogni forma, ma sperare ogni volta di vedere qualcosa che assomigliasse al freddo.

Con mio sommo stupore per la giornata del 7 gennaio le previsioni prevedono un brusco calo delle temperature, tanto che in zona M. Meta (gruppo delle Mainarde) sembra che le temperature non saliranno oltre lo zero. Beh, ricordando gli insegnamenti di una persona che è di sicuro tra i miei maestri “in inverno quando ci sono le condizioni molla tutto e vai”, decido di seguire in toto e ben volentieri il consiglio. Dove? A fare cosa? Per lavoro ho sotto controllo un po’ tutta l’area del Molise e vicino Abruzzo, quindi la mia scelta ricade proprio sul gruppo di Monte Meta.

Avevo notato, durante precedenti uscite, che in particolare l’anfiteatro di Monte Metuccia (2105 m slm) conserva sempre tanta neve, molto di più di tante altre zone aventi la stessa esposizione (N-NE) ed è ricco di pareti e pendii di varia inclinazione. Perché non andare a dare uno sguardo più da vicino? Quale occasione migliore per condividere un’altra giornata di sana montagna con Fabio, carissimo amico e compagno di tante avventure vissute da ragazzi?

L’indomani scendiamo dalla mia Clio bianca perfettamente mimetizzata nel bianco di Vallefiorita: è la prima volta quest’anno che “vedo” tanto freddo. La strada ghiacciata, la neve polverosa ed i raggi solari che ne esaltano la brillantezza, il tutto condito da un profondo silenzio. “What else” chiederebbe la pubblicità. Di buona lena saliamo lungo la faggeta che ci introduce nella Valle Pagana e per gli occhi è nuovamente gioia nel vedere quanto bianco e quanta neve nuova. L’eccitazione sale, chiedo a Fabio di scegliere una linea sul versante sinistro, lungo quell’anfiteatro di cui gli avevo accennato durante il viaggio. Con grande occhi nota un lungo e largo camino e mi suggerisce quella insieme ad altre linee. Ci avviciniamo e decidiamo di attaccare la prima sua idea.  Non c’era dubbio sulle “condizioni”: neve portante lungo tutto l’avvicinamento e acqua ghiacciata nelle pozzanghere lungo il sentiero. Gli dico “oggi ci divertiamo”. Così è stato, a parte qualche problemino avuto da Fabio con un rampone e forse con il fatto che due picche in mano non le aveva mai manovrate.

Da anni vive all’estero lavorando come ricercatore universitario, quindi le occasioni per vedersi non sono tante. Il fatto di poter trascorrere una giornata (e che giornata!) insieme in montagna aggiunge ancora più valore alla nostra uscita. La via è piacevole, non difficile con un paio di passaggi che un altro maestro avrebbe etichettato come “simpatici”; ma niente paura, si trovano subito dopo solide soste a fil, quindi divertimento assicurato.

Usciamo dalla via e ci sediamo lungo il bordo della roccia, sul sentiero che da Passo dei Monaci conduce alla Metuccia..il sole splende e l’azzurro del cielo riempie il cuore. Tiro fuori il termos e una barretta, offrendo un po’ di the a Fabio… lui mi dice “Ric ce l’ho pure io il termos, ma non avevo nient’altro a casa se non la camomilla, quindi ho preparato quella”, “per essere belli reattivi” gli faccio eco io. Ridiamo di cuore entrambi; è proprio vero, per certi versi da quando eravamo ragazzi non è cambiato niente.

“CAMOMILLA”, 110 m circa, AD+, 50° e 60°, passi a 70°; anfiteatro della Metuccia, gruppo di Monte Meta, Mainarde. Riccardo Quaranta e Fabio del Sordo il 7/1/2016.

Foto mie e di Fabio del Sordo che ringrazio per avermi affiancato in questa splendida giornata.

 

Riccardo Quaranta

A. Guida Alpina

 

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“Vento” nuova via trad a Pescopennataro (IS)

Caratteristica comune di un po’ tutti i paesi del Molise, dopo la vita vissuta durante l’estate, tornano ai ritmi placidi e poco affollati delle prime giornate autunnali. Così è curioso tornarci e trovare le strade semi deserte, poche auto e gli altrettanti pochi residenti riuniti davanti al bar, spesso unico punto di incontro e di socializzazione di queste realtà.

Con Fabio decidiamo di fare tappa a Pescopennataro, bellissimo borgo dell’Alto Molise, in provincia di Isernia. Circondato da guglie di roccia, Pescopennataro sta vivendo una fase di riscoperta dal punto di vista dell’arrampicata, grazie all’opera di un po’ di persone che con lavoro e dedizione stanno ampliando le possibilità di divertirsi a contatto con la roccia.

La prima via che ho aperto qui è un monotiro in stile trad, “Senza fiato” (12 m, diff 6a+/6b, liberata in apertura da Riccardo Quaranta il 11/08/2010, prima RP Nicola Caranci, necessari friend dallo 0.75 al 5 BD, sosta a fix per la calata, possibile la moulinette) https://www.facebook.com/riccardo.quaranta.77/media_set?set=a.1518808299162.2066568.1503174443&type=3

Questa volta l’idea è di arrampicare la linea immediatamente a destra di “Senza fiato”, troppo incuriosito da quell’arco che piega dolcemente..la roccia è la stessa della via accanto, quindi friend a go-go ed incastri di mano interessanti…un paio di lunghezze in tutto, seguendo il diedro/rampa che arriva in cima sul margine destro della parete.

Ne viene fuori una linea che reputo interessante per gli amanti dell’arrampicata in fessura, con le difficoltà concentrate nella prima metà del primo tiro, con sequenza su parete aggettante e fessurata, dove incastrare non è solo un obbligo ma una necessità; ottima possibilità di proteggersi con friend; la prima sosta è attrezzata a fix ma non equipaggiata per la doppia; nessun materiale in posto lungo i tiri.

Un vento sostenuto ci ha accompagnato durante tutta la giornata, mi pareva doveroso, vista anche la mia passione per le giornate ventose, dedicargli il nome della via.Come augurio anche di cambiamento verso un’arrampicata che, dove possibile, torni alle protezioni trad.

“VENTO” 50 m, 6b max (6b obb.), R2, 2L. Aperta il 15/09/2015 da Riccardo Quaranta e Fabio Madonna. Materiale: corda da 60 m, set di friend dal 0.3 al 4 BD. Per tracciato e l’attacco si veda la foto. Discesa: a piedi per il paese.

Per altre info scrivere a info@riccardoclimbing.comtracciato_vento_pescopennataro

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