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“SOMEWHERE IN TIME”, M. MOZZONE (2290 m), parete E – Gran Sasso

Ci sono luoghi persi nel tempo, c’è del tempo che si perde nei luoghi. Che si perde nel senso di smarrimento, dell’uscire fuori dalla realtà spaziale per catapultarsi in qualcosa che è un vero e proprio viaggio. Il Rifugio del Monte (http://www.rifugiodelmonte.it), posto alle pendici del Monte Corvo e del Monte Mozzone, è uno di quei posti dove le coordinate spazio-tempo non esistono più. Isolato, nascosto ed immerso in un ambiente ancora incontaminato, è attualmente gestito dall’amico e AMM Arnaldo Di Crescenzo. Durante una visita questa estate avevo fatto due passi nei dintorni, spinto dalla curiosità di quell’anfiteatro di rocce che circonda gran parte della vallata in cui è collocato. In generale ero stato colpito dall’evidentissima stratigrafia delle rocce, con pieghe nette e marcate, assolutamente suggestive. Tali strati piegati dalle forze endogene formano sulla parte est del Monte Mozzone dei suggestivi camini curvi, forme talmente caratteristiche che nessun passante non può aver notato. Già ad agosto avevo pensato che proprio quei camini potevano essere delle splendide vie invernali, con probabile ghiaccio all’interno ed ambiente simile alle goulotte.

Come ogni buon pensiero nel cassetto che si rispetti, quelle pieghe tornano a galla ad inizio dicembre…un paio di giorni liberi a causa di variazioni di programma negli appuntamenti lavorativi ed eccomi in compagnia di Valeria e Arnaldo a cenare in una notte di luna piena al Del Monte. La giornata successiva regalerà a me e a Valeria la bellissima avventura dell’apertura di “Somewhere in time”, terza linea recensita sulla est del M.Mozzone, trovandola decisamente più “secca” di quanto immaginato, ma comunque divertente. Si attende quindi la prima ripetizione che spero non tarderà ad arrivare, magari con un po’ di neve ad accompagnarla.

Foto mie e di Valeria De Simone

Riccardo Quaranta

a. Guida Alpina

 

“SOMEWHERE IN TIME”, M. MOZZONE (2290 m), parete E. Dedicata a Pino Sabbatini

160 m, TD, M5, tratti a 90°

Aperta totalmente in libera dal basso da Riccardo Quaranta e Valeria De Simone il 11/12/2016. Soste attrezzate a fix con maglia rapida di calata.

Accesso ed attacco

Da prato Selva si raggiunge il Rifugio del Monte (indicazioni in rete), da qui ci si inoltra nel fosso del Monte, facendo attenzione alla traccia in caso di forte innevamento. Circa a quota 2020 m si devia a dx (faccia a monte) raggiungendo l’attacco della via. Questo è in corrispondenza di uno dei due evidentissimi camini curvi presenti sulla parete, quello di dx. (1 h dal rif. del Monte, con innevamento scarso)

Relazione.

L1, 40m, 80° max

Si attacca in una goulotte appena accennata per una decina di metri, poi in leggero obliquo verso dx, si affronta un ultimo tratto più ripido (80°) per guadagnare la sosta posta alla base sx dell’evidente camino

L2, 60m, M5, tratti a 90°

Tiro chiave della via, lungo e tecnico, ma non particolarmente continuo nelle difficoltà. Si attacca il camino che presenta i primi metri godibili su fondo innevato (60°), poi le pendenze gradualmente aumentano fino a farsi verticali. Si superano un paio di strettoie (90°, M5) con buoni incastri per le picche ma appoggi minimi per i ramponi in caso di assenza di ghiaccio. Si esce attraverso un tratto semplice a 70° su un’ampia cengia con sosta sulla dx (faccia a monte)

L3, 60 m, 70°

Si prosegue superando dapprima un tratto quasi in piano ma esposto (a sx si apre un canalino che affaccia sulla sottostante via “Neve del Sahara”) andando ad attaccare il canale naturale prosecuzione della via. Questo presenta roccia sulla dx, dove è possibile proteggersi. Con difficoltà omogenee si raggiunge il termine dello stesso, su una zona quasi pianeggiante. Sosta sulla dx, non troppo evidente, 5-6 m dopo una zona di roccia gialla – residuo di un recente distacco – presente anch’essa sulla dx (faccia a monte).

DISCESA

In doppia lungo la via, soste attrezzate con anello di calata.

MATERIALE

Mezze corde da 60m, 5-6 chiodi da roccia, anche a lama sottile, friend fino al 2 BD, n.d.a.

Si ringrazia Climbing Technology, Petzl Italia, il negozio Alta Quota di Isernia.

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“SENZA OLIO DI PALMA”, Gallinola, Matese, Molise

Continua l’esplorazione del versante NE del M. Gallinola, Matese, a confine tra Campania e Molise. Una nuova linea tirata fuori al volo durante un veloce giro con Fabio, dopo aver ripetuto quella che si candida ad essere una classica della parete, “Per Elisa”.

“Senza olio di palma” corre a dx del “Canale di Estrema Destra” (C.E.D.), quindi ci troviamo nella parte iniziale del versante NE della Gallinola.

Via facile anche questa, si dirama dall’attacco del C.E.D. dirigendosi verso una crestina nella parte iniziale, che inizia con un netto pinnacolo roccioso. Al facile primo tiro (conserva), segue un divertente secondo tiro ed un breve terzo tiro (il più tecnico) che spunta in cresta, con un crescendo quindi di difficoltà e divertimento.

“SENZA OLIO DI PALMA”, 110m, AD, 70°, un tratto a 80° (evitabile)

Riccardo Quaranta e Fabio Madonna il 2/12/2016

Materiale: corda 60m, pecker, n.d.a.

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RELAZIONE VIA: KING KONG’S CRACK – PIZZO D’INTERMESOLI

E’ inutile, certe linee sono un tarlo per la testa di uno scalatore…come un tarlo scavano, scavano e ti entrano dentro negli angoli remoti del cervello. Spuntano ogni qual volta l’occhio cade su quella parete, dove dimora la “tua” linea, quando qualcuno ti racconta di essere stato da quelle parti, quando prendi in mano la guida e guarda caso la pagina si apre proprio li’.

King Kong’s Crack per me è stato questo: sempre guardata ogni volta che passavo in Val Maone, sempre rimandata perché è difficile combinare le 6000 variabili per poterci andare. “Ric guarda che mi sto liberando per venerdì, torniamo a legarci insieme!!” mi scrive Fabio. Lui è la persona giusta, è una di quelle variabili prima menzionate che quando c’è mi fa stare decisamente più tranquillo. Insieme abbiamo condiviso tante salite, sempre di impegno, come quella che ci attenderà in questa chiusura di stagione roccia al Gran Sasso; sapere di avere accanto una persona che sa cavarsela sempre non è poca cosa per chi normalmente è abituato ad avere sulle spalle la responsabilità della gita e della cordata.

Mattinata splendida quella che si prospetta arrivando a Prati di Tivo: deserto quasi assoluto se si eccettuano un paio di cordate intente a preparare i materiali sul piazzale. Per il resto la montagna è solo nostra. Ci incamminiamo dopo il rito della selezione del materiale – “Fa’ il n. 4 lo porto?!?!…dai ok lo porto” – che chi è dell’ambiente e conosce un po’ le caratteristiche della via, non stenterà a capire di cosa parlo..

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Giunti alla base del Pilastro Giallo la fessura è evidentissima, ma in mano la foto della relazione de “Il Chido Fisso” di Ledda ci fa riflettere un po’: la linea tracciata su questa passa a sx della evidente (e anche un po’ intimidatoria) fessura che solca la gialla parete. Decidiamo di non indugiare ulteriormente, ma salire e vedere poi dalla seconda sosta dove andare. Dei primi due tiri se ne occupa Fabio e devo dire meno male: roccia discreta, erba e terra ridondante, senza farsi mancare densi gineprai. Insomma due lunghezze in cui bisogna salire con il massimo dell’attenzione, con “sleghi” notevoli, a meno che ci si voglia portare qualche picchetto da tenda.

Lo raggiungo alla seconda sosta, ci guardiamo in faccia chiedendoci “ed ora”?!? Dove andiamo? Sx come dice il tracciato della guida o decisamente a dx (traverso orizzontale) ad attaccare la netta fessura, per niente incoraggiante? Ok leggiamo la relazione…niente, un laconico “ci si porta sotto la fessura che incide la parete (V) e la si aggredisce con decisione..” Siccome c’ho fatto il callo su relazioni poco rispondenti, capisco che la fessura non è quella del tracciato nella foto del “Chiodo Fisso”, ma quella a dx; Fabio mi conferma smanettando su alcune foto on line: ok andiamo, è ora di passare all’azione.

Il terzo tiro, un mix di tecnica di incastro e Dulfer è semplicemente spettacolare, almeno per gli amanti dell’arrampicata in fessura. Del quarto tiro se ne occupa Fabio ed anche questo è davvero degno di nota per bellezza ed impegno. Il quinto è una rampa di roccia che obliqua verso sx e conduce poi ad una parete aperta (sesto tiro) che si supera con un unico tiro di 60 m secchi; la ciliegina sulla torta è il tiro di uscita, un canale prevalentemente erboso che conduce sui ripidi prati sommitali.

Scendiamo con cautela ed in tra quarti d’ora siamo nuovamente sul sentiero d’accesso dove avevamo mollato gli zaini. Solo ora guardo Fabio e gli dico “ora possiamo stringerci la mano frate'”, la discesa è parte integrante della salita! Ci attende un piatto di fettuccine ad Intermesoli, andiamo, prima che venga buio….e che la sete di birra ci consumi dentro.

Insomma che dire su questa via: il mio parere è che merita unicamente per il terzo e quarto tiro, molto belli e che in parte “ripagano” delle restanti lunghezze e della discesa a piedi. Forse se partisse dal basso, seguendo la linea naturale del diedro fessura che parte dallo zoccolo e fossero attrezzate le soste per le doppie, acquisirebbe maggior valore ed appetibilità. Per il resto ovviamente complimenti agli apritori che hanno risolto, ai tempi, una linea così esigente.

FOTO di Fabio Ferranti e Riccardo Quaranta (cliccare sull’immagine per ingrandirla)

 

“KING KONG’S CRACK” – Pizzo d’Intermesoli, Pilastro Giallo, versante S

Paolo Abbate, Giuseppe e Robero Babieri il 4 giugno 1988

215 m, ED, passaggi fino al VII

 

Tracciato della via "King kong's Crack"

Tracciato della via “King kong’s Crack”

 

RELAZIONE  (salita del 30 settembre 2016 da Riccardo Quaranta e Fabio Ferranti)

MATERIALE: n.d.a., serie di friend fino al n. 3 BD, doppiata per n. 2 e 3, n.4 utile ma non indispensabile; nut, qualche chiodo utile per il sesto tiro.

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Accesso

La Val Maone si raggiunge attraverso un ampio sentiero che parte dal piazzale di Prati Di Tivo (TE): per attaccarlo si prosegue a dx, oltrepassando la stazione della funivia, per qualche centinaio di metri, fino a prendere una sterrata sulla sinistra (chiusa al traffico da una sbarra). Prima in discesa e poi in salita, superando il torrente “Rio Arno” si accede alla valle; oltrepassato un caratteristico grande masso, si lascia il sentiero (freccia di legno che indica “Grotta dell’Oro) e per traccia evidente si inizia a salire il pendio erboso sulla dx. Si costeggia la macchia boschiva, si oltrepassa la “Grotta dell’Oro” (netto antro dall’ingresso squadrato) e dopo pochi minuti si è alla base del “Pilastro Giallo” (50′ dal parcheggio)

Quasi all'attacco della via

Quasi all’attacco della via

Attacco

Si oltrepassa lo spigolo del Pilastro Giallo e ci si porta sotto uno zoccolo di roccia ed erba che forma un netto diedro con il pilastro stesso. L’attacco della via è all’incirca al centro dello zoccolo stesso.

L1, 30m, IV

Si risale la prima parte dello zoccolo, con arrampicata su roccia discreta mista ad erba e ginepro, puntando al centro di uno scudo roccioso, alla base del quale si sosta. Sosta su 2 chiodi.

L2, 50m, IV+

Si obliqua leggermente a sx, evitando una zona strapiombante, poi si torna a dx, prima su terra ed erba, poi su roccia via via migliore, fino al termine dello zoccolo. Sosta su chiodo e spit.

 

Fabio su L2

Fabio su L2

L3, 20m, VII sost.

Si traversa pressoché orizzontalmente a dx, con poche possibilità di proteggersi (V) fino ad attaccare la netta fessura; attenzione agli attriti se si è riuscito a piazzare qualcosa lungo il traverso. Si segue la fessura con tecnica di incastro incontrando, dopo il primo passo impegnativo, un chiodo e poco sopra, un friend incastrato. Da qui ci si protegge con friend medio grandi (n. 2 e 3 BD)….l’arrampicata è a dir poco entusiasmante e mixa tecnica d’incastro a tratti di Dulfer puri, (VII sostenuto). Dopo un ultimo passo su roccia non perfetta si guadagna la sosta sulla sx.  Sosta su 2 chiodi.

Io su L3

Io su L3

 

Fabio disperso nel vuoto siderale di L3

Fabio disperso nel vuoto siderale di L3

 

Ed eccolo che arriva!

Ed eccolo che arriva!

 

L4, 25m, VII-

Si riprende la fessura, si supera un primo tratto aggettante (VI+), poi questa si allarga diventando una specie di diedro che obliqua leggermente a sx, si supera un passo liscio e poco intuitivo (utile friend n. 4 BD, VII-) e con un ultimo passaggio atletico (ch.) si perviene ad una comoda sosta. Sosta su 1 ch. e 1 spit.

 

Fabio da primo su L4

Fabio da primo su L4

 

Fabio mi recupera su L4

Fabio mi recupera su L4

L5, 30m, V-

Seguire una bella ed invitante rampa verso sx, su roccia non sempre buona come appare dal basso; dopo un passo non banale si sosta in prossimità di un alberello. Sosta su spuntone da attrezzare.

L6, 60m, VI

Si esce a sx della sosta, si perviene alla base di una placca, che si apre a dx di un canale-camino. La si affronta pressoché al centro (VI) su roccia all’inizio compatta e difficile da proteggere, utile qualche chiodo. A circa metà parete le difficoltà diminuiscono (V e V-) ma la qualità della roccia peggiora e bisogna prestare attenzione. Dopo un diedro accennato che obliqua a sx si perviene alla crestina sommitale, dove si sosta. Dato lo sviluppo del tiro, prestare attenzione alla gestione degli attriti. Sosta su spuntone da attrezzare.

L7, 55m, III+

Si sale l’evidente canale erboso, che presenta qualche roccia ai lati dove assicurarsi, pervenendo ai prati sommitali. Sicura a spalla.

Fabio su L6

Fabio su L6

DISCESA

Si traversa lungamente verso dx (faccia a monte) su ripidi pendii erbosi, superando una prima zona di detrito; si perde quota fino ad imboccare il canale che delimita il margine dx (osservando dalla Val Maone) del settore denominato “le Strutture”. Prestare molta attenzione con erba bagnata o umida e non sottovalutare questo aspetto della salita.

 

Legati insieme ancora una volta!

Legati insieme ancora una volta!

 

 

 

 

 

 

 

 

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Via “Camomilla”, gruppo M. Meta, Mainarde

Accendo il pc per controllare come al solito le previsioni meteo, sempre più alla ricerca degli asterischi e simboli “meno” davanti alle indicazioni delle temperature. Credo che quest’anno sia stato l’appuntamento praticamente maniacale per tanti amanti della montagna invernale, della neve e del ghiaccio. Le previsioni meteo, di ogni forma, ma sperare ogni volta di vedere qualcosa che assomigliasse al freddo.

Con mio sommo stupore per la giornata del 7 gennaio le previsioni prevedono un brusco calo delle temperature, tanto che in zona M. Meta (gruppo delle Mainarde) sembra che le temperature non saliranno oltre lo zero. Beh, ricordando gli insegnamenti di una persona che è di sicuro tra i miei maestri “in inverno quando ci sono le condizioni molla tutto e vai”, decido di seguire in toto e ben volentieri il consiglio. Dove? A fare cosa? Per lavoro ho sotto controllo un po’ tutta l’area del Molise e vicino Abruzzo, quindi la mia scelta ricade proprio sul gruppo di Monte Meta.

Avevo notato, durante precedenti uscite, che in particolare l’anfiteatro di Monte Metuccia (2105 m slm) conserva sempre tanta neve, molto di più di tante altre zone aventi la stessa esposizione (N-NE) ed è ricco di pareti e pendii di varia inclinazione. Perché non andare a dare uno sguardo più da vicino? Quale occasione migliore per condividere un’altra giornata di sana montagna con Fabio, carissimo amico e compagno di tante avventure vissute da ragazzi?

L’indomani scendiamo dalla mia Clio bianca perfettamente mimetizzata nel bianco di Vallefiorita: è la prima volta quest’anno che “vedo” tanto freddo. La strada ghiacciata, la neve polverosa ed i raggi solari che ne esaltano la brillantezza, il tutto condito da un profondo silenzio. “What else” chiederebbe la pubblicità. Di buona lena saliamo lungo la faggeta che ci introduce nella Valle Pagana e per gli occhi è nuovamente gioia nel vedere quanto bianco e quanta neve nuova. L’eccitazione sale, chiedo a Fabio di scegliere una linea sul versante sinistro, lungo quell’anfiteatro di cui gli avevo accennato durante il viaggio. Con grande occhi nota un lungo e largo camino e mi suggerisce quella insieme ad altre linee. Ci avviciniamo e decidiamo di attaccare la prima sua idea.  Non c’era dubbio sulle “condizioni”: neve portante lungo tutto l’avvicinamento e acqua ghiacciata nelle pozzanghere lungo il sentiero. Gli dico “oggi ci divertiamo”. Così è stato, a parte qualche problemino avuto da Fabio con un rampone e forse con il fatto che due picche in mano non le aveva mai manovrate.

Da anni vive all’estero lavorando come ricercatore universitario, quindi le occasioni per vedersi non sono tante. Il fatto di poter trascorrere una giornata (e che giornata!) insieme in montagna aggiunge ancora più valore alla nostra uscita. La via è piacevole, non difficile con un paio di passaggi che un altro maestro avrebbe etichettato come “simpatici”; ma niente paura, si trovano subito dopo solide soste a fil, quindi divertimento assicurato.

Usciamo dalla via e ci sediamo lungo il bordo della roccia, sul sentiero che da Passo dei Monaci conduce alla Metuccia..il sole splende e l’azzurro del cielo riempie il cuore. Tiro fuori il termos e una barretta, offrendo un po’ di the a Fabio… lui mi dice “Ric ce l’ho pure io il termos, ma non avevo nient’altro a casa se non la camomilla, quindi ho preparato quella”, “per essere belli reattivi” gli faccio eco io. Ridiamo di cuore entrambi; è proprio vero, per certi versi da quando eravamo ragazzi non è cambiato niente.

“CAMOMILLA”, 110 m circa, AD+, 50° e 60°, passi a 70°; anfiteatro della Metuccia, gruppo di Monte Meta, Mainarde. Riccardo Quaranta e Fabio del Sordo il 7/1/2016.

Foto mie e di Fabio del Sordo che ringrazio per avermi affiancato in questa splendida giornata.

 

Riccardo Quaranta

A. Guida Alpina

 

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“Vento” nuova via trad a Pescopennataro (IS)

Caratteristica comune di un po’ tutti i paesi del Molise, dopo la vita vissuta durante l’estate, tornano ai ritmi placidi e poco affollati delle prime giornate autunnali. Così è curioso tornarci e trovare le strade semi deserte, poche auto e gli altrettanti pochi residenti riuniti davanti al bar, spesso unico punto di incontro e di socializzazione di queste realtà.

Con Fabio decidiamo di fare tappa a Pescopennataro, bellissimo borgo dell’Alto Molise, in provincia di Isernia. Circondato da guglie di roccia, Pescopennataro sta vivendo una fase di riscoperta dal punto di vista dell’arrampicata, grazie all’opera di un po’ di persone che con lavoro e dedizione stanno ampliando le possibilità di divertirsi a contatto con la roccia.

La prima via che ho aperto qui è un monotiro in stile trad, “Senza fiato” (12 m, diff 6a+/6b, liberata in apertura da Riccardo Quaranta il 11/08/2010, prima RP Nicola Caranci, necessari friend dallo 0.75 al 5 BD, sosta a fix per la calata, possibile la moulinette) https://www.facebook.com/riccardo.quaranta.77/media_set?set=a.1518808299162.2066568.1503174443&type=3

Questa volta l’idea è di arrampicare la linea immediatamente a destra di “Senza fiato”, troppo incuriosito da quell’arco che piega dolcemente..la roccia è la stessa della via accanto, quindi friend a go-go ed incastri di mano interessanti…un paio di lunghezze in tutto, seguendo il diedro/rampa che arriva in cima sul margine destro della parete.

Ne viene fuori una linea che reputo interessante per gli amanti dell’arrampicata in fessura, con le difficoltà concentrate nella prima metà del primo tiro, con sequenza su parete aggettante e fessurata, dove incastrare non è solo un obbligo ma una necessità; ottima possibilità di proteggersi con friend; la prima sosta è attrezzata a fix ma non equipaggiata per la doppia; nessun materiale in posto lungo i tiri.

Un vento sostenuto ci ha accompagnato durante tutta la giornata, mi pareva doveroso, vista anche la mia passione per le giornate ventose, dedicargli il nome della via.Come augurio anche di cambiamento verso un’arrampicata che, dove possibile, torni alle protezioni trad.

“VENTO” 50 m, 6b max (6b obb.), R2, 2L. Aperta il 15/09/2015 da Riccardo Quaranta e Fabio Madonna. Materiale: corda da 60 m, set di friend dal 0.3 al 4 BD. Per tracciato e l’attacco si veda la foto. Discesa: a piedi per il paese.

Per altre info scrivere a info@riccardoclimbing.comtracciato_vento_pescopennataro

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