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Falesia “Acqua Rossa”, Cerchiara di Calabria (CS)

Introduzione/descrizione

Questo piccolo ma bel sito di arrampicata sorge nel territorio del comune di Cerchiara di Calabria (CS) non lontano dal Monte Sellaro. Incastonato tra boschi, prati e crinali, gode di un bellissimo panorama che spazia sulle varie “timpe”, termine calabrese che indica pareti rocciose più o meno verticali.

Accesso

Dall’abitato di Cerchiara di Calabria seguire le indicazioni per San Lorenzo Bellizzi-Santuario Madonna delle Armi. Al bivio per quest’ultimo, prendere a sx (in direzione quindi del santuario), proseguire per 700 m e parcheggiare bordo strada sulla dx, senza intralciare, in prossimità di alcuni cavi telefonici.

Avvicinamento

Dal parcheggio tornare indietro a piedi per 200 m lungo la strada e prendere una sterrata sulla dx delimitata da alcuni paletti di legno. Seguirla e al primo bivio tenersi a dx fino ad arrivare ai piedi del settore “Mezzaluna” (5’ dall’auto). Per raggiungere il settore “Linda” prendere un piccolo ma marcato sentiero che parte dal margine destro del settore “Mezzaluna”, nel boschetto in leggera salita. Con 2’-3’ si perviene alla base del settore “Linda”.

Roccia

Calcare da buono ad ottimo, sovente a buchi e svasi.

Stile di arrampicata 

Abbastanza vario, prevalentemente tecnico su placche da verticali a leggermente strapiombanti. Boulderoso sulle vie più difficili.

Esposizione 

Ovest

Periodo ideale

Estate (mattina e tardo pomeriggio), primavera, autunno (nelle giornate più miti)…siamo a quota 1100 m!!!

Chiodatura

Buona a fix Hilti e piastrine zincate. Soste con moschettone di calata.

Attrezzatura

12 rinvii, corda da 70m

 

settore MEZZALUNA falesia “Acqua Rossa”

 

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settore LINDA falesia “Acqua Rossa”

 

 

Elenco delle vie (da sx  a dx):

NOME GRADO LUNGH. (m)

NOTE

CHIODATORI
SETTORE “MEZZALUNA”
1 Ruvetta 4b 8 Placca didattica ignoti
2 Consorzio di bonifica 5a 8 Placca didattica ignoti
3 Mezzaluna 6a 10 Partenza affatto banale, rinviare la prima protezione dal masso sottostante! ignoti
SETTORE “LINDA”
1 70 km 5c+ 16 Muro concavo caratteristico con splendida roccia ignoti
2 Linda 6a+ 14 Spigolo atletico ignoti
3 Super Mario Bros 5c+ 14 Diedro tecnico ignoti
4 Le origini 5b+ 16 Bella placca di iniziazione al settore ignoti
5 Stai sereno 6b 18 Passo di equilibrio a metà, variante della via successiva ignoti
6 Stai serenissimo 6a+ 18 Placca tecnica, consentito l’uso dell’albero! ignoti
7 Prototipo svizzero 6a+ 25 Tecnica ed atletica, grande visuale in catena ignoti
8 Dalbatros 6c+/7a 12 Intense sequenze di dita ignoti
9 Sloppy’s way 6b+ 12 Splendido muro verticale, roccia spaziale.  ignoti

 

NOTA: i gradi indicati, trattandosi di vie non recensite e poco ripetute, possono essere delle utili indicazioni ma da non prendere “alla lettera”; con le ripetizioni e la frequentazione della falesia potranno subire modifiche. Per chi volesse contribuire con la sua opinione può scrivermi ad i recapiti in calce, grazie!

 

 

Relazione a cura di:

Riccardo Quaranta 

a. Guida Alpina

Email: info@riccardoclimbing.com  Website: www.riccardoclimbing.com

Cell. +393394360362

 

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ONLY THE GOOD DIE YOUNG + PERMAFROST, Gallinola, Matese.

Altra giornata esplorativa quella di ieri sul M. Gallinola, Matese, Molise. A fare del sano alpinismo di esplorazione su una montagna che richiederebbe mesi di permanenza con una tenda (parole di uno dei miei maestri).

Sguardo d'insieme

Sguardo d’insieme

Uno sguardo dalla auto con il binocolo ad osservare quello che ancora è fattibile, i pochi depositi e “ciuffi” di neve rimasti. Una linea, quella che per me diventerà “Permafrost” è evidente, almeno di sicuro c’è un po’ di neve.. Decido di andare a vedere lì e poi vedere cosa altro salire una volta ridisceso. Stavolta sono solo, senza imbraco e corda, solo le picche fedeli e i ramponi appena riaffilati.

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Il tracciato di “Permafrost”

Camminando mi accorgo che il terreno è ancora gelato, anche se la neve è sempre di meno; “bene” penso tra me e me “le lame troveranno qualcosa su cui fare presa”.

Arrivo alla base, come al solito le pendenze da lontano sembrano sempre maggiori; invece si intuisce una piacevole linea, il fondo di una linea di un canale, con poca neve, erba gelata e muschio. Mi preparo, controllo gli attacchi dei ramponi e inizio, con la compagnia di buona musica, che aiuta a concentrarmi.

Circa a metà via

Circa a metà via

Le pendenze sono sempre godibili, 50°-60° inizialmente, poi un primo saltino a 70°, dove fuoriesce un po’ di terreno. Ma è tutto gelato quindi si sale con sicurezza. Poi sempre nel fondo del canale, un secondo passaggio a 70° nella parte terminale, un po’ di rocce (ma tutto congelato e tenuto magicamente insieme) et voilà sono fuori.

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Simpatico canale dai, mentre arrampicavo pensavo a come il terreno gelato infonda sicurezza mentre a qualche °C in più sia una maledizione….”Permafrost” è il nome giusto allora.

Gli attrezzi del mestiere

Gli attrezzi del mestiere

Dalla cresta inizio a camminare verso est, affacciandomi di tanto in tanto lungo la parete per sondare le condizioni ed ecco che prima di arrivare al “Becco di Gallinola” scorgo un bel canalino con un po’ di neve e pendenze non eccessive…memorizzo le rocce ai lati per poterle ritrovare dopo una volta tornato alla base della parete.

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“Only the good..” vista dall’alto

Dopo tanti “affacci”  dalla cresta verso il vuoto, sono nuovamente alla base della parete, ma dal versante est; quindi mi muovo verso ovest sulla morena, scatto foto e penso a future salite, Supero il Becco ed ecco la linea che avevo visto dall’alto. Tra l’altro riconosco essere un settore dove avevo salito un paio di canali tipo 15 anni fa in compagnia di Renato…anzi Renato era rimasto a fare foto alla base di quella che poi diventerà la via di C. Iurisci “Il becco di Gallinola”, mi ricordo piena piena di ghiaccio. Io da poco avevo avuto in regalo le mie prime picche tecniche, una coppia di Quark, il top per quei tempi; iniziai quindi a salire e scendere tutti canali che parevano non essere troppo difficili e ricordo nettamente che salii anche quello. Che tuttavia ieri aveva un aspetto non proprio rassicurante, visto un bel muro iniziale a 90° per 3-4 m. Di sicuro con l’innevamento quella parte viene sommersa, rendendo il tutto molto più facile.

L'attacco di "Only the good die young"

L’attacco di “Only the good die young”

 

Particolare sull'attacco verticale

Particolare sull’attacco verticale

 

Qualcosa di piccozzabile sul bordo del camino, ma non basterà..

Qualcosa di piccozzabile sul bordo del camino, ma non basterà..

Non ci penso più di tanto, calzo nuovamente i ramponi, studio le pareti di quel camino verticale e parto; per fortuna solidi incastri mi sostengono psicologicamente, anche se nell’MP3 sta suonando “Only the good die young” dei Maiden… Mi consolo ripetendomi che buono non sono quindi è ancora presto!!! Beh alla fine sto scrivendo quindi tutto è andato bene, anche se l’uscita ha richiesto per qualche passo totale affidamento sulle picche per vie dei piedi aleatori, monopunta nonostante. Proseguo lungo un canale di roccia appena accennato, con difficoltà per fortuna minori.

Uno dei pochi sguardi a valle

Uno dei pochi sguardi a valle

Arrivo ad una caratteristica biforcazione del canale, che avevo intravisto anche dall’alto: a dx facile pendio credo sui 50°, a sx più verticale con un tratto sugli 80°. Vedendo che tuttavia è ben ghiacciato opto per quest’ultimo, regalandomi gli ultimi passaggi divertenti della salita

La biforcazione

La biforcazione

Poca neve ma tutto gelato, le lame fanno buona presa e ne approfitto per scattare qualche foto.

 

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Quasi fuori

 

Void

Void

 

Void vol. 2

Void vol. 2

Infine fuori, non mi attende un bel sole, forse è anche meglio. Tuttavia posso levarmi lo zaino e bere qualcosa di caldo, il mio amato the nero. Mi siedo, respiro e sorseggio..quello che vedono i miei occhi e che ho provato bastano a farmi tornare alla macchina felice. Basta poco.

 

In lontananza la Majella

In lontananza la Majella

 

Tracciato "Only the good die young"

Tracciato “Only the good die young”

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“SENZA OLIO DI PALMA”, Gallinola, Matese, Molise

Continua l’esplorazione del versante NE del M. Gallinola, Matese, a confine tra Campania e Molise. Una nuova linea tirata fuori al volo durante un veloce giro con Fabio, dopo aver ripetuto quella che si candida ad essere una classica della parete, “Per Elisa”.

“Senza olio di palma” corre a dx del “Canale di Estrema Destra” (C.E.D.), quindi ci troviamo nella parte iniziale del versante NE della Gallinola.

Via facile anche questa, si dirama dall’attacco del C.E.D. dirigendosi verso una crestina nella parte iniziale, che inizia con un netto pinnacolo roccioso. Al facile primo tiro (conserva), segue un divertente secondo tiro ed un breve terzo tiro (il più tecnico) che spunta in cresta, con un crescendo quindi di difficoltà e divertimento.

“SENZA OLIO DI PALMA”, 110m, AD, 70°, un tratto a 80° (evitabile)

Riccardo Quaranta e Fabio Madonna il 2/12/2016

Materiale: corda 60m, pecker, n.d.a.

tracciato-olio-palma

 

inquadramento-senza-olio-palma

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RELAZIONE VIA: KING KONG’S CRACK – PIZZO D’INTERMESOLI

E’ inutile, certe linee sono un tarlo per la testa di uno scalatore…come un tarlo scavano, scavano e ti entrano dentro negli angoli remoti del cervello. Spuntano ogni qual volta l’occhio cade su quella parete, dove dimora la “tua” linea, quando qualcuno ti racconta di essere stato da quelle parti, quando prendi in mano la guida e guarda caso la pagina si apre proprio li’.

King Kong’s Crack per me è stato questo: sempre guardata ogni volta che passavo in Val Maone, sempre rimandata perché è difficile combinare le 6000 variabili per poterci andare. “Ric guarda che mi sto liberando per venerdì, torniamo a legarci insieme!!” mi scrive Fabio. Lui è la persona giusta, è una di quelle variabili prima menzionate che quando c’è mi fa stare decisamente più tranquillo. Insieme abbiamo condiviso tante salite, sempre di impegno, come quella che ci attenderà in questa chiusura di stagione roccia al Gran Sasso; sapere di avere accanto una persona che sa cavarsela sempre non è poca cosa per chi normalmente è abituato ad avere sulle spalle la responsabilità della gita e della cordata.

Mattinata splendida quella che si prospetta arrivando a Prati di Tivo: deserto quasi assoluto se si eccettuano un paio di cordate intente a preparare i materiali sul piazzale. Per il resto la montagna è solo nostra. Ci incamminiamo dopo il rito della selezione del materiale – “Fa’ il n. 4 lo porto?!?!…dai ok lo porto” – che chi è dell’ambiente e conosce un po’ le caratteristiche della via, non stenterà a capire di cosa parlo..

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Giunti alla base del Pilastro Giallo la fessura è evidentissima, ma in mano la foto della relazione de “Il Chido Fisso” di Ledda ci fa riflettere un po’: la linea tracciata su questa passa a sx della evidente (e anche un po’ intimidatoria) fessura che solca la gialla parete. Decidiamo di non indugiare ulteriormente, ma salire e vedere poi dalla seconda sosta dove andare. Dei primi due tiri se ne occupa Fabio e devo dire meno male: roccia discreta, erba e terra ridondante, senza farsi mancare densi gineprai. Insomma due lunghezze in cui bisogna salire con il massimo dell’attenzione, con “sleghi” notevoli, a meno che ci si voglia portare qualche picchetto da tenda.

Lo raggiungo alla seconda sosta, ci guardiamo in faccia chiedendoci “ed ora”?!? Dove andiamo? Sx come dice il tracciato della guida o decisamente a dx (traverso orizzontale) ad attaccare la netta fessura, per niente incoraggiante? Ok leggiamo la relazione…niente, un laconico “ci si porta sotto la fessura che incide la parete (V) e la si aggredisce con decisione..” Siccome c’ho fatto il callo su relazioni poco rispondenti, capisco che la fessura non è quella del tracciato nella foto del “Chiodo Fisso”, ma quella a dx; Fabio mi conferma smanettando su alcune foto on line: ok andiamo, è ora di passare all’azione.

Il terzo tiro, un mix di tecnica di incastro e Dulfer è semplicemente spettacolare, almeno per gli amanti dell’arrampicata in fessura. Del quarto tiro se ne occupa Fabio ed anche questo è davvero degno di nota per bellezza ed impegno. Il quinto è una rampa di roccia che obliqua verso sx e conduce poi ad una parete aperta (sesto tiro) che si supera con un unico tiro di 60 m secchi; la ciliegina sulla torta è il tiro di uscita, un canale prevalentemente erboso che conduce sui ripidi prati sommitali.

Scendiamo con cautela ed in tra quarti d’ora siamo nuovamente sul sentiero d’accesso dove avevamo mollato gli zaini. Solo ora guardo Fabio e gli dico “ora possiamo stringerci la mano frate'”, la discesa è parte integrante della salita! Ci attende un piatto di fettuccine ad Intermesoli, andiamo, prima che venga buio….e che la sete di birra ci consumi dentro.

Insomma che dire su questa via: il mio parere è che merita unicamente per il terzo e quarto tiro, molto belli e che in parte “ripagano” delle restanti lunghezze e della discesa a piedi. Forse se partisse dal basso, seguendo la linea naturale del diedro fessura che parte dallo zoccolo e fossero attrezzate le soste per le doppie, acquisirebbe maggior valore ed appetibilità. Per il resto ovviamente complimenti agli apritori che hanno risolto, ai tempi, una linea così esigente.

FOTO di Fabio Ferranti e Riccardo Quaranta (cliccare sull’immagine per ingrandirla)

 

“KING KONG’S CRACK” – Pizzo d’Intermesoli, Pilastro Giallo, versante S

Paolo Abbate, Giuseppe e Robero Babieri il 4 giugno 1988

215 m, ED, passaggi fino al VII

 

Tracciato della via "King kong's Crack"

Tracciato della via “King kong’s Crack”

 

RELAZIONE  (salita del 30 settembre 2016 da Riccardo Quaranta e Fabio Ferranti)

MATERIALE: n.d.a., serie di friend fino al n. 3 BD, doppiata per n. 2 e 3, n.4 utile ma non indispensabile; nut, qualche chiodo utile per il sesto tiro.

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Accesso

La Val Maone si raggiunge attraverso un ampio sentiero che parte dal piazzale di Prati Di Tivo (TE): per attaccarlo si prosegue a dx, oltrepassando la stazione della funivia, per qualche centinaio di metri, fino a prendere una sterrata sulla sinistra (chiusa al traffico da una sbarra). Prima in discesa e poi in salita, superando il torrente “Rio Arno” si accede alla valle; oltrepassato un caratteristico grande masso, si lascia il sentiero (freccia di legno che indica “Grotta dell’Oro) e per traccia evidente si inizia a salire il pendio erboso sulla dx. Si costeggia la macchia boschiva, si oltrepassa la “Grotta dell’Oro” (netto antro dall’ingresso squadrato) e dopo pochi minuti si è alla base del “Pilastro Giallo” (50′ dal parcheggio)

Quasi all'attacco della via

Quasi all’attacco della via

Attacco

Si oltrepassa lo spigolo del Pilastro Giallo e ci si porta sotto uno zoccolo di roccia ed erba che forma un netto diedro con il pilastro stesso. L’attacco della via è all’incirca al centro dello zoccolo stesso.

L1, 30m, IV

Si risale la prima parte dello zoccolo, con arrampicata su roccia discreta mista ad erba e ginepro, puntando al centro di uno scudo roccioso, alla base del quale si sosta. Sosta su 2 chiodi.

L2, 50m, IV+

Si obliqua leggermente a sx, evitando una zona strapiombante, poi si torna a dx, prima su terra ed erba, poi su roccia via via migliore, fino al termine dello zoccolo. Sosta su chiodo e spit.

 

Fabio su L2

Fabio su L2

L3, 20m, VII sost.

Si traversa pressoché orizzontalmente a dx, con poche possibilità di proteggersi (V) fino ad attaccare la netta fessura; attenzione agli attriti se si è riuscito a piazzare qualcosa lungo il traverso. Si segue la fessura con tecnica di incastro incontrando, dopo il primo passo impegnativo, un chiodo e poco sopra, un friend incastrato. Da qui ci si protegge con friend medio grandi (n. 2 e 3 BD)….l’arrampicata è a dir poco entusiasmante e mixa tecnica d’incastro a tratti di Dulfer puri, (VII sostenuto). Dopo un ultimo passo su roccia non perfetta si guadagna la sosta sulla sx.  Sosta su 2 chiodi.

Io su L3

Io su L3

 

Fabio disperso nel vuoto siderale di L3

Fabio disperso nel vuoto siderale di L3

 

Ed eccolo che arriva!

Ed eccolo che arriva!

 

L4, 25m, VII-

Si riprende la fessura, si supera un primo tratto aggettante (VI+), poi questa si allarga diventando una specie di diedro che obliqua leggermente a sx, si supera un passo liscio e poco intuitivo (utile friend n. 4 BD, VII-) e con un ultimo passaggio atletico (ch.) si perviene ad una comoda sosta. Sosta su 1 ch. e 1 spit.

 

Fabio da primo su L4

Fabio da primo su L4

 

Fabio mi recupera su L4

Fabio mi recupera su L4

L5, 30m, V-

Seguire una bella ed invitante rampa verso sx, su roccia non sempre buona come appare dal basso; dopo un passo non banale si sosta in prossimità di un alberello. Sosta su spuntone da attrezzare.

L6, 60m, VI

Si esce a sx della sosta, si perviene alla base di una placca, che si apre a dx di un canale-camino. La si affronta pressoché al centro (VI) su roccia all’inizio compatta e difficile da proteggere, utile qualche chiodo. A circa metà parete le difficoltà diminuiscono (V e V-) ma la qualità della roccia peggiora e bisogna prestare attenzione. Dopo un diedro accennato che obliqua a sx si perviene alla crestina sommitale, dove si sosta. Dato lo sviluppo del tiro, prestare attenzione alla gestione degli attriti. Sosta su spuntone da attrezzare.

L7, 55m, III+

Si sale l’evidente canale erboso, che presenta qualche roccia ai lati dove assicurarsi, pervenendo ai prati sommitali. Sicura a spalla.

Fabio su L6

Fabio su L6

DISCESA

Si traversa lungamente verso dx (faccia a monte) su ripidi pendii erbosi, superando una prima zona di detrito; si perde quota fino ad imboccare il canale che delimita il margine dx (osservando dalla Val Maone) del settore denominato “le Strutture”. Prestare molta attenzione con erba bagnata o umida e non sottovalutare questo aspetto della salita.

 

Legati insieme ancora una volta!

Legati insieme ancora una volta!

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sardegna verticale: di mare, roccia e colori

La scogliera di Porto Flavia e il Pan di Zuchero

La scogliera di Porto Flavia e il Pan di Zuchero

Breve resoconto del viaggio-vacanza di arrampicata nel cuore dell’iglesiente (e non solo), con la ottima compagnia di Valeria, Cristian e Simone. Giorni indimenticabili e luoghi che non possono mancare nel carnet dell’arrampicatore più esigente in fatto di estetica e paesaggi mozzafiato.

PRIMO GIORNO

Le previsioni meteo sembrano dare meteo piovoso sulla costa ovest, quindi da Cagliari – dove atterriamo in prima mattinata, decidiamo di dirigerci ad est. La location prescelta è la parete di “Jurassic Park”, su splendido granito arancione; ricordavo qualche report di Maurizio Oviglia su Planet Mountain circa questo luogo. Un rapido sguardo alla guida e siamo subito in viaggio verso Tortolì. Raggiungiamo Porto Santoru, proseguiamo un po’ lungo la sterrata che costeggia il mare, ma dopo un po’ capiamo che è tempo di mettersi in cammino sulle proprie gambe. L’avvicinamento richiede un’oretta, per fortuna provvidenziali ometti segnano il percorso una volta che si abbandona la sterrata. Già da lontano nel cielo si staglia il dito lungo il quale corre la via “Dillosauro” tracciata da E. Lecis nel 2002 circa e restaurata da M. Oviglia nel 2013; il tracciato originale ha subito una modifica a causa di una frana. Attualmente si sfrutta il primo tiro di “Stonosauro” e poi si devia a dx per raggiungere la sommità dell’esile colonna. Dopo un paio di tiri di riscaldamento, con Cristian decidiamo che è ora di andare, “Dillosauro” ci chiama!

Cristian sul primo tiro di "Stonosauro"

Cristian sul primo tiro di “Stonosauro”

Il primo è un tiro perfetto in un diedro perfetto che mi richiede doti acrobatiche non banali per venirne a capo senza volare. La seconda lunghezza conduce, obliquando verso dx, al dito sottile; con arrampicata che dire “aerea” è poco, giungo alla sommità, un pianerottolo di meno di un metro quadro.

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Scendendo da “Dillosauro”. Foto di Cristian D’Angelo

La sensazione è bellissima, recupero Cristian che presto mi raggiunge in cima..felicissimi guardiamo il mare e l’esile colonna che ci sostiene. Il viaggio sembra essere iniziato alla grande!

SECONDO GIORNO

Percorrere la strada che da Iglesias conduce a Nebida e Masua è un viaggio di colori, orizzonti e mare…nonché un mare di roccia. La vista di quel tratto di costa è unica: ogni volta che ci passo non posso fare a meno di notare le innumerevoli auto accostate lungo le piazzole di sosta, di persone incantate da tanta bellezza, intente a fotografare o semplicemente ad ammirare il paesaggio mozzafiato. Oggi la destinazione è la scogliera di Porto Flavia che, con il suo dedalo di multipitch, rappresenta un must per ogni arrampicatore che ami il genere “vie a più tiri vista mare”. Davanti ci farà compagnia il faraglione del Pan di Zucchero, onnipresente – a ragione – in ogni depliant turistico della zona; tra l’altro sulle sue pareti ci sono vie del mitico Manolo, che vi girò anche video finiti nella pubblicità degli orologi della nota ditta Sector.

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La via scelta da me e Veleria, in pieno stile plaisir, è quella che sembra stia diventando una delle classiche del settore, “Le grand Mammuth”.  Lo sviluppo è di 150 m su 5 tiri, la chiodatura è sempre buona a fix inox, la distanza tra le protezioni sempre ragionevole; unico “appunto” su un paio di rinviaggi che mi sono parsi un po’ dubbi per la posizione da cui bisogna effettuarli; le soste sempre ottime su tre punti e tutte attrezzate per la calata in doppia. Modalità che sconsiglio visto il comodissimo sentiero geologico che in 20 piacevolissimi minuti riporta alla base del Pilastro dell’Italia Liberata.

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Valeria sull’ultimo tiro

A parte il primo tiro che risulta un po’ “banale” per bellezza di movimenti ed estetica, la restante parte è davvero godibile, sempre su roccia perfetta e con scorci visivi di notevole spessore. Consigliata quindi a chi è alla ricerca di una via “no stress”, dall’impegno tecnico molto contenuto e sicuramente remunerativa per le emozioni che regala.

 

TERZO GIORNO

Quelle torri baluardo sulla costa, come fossero antichi fari sulle scogliere bretoni, da tempo dimoravano nel mio cassetto dei desideri. La forza di internet è anche questa, quella di veicolare immagini tanto emotive da diventare una sorta di ossessione. La mia era quella di andare a visitare quello che, dalle descrizioni, sembrava essere un luogo unico: la scogliera granitica di Capo Pecora. Arrampicata trad su monotiri e multipitch, spesso su torrioni isolati, a due passi dal mare o  mere propaggini della costa.

Tramonto "trad" da Capo Pecora

Tramonto “trad” da Capo Pecora

Abbiamo dato quindi un significato alla ferraglia imbarcata nella stiva dell’aereo e devo dire che ne è valsa la pena. Capo Pecora è un posto unico, potrei stare qui a descriverlo con i termini più ricercati, ma nessuna frase renderebbe l’esperienza che si vive andandoci. Una sensazione di isolamento, di “propaggine” ultima prima del mare infinito che ci ha pervasi non appena abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio, laddove la strada termina. Il transito nella “Baia delle uova di dinosauro” (nome dovuto alla forma ovoidale dei sassi che ne ricoprono la spiaggia) ci catapulta in ere remote, tutto sembra allinearsi in un’ottica di distacco dalla civiltà, dal moderno, per entrare in una dimensione spazio-temporale lontana millenni.

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Baia delle uova di dinosauro

E dopo poco eccolo lì, il “Big Ben”, uno dei settori principali del sito di scalata. Vento di maestrale “a manetta”, onde e spuma bianca a perdita d’occhio: riusciremo mai ad arrivarci alla base di quel pilastro? La “bibbia” dell’arrampicata in Sardegna recita perentoriamente, alla voce accesso, “indispensabile mare calmo”. Giornata perfetta quindi. Troppo determinati e forse stregati dal desistere, fingiamo un po’ tutti una fredda noncuranza per le apparenti avverse condizioni, rintracciamo gli ometti che scendono dalla sommità della costa alla base e saltellando sui massi giungiamo inaspettatamente alla base del “Big Ben”. Cerchiamo di orientarci ed individuare la “normale” a questa guglia..ad un primo sguardo sembra che questa volta il mare abbia vinto, acqua alta e mossa, ossia bagno ad inizio giornata.

"Signori si nasce", la "normale" al Big Ben

“Signori si nasce”, la “normale” al Big Ben

Ma la determinazione la vince e quello che sembrava insuperabile si trasforma semplicemente in salti su massi in sincronia con la risacca. Ci siamo, eccoci alla base di questo esteticissimo spigolo; due tiri esposti ma su difficoltà assai limitate. La bellezza della linea fa perdonare la roccia non sempre buona; tutti e quattro arriviamo in cima e possiamo godere del bellissimo spettacolo. Con una doppia da 35m (si fa con corda da 70m ma prestare attenzione!!) a si ritorna agli zaini fermi alla base.

Cristian e Simone alle prese con il secondo tiro

Cristian e Simone alle prese con il secondo tiro

Con Cristian decido di salire il pilastro osservato durante tutto il tempo in cui recuperavo Valeria sulla “normale”; su quel pilastro corre la via “Never stop exploring”, due tiri total clean di cui il secondo segue una fessura dall’estetica perfetta.

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Cristian sul primo tiro di “Never stop exploring”

Un vero viaggio, forse la linea più bella salita durante questa vacanza. Qualche info per chi volesse ripeterla: io l’ho salita con un singolo set di friend BD fino al 3, Totem cam ed un set di dadi; per una ripetizione più serena consiglio di portare anche un 4 BD e una buona dose di continuità! Facendo un po’ la tara con altre linee salite nel medesimo settore ritoccherei anche i gradi: L1 5c+/6a L2: 6b+. La seconda lunghezza è magnifica, ma sostenuta: inizia con una fessura da salire in Dulfer (friend 4 BD) al termine della quale si  giunge ad una zona di svasi in cui è impossibile proteggersi.

Cristian sullo spettacolare secondo tiro

Cristian sullo spettacolare secondo tiro

Consiglio quindi di piazzare un paio di protezioni prima di riavviarsi per questa che è la sezione chiave del tiro (nut e friend piccolo). Poi leggermente sul margine sinistro, sempre su prese buone ma a volta rovesce, si giunge ad una nicchia accennata e da qui in traverso verso dx si raggiunge la sosta di “Il ventaglio segreto” da cui ci si cala in doppia.

Un paio di splendidi monotiri (“Onda lunga” e “L’orco sardo”, entrambi 5c, assai consigliati!) ed eccomi nuovamente, con Valeria, su una multipitch, “Rolling Stones”; questa mi ha colpito in particolare per l’estrema varietà di stili di scalata, dal diedro alla placca, alla fessura.

Valeria sul penultimo tiro di "Rolling Stones"

Valeria sul penultimo tiro di “Rolling Stones”

Bellissima anche questa e con una doppia nel vuoto terminiamo l’esperienza scalatoria in questo angolo di paradiso. Rientrando lentamente verso il parcheggio, ancora assorto dalle emozioni vissute, non posso non essere attratto dal tramonto rosso che sta infuocando il mare.

QUARTO GIORNO

Un altro luogo che mi era rimasto impresso – nei viaggi passati – per la sensazione di isolamento e selvaggia bellezza che mi aveva trasmesso è la scogliera di Pranu Sartu, presso Buggerru. Caratterizzata da vie corte alle quali si accede dall’alto di solito con 3 doppie, la propongo agli altri come tappa finale, per poterci incamminare verso l’aeroporto non troppo tardi.

Anche qui il buon Louis Piguet si è adoperato in un ciclopico lavoro di resinatura di gran parte degli itinerari, dotando le soste degli stessi di 3 punti di ancoraggio. Con Simone optiamo per “Riflessi magici” aperta nel 2000 dalla cordata Oviglia-Zurru-Mocci. Una via che parte a pelo d’acqua e in costante traverso verso sinistra si sviluppa per 135 metri lungo 5 tiri. Particolarmente belli il secondo e il quarto, dove non si può restare affascinati dalla qualità della roccia e dalle sue forme.

La roccia fantastica della scogliera di Pranu Sartu

La roccia fantastica della scogliera di Pranu Sartu

Terminate le vie ci concediamo un giro rilassante nel borgo di Buggerru, prima di riavviarci verso Cagliari dove ci aspetterà una lunghissima attesa per uno sciopero indetto dagli operatori Alitalia. Tuttavia il pieno di emozioni, colori e roccia da urlo saranno gli antidoti ad una notte praticamente insonne.

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Via “I SULTANI DELLO SWING”, Sperlonga (LT) – RELAZIONE

Questo pazzo clima ci sta abituando ad oscillazioni d’umore non da poco, che tradotto significa escursione di 10 °C in meno di 24 ore.

Prevista una vasta area di bassa pressione con annessi piovaschi e temporali un po’ in tutte le aree interne del centro-sud Italia…che fare allora per soddisfare l’esigenza di trasferire il proprio corpo in alto, possibilmente con movimenti di arrampicata? Spolvero un po’ di articoli messi da parte sul fedele Evernote del mio pc, ricordavo qualche scritto che mi aveva particolarmente colpito sulla falesia di riferimento per l’arrampicata sul mare: Sperlonga. In realtà scopro che le vie “custodite” come futuri progetti arrampicatori sono, in quella zona, più di una…parlo ovviamente di multipitch. Ne scelgo quindi una, forse anche perché da un po’ di giorni gira un cd nell’autoradio della mia auto: “I sultani dello swing” alla Grande Muraglia di Sperlonga, baia di S. Agostino. Le relazioni on line (con riferimento alla guida “Blue Rock 2”) parlano di 90 m con diff. max. di 6c (sul primo tiro); la guida cartacea “Gaeta, Circeo, Leano, Sperlonga, Moneta” ed. Versante Sud parla di diff. max di 6b+ (nella seconda lunghezza) ed arrampicata da integrare. In realtà la via, aperta dall’alto nel 1985 da Roberto Ciato, Paolo Rocca e Cristiano Delisi, ha subito un restyling da parte di Bruno Moretti, Alessandro Nugnes, Bruno Vitale e Paolo Bongianni. Attualmente infatti è protetta a fix inox e tutte le soste sono su fix; la chiodatura è tuttavia parca, con tratti in cui le protezioni sono distanziate, ma mai pericolosa.

La via è stupenda a mio giudizio e mixa in maniera eccellente diversi stili di arrampicata, dalla placca allo strapiombo, all’arrampicata in diedro, ai tetti. E’ richiesta un’ ottima capacità di lettura soprattutto sulle prime due lunghezze, molto tecniche e continue. La roccia è sempre ottima (se non si esce fuori via). Riporto di seguito la mia relazione e relativa gradazione dei tiri secondo il mio parere.

 

I SULTANI DELLO SWING (Grande Muraglia, Sperlonga)

1985, Roberto Ciato, Paolo Rocca e Cristiano Delisi, dall’alto.

6c+ (6b+ e A1 obb.), 90m, 4L, S2, II

Salita del 8/09/2016 insieme a Michele Di Chiro

ACCESSO: Dal Castello Invisibile si traversa verso sx restando alla base di questo settore, poi in leggera salita fino alla base della Grande Muraglia Pilastro di Destra. Da qui ancora per circa 30m a sx fin sotto una rampa terrosa con gradoni rocciosi. Li si risale (passi di II) e si raggiunge l’attacco, su una terrazza sotto un muro giallo verticale che termina con un grottino sotto un evidente strapiombo. Fix inox Raumer visibili. 15 min dal Castello Invisibile.

L1, 6c+, 12m: attaccare il muro giallo con arrampicata subito tecnica e sostenuta; superare un primo passo tra il secondo e terzo fix, al quarto spostarsi leggermente a dx, salire un paio di metri e poi con tecnico traverso tornare sulla linea e in obliquo verso sx raggiungere l’evidente grottino (sosta su 2 fix non collegati)

L2, 6b+, 20 m: uscire dal grottino verso dx (fix), superare con passo atletico lo strapiombo, poi dritti dopo la seconda protezione (passo chiave del tiro), fin sotto un secondo tetto (cordone con maglia rapida). Superare il tetto ben ammanigliato, poi su placca grigia e minori difficoltà pervenire ad una comoda cengia dove si sosta (sosta su 2 fix collegati da cordone). N.B. prestare attenzione per chi fa sicura dal grottino: meglio starne all’esterno, onde evitare di battere la testa sulla volta in caso di volo del primo di cordata, il passo chiave è pochi metri più in alto, quindi la corda genera pochi attriti!!!

L3, 6b+, 25 m: superare lo strapiombo giallo con bei movimenti atletici in leggero diagonale verso dx, poi per un diedro grigio fino ad una protezione poco visibile sulla sx. Da questa si traversa a sx e per placca si giunge in sosta (sosta su 2 fix collegati da cordone).

L4, 6a/6a+, 30 m: spostarsi leggermente a dx, superare la prima protezione usando un buco poco visibile, poi ancora a dx fino alla seconda protezione. Da qui dritti in placca (roccia abrasiva) puntando ai tetti sommitali, si raggiunge un cordone in una clessidra. Da questa si obliqua a sx e con un passo deciso si perviene ad una buona fessura orizzontale. La si segue continuando verso sx fino ad uscire su uno spigoletto ed infine dritti per lame con arrampicata entusiasmante si esce in cima. (sosta su 2 fix collegati da cordone).

DISCESA: con 3 doppie lungo la via e corda singola da 70m; dalla S4 alla S3, dalla S3 alla S2 e da questa direttamente a terra.

MATERIALE: corda singola da 70 m, 10 rinvii, qualche fettuccia per ridurre gli attriti.

Tracciato della via, in blu l’ultima parte di avvicinamento. Foto di Michele Di Chiro

 

Relazione di Riccardo Quaranta

a. Guida Alpina

info@riccardoclimbing.com

 

 

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RELAZIONE VIA “Libertà è partecipazione”, Prima Spalla, Corno Piccolo, Gran Sasso

Per la comunità alpinistica del centro sud Italia (e non solo), questa stagione 2016 passerà tristemente alla storia per la perdita di due forti scalatori, morti durante il tentativo di apertura di una nuova via sulla parete nord del M. Camicia. Inutile dire di chi si tratti, la notizia è circolata fin troppo sui social ed in generale sul web. Quando Emiliano mi ha chiesto di andare a ripetere insieme una via aperta proprio da Roberto Iannilli, ho pensato che sarebbe potuto essere un buon modo per omaggiare lui e la sua opera di esplorazione e di avventura svolta spesso in compagnia di Luca D’Andrea. “Libertà’ è partecipazione” era stata la prescelta da Emiliano e Silvia…io non l’avevo mai salita, quindi un’occasione in più per vivere l’emozione degli apritori in un settore che amo particolarmente, quello della parete sud della Prima Spalla del Corno Piccolo. Cercando in internet ci siamo accorti che ben poco esisteva su questo itinerario; ho ritenuto quindi potrà essere di aiuto e/o stimolo una relazione di questa bella via, non difficile e forse tra le poche di Iannilli accessibili ad un pubblico “popolare”.

RELAZIONE

“LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE” Parete Sud Prima Spalla, Corno Piccolo del Gran Sasso.

Roberto Iannilli e Patrizia Perilli il 01/08/1996

160 m circa, D+, V+ max.

Salita del 28/08/2016 in compagnia di Emiliano e Silvia

La nord della Seconda Spalla e alla sua sx il Canale Bonacossa (ph. E. Cupellaro)

La nord della Seconda Spalla e alla sua sx in Canale Bonacossa (ph. E. Cupellaro)

ACCESSO

La parete sud della Prima Spalla del Corno Piccolo è raggiungibile facilmente percorrendo il sentiero Ventricini fin quando questo si affaccia su un’ ampia conca ghiaiosa, al cospetto della Nord della Seconda Spalla (20′ dall’arrivo degli impianti alla Madonnina). Da qui non scendere, ma percorrere la crestina che sale verso sx, poi traversare a dx per sentiero accennato, quasi orizzontale, dirigendosi verso la base del canale Bonacossa. Quest’ultimo divide la parete nord della Seconda Spalla dalla nord della Prima Spalla. Risalirlo interamente slegati o in conserva, a seconda del livello (passi di III) per circa 350 m di dislivello, ponendo attenzione alle sezioni più ricche di detriti. Nei tratti più difficili presenti protezioni in loco o cordoni con cui fare eventualmente sicura. Al termine del canale si perviene alla Forcella Bonacossa, porta di accesso alla solare parete sud della prima spalla. Si percorre quindi la comoda cengia alla base della parete fino all’attacco della via (1h 15′ dalla stazione di arrivo degli impianti).

Risalendo il Canale Bonacossa

Risalendo il Canale Bonacossa

ATTACCO

Un centinaio di metri dopo la forcella Bonacossa, in corrispondenza di un netto diedro-fessura obliquo verso dx; in alto corrisponde un tettino posto al termine di un’ampia zona giallastra.

Tracciato delle vie (da "Il chiodo fisso" P. Ledda, Ed. Il Lupo)

Tracciato delle vie (da “Il chiodo fisso” P. Ledda, Ed. Il Lupo)

RELAZIONE

L1: Si sale la fessura-diedro ascendente verso destra con bei movimenti di arrampicata in opposizione, proteggendosi con friend medio-grandi; al termine del diedro si traversa orizzontalmente a dx per sostare. Sosta da attrezzare. (30 m)

L'attacco della via (ph. S. Sole)

L’attacco della via (ph. S. Sole)

L2: Dalla sosta ci si riporta all’uscita del diedro per attaccare la placca a sx, puntando ad un cordone (ch.) con arrampicata delicata e non proteggibile (V+); dal chiodo si obliqua leggermente a dx (IV+) proteggendosi con una clessidra poco visibile, si continua a salire fino all’altezza di una fessurina divenuta visibile sulla propria sx; si traversa a prenderla (passo di V- delicato), la si percorre fino ad una clessidra con cordone. Da qui in leggero obliquo a dx verso una nicchia rossastra con roccia rotta, immediatamente sopra la quale si sosta scomodamente. Sosta con 2 ch. da collegare. (25 m)

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Silvia ed Emiliano impegnati sul secondo tiro (ph. V. De Simone)

L3: Dalla sosta a dx a prendere una fessurina (ch), poi su placca su roccia non sempre buona e percorso non obbligato si raggiunge la sommità del pilastro su cui si sosta (IV+, IV). Sosta con 2 ch collegati da cordone. (50 m)

S2 vista ripartendo per il terzo tiro

S2 vista ripartendo per il terzo tiro

L4: Dalla S3 ci si alza dritti su placca (cless. con cordone) poi in leggero obliquo a dx su bella roccia (IV) in direzione di una grande e netta fessura obliqua a sx. La si raggiunge (ch. arancione Camp non visibile dalla sosta in basso, da dove invece è visibile un chiodo nero posizionato lungo il fessurone ma alcuni metri più in alto; quest’ultimo è quindi da tralasciare!) e la si supera verticalmente su placca all’altezza del chiodo; da qui è gia visibile la soprastante fessura da raggiungere. Su placca stupenda ad ottimi buchi si perviene alla fessura visibile gia dal basso (ch. alla base), la si affronta (V+) con splendida arrampicata in dulfer fino al suo termine. Da qui sempre dritti su roccia da favola (V) che all’apparenza potrebbe apparire difficile – invece è ricca di ottimi buchi su calcare giallastro – si supera una cengia con detriti e su roccia rotta (attenzione!) si perviene alla cresta. Sosta da attrezzare. (50 m)

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Lo splendido quarto tiro (ph. E. Cupellaro)

Da qui, per facile cresta, verso dx (spalle alla via) si perviene alla sommità della Prima Spalla.

In vetta!

In vetta!

DISCESA: in doppia dalla via “Attenti alle Clessidre” o a piedi per la “Via del Canalone”.

MATERIALE: n.d.a., comprensiva di friend medio grandi per il primo ed il quarto tiro.

Relazione a cura di Riccardo Quaranta a. Guida Alpina; grazie a Emiliano Cupellaro e Silvia Sole per le foto e la bella giornata trascorsa insieme.

 

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Concatenamento tre spalle Corno Piccolo, Gran Sasso

Panoramica della salita

“Libero di concatenare”, era il titolo di un libro di Franz Nicolini….collegare itinerari di vario stampo, creare percorsi “cucendo” insieme vari pezzi distinti.

L’idea di concatenare le tre Spalle del Corno Piccolo del Gran Sasso c’era da tempo, forse perché ripetere una via sola lascia sempre un qualcosa di incompiuto, scalarne due ti fa venire in testa il motto “non c’è due…” e quindi la soluzione è salirne tre. Certo non proprio una passeggiata di relax, ma una bella cavalcata in cui si arrampica per sviluppi prossimi ai 900 m, con vari trasferimenti da spalla a spalla. C’è la possibilità di scegliere tra tanti itinerari su ogni porzione della salita, dando alla gita il carattere che si desidera maggiormente.

Insieme a Gabriele, optiamo per un mix di salite di esplorazione e di salite che invece hanno scritto la storia dell’alpinismo sul Corno Piccolo. Alla Terza Spalla decidiamo per una via di Bruno Vitale, Paolo Bongianni, Bruno Moretti e Marco Zitti, dal nome poco rassicurante “Erbalife”, sulla parete SSO. Sento Bruno telefonicamente, gli dico dell’idea, e sempre con grande modestia mi dice, “beh Riccardo non è una via che consiglierei, è stata una via di esplorazione da prendere con quello spirito”. Per fortuna faccio la “tara” alle sue parole; mi stimola il fatto che sia comunque una linea un po’ da ricercare, dove il materiale in parete si limiterà a due chiodi e un vecchio cordone lungo tutta la via. Il Gab accetta di buon grado l’incipit, poi ci chiediamo cosa fare dopo. Nello scambio di idee salta fuori l’impresa compiuta da Luigi Mario e Fernando Di Filippo che nel 24 agosto del 1962 salirono sia la seconda che la prima spalla aprendo due itinerari di grande bellezza e audacia. Mancava solo il giorno giusto, con alta pressione e libero da impegni. Lo troviamo giovedì 21 luglio 2016, con una giornata che inizia con sveglia alle 4:00 per me – e ancora prima per Gab – e gambe in moto alle 5:00. A farci compagnia sulla Cresta dell’Arapietra una luna piena spettacolare, tanto piena da illuminarci il cammino.

La luna ci indica il cammino

La luna ci indica il cammino

Decidiamo infatti di raggiungere la Terza Spalla scendendo dal canale del Tesoro Nascosto, appena dopo l’inizio della ferrata Ventricini, soluzione consigliatami dal buon Bruno e di buon grado accettata. La discesa non presenta particolari difficoltà e in breve raggiungiamo l’attacco della via Erbalife.

b

Guardando indietro, il mare

c

La seconda Spalla

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Un camoscio ci guarda dall’alto del Canale del Tesoro Nascosto

Seguiamo con attenzione l’ottima relazione trovata qui, sapendo che non troveremo niente lungo l’itinerario ad indicarci la strada, ma già da subito la roccia ci appare molto meglio delle aspettative (o comunque di tante vie di pari livello più gettonate); questo ci conforta e ci carica durante tutta la salita.

"Erbalife" L1

“Erbalife” L1

"Erbalife" L3

“Erbalife” L3

Scegliamo la variante Moretti – Zitti (tiro chiave) e non ci pentiamo, arrampicata delicata su roccia da favola.

"Erbalife" L6, tiro chiave

“Erbalife” L6, tiro chiave

"Erbalife" L6

“Erbalife” L6

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Uscita sulla cresta della Terza Spalla

Presto siamo sulla cresta della Terza e di corsa torniamo all’attacco del Ventricini dove avevo lasciato un po’ di materiale e lo zaino. Via alla base della Mario – Di Filippo, il tempo di risistemare corde e materiale e siamo nuovamente sul pezzo.

Seconda Spalla, "Mario - Di Filippo" L1

Seconda Spalla, “Mario – Di Filippo” L1

Primo tiro di riscaldamento, secondo tiro e si capisce subito lo spessore della salita, con verticalità ed esposizione che non mollano per 40 m.

"Mario-Di Filippo" L2

“Mario-Di Filippo” L2

Terzo tiro, secondo me il capolavoro per quei tempi, che affronta un delicato traverso, “ponte incerto” tra la sicurezza di due fessure…stupore ed emozioni si mescolano, gioisco in fondo di essere lì.

Gab sullo splendido terzo tiro

Gab sullo splendido terzo tiro

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Lo stesso tiro visto dall’alto

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Arrivo in sosta

Poi via, si corre verso l’uscita attraverso difficoltà minori. Nuova stretta di mano sulla cima della Seconda Spalla e ancora scarpe da avvicinamento e via verso la Mario-Di Filippo alla sud della Prima Spalla. Questo versante è uno dei miei preferiti al Corno Piccolo, per le linee e la roccia che non scende mai a compromessi. Mi sento a casa e a mio agio, il cielo terso e la roccia calda. Andiamo Gab!

Prima Spalla, "Mario-Di Filippo", L2

Prima Spalla, “Mario-Di Filippo”, L2

Ambiente

Ambiente

Il copione si ripete, primo tiro di riscaldamento, secondo tiro su fessura quasi verticale dove bisogna essere decisi e, su alcuni passi, spolverare anche un po’ di Dülfer ignorante! La bellezza della roccia e dell’ambiente fanno passare tutto in secondo piano, anche il dolore ai piedi che inizia a farsi sentire…sentiamo che la cima si avvicina e ci concediamo qualche pausa ristoratrice. Dopo poco nuovo abbraccio in vetta alla Prima Spalla, siamo fuori (un po’ anche di testa penserebbe qualcuno..).

Cima della Prima Spalla, viaggio concluso!

Cima della Prima Spalla, viaggio concluso!

Guardiamo giù dove eravamo all’alba, soddisfatti e felici perché la montagna ci ha concesso di salire rendendo questa giornata indimenticabile. Lontano rumori di elicottero. Qualcuno ci ha lasciati, apprenderemo più tardi. Ma è sempre lei, che tanto dona e tanto prende.

Un grazie a Gabriele Paolucci, giovanissimo e talentuoso, compagno anche di questo viaggio.

Birrraaaaaaaaaaa!!!!!

Birrraaaaaaaaaaa!!!!!

Ringrazio per il supporto:

Climbing Technology

Petzl

Alta Quota (Isernia)

Campo Base (Roma)

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Via “Per Elisa” M. Gallinola – Matese

“Tra tanti sport che potevi scegliere… proprio l’arrampicata!?!?” Questa è stata l’unica frase che mia madre, la bellezza di 16-17 anni fa, mi ha detto esplicitamente circa la mia passione.

Beh di tempo ne è passato da quel giorno, in cui il mio zainetto (probabilmente il classico Invicta della scuola) era poggiato accanto alla porta della mia camera, con l’imbraco appena comprato a Roma…quello, insieme ad un po’ di acqua era il mio primo zaino “d’arrampicata”.

Oggi rientrando da questa ennesima piccola avventura sulle pareti di casa, rifletto che non ho mai dedicato alcun itinerario a lei e la coincidenza che sia il 28 gennaio, giorno del suo compleanno, può essere una buona occasione per farlo.

“Per Elisa” nasce in un inverno in cui temperature basse e neve si sono concesse molto raramente. Con innevamento maggiore le difficoltà possono variare, ma non sono mai elevate. Basta sapersi destreggiare con il misto-appenninico, versione “migliorata” (in quanto all’aspetto aleatorio) e rivista del famoso misto scozzese!

“Per Elisa”, 110 m  circa, AD+, 60-70° max, M3+. Parete N-E di M. Gallinola, Matese molisano.

Aperta da Riccardo Quaranta e Laura D’Alessandro il 28/1/2016. Nessun materiale in posto.

Materiale necessario per una ripetizione: corda da 50 m, piccozza, ramponi; friend medio piccoli, fettucce e cordini.

DISCESA: per il sentiero estivo di salita al M. Gallinola da Campitello Matese.

Per la relazione si vedano i tracciati nelle foto della gallery.

Bibliografia del massiccio: “Ghiaccio D’Appennino” ed. Versante Sud.

Per chi volesse ripetere queste ed altre vie di misto con una Guida Alpina o semplicemente avere info circa le condizioni, può contattarmi qui: info@riccardoclimbing.com

 

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Via “Camomilla”, gruppo M. Meta, Mainarde

Accendo il pc per controllare come al solito le previsioni meteo, sempre più alla ricerca degli asterischi e simboli “meno” davanti alle indicazioni delle temperature. Credo che quest’anno sia stato l’appuntamento praticamente maniacale per tanti amanti della montagna invernale, della neve e del ghiaccio. Le previsioni meteo, di ogni forma, ma sperare ogni volta di vedere qualcosa che assomigliasse al freddo.

Con mio sommo stupore per la giornata del 7 gennaio le previsioni prevedono un brusco calo delle temperature, tanto che in zona M. Meta (gruppo delle Mainarde) sembra che le temperature non saliranno oltre lo zero. Beh, ricordando gli insegnamenti di una persona che è di sicuro tra i miei maestri “in inverno quando ci sono le condizioni molla tutto e vai”, decido di seguire in toto e ben volentieri il consiglio. Dove? A fare cosa? Per lavoro ho sotto controllo un po’ tutta l’area del Molise e vicino Abruzzo, quindi la mia scelta ricade proprio sul gruppo di Monte Meta.

Avevo notato, durante precedenti uscite, che in particolare l’anfiteatro di Monte Metuccia (2105 m slm) conserva sempre tanta neve, molto di più di tante altre zone aventi la stessa esposizione (N-NE) ed è ricco di pareti e pendii di varia inclinazione. Perché non andare a dare uno sguardo più da vicino? Quale occasione migliore per condividere un’altra giornata di sana montagna con Fabio, carissimo amico e compagno di tante avventure vissute da ragazzi?

L’indomani scendiamo dalla mia Clio bianca perfettamente mimetizzata nel bianco di Vallefiorita: è la prima volta quest’anno che “vedo” tanto freddo. La strada ghiacciata, la neve polverosa ed i raggi solari che ne esaltano la brillantezza, il tutto condito da un profondo silenzio. “What else” chiederebbe la pubblicità. Di buona lena saliamo lungo la faggeta che ci introduce nella Valle Pagana e per gli occhi è nuovamente gioia nel vedere quanto bianco e quanta neve nuova. L’eccitazione sale, chiedo a Fabio di scegliere una linea sul versante sinistro, lungo quell’anfiteatro di cui gli avevo accennato durante il viaggio. Con grande occhi nota un lungo e largo camino e mi suggerisce quella insieme ad altre linee. Ci avviciniamo e decidiamo di attaccare la prima sua idea.  Non c’era dubbio sulle “condizioni”: neve portante lungo tutto l’avvicinamento e acqua ghiacciata nelle pozzanghere lungo il sentiero. Gli dico “oggi ci divertiamo”. Così è stato, a parte qualche problemino avuto da Fabio con un rampone e forse con il fatto che due picche in mano non le aveva mai manovrate.

Da anni vive all’estero lavorando come ricercatore universitario, quindi le occasioni per vedersi non sono tante. Il fatto di poter trascorrere una giornata (e che giornata!) insieme in montagna aggiunge ancora più valore alla nostra uscita. La via è piacevole, non difficile con un paio di passaggi che un altro maestro avrebbe etichettato come “simpatici”; ma niente paura, si trovano subito dopo solide soste a fil, quindi divertimento assicurato.

Usciamo dalla via e ci sediamo lungo il bordo della roccia, sul sentiero che da Passo dei Monaci conduce alla Metuccia..il sole splende e l’azzurro del cielo riempie il cuore. Tiro fuori il termos e una barretta, offrendo un po’ di the a Fabio… lui mi dice “Ric ce l’ho pure io il termos, ma non avevo nient’altro a casa se non la camomilla, quindi ho preparato quella”, “per essere belli reattivi” gli faccio eco io. Ridiamo di cuore entrambi; è proprio vero, per certi versi da quando eravamo ragazzi non è cambiato niente.

“CAMOMILLA”, 110 m circa, AD+, 50° e 60°, passi a 70°; anfiteatro della Metuccia, gruppo di Monte Meta, Mainarde. Riccardo Quaranta e Fabio del Sordo il 7/1/2016.

Foto mie e di Fabio del Sordo che ringrazio per avermi affiancato in questa splendida giornata.

 

Riccardo Quaranta

A. Guida Alpina

 

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