ONLY THE GOOD DIE YOUNG + PERMAFROST, Gallinola, Matese.

Altra giornata esplorativa quella di ieri sul M. Gallinola, Matese, Molise. A fare del sano alpinismo di esplorazione su una montagna che richiederebbe mesi di permanenza con una tenda (parole di uno dei miei maestri).

Sguardo d'insieme

Sguardo d’insieme

Uno sguardo dalla auto con il binocolo ad osservare quello che ancora è fattibile, i pochi depositi e “ciuffi” di neve rimasti. Una linea, quella che per me diventerà “Permafrost” è evidente, almeno di sicuro c’è un po’ di neve.. Decido di andare a vedere lì e poi vedere cosa altro salire una volta ridisceso. Stavolta sono solo, senza imbraco e corda, solo le picche fedeli e i ramponi appena riaffilati.

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Il tracciato di “Permafrost”

Camminando mi accorgo che il terreno è ancora gelato, anche se la neve è sempre di meno; “bene” penso tra me e me “le lame troveranno qualcosa su cui fare presa”.

Arrivo alla base, come al solito le pendenze da lontano sembrano sempre maggiori; invece si intuisce una piacevole linea, il fondo di una linea di un canale, con poca neve, erba gelata e muschio. Mi preparo, controllo gli attacchi dei ramponi e inizio, con la compagnia di buona musica, che aiuta a concentrarmi.

Circa a metà via

Circa a metà via

Le pendenze sono sempre godibili, 50°-60° inizialmente, poi un primo saltino a 70°, dove fuoriesce un po’ di terreno. Ma è tutto gelato quindi si sale con sicurezza. Poi sempre nel fondo del canale, un secondo passaggio a 70° nella parte terminale, un po’ di rocce (ma tutto congelato e tenuto magicamente insieme) et voilà sono fuori.

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Simpatico canale dai, mentre arrampicavo pensavo a come il terreno gelato infonda sicurezza mentre a qualche °C in più sia una maledizione….”Permafrost” è il nome giusto allora.

Gli attrezzi del mestiere

Gli attrezzi del mestiere

Dalla cresta inizio a camminare verso est, affacciandomi di tanto in tanto lungo la parete per sondare le condizioni ed ecco che prima di arrivare al “Becco di Gallinola” scorgo un bel canalino con un po’ di neve e pendenze non eccessive…memorizzo le rocce ai lati per poterle ritrovare dopo una volta tornato alla base della parete.

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“Only the good..” vista dall’alto

Dopo tanti “affacci”  dalla cresta verso il vuoto, sono nuovamente alla base della parete, ma dal versante est; quindi mi muovo verso ovest sulla morena, scatto foto e penso a future salite, Supero il Becco ed ecco la linea che avevo visto dall’alto. Tra l’altro riconosco essere un settore dove avevo salito un paio di canali tipo 15 anni fa in compagnia di Renato…anzi Renato era rimasto a fare foto alla base di quella che poi diventerà la via di C. Iurisci “Il becco di Gallinola”, mi ricordo piena piena di ghiaccio. Io da poco avevo avuto in regalo le mie prime picche tecniche, una coppia di Quark, il top per quei tempi; iniziai quindi a salire e scendere tutti canali che parevano non essere troppo difficili e ricordo nettamente che salii anche quello. Che tuttavia ieri aveva un aspetto non proprio rassicurante, visto un bel muro iniziale a 90° per 3-4 m. Di sicuro con l’innevamento quella parte viene sommersa, rendendo il tutto molto più facile.

L'attacco di "Only the good die young"

L’attacco di “Only the good die young”

 

Particolare sull'attacco verticale

Particolare sull’attacco verticale

 

Qualcosa di piccozzabile sul bordo del camino, ma non basterà..

Qualcosa di piccozzabile sul bordo del camino, ma non basterà..

Non ci penso più di tanto, calzo nuovamente i ramponi, studio le pareti di quel camino verticale e parto; per fortuna solidi incastri mi sostengono psicologicamente, anche se nell’MP3 sta suonando “Only the good die young” dei Maiden… Mi consolo ripetendomi che buono non sono quindi è ancora presto!!! Beh alla fine sto scrivendo quindi tutto è andato bene, anche se l’uscita ha richiesto per qualche passo totale affidamento sulle picche per vie dei piedi aleatori, monopunta nonostante. Proseguo lungo un canale di roccia appena accennato, con difficoltà per fortuna minori.

Uno dei pochi sguardi a valle

Uno dei pochi sguardi a valle

Arrivo ad una caratteristica biforcazione del canale, che avevo intravisto anche dall’alto: a dx facile pendio credo sui 50°, a sx più verticale con un tratto sugli 80°. Vedendo che tuttavia è ben ghiacciato opto per quest’ultimo, regalandomi gli ultimi passaggi divertenti della salita

La biforcazione

La biforcazione

Poca neve ma tutto gelato, le lame fanno buona presa e ne approfitto per scattare qualche foto.

 

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Quasi fuori

 

Void

Void

 

Void vol. 2

Void vol. 2

Infine fuori, non mi attende un bel sole, forse è anche meglio. Tuttavia posso levarmi lo zaino e bere qualcosa di caldo, il mio amato the nero. Mi siedo, respiro e sorseggio..quello che vedono i miei occhi e che ho provato bastano a farmi tornare alla macchina felice. Basta poco.

 

In lontananza la Majella

In lontananza la Majella

 

Tracciato "Only the good die young"

Tracciato “Only the good die young”

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“SENZA OLIO DI PALMA”, Gallinola, Matese, Molise

Continua l’esplorazione del versante NE del M. Gallinola, Matese, a confine tra Campania e Molise. Una nuova linea tirata fuori al volo durante un veloce giro con Fabio, dopo aver ripetuto quella che si candida ad essere una classica della parete, “Per Elisa”.

“Senza olio di palma” corre a dx del “Canale di Estrema Destra” (C.E.D.), quindi ci troviamo nella parte iniziale del versante NE della Gallinola.

Via facile anche questa, si dirama dall’attacco del C.E.D. dirigendosi verso una crestina nella parte iniziale, che inizia con un netto pinnacolo roccioso. Al facile primo tiro (conserva), segue un divertente secondo tiro ed un breve terzo tiro (il più tecnico) che spunta in cresta, con un crescendo quindi di difficoltà e divertimento.

“SENZA OLIO DI PALMA”, 110m, AD, 70°, un tratto a 80° (evitabile)

Riccardo Quaranta e Fabio Madonna il 2/12/2016

Materiale: corda 60m, pecker, n.d.a.

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RELAZIONE VIA: KING KONG’S CRACK – PIZZO D’INTERMESOLI

E’ inutile, certe linee sono un tarlo per la testa di uno scalatore…come un tarlo scavano, scavano e ti entrano dentro negli angoli remoti del cervello. Spuntano ogni qual volta l’occhio cade su quella parete, dove dimora la “tua” linea, quando qualcuno ti racconta di essere stato da quelle parti, quando prendi in mano la guida e guarda caso la pagina si apre proprio li’.

King Kong’s Crack per me è stato questo: sempre guardata ogni volta che passavo in Val Maone, sempre rimandata perché è difficile combinare le 6000 variabili per poterci andare. “Ric guarda che mi sto liberando per venerdì, torniamo a legarci insieme!!” mi scrive Fabio. Lui è la persona giusta, è una di quelle variabili prima menzionate che quando c’è mi fa stare decisamente più tranquillo. Insieme abbiamo condiviso tante salite, sempre di impegno, come quella che ci attenderà in questa chiusura di stagione roccia al Gran Sasso; sapere di avere accanto una persona che sa cavarsela sempre non è poca cosa per chi normalmente è abituato ad avere sulle spalle la responsabilità della gita e della cordata.

Mattinata splendida quella che si prospetta arrivando a Prati di Tivo: deserto quasi assoluto se si eccettuano un paio di cordate intente a preparare i materiali sul piazzale. Per il resto la montagna è solo nostra. Ci incamminiamo dopo il rito della selezione del materiale – “Fa’ il n. 4 lo porto?!?!…dai ok lo porto” – che chi è dell’ambiente e conosce un po’ le caratteristiche della via, non stenterà a capire di cosa parlo..

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Giunti alla base del Pilastro Giallo la fessura è evidentissima, ma in mano la foto della relazione de “Il Chido Fisso” di Ledda ci fa riflettere un po’: la linea tracciata su questa passa a sx della evidente (e anche un po’ intimidatoria) fessura che solca la gialla parete. Decidiamo di non indugiare ulteriormente, ma salire e vedere poi dalla seconda sosta dove andare. Dei primi due tiri se ne occupa Fabio e devo dire meno male: roccia discreta, erba e terra ridondante, senza farsi mancare densi gineprai. Insomma due lunghezze in cui bisogna salire con il massimo dell’attenzione, con “sleghi” notevoli, a meno che ci si voglia portare qualche picchetto da tenda.

Lo raggiungo alla seconda sosta, ci guardiamo in faccia chiedendoci “ed ora”?!? Dove andiamo? Sx come dice il tracciato della guida o decisamente a dx (traverso orizzontale) ad attaccare la netta fessura, per niente incoraggiante? Ok leggiamo la relazione…niente, un laconico “ci si porta sotto la fessura che incide la parete (V) e la si aggredisce con decisione..” Siccome c’ho fatto il callo su relazioni poco rispondenti, capisco che la fessura non è quella del tracciato nella foto del “Chiodo Fisso”, ma quella a dx; Fabio mi conferma smanettando su alcune foto on line: ok andiamo, è ora di passare all’azione.

Il terzo tiro, un mix di tecnica di incastro e Dulfer è semplicemente spettacolare, almeno per gli amanti dell’arrampicata in fessura. Del quarto tiro se ne occupa Fabio ed anche questo è davvero degno di nota per bellezza ed impegno. Il quinto è una rampa di roccia che obliqua verso sx e conduce poi ad una parete aperta (sesto tiro) che si supera con un unico tiro di 60 m secchi; la ciliegina sulla torta è il tiro di uscita, un canale prevalentemente erboso che conduce sui ripidi prati sommitali.

Scendiamo con cautela ed in tra quarti d’ora siamo nuovamente sul sentiero d’accesso dove avevamo mollato gli zaini. Solo ora guardo Fabio e gli dico “ora possiamo stringerci la mano frate'”, la discesa è parte integrante della salita! Ci attende un piatto di fettuccine ad Intermesoli, andiamo, prima che venga buio….e che la sete di birra ci consumi dentro.

Insomma che dire su questa via: il mio parere è che merita unicamente per il terzo e quarto tiro, molto belli e che in parte “ripagano” delle restanti lunghezze e della discesa a piedi. Forse se partisse dal basso, seguendo la linea naturale del diedro fessura che parte dallo zoccolo e fossero attrezzate le soste per le doppie, acquisirebbe maggior valore ed appetibilità. Per il resto ovviamente complimenti agli apritori che hanno risolto, ai tempi, una linea così esigente.

FOTO di Fabio Ferranti e Riccardo Quaranta (cliccare sull’immagine per ingrandirla)

 

“KING KONG’S CRACK” – Pizzo d’Intermesoli, Pilastro Giallo, versante S

Paolo Abbate, Giuseppe e Robero Babieri il 4 giugno 1988

215 m, ED, passaggi fino al VII

 

Tracciato della via "King kong's Crack"

Tracciato della via “King kong’s Crack”

 

RELAZIONE  (salita del 30 settembre 2016 da Riccardo Quaranta e Fabio Ferranti)

MATERIALE: n.d.a., serie di friend fino al n. 3 BD, doppiata per n. 2 e 3, n.4 utile ma non indispensabile; nut, qualche chiodo utile per il sesto tiro.

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Accesso

La Val Maone si raggiunge attraverso un ampio sentiero che parte dal piazzale di Prati Di Tivo (TE): per attaccarlo si prosegue a dx, oltrepassando la stazione della funivia, per qualche centinaio di metri, fino a prendere una sterrata sulla sinistra (chiusa al traffico da una sbarra). Prima in discesa e poi in salita, superando il torrente “Rio Arno” si accede alla valle; oltrepassato un caratteristico grande masso, si lascia il sentiero (freccia di legno che indica “Grotta dell’Oro) e per traccia evidente si inizia a salire il pendio erboso sulla dx. Si costeggia la macchia boschiva, si oltrepassa la “Grotta dell’Oro” (netto antro dall’ingresso squadrato) e dopo pochi minuti si è alla base del “Pilastro Giallo” (50′ dal parcheggio)

Quasi all'attacco della via

Quasi all’attacco della via

Attacco

Si oltrepassa lo spigolo del Pilastro Giallo e ci si porta sotto uno zoccolo di roccia ed erba che forma un netto diedro con il pilastro stesso. L’attacco della via è all’incirca al centro dello zoccolo stesso.

L1, 30m, IV

Si risale la prima parte dello zoccolo, con arrampicata su roccia discreta mista ad erba e ginepro, puntando al centro di uno scudo roccioso, alla base del quale si sosta. Sosta su 2 chiodi.

L2, 50m, IV+

Si obliqua leggermente a sx, evitando una zona strapiombante, poi si torna a dx, prima su terra ed erba, poi su roccia via via migliore, fino al termine dello zoccolo. Sosta su chiodo e spit.

 

Fabio su L2

Fabio su L2

L3, 20m, VII sost.

Si traversa pressoché orizzontalmente a dx, con poche possibilità di proteggersi (V) fino ad attaccare la netta fessura; attenzione agli attriti se si è riuscito a piazzare qualcosa lungo il traverso. Si segue la fessura con tecnica di incastro incontrando, dopo il primo passo impegnativo, un chiodo e poco sopra, un friend incastrato. Da qui ci si protegge con friend medio grandi (n. 2 e 3 BD)….l’arrampicata è a dir poco entusiasmante e mixa tecnica d’incastro a tratti di Dulfer puri, (VII sostenuto). Dopo un ultimo passo su roccia non perfetta si guadagna la sosta sulla sx.  Sosta su 2 chiodi.

Io su L3

Io su L3

 

Fabio disperso nel vuoto siderale di L3

Fabio disperso nel vuoto siderale di L3

 

Ed eccolo che arriva!

Ed eccolo che arriva!

 

L4, 25m, VII-

Si riprende la fessura, si supera un primo tratto aggettante (VI+), poi questa si allarga diventando una specie di diedro che obliqua leggermente a sx, si supera un passo liscio e poco intuitivo (utile friend n. 4 BD, VII-) e con un ultimo passaggio atletico (ch.) si perviene ad una comoda sosta. Sosta su 1 ch. e 1 spit.

 

Fabio da primo su L4

Fabio da primo su L4

 

Fabio mi recupera su L4

Fabio mi recupera su L4

L5, 30m, V-

Seguire una bella ed invitante rampa verso sx, su roccia non sempre buona come appare dal basso; dopo un passo non banale si sosta in prossimità di un alberello. Sosta su spuntone da attrezzare.

L6, 60m, VI

Si esce a sx della sosta, si perviene alla base di una placca, che si apre a dx di un canale-camino. La si affronta pressoché al centro (VI) su roccia all’inizio compatta e difficile da proteggere, utile qualche chiodo. A circa metà parete le difficoltà diminuiscono (V e V-) ma la qualità della roccia peggiora e bisogna prestare attenzione. Dopo un diedro accennato che obliqua a sx si perviene alla crestina sommitale, dove si sosta. Dato lo sviluppo del tiro, prestare attenzione alla gestione degli attriti. Sosta su spuntone da attrezzare.

L7, 55m, III+

Si sale l’evidente canale erboso, che presenta qualche roccia ai lati dove assicurarsi, pervenendo ai prati sommitali. Sicura a spalla.

Fabio su L6

Fabio su L6

DISCESA

Si traversa lungamente verso dx (faccia a monte) su ripidi pendii erbosi, superando una prima zona di detrito; si perde quota fino ad imboccare il canale che delimita il margine dx (osservando dalla Val Maone) del settore denominato “le Strutture”. Prestare molta attenzione con erba bagnata o umida e non sottovalutare questo aspetto della salita.

 

Legati insieme ancora una volta!

Legati insieme ancora una volta!

 

 

 

 

 

 

 

 

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RELAZIONE VIA “Libertà è partecipazione”, Prima Spalla, Corno Piccolo, Gran Sasso

Per la comunità alpinistica del centro sud Italia (e non solo), questa stagione 2016 passerà tristemente alla storia per la perdita di due forti scalatori, morti durante il tentativo di apertura di una nuova via sulla parete nord del M. Camicia. Inutile dire di chi si tratti, la notizia è circolata fin troppo sui social ed in generale sul web. Quando Emiliano mi ha chiesto di andare a ripetere insieme una via aperta proprio da Roberto Iannilli, ho pensato che sarebbe potuto essere un buon modo per omaggiare lui e la sua opera di esplorazione e di avventura svolta spesso in compagnia di Luca D’Andrea. “Libertà’ è partecipazione” era stata la prescelta da Emiliano e Silvia…io non l’avevo mai salita, quindi un’occasione in più per vivere l’emozione degli apritori in un settore che amo particolarmente, quello della parete sud della Prima Spalla del Corno Piccolo. Cercando in internet ci siamo accorti che ben poco esisteva su questo itinerario; ho ritenuto quindi potrà essere di aiuto e/o stimolo una relazione di questa bella via, non difficile e forse tra le poche di Iannilli accessibili ad un pubblico “popolare”.

RELAZIONE

“LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE” Parete Sud Prima Spalla, Corno Piccolo del Gran Sasso.

Roberto Iannilli e Patrizia Perilli il 01/08/1996

160 m circa, D+, V+ max.

Salita del 28/08/2016 in compagnia di Emiliano e Silvia

La nord della Seconda Spalla e alla sua sx il Canale Bonacossa (ph. E. Cupellaro)

La nord della Seconda Spalla e alla sua sx in Canale Bonacossa (ph. E. Cupellaro)

ACCESSO

La parete sud della Prima Spalla del Corno Piccolo è raggiungibile facilmente percorrendo il sentiero Ventricini fin quando questo si affaccia su un’ ampia conca ghiaiosa, al cospetto della Nord della Seconda Spalla (20′ dall’arrivo degli impianti alla Madonnina). Da qui non scendere, ma percorrere la crestina che sale verso sx, poi traversare a dx per sentiero accennato, quasi orizzontale, dirigendosi verso la base del canale Bonacossa. Quest’ultimo divide la parete nord della Seconda Spalla dalla nord della Prima Spalla. Risalirlo interamente slegati o in conserva, a seconda del livello (passi di III) per circa 350 m di dislivello, ponendo attenzione alle sezioni più ricche di detriti. Nei tratti più difficili presenti protezioni in loco o cordoni con cui fare eventualmente sicura. Al termine del canale si perviene alla Forcella Bonacossa, porta di accesso alla solare parete sud della prima spalla. Si percorre quindi la comoda cengia alla base della parete fino all’attacco della via (1h 15′ dalla stazione di arrivo degli impianti).

Risalendo il Canale Bonacossa

Risalendo il Canale Bonacossa

ATTACCO

Un centinaio di metri dopo la forcella Bonacossa, in corrispondenza di un netto diedro-fessura obliquo verso dx; in alto corrisponde un tettino posto al termine di un’ampia zona giallastra.

Tracciato delle vie (da "Il chiodo fisso" P. Ledda, Ed. Il Lupo)

Tracciato delle vie (da “Il chiodo fisso” P. Ledda, Ed. Il Lupo)

RELAZIONE

L1: Si sale la fessura-diedro ascendente verso destra con bei movimenti di arrampicata in opposizione, proteggendosi con friend medio-grandi; al termine del diedro si traversa orizzontalmente a dx per sostare. Sosta da attrezzare. (30 m)

L'attacco della via (ph. S. Sole)

L’attacco della via (ph. S. Sole)

L2: Dalla sosta ci si riporta all’uscita del diedro per attaccare la placca a sx, puntando ad un cordone (ch.) con arrampicata delicata e non proteggibile (V+); dal chiodo si obliqua leggermente a dx (IV+) proteggendosi con una clessidra poco visibile, si continua a salire fino all’altezza di una fessurina divenuta visibile sulla propria sx; si traversa a prenderla (passo di V- delicato), la si percorre fino ad una clessidra con cordone. Da qui in leggero obliquo a dx verso una nicchia rossastra con roccia rotta, immediatamente sopra la quale si sosta scomodamente. Sosta con 2 ch. da collegare. (25 m)

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Silvia ed Emiliano impegnati sul secondo tiro (ph. V. De Simone)

L3: Dalla sosta a dx a prendere una fessurina (ch), poi su placca su roccia non sempre buona e percorso non obbligato si raggiunge la sommità del pilastro su cui si sosta (IV+, IV). Sosta con 2 ch collegati da cordone. (50 m)

S2 vista ripartendo per il terzo tiro

S2 vista ripartendo per il terzo tiro

L4: Dalla S3 ci si alza dritti su placca (cless. con cordone) poi in leggero obliquo a dx su bella roccia (IV) in direzione di una grande e netta fessura obliqua a sx. La si raggiunge (ch. arancione Camp non visibile dalla sosta in basso, da dove invece è visibile un chiodo nero posizionato lungo il fessurone ma alcuni metri più in alto; quest’ultimo è quindi da tralasciare, su tale fessura corre un’altra via) e la si supera verticalmente su placca all’altezza del chiodo; da qui è già visibile la soprastante fessura da raggiungere. Su placca stupenda ad ottimi buchi si perviene alla fessura visibile gia dal basso (ch. alla base), la si affronta (V+) con splendida arrampicata in dulfer fino al suo termine. Da qui sempre dritti su roccia da favola (V) che all’apparenza potrebbe apparire difficile – invece è ricca di ottimi buchi su calcare giallastro – si supera una cengia con detriti e su roccia rotta (attenzione!) si perviene alla cresta. Sosta da attrezzare. (50 m)

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Lo splendido quarto tiro (ph. E. Cupellaro)

Da qui, per facile cresta, verso dx (spalle alla via) si perviene alla sommità della Prima Spalla.

In vetta!

In vetta!

DISCESA: in doppia dalla via “Attenti alle Clessidre” o a piedi per la “Via del Canalone”.

MATERIALE: n.d.a., comprensiva di friend medio grandi per il primo ed il quarto tiro.

Relazione a cura di Riccardo Quaranta Guida Alpina; grazie a Emiliano Cupellaro e Silvia Sole per le foto e la bella giornata trascorsa insieme.

 

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Concatenamento tre spalle Corno Piccolo, Gran Sasso

Panoramica della salita

“Libero di concatenare”, era il titolo di un libro di Franz Nicolini….collegare itinerari di vario stampo, creare percorsi “cucendo” insieme vari pezzi distinti.

L’idea di concatenare le tre Spalle del Corno Piccolo del Gran Sasso c’era da tempo, forse perché ripetere una via sola lascia sempre un qualcosa di incompiuto, scalarne due ti fa venire in testa il motto “non c’è due…” e quindi la soluzione è salirne tre. Certo non proprio una passeggiata di relax, ma una bella cavalcata in cui si arrampica per sviluppi prossimi ai 900 m, con vari trasferimenti da spalla a spalla. C’è la possibilità di scegliere tra tanti itinerari su ogni porzione della salita, dando alla gita il carattere che si desidera maggiormente.

Insieme a Gabriele, optiamo per un mix di salite di esplorazione e di salite che invece hanno scritto la storia dell’alpinismo sul Corno Piccolo. Alla Terza Spalla decidiamo per una via di Bruno Vitale, Paolo Bongianni, Bruno Moretti e Marco Zitti, dal nome poco rassicurante “Erbalife”, sulla parete SSO. Sento Bruno telefonicamente, gli dico dell’idea, e sempre con grande modestia mi dice, “beh Riccardo non è una via che consiglierei, è stata una via di esplorazione da prendere con quello spirito”. Per fortuna faccio la “tara” alle sue parole; mi stimola il fatto che sia comunque una linea un po’ da ricercare, dove il materiale in parete si limiterà a due chiodi e un vecchio cordone lungo tutta la via. Il Gab accetta di buon grado l’incipit, poi ci chiediamo cosa fare dopo. Nello scambio di idee salta fuori l’impresa compiuta da Luigi Mario e Fernando Di Filippo che nel 24 agosto del 1962 salirono sia la seconda che la prima spalla aprendo due itinerari di grande bellezza e audacia. Mancava solo il giorno giusto, con alta pressione e libero da impegni. Lo troviamo giovedì 21 luglio 2016, con una giornata che inizia con sveglia alle 4:00 per me – e ancora prima per Gab – e gambe in moto alle 5:00. A farci compagnia sulla Cresta dell’Arapietra una luna piena spettacolare, tanto piena da illuminarci il cammino.

La luna ci indica il cammino

La luna ci indica il cammino

Decidiamo infatti di raggiungere la Terza Spalla scendendo dal canale del Tesoro Nascosto, appena dopo l’inizio della ferrata Ventricini, soluzione consigliatami dal buon Bruno e di buon grado accettata. La discesa non presenta particolari difficoltà e in breve raggiungiamo l’attacco della via Erbalife.

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Guardando indietro, il mare

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La seconda Spalla

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Un camoscio ci guarda dall’alto del Canale del Tesoro Nascosto

Seguiamo con attenzione l’ottima relazione trovata qui, sapendo che non troveremo niente lungo l’itinerario ad indicarci la strada, ma già da subito la roccia ci appare molto meglio delle aspettative (o comunque di tante vie di pari livello più gettonate); questo ci conforta e ci carica durante tutta la salita.

"Erbalife" L1

“Erbalife” L1

"Erbalife" L3

“Erbalife” L3

Scegliamo la variante Moretti – Zitti (tiro chiave) e non ci pentiamo, arrampicata delicata su roccia da favola.

"Erbalife" L6, tiro chiave

“Erbalife” L6, tiro chiave

"Erbalife" L6

“Erbalife” L6

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Uscita sulla cresta della Terza Spalla

Presto siamo sulla cresta della Terza e di corsa torniamo all’attacco del Ventricini dove avevo lasciato un po’ di materiale e lo zaino. Via alla base della Mario – Di Filippo, il tempo di risistemare corde e materiale e siamo nuovamente sul pezzo.

Seconda Spalla, "Mario - Di Filippo" L1

Seconda Spalla, “Mario – Di Filippo” L1

Primo tiro di riscaldamento, secondo tiro e si capisce subito lo spessore della salita, con verticalità ed esposizione che non mollano per 40 m.

"Mario-Di Filippo" L2

“Mario-Di Filippo” L2

Terzo tiro, secondo me il capolavoro per quei tempi, che affronta un delicato traverso, “ponte incerto” tra la sicurezza di due fessure…stupore ed emozioni si mescolano, gioisco in fondo di essere lì.

Gab sullo splendido terzo tiro

Gab sullo splendido terzo tiro

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Lo stesso tiro visto dall’alto

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Arrivo in sosta

Poi via, si corre verso l’uscita attraverso difficoltà minori. Nuova stretta di mano sulla cima della Seconda Spalla e ancora scarpe da avvicinamento e via verso la Mario-Di Filippo alla sud della Prima Spalla. Questo versante è uno dei miei preferiti al Corno Piccolo, per le linee e la roccia che non scende mai a compromessi. Mi sento a casa e a mio agio, il cielo terso e la roccia calda. Andiamo Gab!

Prima Spalla, "Mario-Di Filippo", L2

Prima Spalla, “Mario-Di Filippo”, L2

Ambiente

Ambiente

Il copione si ripete, primo tiro di riscaldamento, secondo tiro su fessura quasi verticale dove bisogna essere decisi e, su alcuni passi, spolverare anche un po’ di Dülfer ignorante! La bellezza della roccia e dell’ambiente fanno passare tutto in secondo piano, anche il dolore ai piedi che inizia a farsi sentire…sentiamo che la cima si avvicina e ci concediamo qualche pausa ristoratrice. Dopo poco nuovo abbraccio in vetta alla Prima Spalla, siamo fuori (un po’ anche di testa penserebbe qualcuno..).

Cima della Prima Spalla, viaggio concluso!

Cima della Prima Spalla, viaggio concluso!

Guardiamo giù dove eravamo all’alba, soddisfatti e felici perché la montagna ci ha concesso di salire rendendo questa giornata indimenticabile. Lontano rumori di elicottero. Qualcuno ci ha lasciati, apprenderemo più tardi. Ma è sempre lei, che tanto dona e tanto prende.

Un grazie a Gabriele Paolucci, giovanissimo e talentuoso, compagno anche di questo viaggio.

Birrraaaaaaaaaaa!!!!!

Birrraaaaaaaaaaa!!!!!

Ringrazio per il supporto:

Climbing Technology

Petzl

Alta Quota (Isernia)

Campo Base (Roma)

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Via “Per Elisa” M. Gallinola – Matese

“Tra tanti sport che potevi scegliere… proprio l’arrampicata!?!?” Questa è stata l’unica frase che mia madre, la bellezza di 16-17 anni fa, mi ha detto esplicitamente circa la mia passione.

Beh di tempo ne è passato da quel giorno, in cui il mio zainetto (probabilmente il classico Invicta della scuola) era poggiato accanto alla porta della mia camera, con l’imbraco appena comprato a Roma…quello, insieme ad un po’ di acqua era il mio primo zaino “d’arrampicata”.

Oggi rientrando da questa ennesima piccola avventura sulle pareti di casa, rifletto che non ho mai dedicato alcun itinerario a lei e la coincidenza che sia il 28 gennaio, giorno del suo compleanno, può essere una buona occasione per farlo.

“Per Elisa” nasce in un inverno in cui temperature basse e neve si sono concesse molto raramente. Con innevamento maggiore le difficoltà possono variare, ma non sono mai elevate. Basta sapersi destreggiare con il misto-appenninico, versione “migliorata” (in quanto all’aspetto aleatorio) e rivista del famoso misto scozzese!

“Per Elisa”, 110 m  circa, AD+, 60-70° max, M3+. Parete N-E di M. Gallinola, Matese molisano.

Aperta da Riccardo Quaranta e Laura D’Alessandro il 28/1/2016. Nessun materiale in posto.

Materiale necessario per una ripetizione: corda da 50 m, piccozza, ramponi; friend medio piccoli, fettucce e cordini.

DISCESA: per il sentiero estivo di salita al M. Gallinola da Campitello Matese.

Per la relazione si vedano i tracciati nelle foto della gallery.

Bibliografia del massiccio: “Ghiaccio D’Appennino” ed. Versante Sud.

Per chi volesse ripetere queste ed altre vie di misto con una Guida Alpina o semplicemente avere info circa le condizioni, può contattarmi qui: info@riccardoclimbing.com

 

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Via “Camomilla”, gruppo M. Meta, Mainarde

Accendo il pc per controllare come al solito le previsioni meteo, sempre più alla ricerca degli asterischi e simboli “meno” davanti alle indicazioni delle temperature. Credo che quest’anno sia stato l’appuntamento praticamente maniacale per tanti amanti della montagna invernale, della neve e del ghiaccio. Le previsioni meteo, di ogni forma, ma sperare ogni volta di vedere qualcosa che assomigliasse al freddo.

Con mio sommo stupore per la giornata del 7 gennaio le previsioni prevedono un brusco calo delle temperature, tanto che in zona M. Meta (gruppo delle Mainarde) sembra che le temperature non saliranno oltre lo zero. Beh, ricordando gli insegnamenti di una persona che è di sicuro tra i miei maestri “in inverno quando ci sono le condizioni molla tutto e vai”, decido di seguire in toto e ben volentieri il consiglio. Dove? A fare cosa? Per lavoro ho sotto controllo un po’ tutta l’area del Molise e vicino Abruzzo, quindi la mia scelta ricade proprio sul gruppo di Monte Meta.

Avevo notato, durante precedenti uscite, che in particolare l’anfiteatro di Monte Metuccia (2105 m slm) conserva sempre tanta neve, molto di più di tante altre zone aventi la stessa esposizione (N-NE) ed è ricco di pareti e pendii di varia inclinazione. Perché non andare a dare uno sguardo più da vicino? Quale occasione migliore per condividere un’altra giornata di sana montagna con Fabio, carissimo amico e compagno di tante avventure vissute da ragazzi?

L’indomani scendiamo dalla mia Clio bianca perfettamente mimetizzata nel bianco di Vallefiorita: è la prima volta quest’anno che “vedo” tanto freddo. La strada ghiacciata, la neve polverosa ed i raggi solari che ne esaltano la brillantezza, il tutto condito da un profondo silenzio. “What else” chiederebbe la pubblicità. Di buona lena saliamo lungo la faggeta che ci introduce nella Valle Pagana e per gli occhi è nuovamente gioia nel vedere quanto bianco e quanta neve nuova. L’eccitazione sale, chiedo a Fabio di scegliere una linea sul versante sinistro, lungo quell’anfiteatro di cui gli avevo accennato durante il viaggio. Con grande occhi nota un lungo e largo camino e mi suggerisce quella insieme ad altre linee. Ci avviciniamo e decidiamo di attaccare la prima sua idea.  Non c’era dubbio sulle “condizioni”: neve portante lungo tutto l’avvicinamento e acqua ghiacciata nelle pozzanghere lungo il sentiero. Gli dico “oggi ci divertiamo”. Così è stato, a parte qualche problemino avuto da Fabio con un rampone e forse con il fatto che due picche in mano non le aveva mai manovrate.

Da anni vive all’estero lavorando come ricercatore universitario, quindi le occasioni per vedersi non sono tante. Il fatto di poter trascorrere una giornata (e che giornata!) insieme in montagna aggiunge ancora più valore alla nostra uscita. La via è piacevole, non difficile con un paio di passaggi che un altro maestro avrebbe etichettato come “simpatici”; ma niente paura, si trovano subito dopo solide soste a fix, quindi divertimento assicurato.

Usciamo dalla via e ci sediamo lungo il bordo della roccia, sul sentiero che da Passo dei Monaci conduce alla Metuccia..il sole splende e l’azzurro del cielo riempie il cuore. Tiro fuori il termos e una barretta, offrendo un po’ di the a Fabio… lui mi dice “Ric ce l’ho pure io il termos, ma non avevo nient’altro a casa se non la camomilla, quindi ho preparato quella”, “per essere belli reattivi” gli faccio eco io. Ridiamo di cuore entrambi; è proprio vero, per certi versi da quando eravamo ragazzi non è cambiato niente.

“CAMOMILLA”, 120 m circa, AD+, 50° e 60°, passi a 70°; anfiteatro della Metuccia, gruppo di Monte Meta, Mainarde. Riccardo Quaranta e Fabio del Sordo il 7/1/2016.

Si perviene alla prima sosta percorrendo un pendio a 30° ed avendo come riferimento l’ampio camino nettamente sbarrato a sx da roccia. Sosta su due fix (possono risultare coperti da neve a stagione inoltrata)

L1, 55m

Ci si sposta a dx e si entra nell’ampio canale (50°) fino ad una zona più verticale. Sosta su fix sulla sx (faccia a monte)

L2, 35 m

Si affronta il muretto poco sopra la sosta (70°) a volte con erba ghiacciata, poi il terreno diventa più facile (60°) e sempre più o meno dritti si punta ad un ampia cengia con un grande masso semi-isolato. Sosta su 2 fix.

L3, 35m

Dal grande masso ci si sposta a dx, poi dritti a cercare una piccola goulotte (60°), la si supera con bella arrampicata, sempre più o meno dritti ad una zona rocciosa ed infine in cresta. Sosta su spuntone da attrezzare.

Discesa: a piedi raggiungendo “Passo dei Monaci” e poi nuovamente lungo la Valle Pagana al sentiero che porta a Vallefiorita.

 

Foto mie e di Fabio del Sordo che ringrazio per avermi affiancato in questa splendida giornata.

 

Riccardo Quaranta

Guida Alpina UIAGM

 

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