SARDINIA ROCK TRIP 2019

 

I viaggi durano sempre poco, fuggono via rapidamente e lasciano tante impronte dentro, così profonde che i ricordi e le sensazioni restano intatte, anche dopo tanto tempo.

Ormai è trascorso un mese e mezzo dal viaggio di arrampicata condiviso con Luigi in terra sarda, più precisamente sulla costa orientale, in zona Baunei. Quattro giorni intensi, pieni di roccia, scalata, emozioni, paesaggi mozzafiato.

E’ sempre difficile raccontare un’emozione, dico sempre che le emozioni vanno vissute dal vivo. Ma ci ho provato in 3 video-racconti della nostra esperienza.

DAY 1

Ecco il primo, la nostra prima giornata dopo essere arrivati nella bellissima Baunei, alle prese con la via “Marinaio di foresta”, su Pedra Longa. Via che si caratterizza per l’esposizione sul mare cristallino, la buona roccia, le difficoltà contenute e la costante presenza della Punta Giradili… meta della seconda giornata!

Buona visione e restate sintonizzati per le altre puntate… il prossimo viaggio di arrampicata in Sardegna è previsto per ottobre!!

DAY 2

Il giorno successivo si riparte di buon’ora per l’obiettivo del viaggio: la Punta Giradili con la via “Mediterraneo”. 260 m di calcare fino al 7a+; esposizione sempre garantita e chiodatura lunga condiranno questa giornata indimenticabile, iniziata il giorno precedente con un opportuno quanto fondamentale sopralluogo per reperire avvicinamento ed accesso. Il mattino seguente infatti termineremo la via proprio all’ora in cui entrava al sole, con una coordinazione quasi maniacale. Ad integrare il mio video (che non ha alcuna pretesa artistica), consiglio di vedere un video realizzato da un professionista che riprende, tramite un drone, la salita di questa via (clicca qui): un punto di vista “esterno” che meglio fa percepire la bellezza di questa salita e di tutto l’ambiente attorno.

DAY 3

Eccoci nuovamente alle prese son una guglia, questa volta una delle più famose, di sicuro la più conosciuta della Sardegna, l’Aguglia di Goloritzè. Dico a Luigi “non puoi non scalarla”, andremo lì. Io ritorno in quel luogo dopo circa 16 anni a scalare quello spettacolare monolite. L’emozione è stata grande, anche perché al tempo fu una delle mie prime avventure su una multi-pitch vista mare.

E anche ora lo spettacolo non è mutato, sempre grandioso e affascinante. Anche se volevo salire un’altra via torno a salire nuovamente “Sole Incantatore”: resta un itinerario spettacolare ma ormai inizia a risentire delle ripetizioni, essendo in diversi tratti unto dalle innumerevoli ripetizioni.

Si conclude così un viaggio che è stato sia nei luoghi che nell’anima. Ringrazio Luigi per le splendide giornate trascorse insieme, nutrendoci di roccia, sole e … blu!

Per chi fosse rimasto affascinato anche da queste semplici immagini, due i prossimi appuntamenti in terra sarda, con programmi “NO BIG” adatti anche ad arrampicatori non evoluti:

SETTEMBRE: dal 20 al 23 (iscrizioni entro il 15 agosto). Clicca qui per il programma

NOVEMBRE: dal 1 al 3 (iscrizioni entro il 15 settembre)

Per entrambi gli eventi posti limitati; dettagli scrivendo una mail a info@riccardoclimbing.com

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“Torre John Wayne”, Pizzo Intermesoli (“Le strutture”)

Via di approccio all’arrampicata sui Pilastri e alle Strutture di Pizzo Intermesoli. Piacevole e con tiri omogenei, su roccia da buona ad ottima, è tra le più ripetute della parete. L’ostica placca del primo corto tiro può essere agevolmente aggirata stando nel diedro erboso a dx (V-)

Materiale: itinerario sostanzialmente attrezzato, tornano tuttavia utili un paio di friend (verde, viola BD) e di sicuro cordini e fettucce per ridurre gli attriti.

“Torre John Wayne”, le “Strutture”, parete E, Pizzo Intermesoli

B. Moretti, M. Zitti, R. Ferrante, B. Vitale il 26/7/2003

170m 6L; TD VI+ max, VI- obb.; 6a max, RS2, II

RP dell’ 8/7/2019

Tracciato Torre John Wayne

Accesso

Dal piazzale di Prati di Tivo reperire l’inizio del sentiero che conduce alla Val Maone (sbarra in ferro) percorrerlo all’inizio in discesa, superare le sorgenti del Rio Arno e dopo circa 30′ pervenire in una zona aperta ed erbosa, dopo aver superato un grande masso erratico. Sulla dx evidenti le prime strutture della parete E del pizzo Intermesoli; reperire una traccia di sentiero che risale il margine sinistro del ghiaione che sottende questo tratto di parete (si veda foto)

Attacco

In corrispondenza della verticale di un grande ed evidente diedro ben visibile in alto, su una placca bordata a dx da un diedro erboso.

Relazione

L1 Attaccare la liscia placca  (fix), poi traversare a dx ed aiutandosi con il bordo e un buco salirla (fix), uscire su cengia erbosa e sostare. Sosta a fix (15m, VI+ evitabile a dx)

L2 Si traversa a dx, poi dritti seguendo gli spit; successivamente in leggero obliquo a sx, infine a dx puntando ad una sosta sotto un tettino. Sosta su fix (V+, 25m)

L3 A dx, a prenderete una fessura strapiombante (cl.), risalirla con bella arrampicata in spaccata (fix); una volta usciti in placca, in leggero obliquo a sx. Sosta a fix. (20m, V+)

L4 Dritti per una bella fessurina (fix), poi lungo l’evidente diedro (1 ch. e fix distanti) che si percorre per gran parte. Sosta su fix (45m, VI-)

L5 Ancora nel diedro (attenzione ad una grande lama instabile) fin sotto ad un tettino; lo si supera uscendo decisamente a sx (fix e possibilità di integrare), traversando su piedi buoni verso una sezione con roccia migliore (piccola clessidra), poi si torna dritti fino ad un ampia e comoda cengia. Sosta a fix. (30m, VI)

L6 Dritti ad uno spit accanto ad una fessura, poi in deciso traverso a sx (utile proteggersi prima di iniziarlo); di nuovo dritti fino alla base di un diedro-fessura. Lo si sale e poi in costante traverso verso sx, seguendo le protezioni, si perviene al filo di cresta. Sosta a fix (35m, VI-)

Discesa

In corda doppia. Con mezze corde da 60m: tre calate dalla S6 alla S4, dalla S4 alla S2, dalla S2 a terra. Tutte le soste sono comunque dotate di anello di calata.

 

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“Icosaedro”, Corno Piccolo, Gran Sasso

Splendido itinerario che solca il margine destro della compatta parete N della Seconda Spalla del Corno Piccolo del Gran Sasso.

Veduta del versante N del Corno Piccolo, Gran Sasso

Via che collega varie fessure mediante bei tratti di placca con passaggi mai scontati tuttavia abbastanza protetti, a volte anche da fix. Ha subito un restyling rispetto alle relazioni presenti sulle guide cartacee in commercio. Ad esempio la guida ” Gran Sasso” di Versante Sud non riporta, a mio parere, il penultimo tiro originario, bensì una variante (seppur logica) degli autori. Richiede tuttavia di saper padroneggiare l’uso di protezioni mobili pena lunghi run-out.

Le novità risiedono nel fatto che tutte le soste, tranne quella del penultimo tiro, sono state integrate da un fix 10mm e anche i vecchi spit da 8mm presenti lungo i tiri (2 in tutto) sono stati sostituiti da fix 10mm.

Consiglio di ripetere l’itinerario nella tarda mattinata o inizio pomeriggio di modo che si possa godere a pieno della sua bellezza grazie alla luce che scalda la roccia, altrimenti fredda anche durante le giornate più calde.

Materiale: dadi e friends medio-piccoli.

“ICOSAEDRO” parete N Seconda Spalla del Corno Piccolo, Gran Sasso

P. Abbate, M. Tacchi il 4/9/1982

TD+, VII oppure VI e A0; 6b, R2, II.

225m / 7L

Relazione basata su rp del 27/6/2019

Il tracciato di “Icosaedro”, Seconda Spalla, Corno Piccolo, Gran Sasso

Accesso

Dall’arrivo della funivia che dal piazzale di Prati di Tivo conduce alla Madonnina prendere il sentiero Ventricini fino a raggiungere la parete N della Seconda Spalla (15-20′). L’attacco coincide con quello della via “Morandi-Consiglio-De Ritis” della quale percorre i primi due tiri

Descrizione

L1. Percorrere l’ampio diedro-canale sbarrato in alto da un tetto, superare un paio di tratti più verticali e sostare su ampio e comodo terrazzino. Sosta su cordone con maglia rapida. (40m, III)

L2. Traversare a dx seguendo una piccola cengia, aggirare uno spigolato (ch. e cordini) ed accedere al canale obliquo che è alla base della verticale parete soprastante. Risalirlo per qualche metro e sostare alla base di un netto diedro. Sosta su 2 fix. (20 m, IV)

L3 Risalire il diedro (friend e 1 ch) fino a raggiungere il tettino che lo sbarra, superarlo sulla dx, seguire una sottile fessura (3 ch) verso dx e poi tornare a sx ad un fix (passo chiave del tiro); con arrampicata delicata raggiungere la sosta poco sopra. Sosta (scomoda) su fix e ch. (25 m, VII oppure VI e A0)

L4 Salire alla scaglia sovrastante da maneggiare con cura (eventualmente friend), seguirla e rimontarci sopra. Poi in leggero traverso a dx superare un non banale passaggio in placca (VI-, ch. nascosto) su piccole cengette, muovendosi verso l’evidente fessura sulla dx (tralasciare una sosta orizzontale sulla dx). Percorrere la fessura per tutta la sua lunghezza (friend, ch.) fino al termine, al di sotto di una evidente fessura obliqua. Sosta su fix e ch. (30m, VI-)

L5 Salire la fessura obliqua (friend) inizialmente più larga, poi man mano più stretta (vari ch.), superare un primo passo protetto da fix (VII) poi fin dove si esaurisce, raggiungere un chiodo a pressione. Da questo continuare a salire per qualche metro (VI-), poi in deciso traverso a dx (cordino in cless.), da questa in traverso a sx portarsi sotto un tettino dove si sosta. Sosta su fix . (35m, VII oppure VI e Ao)

L6 Dritti al tettino per una sottile fessura (dadi o friend piccoli, VI+) che si segue fino ad una nicchia (cless.), poi in obliquo a sx, si supera uno spigolo e si perviene al diedro fessura di bella roccia. Lo si segue, si passa a dx di un tetto ed ancora in fessura con difficoltà man mano decrescenti si perviene alla base di una facile fessura. Sosta su vecchio spit 8mm e cless. (55m, VI+ e IV+)

L7 Si segue la fessura (1 ch ) fino alla sommità della seconda spalla. Sosta a fix. (20m III)

Discesa

A piedi lungo il Canale Bonacossa o in corda doppia sul versante N.

 

Riccardo Quaranta – Guida Alpina

 

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Corso Trad Climbing ASD Respira Gran Sasso 2019

Si è appena concluso il corso di arrampicata trad (trad climbing) proposto dall’ASD Respira Gran Sasso e sviluppato in 4 lezioni tra maggio e giugno 2019. Le location scelte sono state Civitella del Tronto, Farindola e l’ultimo w-end le falesie di Civitanova del Sannio (“La Cundra”) e Frosolone (“Morgia Quadra” in Molise.

Sono stato davvero felice di aver potuto affrontare un modo di certo non nuovo, ma di sicuro diverso, di vivere l’arrampicata. “Non nuovo” perché il trad climbing è nato insieme all’alpinismo, quando si salivano fessure, camini e diedri, scegliendo le linee deboli della parete. “Diverso” perché nell’appiattimento e nella commercializzazione dell’arrampicata sportiva, proteggersi e scegliere la propria linea può rappresentare una nuova fonte di stimoli e una maniera di re-interpretare il concetto di arrampicata. Non più in funzione di un mero numero, ma anche delle proprie capacità tecniche nel saper rendere quella stessa salita sufficientemente sicura; non in ultimo delle proprie capacità mentali di saper affrontare anche tratti poco o per nulla proteggibili.

Allora in compagnia di un bel gruppetto abbiamo cercato di affrontare le tante tematiche che questa attività propone, spaziando dall’uso corretto delle protezioni, alla tattica di piazzamento in parete, alla costruzione di soste tutte su ancoraggi naturali e/o mobili, all’uso delle mezze corde. Tanto altro ancora, tante curiosità ed informazioni sono state affrontate durante le uscite pratiche, dove ho cercato soprattutto di “far fare” e parlare il meno possibile.

Quindi un grande “BRAVI” a Francesco, Antonio, Renato, Andrea, Veronica, Annalisa, Chiara e Alessandro, sperando di vedervi presto nuovamente alle prese con “piazzamenti bomba!”

Qui il video riassuntivo dei momenti bellissimi trascorsi insieme (da guardare in HD)

Riccardo Quaranta Guida Alpina

 

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Falesia di Villa Santa Maria

Villa Santa Maria è un paese della provincia di Chieti in Abruzzo ed è situato nella Valle del Sangro. Famoso per la sua tradizione culinaria, è altrettanto caratterizzato da alte e verticali pareti che ne dominano l’abitato. Proprio per valorizzare tale peculiarità, da qualche anno sono stati inaugurati due settori di arrampicata con il fine di incentivare la pratica di questa attività e di creare un piccolo indotto per le attività commerciali della zona.

Il settore nel borgo di Villa Santa Maria

Decido quindi di farci un salto in un solare sabato di fine maggio con un gruppetto di allievi appena usciti da un corso di arrampicata sportiva. Per me rappresentava una novità ma sapevo che nel settore nel paese c’erano vie “tranquille”. Infatti i settori attrezzati sono due, uno proprio interno al centro abitato, l’altro appena al di fuori, sulle verticali pareti che lo dominano. Per entrambi si posteggia nel medesimo luogo (in fondo trovate una breve descrizione del settore e del suo accesso).

Pasquale toglie un po’ di ruggine dopo la pausa invernale

Ora qualche considerazione. Per quanto riguarda le vie che abbiamo potuto provare, quindi quelle proprio all’interno del paese, l’impressione è positiva. In Molise abbiamo un altro esempio di paese in cui si arrampica proprio dentro il borgo, ed è Pescopennataro. Si tratta sempre di situazioni caratteristiche, piacevoli per chi voglia anche approfittarne per scoprire borghi che altrimenti resterebbero sostanzialmente sconosciuti. La comoda base si presta a portare anche bambini che magari possono giocare comodamente o familiarizzare con gatti e cani del vicinato! Spesso sono realtà che conservano un grande fascino e che hanno bisogno di interventi di valorizzazione affinché continuino a vivere e non si spopolino.

Elio lanciatissimo verso questa nuova disciplina!

Le vie in questione sono gradevoli, chiodate a misura di neofita, con i passi difficili tutti azzerabili. Inoltre una catena orizzontale collega tutte le soste di modo che ci si possa spostare da una via a quella contigua, avendo la possibilità di provarla prima da secondi. Pazienza per un po’ di cemento che si trova lungo i tiri, dobbiamo sempre considerare che sono tutte pareti consolidate da interventi precedenti che hanno il fine di evitare che pezzi o blocchi di roccia cadano sulle case sottostanti.

Al termine della giornata per curiosità siamo andati a visitare il settore “alto”, quello per intenderci con le vie multipitch, al fine magari di tornarci un’altra volta per provare gli itinerari. L’impressione avuta, sinceramente, è di un posto che richiede ancora molto lavoro. Non solo per l’abbondante vegetazione presente in parete, ma anche perché la base della stessa non è affatto sistemata ed è davvero difficile trovare un posto dove poggiare il materiale e fare sicura con un minimo di tranquillità. Le piante stanno riprendendo il sopravvento anche alla base e credo che a breve sarà difficile proprio accederci se non si interverrà.

 

Inoltre se alla base dei delle vie del centro si trovano almeno i gradi scritti, per il settore alto non c’è alcuna indicazione ne’ sulla difficoltà ne’ sullo sviluppo dell’itinerario. Ma all’attacco del sentiero c’è una tabella con tutte le norme di comportamento…

Regolamento nei pressi del parcheggio

Insomma io credo che l’idea di fondo complessiva sia buona, ma che ci sia ancora tanto lavoro da fare perché la parete diventi davvero frequentata e si raggiunga lo scopo della promozione turistica. Lavoro che è necessario non solo per la sistemazione e la pulizia degli itinerari, ma anche nella divulgazione di informazioni fondamentali come numero, lunghezza e difficoltà delle vie realizzate, sia attraverso cartelli che mediante guide da mettere in rete.

FALESIA VILLA SANTA MARIA (Settore all’interno del paese)

Accesso

Raggiungere l’abitato di Villa S. Maria e dirigersi verso il centro, percorrere via Roma e dopo qualche centinaio di metri prendere un tornante a sx che conduce su via Fontana. Da questa proseguire sempre dritti, raggiungere via Torretta e parcheggiare prima che la strada entri nel borgo. Coordinate parcheggio

Avvicinamento

Al settore alto si accede mediante un varco tra le reti para massi e con ripido sentiero in 5′ si è alla base. Per il settore all’interno del paese proseguire lungo via Torretta, entrare nel centro abitato e dopo 5′ si raggiunge un piccolo slargo con le vie sulla dx.

Esposizione: EST

Vie

Tutte le vie hanno sosta con moschettone di calata.

Partendo da sx:

  1. 5b+, 20m
  2. 5c, 20m
  3. 6a, 20m
  4. 5b+, 20m
  5. 5c+, 20m
  6. 5a, 12m

 

 

 

 

 

 

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Via “Cresta della Rocca”, Oratino, Molise

“Ma non hai mai pensato di salire lungo quella bella cresta” mi scrisse un po’ di tempo fa Cristiano Iurisci… “in realtà la parte iniziale l’ho salita quando avevo 17-18 anni per attrezzare dei monotiri sportivi sulla parete nord ma non ho mai proseguito fino alla cima..” gli risposi io. 

Foto di Francesco Guerra

Quelle parole mi hanno fatto tornare la voglia di andare a rimettere il naso su un grosso roccione che tutti notano transitando sulla fondovalle del Biferno, in Molise, all’altezza dei borghi di Castropignano e Oratino. La “Rocca di Oratino”, questo il suo nome, è caratterizzata da una torre medioevale sulla sua cresta, costruzione restaurata prima che crollasse del tutto e che continua così a dominare la valle. Tutto il luogo ed il paesaggio circostante sono assai suggestivi, nonostante l’arteria stradale che scorre a poca distanza. E’ uno scorcio rappresentativo del Molise, con i suoi campi inframmezzati da boschi e da monoliti isolati (detti “morge”); qui e là sui rilievi sorgono piccoli borghi, generalmente caratteristici e ricchi di storiche costruzioni. 

Dalla mia ultima vista su quella sezione di parete tanto era cambiato: la cresta rocciosa, scalata al tempo senza assicurazioni, era ricoperta da uno spesso cuscino di edera, almeno per i primi 15 m. Feci un timido tentativo di ripetere le “gesta” di un tempo, ritrovandomi presto impantanato in un mare..d’edera. Forse sarebbe stato meglio cambiare strategia. 

Il prima…e il dopo…

Trascorsi i mesi estivi pieni di lavoro, mi sono deciso a tornare a far visita alla rocca ad inizio autunno ed in solitaria autoassicurato dal basso ho iniziato a risalire lo spigolo pulendolo man mano dalla vegetazione: mentre avanzavo di 30-40 cm alla volta, veniva fuori bella roccia, ricca di appigli, appoggi e possibilità di proteggersi. Il tutto è durato una buona mezza giornata, il tempo che è bastato a riempirmi di terra anche le mutande, ma soddisfatto avevo creato il corridoio di salita.

Io e Luigi in vetta durante l’apertura della via

“Luigi che lavori anche il pomeriggio? Dai non puoi lavorare sempre…. “ più o meno questo è stato il tono con cui lo ho convinto ad accompagnarmi, inizialmente a scatola chiusa. “Oggi andiamo ad aprire una via…alla Rocca di Oratino, che è quella che hai visto salendo” mi affrettai a confessargli subito non appena parcheggiò. Così in un bel pomeriggio autunnale abbiamo vissuto questo piccolo viaggio tra luoghi e paesaggi familiari (per me), le emozioni della scoperta, una salita in relax tra chiacchiere, battute e silenzi. 

Sull’ultimo esposto e bellissimo tiro durante l’apertura

Insomma allora questa via com’è..mi starà chiedendo il lettore!! E’ un itinerario semplice che tuttavia richiede capacità di saper affrontare vie alpinistiche in quanto, a parte una sosta, è tutto da proteggere/attrezzare. In questo spirito è stato aperto ed è stato lasciato, anche come terreno di allenamento per itinerari di questo genere in quota. Proteggersi è tuttavia sempre facile ed intuitivo, anche grazie alle molte clessidre presenti lungo i tiri. 

Francesco Guerra a lavoro per lo shooting di Versante Sud

L’ambiente tutt’attorno e la magia della Rocca meritano una visita, come una visita la meritano le tante falesie presenti nella zona (già recensite in diverse guide di arrampicata e che saranno presenti nella guida edita da Versante Sud in uscita per la primavera del 2019). Da non mancare un giro nel bellissimo paese di Oratino, con ottime possibilità di ristorazione o per una birra/gelato al volo.

La bellissima ed estetica cresta di rientro

RELAZIONE

CRESTA (Est) DELLA ROCCA DI ORATINO

100m circa, PD-, IV+ max, A0; discesa per la cresta S, circa 300m, II max.

Primi salitori: sconosciuti

Prima ripetizione: R. Quaranta e L. Tagliaferri ottobre 2018

Tempo per la sola salita: 1 ora/1.30’; tempo complessivo: 2 ore/2.30’

VERDE: avvicinamento – ROSSO: tracciato della via – BLU: discesa. Foto: Francesco Guerra

Accesso

Da Campobasso seguire la strada provinciale 41 in direzione Oratino, prima di entrare nel paese prendere a sx in direzione “Fondovalle del Biferno”- Castropignano. Continuare a scendere per qualche chilometro finché apparirà la rocca con la caratteristica torre sommitale. La si raggiunge prendendo un bivio sulla dx, in corrispondenza di un vecchio ponte in disuso chiuso al traffico. Si sale per circa 6-700 m una ripida stradina asfaltata e si parcheggia in uno spiazzo sulla sx, accanto al muro di cinta di una villetta in pietra. Per chi proviene dalla Fondovalle del Biferno (SS 647) lasciarla in corrispondenza del bivio per Oratino, seguire le indicazioni per questo comune fino a giungere in prossimità di un ponte crollato; qui prendere a sx una ripida stradina asfaltata; si parcheggia in uno spiazzo sulla sx, accanto al muro di cinta di una villetta in pietra.

Avvicinamento 

Si costeggiano degli scavi archeologici, tralasciando il sentiero che sale  alla torre, poi per ampia mulattiera in discesa si perviene ad un casolare in pietra. Si prende una traccia di sentiero alle sue spalle, traccia che costeggia la parete E della “morgia”. In leggera discesa si perviene all’evidente attacco della cresta,  in corrispondenza dell’inizio della verticale parete che ospita già vie di arrampicata sportiva; nome alla base. L’itinerario segue il bordo della cresta, dominando sempre la parete verticale di roccia alla sua dx. 

Relazione

Percorso del tutto intuitivo ed obbligato che si tiene sulla cresta E con passaggi fino al IV+ max. 

L1, 45m

Si affrontano i primi 3 m in A0 usando il cordone in posto, poi sempre sul bordo della cresta con arrampicata facile (III e III+) fin dove la parete piega a sx e aumenta di inclinazione, vari cordoni lungo il tiro. Sosta a fix alla base di una bella placca lavorata.

L2, 45m 

Si traversa leggermente verso dx in direzione di un cordone su cl., si attacca la placca di roccia compatta, dritti a puntare una specie di tettino (IV+ non proteggibile), si affronta il tettino (IV) e si rimane sullo spigolo con aerea arrampicata fino ad una comoda cengia. Sosta su spuntone da attrezzare.

L3, 15m

Tiro spettacolare ed esposto: si punta ad un diedro rampa obliquo da sx verso dx (III+/IV), facilmente proteggibile fino a raggiungere la cima su ampia cengia. Sosta su spuntone da attrezzare.

Discesa (per la cresta S, II, tratti di III evitabili)

Giunti alla cima ci si dirige, sempre in cresta, in direzione della Torre. Si affronta quasi subito un tratto in leggera discesa su una placca (III, possibilità di proteggersi con cordoni su albero) fino alla sua base su una comoda cengia; è anche possibile evitare questo tratto di arrampicata, tenendosi alla sx (faccia a valle) del filo di cresta. Da qui, con percorso intuitivo, si percorre la cresta sempre più o meno sul filo; con un paio di passaggi di III facili ma molto esposti, si raggiunge la torre medioevale. Da qui un comodo sentiero riporta facilmente al parcheggio in 3-4’.

MATERIALE

N.D.A., utili friend dallo 0.5 al 2 BD.

Riccardo Quaranta GUIDA ALPINA UIAGM

GRAZIE A:

CLIMBING TECGNOLOGYGARMONTCAMPO BASE OUTDOOR ROMAFRANCESCO GUERRA

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VIA DELLA FESSURA OBLIQUA, TORRIONE CAMBI, CORNO GRANDE

Di sera, per chi ha la mia passione, capita spesso di sfogliare guide di arrampicata invece che romanzi e libri in genere. Per cercare la prossima avventura, prepararsi sulla via del giorno dopo, forse più semplicemente…sognare un po’.

In una di queste sere la mia attenzione è stata catturata da questa via…già che leggevo “fessura” la cosa mi piaceva…poi dando lo sguardo agli autori e all’anno di apertura (il 1944) ho subito pensato che sarebbe valsa la pena andarci a dare uno sguardo. La guida in oggetto è quella del TCI – CAI sul Gran Sasso, datata ma pur sempre un punto di riferimento e fonte di ispirazione. Questa “licenzia” la descrizione dell’itinerario con 3 righe:

Allora non mi restava che andare a vedere.. prima però, durante giornate lavorative, avevo osservato quel versante del Torrione Cambi per cercare di capire se il tracciato della via presente sulla guida era rintracciabile, da lontano, sulla parete. Una fessura evidente che percorre in diagonale tutta la parete c’è ed è visibile anche da lontano: linea logica che sicuramente aveva incuriosito anche Bafile e Vittorini.

Quadro d’insieme con l’attacco della fessura obliqua

Chiedo quindi a Monica se per la sua giornata in montagna poteva andare bene la ricerca di questo itinerario ed il giorno successivo di buona lena si parte, in una giornata finalmente serena e soleggiata, dopo tanti giorni di pioggia.

L’avvicinamento da fare è quello per il bivacco Bafile, per poi lasciare la ferrata ed intraprendere il canale alpinistico che conduce alla Forchetta del Calderone, una delle due “finestre” più famose che mettono in comunicazione il versante del Calderone con il versante sud.

Lungo la ferrata di accesso al bivacco Bafile

Da questo intaglio la vista è di per se bellissima ma anche guardandosi indietro, verso sud, la piana di Campo Imperatore regala sempre forti emozioni

Vista dalla Forchetta del Calderone verso il versante di Campo Imperatore

Do un po’ uno sguardo qualche metro più in basso verso il Calderone ed eccolo l’attacco di quella che poi diventa una fessura ben larga e visibile anche da lontano. Ci prepariamo con calma, il sole ci trasmette serenità; indosso le scarpette perché quel III dato dalla guida mi puzza un po’ a guardare l’attacco. E faccio bene visto che uno dei passaggi più delicati lo troverò proprio lì, pochi metri dopo l’inizio. Scalare su questa fessura in continuo diagonale necessita di un po’ di adattamento, ma alla fine risulta divertente.

La seconda lunghezza regala anch’essa due bei passaggi: il primo su fessura ed il secondo in camino; divertono e sono da affrontare con la giusta attenzione, vista la roccia poco buona del secondo, appena prima della sosta, in corrispondenza della cresta E. Da quest’ultima una ventina di metri di arrampicata facilissima e solare ci regalano la vetta. Top.

Selfie sulla vetta del Torrione Cambi

Che dire su questa via..date uno sguardo al video che segue per farvi un’idea di quanta bellezza si possa apprezzare da quelle parti. Ecco, fatevi guidare dall’emozione, prima che da numeri e da valutazioni, che sono pur sempre da fare. Queste riguardano l’accesso che non è dei più corti e banali, tuttavia niente di eccessivamente tecnico, qualche passaggio di I e II lungo il canale per la forchetta. L’itinerario in sé, a parte un chiodo trovato sul secondo tiro, non ha niente ed quindi tutto da attrezzare e proteggere. Di conseguenza è necessaria una buona padronanza nell’uso delle protezioni mobili. La roccia in alcuni tratti è molto rotta e richiede attenzione, in altri è buona ed offre ottime possibilità di protezione a friend.

Insomma una possibilità di accesso a questa vetta che merita di essere considerata, soprattutto da chi voglia ancora emozionarsi nel “costruirsi” la propria salita e la propria sicurezza in autonomia (dall’inizio alla fine).

RELAZIONE

“Via della fessura obliqua”, 100m, IV, AD. Parete NO, Torrione Cambi, Corno Grande, GRAN SASSO. A. Bafile e M. Vittorini,  il 22 settembre 1944.

Accesso

Si raggiunge la “Forchetta del Calderone” (info facilmente reperibili in rete e sulle guide specializzate) dal versante di Campo Imperatore. Da questa si scende 4-5 m  sul versante N (Calderone). L’attacco è in corrispondenza di un risalto sulla dx di 3m che conduce su una piccola cengia dalla quale, spostandosi 3-4 m a sx, si vede un’evidente fessura obliqua da dx verso sx. Consigliato allestire una sosta qui, data l’esposizione.

L’attacco del I tiro

L1, 40m, passi di IV/IV+

Si attacca l’evidente fessura affrontando subito un passo delicato (buona presa a dx), poi la fessura diventa più facile e la si segue con arrampicata spesso esposta ma mai continua, fino a pervenire su un ripiano-cengia (attenzione ai detriti) dove si sosta su spuntone.

L2, 40m, passi di IV/IV+

Si procede quasi in piano, su detriti, verso sx (chiodo con cordone, probabilmente di qualche ritirata), poi si riprende a salire rimontando su un diedro-fessura di roccia buona, appoggiato ed obliquo da dx verso sx. Si supera un passo delicato sempre in traverso verso sx e si punta ad un camino con una forma vagamente a “V”. Lo si affronta facendo attenzione alla roccia molto rotta (buona possibilità di proteggersi alla base dello stesso con friend medio-grandi), si perviene ad un comodo terrazzo in corrispondenza del filo della cresta E. Sosta su spuntone

L3, 20 m, I e II

Dal filo della cresta E si raggiunge agilmente la cima con facile arrampicata.

DISCESA (indicazioni date faccia a valle)

Dalla cima si torna verso est iniziando a perdere quota, poi deviando a dx e tornando nuovamente a sx in 5′ si perviene alla Forchetta Gualerzi.  Da questa si scende una decina di metri sul versante Calderone per intercettare sulla sx un ancoraggio di calata. Con una doppia da 25-30 m si arriva ad un piccolo spiazzo; si scendono 4-5 m a piedi (altrimenti con corda da 70m non occorre camminare) per intercettare il secondo ancoraggio presente sulla dx. Con una doppia di 15 m si perviene all’ampio terrazzo (spit) che taglia orizzontalmente la parete NO del Cambi (è possibile evitare le doppie disarrampicando, ma la seconda la consiglio vivamente). Lo si percorre in leggera salita (bolli giallo/rossi) in direzione della Forchetta del Calderone; la si raggiunge con qualche passo di arrampicata in discesa (attenzione!) e si riprende il sentiero di andata fino al rientro a Campo Imperatore.

MATERIALE

Corda da 50m, n.d.a, friend medio-grandi, nut.

Il tracciato della via in celeste e tratteggiata in nero la discesa.

 

 

 

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Arrampicata day a Balvano: il report!

Estate, stagione di lavoro per chi fa il mio mestiere, soprattutto lavoro in montagna. Quindi tante giornate fuori, alzandosi presto ogni mattina e rientrando con lo zaino in spalla la sera, a preparare il nuovo zaino per il giorno dopo.

I temporali di questi giorni mi lasciano un po’ di tempo per tornare indietro, a momenti già trascorsi di questa estate intensa. In particolare alla bella giornata che ho condiviso con i ragazzi di Basilicata Sport Adventure nel territorio del comune di Balvano (Potenza), in occasione dell’ “Arrampicata Day” tenutosi il 9 agosto.

Il territorio di Balvano, insieme ad altri di comuni limitrofi, è stato oggetto di un progetto di valorizzazione dal punto di vista dell’arrampicata sportiva, un po’ di anni fa. Diverse furono le pareti attrezzate, di cui si trova la descrizione nella guida “A sud” ed. Versante Sud. Tuttavia diversi di questi siti risultano in stato di abbandono o non sono più fruibili a causa di furti di materiale da parte dei soliti morti di fame, permettetemi di dirlo. E’ un peccato perché i posti meritano tutti una visita e distano poche decine di minuti in auto l’uno dall’altro.

La giornata ha avuto come scopo quello di avvicinare più persone possibili a questa disciplina, anche abitanti del posto; per fare ciò è stato attrezzato, o meglio si è iniziato, un nuovo settore proprio sulle gole del Platano, a 5′ dal parcheggio (e da questo già visibile) per la falesia di Balvano descritta nella succitata guida. Le coordinate del parcheggio sono le seguenti: 40°39’31.6″N  15°30’24.3″E

Vie semplici, non lunghe, con cui approcciare in serenità e divertendosi; la nuova falesia ha il nome di “8017”…lascio a voi la curiosità di andare a scoprire cosa rappresenti quella sigla. Un unico indizio: sull’immancabile motore di ricerca è sufficiente digitare “8017 Balvano”…

Tracciati vie falesia di Balvano “8017”

Da sx:

  • 1) Solo x mani callose 5c
  • 2) Vito montagna 6a
  • 3) Basilicata sport adventure 5c+
  • 4) Balvano express 5b+
  • 5) Lima 5a+

Nonostante la giornata particolarmente calda, il numero di partecipanti ci ha dato ragione: in entrambe le sessioni (mattina e pomeriggio) le vie sono state sempre impegnate e il livello di coinvolgimento è stato alto. Tanto da darci lo stimolo di proporre il primo corso di arrampicata sportiva base che si terrà il 6 e 7 ottobre 2018.

Grazie quindi a tutti i partecipanti, all’Amministrazione di Balvano, ai cari amici Vincenzo, Gabriele e Agata di Basilicata Sport Adventure, a Laura che mi ha affiancato durante le due giornate.

 

 

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Corso alpinismo su roccia, Gran Sasso: il report.

Luglio, tempo di montagna, tempo di corsi. E dove se non sul re degli Appennini, sua maestà il Gran Sasso?

Appuntamento formativo programmato in tarda primavera, ha avuto come ospiti Bruno, Luigi ed Antonio. Gruppo ristretto per poter garantire ottima didattica e possibilità di salite anche di un certo impegno.

The band!

Due wend trascorsi sul Corno Piccolo, il primo sulle Fiamme di Pietra il secondo alle Spalle del Corno Piccolo. Roccia sempre al top e vie ormai divenute classiche per la bellezza e per gli scorci di cui si può godere.

Nel primo step siamo tra l’altro stati ospiti del Rifugio Franchetti: non mi stancherò mai di descrivere l’importanza che questa (ed altre strutture) rivestono per la fruizione della montagna, sia da parte dei professionisti che dei semplici frequentatori. Ed al Franchetti troverete sempre personale attento alle esigenze sia del trekker che dell’alpinista.

Vetta orientale dal Rif. Franchetti.

Beh, lasciatemelo dire, sono stato profondamente soddisfatto del gruppo e di quello che siamo riusciti a realizzare. Livello davvero alto, anche perché conosco la storia arrampicatoria di alcuni dei partecipanti. Quello che segue è un brevissimo video che sono riuscito a montare tra un’uscita e l’altra di questo periodo di lavoro intenso. Per chi volesse vivere l’esperienza di una o più giornate sulla roccia spettacolare del Gran Sasso può scrivermi ad info@riccardoclimbing.com e concordare l’esperienza che più si adatta alle proprie capacità ed esigenze.

Ancora buona estate ricca di montagna ed emozioni!

Grazie a Climbing Technology, Campo Base Outdoor Roma, Rifugio Franchetti.

 

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Via “Waterfall gully DIRETTA”, M. Miletto, Matese. Relazione e tracciato.

Ci troviamo nel gruppo montuoso del Matese, più precisamente a Campitello Matese. La località sciistica della provincia di Campobasso è dominata dallo sguardo austero dell’anticima N di M. Miletto (2050 m slm), la cima più alta del gruppo matesino. Su questo versante della montagna corrono diverse linee di arrampicata su ghiaccio e misto, per tutti i gusti e di difficoltà medio-alta se si eccettuano 1 o 2 linee più abbordabili (“The thin ice” e “Sud gully”).

Inquadramento del settore

Quella che relazionerò è semplicemente una via stupenda, non tutti gli anni in condizione, in cui si miscelano stili di scalata da vera e propria cascata di ghiaccio a sezioni più tipicamente “appenniniche”, con alpine ice e misto.

Grazie a Chiara per averla condivisa con me, 1000 giornate come questa!

 

“WATERFALL GULLY” DIRETTA, parete N anticima N di M. Miletto, Matese.

Cristiano Iurisci e Luca Luciani il 18/03/2006, la DIRETTA durante la prima Rp di Iurisci – Zulli il 17/01/2009

Relazione e foto della Rp di Riccardo Quaranta e Chiara Delpino nel marzo 2018

Diff. TD+, 65°, diversi tratti a 80° e 90°/95°. I, AI 4+, R2+

Dislivello: 120m, sviluppo 130m; dislivello complessivo 600m (senza impianti)

Tracciato “Waterfall gully” M. Miletto

Accesso

Dal piazzale di Campitello Matese si risale la pista da sci “Lavarelle”, poi la pista dell’ “Anfiteatro” fino ad arrivare in prossimità dell’arrivo dell’impianto di risalita omonimo. Da qui si punta a risalire il conoide di neve dirigendosi verso la porzione centrale della parete fino a pervenire all’attacco (si veda foto);1h-1h15′ dal parcheggio in caso di pista battuta. Una seconda ipotesi, se gli impianti sono aperti, è quella di utilizzarli: da tempo l’impianto dell’Anfiteatro non è attivo, basta tuttavia utilizzare l’impianto “Del Caprio” che conduce a Colle Del Caprio. qui con un traverso a mezza costa verso N si raggiunge l’anfiteatro. Da qui si risale il conoide fino all’attacco dell’itinerario, 30′ dal parcheggio.

Le indicazioni sono date tutte faccia a monte se non espressamente specificato.

Attacco

La via parte in corrispondenza di nette colate di ghiaccio che ne caratterizzano gran parte della prima lunghezza; queste si trovano a sx di un netto diedro/rampa con alla base un grosso sgrottamento da cui conviene far sicura.

Relazione

L1 40m, AI4. Dallo sgrottamento si traversa a sx verso le evidenti colate e stalattiti, si attacca il loro margine sx dove le pendenze sono meno sostenute. Si percorrono quindi 6-7 m di arrampicata su ghiaccio da sogno a  80°-85°, poi si obliqua a sx con pendenze inferiori dirigendosi verso il diedro roccioso su cui si sosta (vecchio chiodo artigianale arancione inservibile, sosta da attrezzare)

L2, 30m, AI3. Dalla S1 si torna a sx, si affronta prima un tratto a 60°, poi il muro tecnico  e continuo a 80°, si perviene ancora ad un tratto più facile e si sosta sempre sul diedro a dx, alla base di un tetto in cui il diedro è sbarrato da un tratto verticale di misto/ghiaccio (sosta da attrezzare)

L3, 50m, AI4+, M5. Dalla S2 nuovamente in obliquo a sx, ci si porta sotto il primo muro, si superano 3 m verticali su misto e/o ghiaccio fino ad una piccola zona appoggiata dove è possibile proteggersi nuovamente. Da qui con delicato obliquo si torna a dx (80°/85°) puntando al fondo del diedro, lo si raggiunge e si sale per 7-8 m a 90° in spaccata su ghiaccio e misto (protezioni distanti e roccia non sempre buona). Poi con difficoltà via via minori si raggiunge il pendio nevoso sommiate. Sosta da attrezzare su roccia o neve.

Con altri 80-90m circa di pendio nevoso si perviene alla cresta in prossimità del caratteristico casotto dei VV.FF. (ripetitore con antenna circolare)

DISCESA

Due possibilità. La prima è dirigersi verso N (con piste da sci sulla dx) mantenendosi in prossimità della cresta, perdere quota fino ad un intaglio netto ed ampio. Imboccarlo, con un primo tratto più ripido 40°-45°), poi con pendenze minori riporta all’interno della conca. Si passa sotto la parte del “Pandoro” ed infine si perviene di nuovo all’attacco della via (20′)

La seconda è preferibile se non si sono lasciati gli zaini alla base, se si vogliono riprendere gli impianti per scendere o se la condizione del manto nevoso sconsiglia di ripercorrere il conoide alla base delle pareti.  Seguire la cresta in direzione S (opposta quindi alla prima soluzione), perdere leggermente quota fino ad intercettare un recinto in cavo di acciaio ed aste di ferro. Seguirlo costantemente man mano che degrada verso valle fino alla quota dell’arrivo dell’impianto del Caprio: qui si potrà decidere di traversare a dx per raggiungerlo o proseguire verso la sottostante pista da sci.

MATERIALE

N.d.a, 6 chiodi da roccia, 4-6 chiodi da ghiaccio medio-corti, 2 ganci tipo “Bulldog” DMM, friend medi (viola, verde, rosso BD)

 

Chiara in uscita da L1

 

Chiara dalla S1

Verso la vetta da S3

Il lago del Matese

Prospettive dal terzo tiro!

L2

Ancora Chiara su L2

Chiara in uscita da L1

Qui in uscita dalle difficoltà di L3

Io prima di iniziare l’impegnativo terzo tiro

Inn azione su L3

Verticalità su L1

 

 

 

 

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