Via “Cresta della Rocca”, Oratino, Molise

“Ma non hai mai pensato di salire lungo quella bella cresta” mi scrisse un po’ di tempo fa Cristiano Iurisci… “in realtà la parte iniziale l’ho salita quando avevo 17-18 anni per attrezzare dei monotiri sportivi sulla parete nord ma non ho mai proseguito fino alla cima..” gli risposi io. 

Foto di Francesco Guerra

Quelle parole mi hanno fatto tornare la voglia di andare a rimettere il naso su un grosso roccione che tutti notano transitando sulla fondovalle del Biferno, in Molise, all’altezza dei borghi di Castropignano e Oratino. La “Rocca di Oratino”, questo il suo nome, è caratterizzata da una torre medioevale sulla sua cresta, costruzione restaurata prima che crollasse del tutto e che continua così a dominare la valle. Tutto il luogo ed il paesaggio circostante sono assai suggestivi, nonostante l’arteria stradale che scorre a poca distanza. E’ uno scorcio rappresentativo del Molise, con i suoi campi inframmezzati da boschi e da monoliti isolati (detti “morge”); qui e là sui rilievi sorgono piccoli borghi, generalmente caratteristici e ricchi di storiche costruzioni. 

Dalla mia ultima vista su quella sezione di parete tanto era cambiato: la cresta rocciosa, scalata al tempo senza assicurazioni, era ricoperta da uno spesso cuscino di edera, almeno per i primi 15 m. Feci un timido tentativo di ripetere le “gesta” di un tempo, ritrovandomi presto impantanato in un mare..d’edera. Forse sarebbe stato meglio cambiare strategia. 

Il prima…e il dopo…

Trascorsi i mesi estivi pieni di lavoro, mi sono deciso a tornare a far visita alla rocca ad inizio autunno ed in solitaria autoassicurato dal basso ho iniziato a risalire lo spigolo pulendolo man mano dalla vegetazione: mentre avanzavo di 30-40 cm alla volta, veniva fuori bella roccia, ricca di appigli, appoggi e possibilità di proteggersi. Il tutto è durato una buona mezza giornata, il tempo che è bastato a riempirmi di terra anche le mutande, ma soddisfatto avevo creato il corridoio di salita.

Io e Luigi in vetta durante l’apertura della via

“Luigi che lavori anche il pomeriggio? Dai non puoi lavorare sempre…. “ più o meno questo è stato il tono con cui lo ho convinto ad accompagnarmi, inizialmente a scatola chiusa. “Oggi andiamo ad aprire una via…alla Rocca di Oratino, che è quella che hai visto salendo” mi affrettai a confessargli subito non appena parcheggiò. Così in un bel pomeriggio autunnale abbiamo vissuto questo piccolo viaggio tra luoghi e paesaggi familiari (per me), le emozioni della scoperta, una salita in relax tra chiacchiere, battute e silenzi. 

Sull’ultimo esposto e bellissimo tiro durante l’apertura

Insomma allora questa via com’è..mi starà chiedendo il lettore!! E’ un itinerario semplice che tuttavia richiede capacità di saper affrontare vie alpinistiche in quanto, a parte una sosta, è tutto da proteggere/attrezzare. In questo spirito è stato aperto ed è stato lasciato, anche come terreno di allenamento per itinerari di questo genere in quota. Proteggersi è tuttavia sempre facile ed intuitivo, anche grazie alle molte clessidre presenti lungo i tiri. 

Francesco Guerra a lavoro per lo shooting di Versante Sud

L’ambiente tutt’attorno e la magia della Rocca meritano una visita, come una visita la meritano le tante falesie presenti nella zona (già recensite in diverse guide di arrampicata e che saranno presenti nella guida edita da Versante Sud in uscita per la primavera del 2019). Da non mancare un giro nel bellissimo paese di Oratino, con ottime possibilità di ristorazione o per una birra/gelato al volo.

La bellissima ed estetica cresta di rientro

 

RELAZIONE

CRESTA (Est) DELLA ROCCA DI ORATINO

100m circa, PD-, IV+ max; discesa per la cresta S, circa 300m

Primi salitori: sconosciuti

Prima ripetizione: R. Quaranta e L. Tagliaferri ottobre 2018

Tempo per la sola salita: 1 ora/1.30’; tempo complessivo: 2 ore/2.30’

VERDE: avvicinamento – ROSSO: tracciato della via – BLU: discesa. Foto: Francesco Guerra

Accesso

Da Campobasso seguire la strada provinciale 41 in direzione Oratino, prima di entrare nel paese prendere a sx in direzione “Fondovalle del Biferno”- Castropignano. Continuare a scendere per qualche chilometro finché apparirà la rocca con la caratteristica torre sommitale. La si raggiunge prendendo un bivio sulla dx, in corrispondenza di un vecchio ponte in disuso chiuso al traffico. Si sale per circa 6-700 m una ripida stradina asfaltata e si parcheggia in uno spiazzo sulla sx, accanto al muro di cinta di una villetta in pietra. Per chi proviene dalla Fondovalle del Biferno (SS 647) lasciarla in corrispondenza del bivio per Oratino, seguire le indicazioni per questo comune fino a giungere in prossimità di un ponte crollato; qui prendere a sx una ripida stradina asfaltata; si parcheggia in uno spiazzo sulla sx, accanto al muro di cinta di una villetta in pietra.

Avvicinamento 

Si costeggiano degli scavi archeologici, tralasciando il sentiero che sale  alla torre, poi per ampia mulattiera in discesa si perviene ad un casolare in pietra. Si prende una traccia di sentiero alle sue spalle, traccia che costeggia la parete E della “morgia”. In leggera discesa si perviene all’evidente attacco della cresta,  in corrispondenza dell’inizio della verticale parete che ospita già vie di arrampicata sportiva; nome alla base. L’itinerario segue il bordo della cresta, dominando sempre la parete verticale di roccia alla sua dx. 

Relazione

Percorso del tutto intuitivo ed obbligato che si tiene sulla cresta E con passaggi fino al IV+ max. 

L1, 45m

Si affrontano i primi 3 m in A0 usando il cordone in posto, poi sempre sul bordo della cresta con arrampicata facile (III e III+) fin dove la parete piega a sx e aumenta di inclinazione, vari cordoni lungo il tiro. Sosta a fix alla base di una bella placca lavorata.

L2, 45m 

Si traversa leggermente verso dx in direzione di un cordone su cl., si attacca la placca di roccia compatta, dritti a puntare una specie di tettino (IV+ non proteggibile), si affronta il tettino (IV) e si rimane sullo spigolo con aerea arrampicata fino ad una comoda cengia. Sosta su spuntone da attrezzare.

L3, 15m

Tiro spettacolare ed esposto: si punta ad un diedro rampa obliquo da sx verso dx (III+/IV), facilmente proteggibile fino a raggiungere la cima su ampia cengia. Sosta su spuntone da attrezzare.

Discesa (per la cresta S)

Giunti alla cima ci si dirige, sempre in cresta, in direzione della Torre. Si affronta quasi subito un tratto in leggera discesa su una placca (III+, possibilità di proteggersi con cordoni su albero) fino alla sua base su una comoda cengia; è anche possibile evitare questo tratto di arrampicata, tenendosi alla sx (faccia a valle) del filo di cresta. Da qui, con percorso intuitivo, si percorre la cresta sempre più o meno sul filo; con un paio di passaggi di III facili ma molto esposti, si raggiunge la torre medioevale. Da qui un comodo sentiero riporta facilmente al parcheggio in 3-4’.

MATERIALE

N.D.A., utili friend dallo 0.5 al 2 BD.

Riccardo Quaranta GUIDA ALPINA UIAGM

 

GRAZIE A:

CLIMBING TECGNOLOGYGARMONTCAMPO BASE OUTDOOR ROMAFRANCESCO GUERRA

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VIA DELLA FESSURA OBLIQUA, TORRIONE CAMBI, CORNO GRANDE

Di sera, per chi ha la mia passione, capita spesso di sfogliare guide di arrampicata invece che romanzi e libri in genere. Per cercare la prossima avventura, prepararsi sulla via del giorno dopo, forse più semplicemente…sognare un po’.

In una di queste sere la mia attenzione è stata catturata da questa via…già che leggevo “fessura” la cosa mi piaceva…poi dando lo sguardo agli autori e all’anno di apertura (il 1944) ho subito pensato che sarebbe valsa la pena andarci a dare uno sguardo. La guida in oggetto è quella del TCI – CAI sul Gran Sasso, datata ma pur sempre un punto di riferimento e fonte di ispirazione. Questa “licenzia” la descrizione dell’itinerario con 3 righe:

Allora non mi restava che andare a vedere.. prima però, durante giornate lavorative, avevo osservato quel versante del Torrione Cambi per cercare di capire se il tracciato della via presente sulla guida era rintracciabile, da lontano, sulla parete. Una fessura evidente che percorre in diagonale tutta la parete c’è ed è visibile anche da lontano: linea logica che sicuramente aveva incuriosito anche Bafile e Vittorini.

Quadro d’insieme con l’attacco della fessura obliqua

Chiedo quindi a Monica se per la sua giornata in montagna poteva andare bene la ricerca di questo itinerario ed il giorno successivo di buona lena si parte, in una giornata finalmente serena e soleggiata, dopo tanti giorni di pioggia.

L’avvicinamento da fare è quello per il bivacco Bafile, per poi lasciare la ferrata ed intraprendere il canale alpinistico che conduce alla Forchetta del Calderone, una delle due “finestre” più famose che mettono in comunicazione il versante del Calderone con il versante sud.

Lungo la ferrata di accesso al bivacco Bafile

Da questo intaglio la vista è di per se bellissima ma anche guardandosi indietro, verso sud, la piana di Campo Imperatore regala sempre forti emozioni

Vista dalla Forchetta del Calderone verso il versante di Campo Imperatore

Do un po’ uno sguardo qualche metro più in basso verso il Calderone ed eccolo l’attacco di quella che poi diventa una fessura ben larga e visibile anche da lontano. Ci prepariamo con calma, il sole ci trasmette serenità; indosso le scarpette perché quel III dato dalla guida mi puzza un po’ a guardare l’attacco. E faccio bene visto che uno dei passaggi più delicati lo troverò proprio lì, pochi metri dopo l’inizio. Scalare su questa fessura in continuo diagonale necessita di un po’ di adattamento, ma alla fine risulta divertente.

La seconda lunghezza regala anch’essa due bei passaggi: il primo su fessura ed il secondo in camino; divertono e sono da affrontare con la giusta attenzione, vista la roccia poco buona del secondo, appena prima della sosta, in corrispondenza della cresta E. Da quest’ultima una ventina di metri di arrampicata facilissima e solare ci regalano la vetta. Top.

Selfie sulla vetta del Torrione Cambi

Che dire su questa via..date uno sguardo al video che segue per farvi un’idea di quanta bellezza si possa apprezzare da quelle parti. Ecco, fatevi guidare dall’emozione, prima che da numeri e da valutazioni, che sono pur sempre da fare. Queste riguardano l’accesso che non è dei più corti e banali, tuttavia niente di eccessivamente tecnico, qualche passaggio di I e II lungo il canale per la forchetta. L’itinerario in sé, a parte un chiodo trovato sul secondo tiro, non ha niente ed quindi tutto da attrezzare e proteggere. Di conseguenza è necessaria una buona padronanza nell’uso delle protezioni mobili. La roccia in alcuni tratti è molto rotta e richiede attenzione, in altri è buona ed offre ottime possibilità di protezione a friend.

Insomma una possibilità di accesso a questa vetta che merita di essere considerata, soprattutto da chi voglia ancora emozionarsi nel “costruirsi” la propria salita e la propria sicurezza in autonomia (dall’inizio alla fine).

RELAZIONE

“Via della fessura obliqua”, 100m, IV, AD. Parete NO, Torrione Cambi, Corno Grande, GRAN SASSO. A. Bafile e M. Vittorini,  il 22 settembre 1944.

Accesso

Si raggiunge la “Forchetta del Calderone” (info facilmente reperibili in rete e sulle guide specializzate) dal versante di Campo Imperatore. Da questa si scende 4-5 m  sul versante N (Calderone). L’attacco è in corrispondenza di un risalto sulla dx di 3m che conduce su una piccola cengia dalla quale, spostandosi 3-4 m a sx, si vede un’evidente fessura obliqua da dx verso sx. Consigliato allestire una sosta qui, data l’esposizione.

L’attacco del I tiro

L1, 40m, passi di IV/IV+

Si attacca l’evidente fessura affrontando subito un passo delicato (buona presa a dx), poi la fessura diventa più facile e la si segue con arrampicata spesso esposta ma mai continua, fino a pervenire su un ripiano-cengia (attenzione ai detriti) dove si sosta su spuntone.

L2, 40m, passi di IV/IV+

Si procede quasi in piano, su detriti, verso sx (chiodo con cordone, probabilmente di qualche ritirata), poi si riprende a salire rimontando su un diedro-fessura di roccia buona, appoggiato ed obliquo da dx verso sx. Si supera un passo delicato sempre in traverso verso sx e si punta ad un camino con una forma vagamente a “V”. Lo si affronta facendo attenzione alla roccia molto rotta (buona possibilità di proteggersi alla base dello stesso con friend medio-grandi), si perviene ad un comodo terrazzo in corrispondenza del filo della cresta E. Sosta su spuntone

L3, 20 m, I e II

Dal filo della cresta E si raggiunge agilmente la cima con facile arrampicata.

DISCESA (indicazioni date faccia a valle)

Dalla cima si torna verso est iniziando a perdere quota, poi deviando a dx e tornando nuovamente a sx in 5′ si perviene alla Forchetta Gualerzi.  Da questa si scende una decina di metri sul versante Calderone per intercettare sulla sx un ancoraggio di calata. Con una doppia da 25-30 m si arriva ad un piccolo spiazzo; si scendono 4-5 m a piedi (altrimenti con corda da 70m non occorre camminare) per intercettare il secondo ancoraggio presente sulla dx. Con una doppia di 15 m si perviene all’ampio terrazzo (spit) che taglia orizzontalmente la parete NO del Cambi (è possibile evitare le doppie disarrampicando, ma la seconda la consiglio vivamente). Lo si percorre in leggera salita (bolli giallo/rossi) in direzione della Forchetta del Calderone; la si raggiunge con qualche passo di arrampicata in discesa (attenzione!) e si riprende il sentiero di andata fino al rientro a Campo Imperatore.

MATERIALE

Corda da 50m, n.d.a, friend medio-grandi, nut.

Il tracciato della via in celeste e tratteggiata in nero la discesa.

 

 

 

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Arrampicata day a Balvano: il report!

Estate, stagione di lavoro per chi fa il mio mestiere, soprattutto lavoro in montagna. Quindi tante giornate fuori, alzandosi presto ogni mattina e rientrando con lo zaino in spalla la sera, a preparare il nuovo zaino per il giorno dopo.

I temporali di questi giorni mi lasciano un po’ di tempo per tornare indietro, a momenti già trascorsi di questa estate intensa. In particolare alla bella giornata che ho condiviso con i ragazzi di Basilicata Sport Adventure nel territorio del comune di Balvano (Potenza), in occasione dell’ “Arrampicata Day” tenutosi il 9 agosto.

Il territorio di Balvano, insieme ad altri di comuni limitrofi, è stato oggetto di un progetto di valorizzazione dal punto di vista dell’arrampicata sportiva, un po’ di anni fa. Diverse furono le pareti attrezzate, di cui si trova la descrizione nella guida “A sud” ed. Versante Sud. Tuttavia diversi di questi siti risultano in stato di abbandono o non sono più fruibili a causa di furti di materiale da parte dei soliti morti di fame, permettetemi di dirlo. E’ un peccato perché i posti meritano tutti una visita e distano poche decine di minuti in auto l’uno dall’altro.

La giornata ha avuto come scopo quello di avvicinare più persone possibili a questa disciplina, anche abitanti del posto; per fare ciò è stato attrezzato, o meglio si è iniziato, un nuovo settore proprio sulle gole del Platano, a 5′ dal parcheggio (e da questo già visibile) per la falesia di Balvano descritta nella succitata guida. Le coordinate del parcheggio sono le seguenti: 40°39’31.6″N  15°30’24.3″E

Vie semplici, non lunghe, con cui approcciare in serenità e divertendosi; la nuova falesia ha il nome di “8017”…lascio a voi la curiosità di andare a scoprire cosa rappresenti quella sigla. Un unico indizio: sull’immancabile motore di ricerca è sufficiente digitare “8017 Balvano”…

Tracciati vie falesia di Balvano “8017”

Da sx:

  • 1) Solo x mani callose 5c
  • 2) Vito montagna 6a
  • 3) Basilicata sport adventure 5c+
  • 4) Balvano express 5b+
  • 5) Lima 5a+

Nonostante la giornata particolarmente calda, il numero di partecipanti ci ha dato ragione: in entrambe le sessioni (mattina e pomeriggio) le vie sono state sempre impegnate e il livello di coinvolgimento è stato alto. Tanto da darci lo stimolo di proporre il primo corso di arrampicata sportiva base che si terrà il 6 e 7 ottobre 2018.

Grazie quindi a tutti i partecipanti, all’Amministrazione di Balvano, ai cari amici Vincenzo, Gabriele e Agata di Basilicata Sport Adventure, a Laura che mi ha affiancato durante le due giornate.

 

 

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Corso alpinismo su roccia, Gran Sasso: il report.

Luglio, tempo di montagna, tempo di corsi. E dove se non sul re degli Appennini, sua maestà il Gran Sasso?

Appuntamento formativo programmato in tarda primavera, ha avuto come ospiti Bruno, Luigi ed Antonio. Gruppo ristretto per poter garantire ottima didattica e possibilità di salite anche di un certo impegno.

The band!

Due wend trascorsi sul Corno Piccolo, il primo sulle Fiamme di Pietra il secondo alle Spalle del Corno Piccolo. Roccia sempre al top e vie ormai divenute classiche per la bellezza e per gli scorci di cui si può godere.

Nel primo step siamo tra l’altro stati ospiti del Rifugio Franchetti: non mi stancherò mai di descrivere l’importanza che questa (ed altre strutture) rivestono per la fruizione della montagna, sia da parte dei professionisti che dei semplici frequentatori. Ed al Franchetti troverete sempre personale attento alle esigenze sia del trekker che dell’alpinista.

Vetta orientale dal Rif. Franchetti.

Beh, lasciatemelo dire, sono stato profondamente soddisfatto del gruppo e di quello che siamo riusciti a realizzare. Livello davvero alto, anche perché conosco la storia arrampicatoria di alcuni dei partecipanti. Quello che segue è un brevissimo video che sono riuscito a montare tra un’uscita e l’altra di questo periodo di lavoro intenso. Per chi volesse vivere l’esperienza di una o più giornate sulla roccia spettacolare del Gran Sasso può scrivermi ad info@riccardoclimbing.com e concordare l’esperienza che più si adatta alle proprie capacità ed esigenze.

Ancora buona estate ricca di montagna ed emozioni!

Grazie a Climbing Technology, Campo Base Outdoor Roma, Rifugio Franchetti.

 

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Via “Waterfall gully DIRETTA”, M. Miletto, Matese. Relazione e tracciato.

Ci troviamo nel gruppo montuoso del Matese, più precisamente a Campitello Matese. La località sciistica della provincia di Campobasso è dominata dallo sguardo austero dell’anticima N di M. Miletto (2050 m slm), la cima più alta del gruppo matesino. Su questo versante della montagna corrono diverse linee di arrampicata su ghiaccio e misto, per tutti i gusti e di difficoltà medio-alta se si eccettuano 1 o 2 linee più abbordabili (“The thin ice” e “Sud gully”).

Inquadramento del settore

Quella che relazionerò è semplicemente una via stupenda, non tutti gli anni in condizione, in cui si miscelano stili di scalata da vera e propria cascata di ghiaccio a sezioni più tipicamente “appenniniche”, con alpine ice e misto.

Grazie a Chiara per averla condivisa con me, 1000 giornate come questa!

 

“WATERFALL GULLY” DIRETTA, parete N anticima N di M. Miletto, Matese.

Cristiano Iurisci e Luca Luciani il 18/03/2006, la DIRETTA durante la prima Rp di Iurisci – Zulli il 17/01/2009

Relazione e foto della Rp di Riccardo Quaranta e Chiara Delpino nel marzo 2018

Diff. TD+, 65°, diversi tratti a 80° e 90°/95°. I, AI 4+, R2+

Dislivello: 120m, sviluppo 130m; dislivello complessivo 600m (senza impianti)

Tracciato “Waterfall gully” M. Miletto

Accesso

Dal piazzale di Campitello Matese si risale la pista da sci “Lavarelle”, poi la pista dell’ “Anfiteatro” fino ad arrivare in prossimità dell’arrivo dell’impianto di risalita omonimo. Da qui si punta a risalire il conoide di neve dirigendosi verso la porzione centrale della parete fino a pervenire all’attacco (si veda foto);1h-1h15′ dal parcheggio in caso di pista battuta. Una seconda ipotesi, se gli impianti sono aperti, è quella di utilizzarli: da tempo l’impianto dell’Anfiteatro non è attivo, basta tuttavia utilizzare l’impianto “Del Caprio” che conduce a Colle Del Caprio. qui con un traverso a mezza costa verso N si raggiunge l’anfiteatro. Da qui si risale il conoide fino all’attacco dell’itinerario, 30′ dal parcheggio.

Le indicazioni sono date tutte faccia a monte se non espressamente specificato.

Attacco

La via parte in corrispondenza di nette colate di ghiaccio che ne caratterizzano gran parte della prima lunghezza; queste si trovano a sx di un netto diedro/rampa con alla base un grosso sgrottamento da cui conviene far sicura.

Relazione

L1 40m, AI4. Dallo sgrottamento si traversa a sx verso le evidenti colate e stalattiti, si attacca il loro margine sx dove le pendenze sono meno sostenute. Si percorrono quindi 6-7 m di arrampicata su ghiaccio da sogno a  80°-85°, poi si obliqua a sx con pendenze inferiori dirigendosi verso il diedro roccioso su cui si sosta (vecchio chiodo artigianale arancione inservibile, sosta da attrezzare)

L2, 30m, AI3. Dalla S1 si torna a sx, si affronta prima un tratto a 60°, poi il muro tecnico  e continuo a 80°, si perviene ancora ad un tratto più facile e si sosta sempre sul diedro a dx, alla base di un tetto in cui il diedro è sbarrato da un tratto verticale di misto/ghiaccio (sosta da attrezzare)

L3, 50m, AI4+, M5. Dalla S2 nuovamente in obliquo a sx, ci si porta sotto il primo muro, si superano 3 m verticali su misto e/o ghiaccio fino ad una piccola zona appoggiata dove è possibile proteggersi nuovamente. Da qui con delicato obliquo si torna a dx (80°/85°) puntando al fondo del diedro, lo si raggiunge e si sale per 7-8 m a 90° in spaccata su ghiaccio e misto (protezioni distanti e roccia non sempre buona). Poi con difficoltà via via minori si raggiunge il pendio nevoso sommiate. Sosta da attrezzare su roccia o neve.

Con altri 80-90m circa di pendio nevoso si perviene alla cresta in prossimità del caratteristico casotto dei VV.FF. (ripetitore con antenna circolare)

DISCESA

Due possibilità. La prima è dirigersi verso N (con piste da sci sulla dx) mantenendosi in prossimità della cresta, perdere quota fino ad un intaglio netto ed ampio. Imboccarlo, con un primo tratto più ripido 40°-45°), poi con pendenze minori riporta all’interno della conca. Si passa sotto la parte del “Pandoro” ed infine si perviene di nuovo all’attacco della via (20′)

La seconda è preferibile se non si sono lasciati gli zaini alla base, se si vogliono riprendere gli impianti per scendere o se la condizione del manto nevoso sconsiglia di ripercorrere il conoide alla base delle pareti.  Seguire la cresta in direzione S (opposta quindi alla prima soluzione), perdere leggermente quota fino ad intercettare un recinto in cavo di acciaio ed aste di ferro. Seguirlo costantemente man mano che degrada verso valle fino alla quota dell’arrivo dell’impianto del Caprio: qui si potrà decidere di traversare a dx per raggiungerlo o proseguire verso la sottostante pista da sci.

MATERIALE

N.d.a, 6 chiodi da roccia, 4-6 chiodi da ghiaccio medio-corti, 2 ganci tipo “Bulldog” DMM, friend medi (viola, verde, rosso BD)

 

Chiara in uscita da L1

 

Chiara dalla S1

Verso la vetta da S3

Il lago del Matese

Prospettive dal terzo tiro!

L2

Ancora Chiara su L2

Chiara in uscita da L1

Qui in uscita dalle difficoltà di L3

Io prima di iniziare l’impegnativo terzo tiro

Inn azione su L3

Verticalità su L1

 

 

 

 

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Nuove vie di misto in Matese (parte 1)

Stagione misto 2017-2018

Certo questo inizio inverno in centro Italia non ha brillato per abbondanza di neve. Tuttavia l’alternanza di giornate calde e giornate particolarmente fredde ha fatto sì che si creassero condizioni “mistaiole” notevoli. Occasione da non perdere quindi per ampliare il parco giochi delle cime del Matese, catena montuosa che si sta apprestando a diventare parco nazionale. Nella speranza che il costituendo Parco sia un’occasione di sviluppo eco-sostenibile, legato soprattutto alla promozione di attività outdoor a basso impatto ambientale e non una fonte di divieti “a prescindere”. Un’opportunità affinché l’alpinismo, lo scialpinismo, il trekking, la mountain bike (tanto per citarne alcune) siano attività benvenute in queste terre e non attività da bandire.

Per gli amanti delle “mie” montagne, in cui mi piace tanto vagare, per chi è ancora affascinato dalle atmosfere scozzesi di questi luoghi, ho voluto relazionare le prime vie aperte in questa stagione, con la speranza che siano solo un aperitivo di un inverno generoso. Grazie alle persone che mi affiancano ogni volta in queste piccole avventure.

Buone scalate!

Riccardo Quaranta

Guida Alpina

Ringrazio Climbing Technology per il supporto.

Foto di Riccardo Quaranta, Michele Di Chiro, Alessio Nunziata

 

M. Miletto (2050 m slm), anticima N, parete N

Via “Can I play with madness” 110 m (+100 per la vetta), M5, AI3, passi di misto a 95°, D+/TD-

Riccardo Quaranta e Michele Di Chiro dal basso in libera il 11/01/2018

 

Descrizione generale

Itinerario molto vario che coniuga un po’ tutti gli stili rintracciabili sulle pareti dell’Appenino: dall’alpine ice anche abbastanza verticale, a passaggi su erba gelata anche strapiombanti, a pendii di neve ed, infine, misto mai banale. Insomma, nelle condizioni in cui lo abbiamo salito, ci ha divertito non poco. Sui tiri non è stato lasciato alcun materiale.

Accesso ed avvicinamento: si vedano le relazioni delle altre vie su questa parete.

La sezione tecnica e boulderosa del 3° tiro

Attacco

Le indicazioni sono date “faccia a monte”. Si colloca circa 30 m a sx dell’attacco di “The thin ice”; il riferimento è dato da un piccolo ma lungo tetto a circa 15 m dal suolo: la via attacca in corrispondenza del margine sx del tetto, su una bella goulotte. Si veda anche foto con il tracciato.

L1 (15 m, AI3, passo a 95° su erba gelata) Si attacca la goulotte quasi in corrispondenza della verticale del margine sinistro del tettino; si sale seguendo il ghiaccio migliore fino al margine inferiore di un piccolo pendio di neve. Lo si raggiunge attraverso un passo su erba gelata (probabilmente AI in caso di condizioni migliori) a 95°; si prosegue quindi facilmente fino a raggiungere la sosta posta quasi sul margine sx del bel muro verticale al termine del pendio nevoso (2 fix argento da collegare)

L2 (50 m, AI 2, tratto a 70°, poi 55°) Dalla S1 ci si sposta in traverso a sx, si supera un tratto più verticale (70°) e si perviene al pendio di neve, lo si percorre in direzione di una fascia rocciosa, con possibilità a metà di proteggersi su rocce affioranti. Si raggiunge la fascia rocciosa, sostando a dx di un antro accennato e sormontato da una specie di diedro, dove le rocce sono più basse ed appoggiate (2 fix collegati da cordone)

L3 (40 m, M5, AI 2) Dalla S2 ci si sposta 2 m a dx e si attacca la paretina inclinata con un paio di passaggi a 80° di misto (in caso di condizioni magre) o AI con sufficiente innevamento; si prosegue per una decina di metri, non continui ma con passaggi alternati a riposi, fino a pervenire alla base di un ultimo pinnacolo roccioso. Dalla base di questo si devia in diagonale a sx, seguendo un lenzuolo di neve che, con difficoltà sempre minori, conduce in cresta. (sosta su spuntone)

DISCESA Dalla S3 con altri circa 100 m di terreno facile si perviene alla cresta della cima, un po’ a sx del ripetitore dei VV.FF (edificio con antenna circolare). Da qui ci si muove verso SE fino ad intercettare una fila di paletti in ferro collegati da un cavo di acciaio. Li si segue via via perdendo quota e rimanendo sul bordo dell’anfiteatro si perviene quasi al suo margine sx. Dove la neve e le pendenze lo consentono si rientra nella conca nevosa interna dell’anfiteatro; da qui si può scendere seguendo l’impianto di risalita “Anfiteatro” e la relativa pista da sci, fino a ritornare alla base degli impianti.

Michele all’uscita del passo a 95° del primo tiro

MATERIALE

N.d.A, 1-2 fittoni da neve corti, 3-4 chiodi da roccia (preferibilmente a lama sottile), 1-2 ganci da misto (tipo Bulldog DMM), scelta di friend fino al rosso BD.

 

Mentre attrezzo S1

 

 

M. Croce Matese (1957 m slm), parete N (parete della “Grotta delle Ciaole”)

 

Via “A momentary lapse of reason” 90m, 80° max, M2+, D-

Riccardo Quaranta in solitaria e libera dal basso il 20/12/2017

Descrizione generale

Quella della Grotta delle Ciaole, cioè tutto il versante N del M. Croce Matese, è una delle pareti più suggestive del massiccio del Matese. Qui vi sono tra le vie più difficili dell’Appennino: difficili perché ardite, spesso verticali o strapiombanti, difficilmente in condizioni visti gli ultimi inverni. Queste caratteristiche hanno fatto sì che, per gli appassionati, restasse sempre un posto esigente, dove il livello tecnico e fisico la fa da padrone. Ad un occhio più attento, tuttavia, non potevano sfuggire linee più abbordabili, anche se più corte, rispetto a quelle già relazionate.

Un intero settore è in via di sviluppo ed ha regalato 2 itinerari che si candidano a diventare “classici”. Il settore è stato chiamato “SETTORE TRALICCIO ”, visto che è dominato da un vecchio pilone dell’energia elettrica in disuso. Questo tratto di parete ospitava, sul suo margine dx, già una via, “Via Cavo” (che spunta proprio in corrispondenza del pilone), la prima ad essere aperta qui ed anche la più semplice di tutto il settore.

Inquadramento del settore “Traliccio”, parete N M. Croce Matese

Accesso

Per l’accesso alla parete della Grotta delle Ciaole si rimanda alle informazioni reperibili facilmente in internet o alla guida cartacea precedentemente citata. Il settore “TRALICCIO” è situato sul margine dx dell’anfiteatro costituito dalla parete N del M. Croce ed è compreso tra l’attacco del “Canale di destra” (evidente, stretto e classico canale nevoso, il solo di questa parete) e la verticale ideale tracciata in corrispondenza del traliccio, sul margine dx della parete. Per raggiungerlo, si transita alla base del pendio nevoso (attenzione alla stabilità del manto) sotto la parete della grotta delle Ciaole, si supera la verticale di attacco del “Canale di destra” e si inizia a salire sulla sx fino a raggiungere la parete (foto)

In apertura, momenti unici in solitudine..

 

Attacco

La via attacca in corrispondenza di una rampa nevosa obliqua da sx verso dx (foto tracciato)

L1 (40m, AI2, M2+, passo a 80°)

Si attacca la rampa con arrampicata piacevole, si supera facilmente un arbusto e si giugno ad un brevissimo camino (può essere occluso con tanta neve e trasformarsi in goulotte); lo si supera con un paio di passaggi in spaccata (80°) e si riprende in obliquo fin dove la rampa muore contro le rocce verticali sulla dx (fix con piastrina rossa). Si prende la rampa di neve in obliouo da dx verso sx, superando un secondo arbusto, fino ad arrivare in corrispondenza del margine inferiore di un lenzuolo di neve (fix con piastrina rossa). Superando un passo delicato e più verticale (80° ed erba gelata), si rimonta il pendio nevoso, dirigendosi infine verso le rocce soprastanti dove si sosta (2 fix collegati da cordone, maglia di calata).

L2 (35m, 60°)

Dalla S1 ci si sposta a dx e si procede senza difficoltà lungo il pendio nevoso che è chiuso a sx da rocce. In costante obliquo a dx si giunge alla fine delle difficoltà, in corrispondenza di alte scaglie rocciose (sosta su 2 fix collegati da cordone, maglia di calata)

L3 (15m, 50°)

Dalla S2 si procede su terreno facile (conserva o slegati) verso la cresta finale sulla dx. (Eventuale sosta su spuntone da attrezzare)

DISCESA

Possibile scendere sia in doppia (a) che a piedi (b)

  1. Dalla S2 con un’unica doppia da 60m fino all’attacco della via. ATTENZIONE: in caso di scarso innevamento la corda arriva “al pelo” alla base della parete: nel dubbio scendere con due doppie sfruttando la S1.
  2. Dalla cresta si scende in direzione dello Stazzo delle Pecore; questo è un ampio pianoro con recinti per ovini e con l’evidente pilone elettrico. Da qui si percorre a ritroso il sentiero estivo per M. Miletto (si veda cartografia di riferimento) che in circa 15’ riporta alla base della parete.

Durante la prima RP, Alessandro!

Durante la prima RP con Alessandro e Mario

MATERIALE

N.d.A, 1-2 fittoni da neve corti, 1-2 chiodi da roccia (preferibilmente a lama sottile), scelta di friend fino al rosso BD.

 

Via  “ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO” 90m, D, passo a 90° ed M3, AI3

Riccardo Quaranta e Alessio Nunziata il 4/1/2018 in libera dal basso

 

Le indicazioni si riferiscono, dove non indicato, sempre faccia a monte

Accesso

Come per “A momentary lapse of reason”.

L’ambientazione..

Attacco

“Altrimenti ci arrabbiamo” attacca circa 30 m a sx di “A momentary lapse of reason”, sotto la verticale di una ampia cengia nevosa inclinata, contornata da pareti verticali e con un albero che la caratterizza (foto)

L’attacco, non banale..

Alessio, il compagno di questa avventura

L1 (15m, passo a 90° ed M3, AI3)

Attaccare la parete-goulotte dove presenta ghiaccio migliore, affrontando il tratto chiave della via: una sequenza verticale con passaggi di misto e AI. Pervenire alla cengia nevosa (possibilità di protezione ora a sx su roccia), percorrerla e dirigersi verso il muro verticale di roccia compatta dove si sosta (2 fix collegati da cordone, maglia di calata)

L2 (45 m, AI2+, 70°)

Dalla S1 ci si sposta a sx e si attacca la goulotte-canale, fiancheggiata a dx da uno sgrottamento; si procede dritti con arrampicata entusiasmante ma mai difficile (70° max) fino ad uscire dalle difficoltà. Sosta su spuntone da attrezzare.

L3 (40 m, 40-50°)

In conserva o slegati si procede senza difficoltà fino a raggiungere la cresta.

DISCESA

Si traversa verso Ovest e perdendo quota si raggiunge lo Stazzo delle Pecore, con il traliccio visibile anche dalla base della parete. Da qui si percorre a ritroso il sentiero estivo per M. Miletto (si veda cartografia di riferimento) che in circa 15’ riporta alla base della parete. Un’alternativa è raggiungere la S2 di “A momentary lapse of reason” e scendere in doppia da questa.

L2, goulotte bellissima e non difficile

In uscita sulla cresta finale

MATERIALE

N.d.A, 1-2 fittoni da neve corti, 1-2 chiodi da roccia (preferibilmente a lama sottile), 1-2 chiodi da ghiaccio corti, 1 gancio da misto (tipo Bulldog DMM), scelta di friend fino al rosso BD.

Alessio osserva quello cha abbiamo scalato

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Ramponi “Snaggletooth” Black Diamond: test & review

Snaggletooth test ramponi Black Diamond

Inverno, tempo di sci, piccozze e ramponi. Ho pensato allora che potrebbe far comodo un punto di vista su un prodotto ancora – a torto – poco conosciuto.

Parlo dei ramponi tecnici modello Snaggletooth della Black Diamond: la seconda non ha bisogno di presentazioni, mentre forse qualche parola andrebbe spesa per i primi.

Senza tanti giri di parole, credo che Whit Magro, designer, atleta e fabbro della BD, abbia tirato fuori un prodotto assolutamente innovativo e performante. Il principio da cui si parte è concepire un prodotto che andasse bene sia per gli avvicinamenti su pendii di neve più o meno ghiacciati che nei tiri di misto più verticali ed impegnativi. Per la prima esigenza un rampone a punte frontali piatte sarebbe il massimo, al fine di offrire stabilità e superficie di contatto; per la seconda un mono punta risolve tutte le esigenze di precisione e ghiaccio delicato. Il grande risultato è che lo Snaggletooth le risolve egregiamente entrambe.

Non rimpiangerete di averlo su un pendio di neve dura a 50°, tantomeno su un tiro di misto verticale: stabile, leggero, preciso ed efficace. Ho avuto modo di provarlo su tutti gli elementi: neve, alpine ice, ghiaccio, roccia, zolle di terra ghiacciata, muschio ed erba. Non ha mai tradito le mie aspettative. Ha inoltre 4 punte trasversali per la discesa, che per un rampone tecnico non sono sempre scontate, questo a tutto vantaggio del “potere frenante”.

In apertura su “A momentary lapse of reason” M. Croce, Matese

La regolazione sugli scarponi (testato sia su Batura di La Sportiva che su Rebel Ultra di Scarpa) è sempre precisa e modulabile. Unico dubbio resta sulla durata della talloniera, “tallone di achille” (…manco a dirlo…) di un po’ tutti i ramponi BD versione automatica e semi-atuomatica; devo dire però che è facilmente sostituibile e la rottura ne consente ancora l’utilizzo d’emergenza. Semplice ed efficace l’antizoccolo presente anteriormente e posteriormente.

In conclusione, gran bel prodotto, altamente consigliato per gli amanti del misto (anche e soprattutto appenninico) e per coloro che hanno vissuto il dilemma rampone tecnico o a punte orizzontali. In questo caso la polivalenza non è un compromesso bensì un prodotto estremamente performante su una varietà di terreni che finora venivano affrontati con ramponi diversi.

Voglio ringraziare il negozio Campo Base di Roma per avermeli forniti in test, negozio presso il quale ne potrete reperire un paio per le vostre prossime avventure.

Buona montagna!

 

Riccardo Quaranta

Guida Alpina

 

 

 

Materiale: Acciaio inox

N. Punte: 14, le frontali piatte ed asimmetriche, 4 punte di frenata trasversali

Attacco: rapido

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Una giornata a Pietra Martino 2017


Pietra Martino è un monolite spettacolare che si erge isolato nei campi nel territorio di Salcito (CB).  Per le sue caratteristiche di isolamento, pregio paesaggistico e presenza di specie rare è inserita all’interno del S.I.C. (Sito di Importanza Comunitario “Torrente Rivo”.

Da anni l’ASD Orizzonti Verticali (www.orizzontiverticali.it), la Guida Alpina Riccardo Quaranta (www.riccardoclimbing.com) e il neo-nato “Parco delle Morge” (www.parcodellemorge.it) lavorano alla valorizzazione turistico-sportiva di questo luogo.

Quella di domenica 12 novembre sarà una giornata dedicata alla scoperta delle bellezze di Pietra Martino in cui si avrà la possibilità di raggiungere a piedi la “morgia” (termine molisano con cui si indicano i massi isolati), salire sulla sua cima attraverso un breve e divertente percorso ed ascoltarne la storia, geologica e antropica.

Sarà una giornata dedicata in generale alla scoperta del nostro territorio ed alle attività didattiche riservate ai più piccoli. Infatti nella mattinata è previsto un laboratorio di arti preistoriche in cui i ragazzi saranno coinvolti in attività manuali alla scoperta di antiche tecniche di pittura e di lavorazione della pietra. Ma non finisce qui: altre attività prevista sono traversata dalla Morgia di Pietravalle alla Morgia di Pietra Martino, percorso che a piedi condurrà alla scoperta del territorio che collega questi due siti. Nel pomeriggio previste prove di ARRAMPICATA sulle bellissime pareti di Pietra Martino, affiancati dalla Guida Alpina.

L’incontro è ovviamente aperto a tutti gli sportivi che già praticano arrampicata e che con la loro presenza vorranno sostenere l’iniziativa e la diffusione di una giusta cultura di uso e fruizione del territorio mediante attività eco-sostenibili.

PER TUTTE LE ATTIVITA’ NECESSARIA L’ISCRIZIONE ENTRO MERCOLEDì 8 NOVEMBRE CONTATTANDO I REFERENTI NELLE MODALITA’ INDICATE.

PROGRAMMA

Domenica 12 novembre 2017

ORE 9:30

Ritrovo per tutti presso distributore di benzina Total-Erg sulla SP15 in prossimità del bivio per Salcito (https://www.google.it/maps/place/TotalErg/@41.7317516,14.4829402,23903m/data=!3m1!1e3!4m12!1m6!3m5!1s0x13309ba599186ce9:0x20a83d35ba20afcc!2sTotalErg!8m2!3d41.7313!4d14.5272!3m4!1s0x13309ba599186ce9:0x20a83d35ba20afcc!8m2!3d41.7313!4d14.5272)

Nella mattinata sono previste le seguenti attività, ognuna con un referente che condurrà il gruppo:

  • TREKKING: traversata dalla Morgia di Pietravalle a Pietra Martino
  • LABORATORIO DIDATTICO DI ARTI PREISTORICHE PER RAGAZZI
  • LABORATORIO DI PALEONTOLOGIA E MINERALOGIA PER TUTTI
  • PASSEGGIATA E VISITA DELLA MORGIA DI PIETRA MARTINO

Nel pomeriggio sono previste le attività:

  • ARRAMPICATA SPORTIVA dagli 9 anni in su.

 

DETTAGLIO ATTIVITA’ PROPOSTE

 

TREKKING: traversata dalla Morgia di Pietravalle a Pietra Martino

DURATA: 3 ore

DIFFICOLTA’: E (scala CAI)

DESCRIZIONE: Un’escursione di traversata, sospesa nel tempo tra le incantevoli ed incontaminate

bellezze naturali del “Parco delle Morge”. Una passeggiata a piedi tra le colline di un inconsueto ambiente rurale fatto di speroni rocciosi, boschi e piccoli borghi incasellati in equilibrio precario.

Dal luogo di ritrovo ci sposteremo, con mezzi propri, alla Morgia dei Briganti da dove partiremo alle ore 10:15 dopo una visita veloce all’importante geosito di grande interesse paleontologico e gli abitati rupestri scavati nella roccia. Passeremo quindi attraverso il bosco Pietravalle, attraversando

il torrente Rivo e arriveremo a Pietra Martino o Giannizzera, caratteristica per gli ambienti rupestri (abitazione, locali di deposito, vasche, stalla ipogea) scavati nella roccia ancora parzialmente intatti.

COSTO ISCRIZIONE: gratuito

REFERENTE: MARTINA D’ALESSANDRO. Necessaria prenotazione: cell. +39 333 5793025

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LABORATORIO DIDATTICO di ARTI PREISTORICHE

DURATA: 1 h 30’ (dalle 10.00 alle 11.30)

L’associazione ScopriAmo il Molise propone un laboratorio per mettere alla prova le vostre capacità artistiche utilizzando solo materie prime naturali! Un’esperienza didattica completa e divertente.

Ai piedi di Pietra Martino l’ambiente può essere facilmente sfruttato per un’immersione nella preistoria e in particolare del Paleolitico.

Questo laboratorio attivo permetterà ai ragazzi di scoprire diversi aspetti dell’arte preistorica: incisione, pittura, scultura, musica, ornamenti

  • Si raccomanda per i giovani artisti da 9 anni in su.

DESCRIZIONE DEL LABORATORIO: un’occasione per imparare divertendosi, parlare di evoluzione umana immersi nella natura e sperimentando diversi materiali e tecniche per dipingere e scheggiare la pietra.

SVOLGIMENTO: Reperimento delle materie prime, preparazione dei pennelli, dei supporti di pittura e scheggiatura, dei pigmenti naturali da utilizzare con le tecniche dello spruzzo e delle pennellate.

A conclusione dell’attività ogni bambino porta a casa il proprio dipinto ed un attestato di “Preistoartista” previo questionario riassuntivo delle attività.

FINALITÀ DIDATTICA: Attività tesa a stimolare la curiosità e l’estro del bambino oltre che la sua manualità; durante il laboratorio viene fornito un contesto e vengono spiegate e messe in pratica alcune delle tecniche di pittoriche utilizzate durante la preistoria con particolare attenzione ai materiali ed al valore culturale della conservazione e valorizzazione del paesaggio molisano.

COSTO: 10,00 euro/persona

REFERENTE: DANIELA D’AMORE, archeologa. Necessaria prenotazione: cell. 348 8658996.

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LABORATORIO DI MINERALOGIA E PALEONTOLOGIA

 

 

DURATA: 1 h 30’ (dalle 12.00 alle 13.30)

ADATTO PER BAMBINI E RAGAZZI DA 4 A 100 ANNI.

DESCRIZIONE SINTETICA: dopo una breve introduzione alla conoscenza dei minerali e delle rocce in generale ci soffermeremo su alcuni minerali molisani, in particolare sulla pietra da gesso e delle sue utilizzazioni. Ci soffermeremo ad osservare la roccia che costituisce la Morgia di Pietra Martino che costituirà il collegamento con il mondo dei fossili in generale e, in particolare, quelli in essa contenuti. Spiegheremo cosa sono i fossili, perché li troviamo nelle morge e come si sono formati.

COSTO: gratuito

REFERENTE: Prof. Nicola Petrella.(AIIG, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia) Iscrizione consigliata. A tutti colo che si prenoteranno sarà regalato un piccolo campione della pietra da gesso molisana. Scrivere a npetrella@libero.it

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PASSEGGIATA a PIETRA MARTINO e VISITA ALLA CIMA

DURATA: 45’

DIFFICOLTA’: FACILE

DESCRIZIONE

Facile e panoramica passeggiata per raggiungere Pietra Martino, attraversando un ambiente rurale ancora ben conservato. Salita alla cima della Morgia da cui è possibile ammirare lo splendido paesaggio che circonda questo scoglio ed affacciarsi sulle pareti che precipitano verticalmente per 50 metri! Degustazione di the e pasticcini offerti dall’ASD Orizzonti Verticali

COSTO: gratuito

REFERENTE: ASD ORIZZONTI VERTICALI mail: segreteria@orizzontiverticali.it

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PROVE DI ARRAMPICATA SU ROCCIA 

DURATA: dalle ore 14.00 alle 16.00

DIFFICOLTA’: aperto a tutti

DESCRIZIONE SINTETICA: prove di arrampicata sportiva su roccia per chi non ha mai provato questa splendida disciplina e voglia farlo in totale sicurezza e in una location d’eccezione. L’attività si svolgerà sotto la supervisione della Guida Alpina, unica figura professionale preposta all’insegnamento e all’accompagnamento su questo terreno. Il materiale tecnico quale scarpette ed imbrachi è fornito dalla Guida.

COSTO: 10,00 euro/persona, previa iscrizione scrivendo a info@riccardoclimbing.com

REFERENTE: Riccardo Quaranta, Guida Alpina UIAGM, istruttore di arrampicata. Prenotazione necessaria: info@riccardoclimbing.com o +39 339 4360362

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“BRONTOSAURO”, Jurassic Park, Sardegna

Ormai è trascorso circa un anno dall’apertura di questa via di arrampicata nella magica terra di Sardegna. Non perché fosse caduta nel dimenticatoio, forse semplicemente perché non ho mai avuto il tempo di potermi dedicare con sufficiente attenzione ad un luogo che è semplicemente magico. Definire quella di “Jurassic Park” una falesia mi pare un po’ riduttivo. “Jurassic Park” è un luogo che ti entra nel cuore e negli occhi. Reso famoso al grande pubblico da una foto del prolifico Maurizio Oviglia (foto che ritrae il bellissimo “dito” della via “Dillosauro”) si tratta di un luogo che bisogna andare a cercare con volontà per almeno un paio di ragioni.

La spettacolare “Dillosauro”

La prima è l’avvicinamento abbastanza lungo, circa due ore a piedi se non si possiede un fuoristrada. La seconda sono la difficoltà e lo stile di apertura delle vie: ci sono vie trad e vie a spit con difficoltà che – a parte un paio di 6a – sono sempre dal 6b in su. Diciamo che se ti vuoi divertire è consigliato un buon 6c-7a a vista. Questo ne limita un po’ la frequentazione per chi magari non padroneggia quelle difficoltà, o ha poca esperienza con friend e nut.

Uno sguardo d’insieme sulla falesia di Jurassic Park

Forse soprattutto per la seconda premessa decisi lo scorso anno, insieme a Fabio, di aprire una via trad dal grado umano, individuando una linea sul limite sx della falesia. Ne è uscita fuori una linea di due tiri (eventualmente collegabili in un unico tiro con corda da 80 m) piacevole e non difficile, soprattutto facilmente proteggibile. Le difficoltà si concentrano nel cortissimo secondo tiro, il cui passo delicato e tecnico è protetto da un fix, l’unico oltre quelli presenti alle soste.

Il tracciato di “Brontosauro”

Al di la’ della nuova via, l’invito è quello di andare a visitare questo splendido angolo di Sardegna, vi assicuro non ne resterete delusi: tiri strepitosi su granito stupendo. Trovate tutte le info sulla guida alle vie lunghe e trad “Pietra di Luna” di Maurizio Oviglia.  E non dimenticate una reflex con voi per fermare inquadrature e scorci davvero unici!

Fabio su L1

Si ringrazia il punto vendita ALTA QUOTA di Isernia e Climbing Technology per il materiale fornito.

Foto mie, di Laura D’Alessandro e Fabio Madonna.

 

Riccardo Quaranta

GUIDA ALPINA

 

Riccardo in apertura sul brevissimo L2

Per chi fosse interessato a questi ambienti e ad un’esperienza unica in terra Sarda, il prossimo viaggio di arrampicata è previsto per nel periodo dal 1 al 5 novembre 2017; per info ed iscrizioni mandare una mail a info@riccardoclimbing.com

 

RELAZIONE

Via “BRONTOSAURO”, 38m, 6a+ max, 5c obb., RS1.

Aperta dal basso in libera il 30/10/2016 da Riccardo Quaranta e Fabio Madonna

Falesia di “Jurassic Park”, Tertenia (NU)

ACCESSO ed AVVICINAMENTO

Si veda la guida citata nell’articolo

ATTACCO

Si percorre la base della falesia spostandosi sul suo estremo margine sx (faccia a monte), dopo essere transitati sotto una zona di pareti leggermente strapiombanti.

L1, 5C, 30 m

Si attacca il facile diedro (si veda foto) facendo attenzione a qualche arbusto, si perviene ad un’ampia cengia; da qui si punta all’evidente fessura che delimita il lato sx della parete, la si affronta con divertente arrampicata d’incastro fin dove termina. Sosta su due fix inox con maglia di calata.

L2, 8m, 6a+ (5c obb), 1 fix

Dalla S1 si traversa a dx per un metro (friend rosso BD), si rimonta la fessura orizzontale e si affronta il delicato passaggio in placca (1 fix) che conduce alla sommità del pilastro. Sosta su fix e spuntone con maglia di calata.

DISCESA

In doppia lungo la via

MATERIALE

N.d.a, corda singola da 70m, set di friend dallo 0.3 al 3 BD.

Mentre attrezzo la S2

Io e Fabio in cima a “Brontosauro”. Foto per gentile concessione di Matteo Giglio

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CAVALCARE LA TIGRE, GRAN SASSO, CORNO PICCOLO

IMPRESSIONI E RELAZIONE di UNA LUNGA CAVALCATA: CAVALCARE LA TIGRE

“A smooth sea never made a skilled sailor” recita un detto anglosassone… Oggi potremmo tradurlo con il ben conosciuto e forse abusato concetto della zona di confort. In cui molti sembrano restare, alcuni vorrebbero uscirne, altri lottano fermamente per venirne fuori.

Come tutti i tarli che si rispettano, “Cavalcare la tigre” alberga in tutti gli alpinisti che per un attimo hanno rivolto lo sguardo a quel pancione sulla Est del Corno Piccolo. Come feci io da ragazzo camminando lungo il sentiero che percorre il vallone delle Cornacchie e conduce al rifugio Franchetti. A quel tempo ero un semplice trekker ventenne; su quel pancione c’era una cordata, ma io – al di là dell’estetica ardita di quella linea – ero all’oscuro di tutto ciò che questa via rappresentava e rappresenta nell’immaginario dell’alpinismo del centro Italia (e non solo, visto che cordate si muovono dal nord Italia per ripeterla).

Ad inizio stagione arriva un messaggio dal giovane Gab, alias Gabriele Paolucci che mi proponeva di andarla a ripeterla. Con Gab ho condiviso diverse salite, alcune delle quali anche di impegno; sono stato subito felice quantomeno di aver trovato qualcuno nella cui testa albergava un po’ il desiderio di andare a mettere il naso da quelle parti. Incastrare i vari impegni di lavoro miei e di studio suoi non è stato facile, ma alla fine ci siamo riusciti, in una delle estati che verrà ricordata tra le più torride degli ultimi 20 anni.

Così nonostante il caldo – che per un attimo ci ha anche fatto prendere in considerazione di abbandonare il tentativo – abbiamo ripetuto questo pezzo di storia il 3/08/2017.

Che dire..alla fine di ogni avventura ti senti un po’ svuotato, paure e timori svaniscono e sembra che tutto torni nei contorni “normali”,  tutto rientri più meno in una salita di routine.

Felicissimi entrambi ci siamo abbracciati sulla cresta NE dopo l’ultimo tiro, nemmeno quello banale…assettati e stanchi ci siamo seduti ed abbiamo ammirato la montagna in tutta la sua serenità. Ho pensato per l’ennesima volta che quello è il carburante più importante per me, poter trascorrere ore e giorni in montagna, anche attimi di dubbio, di fatica, di difficoltà, ma alla fine tornare a riempire gli occhi con le sue innumerevoli sfaccettature.

In molti mi hanno chiesto “allora è una bella via?”…forse ancora ci sto riflettendo. Di certo mi sento dire che è una bella avventura ed è una bella sfida con le proprie paure, complice l’alone di “mito” che le circola attorno. Forse appunto la cosa più interessante – a posteriori – è stata quella di andare a sondare un po’ la propria “testa”, inteso come capacità di saper gestire dei fattori che possono rendere non scontato anche un tiro di 6b. Essere lì e fare in modo che i tuoi occhi vedano solo i pochi metri quadri di roccia da decifrare, entrare un po’ in quell’atmosfera “dissociata” che ti isola da tutto il resto. Sono i “viaggi” cha amo di più, quelli che mi regalano le gioie maggiori. La linea della via non sarà un granché e dal punto di vista della bellezza dei tiri esistono vie molto più omogenee; ma questi magari sono aspetti che possono passare in secondo piano per una volta se si sceglie di privilegiare altro. Resta di certo la bellezza e l’estrema ricercatezza del traverso e la fatica del tiro precedente.

Di seguito la mia relazione sulla via, sperando di fare cosa utile a chi voglia ripeterla. Ringrazio Gabriele Paolucci, giovane promessa e compagno di avventura, CLIMBING TECHNOLOGY per il sostegno alle mie attività, Laura per il sostegno “a distanza”.

 

RELAZIONE TECNICA 

Ripetizione del 3/08/2017 di R. Quaranta e G. Paolucci

GRAN SASSO, CORNO PICCOLO, PARETE EST

Via “CAVALCARE LA TIGRE”, P. Caruso, M. Marcheggiani, R. Caruso luglio e novembre 1982 

380 m, ED-, VII- obb., A2+ e circa 150 m di zoccolo basale.

cavalcare la tigre tracciato

ACCESSO

Dalla stazione superiore della seggiovia Prati di Tivo raggiungere per comodo sentiero il Passo delle Scalette, proseguire verso il Rif. Franchetti, sino a q. 2100 circa, prima che il sentiero vada ad aggirare sulla sx, un salto roccioso attrezzato con cavi metallici. Abbandonare quindi il sentiero e dirigersi con percorso libero tra massi e detriti verso la base della parete est del Corno Piccolo, puntando dove sorge la caratteristica Grotta delle Cornacchie, ben visibile già dal basso; raggiungerne quasi l’ingresso (30/40’ dalla Stazione Superiore della seggiovia, 60/70’ dal parcheggio auto di Cima Alta lungo il sentiero della cresta dell’ Arapietra).

ATTACCO

Attaccare lo zoccolo risalendo per un canale rampa erboso situato 15-20 a dx (fronte alla parete) della grotta delle cornacchie (passi di III alternati a erba ripida) per circa 60m. Al termine del canale consiglio di sostare (cordone vecchio) e proseguire a tiri di corda o conserva. Infatti si supera un breve tratto verticale di erba e roccia,  si prosegue brevemente a mezza costa (prato ripido) verso dx puntando ad una rampa erbosa che obliqua da sx verso dx. Sostare alla base di questa; superare un tratto roccioso III+, entrare nel canale erboso e percorrerlo fino dove termina, su una cengia comoda. Sosta su due chiodi poco visibili su una fessura orizzontale (30m circa). Da qui prima in leggera salita (qualche mugo da superare), poi in discesa ed infine nuovamente in salita, sempre per canali erbosi misti a roccia, si raggiunge la comoda cengia-pulpito e si sosta in comune con il termine del terzo tiro della via F.I.R.S.T. (50m). Si veda foto con la traccia e le soste.

L1, 40m, IV

Dalla sosta in comune con la F.I.R.S.T., si ignora il chiodo sulla verticale della stessa, ci si porta 4m a dx, si prende un evidente camino-canale obliquo da dx a sx. Lo si abbandona dopo circa 20m prendendo un diedro rampa sulla sx, raggiungendo dopo poco la comoda S1 (2ch).

L2, 35m, III+

Si prosegue per la rampa obliqua verso sx sino a un tratto facile di placche bianche con fessure erbose orizzontali; alla loro dx si erge un muro verticale grigio-giallo, alla cui base si sosta (chiodi), in corrispondenza di una cengia erbosa orizzontale.

L3, 45m, IV

Si traversa in orizzontale verso sx sulla stretta cengia erbosa, quindi sempre per cengia si scende un tratto arrampicando (delicato); si supera la sosta della via “Viaggiatore Incantato” percorrendo un comodo ballatoio (visibili corde fisse, spit, rinvii in parete) alla base del pancione monolitico, sostando poco prima che la fessura inizi a scendere (ch).

L4, 15m, V

Si prosegue il traverso in leggera discesa verso sx, poi in orizzontale superando un mugo dopo il quale si torna a scendere disarrampicando lungo una fessura (delicato, ch. e possibile friend) e raggiungendo la base del caratteristico diedro ad arco sotto cui si sosta (2 spit).

L5: 45m, VI+/VII-, A2+

Dalla sosta si traversa 2-3 m a sx, poi dritti ad affrontare il primo passo del tiro (VI, ch., e poi spit), portandosi alla base del diedro mediante una grossa scaglia di roccia non ottima. Affrontare il fondo del diedro proteggendosi con spit e chiodi, arrampicata atletica su fessura via via più stretta e difficile. Quasi a metà del tratto verticale inizia il tratto in artif. (A2+) che prosegue allorquando il diedro fa arco verso dx ed inizia a strapiombare decisamente. Qui è attualmente necessario integrare l’artif. con friend, fino ad un chiodo grigio Climbing Technology lasciato dal sottoscritto quasi al termine dell’arco. Da questo è possibile riprendere ad arrampicare in libera (VI+) uscendo con pochi metri dalla zona strapiombante. Proseguire verticalmente, superando una sosta, su due fessure in sequenza (ch. a “V” ballerino poco sopra la sosta, ribattuto ma non affidabile…, possibile integrare con friend, VI+/VII- sostenuto); con arrampicata più semplice (V) ma mai banale raggiungere la sosta in piena placca (2 spit).

L6, 25m, VI e passo di VII-

Con arrampicata delicata salire in leggero obliquo a uno spit (cordone lungo in posto non affidabile), poi ridiscendere in obliquo a sx ( VI delicato) e traversare in orizzontale sino a un micronut smartellato; tenerlo all’altezza delle mani, sfruttando il grosso buco in cui è inserito come appiglio. Traversare pressoché orizzontalmente per 2 m fin sotto alla verticale di una piccola rigola, fermandosi con il piede sx ad un’ottima tacca di roccia bianca. Da qui salire dritti a prendere la rigola descritta con la mano dx e con passo delicato (passo chiave del tiro) raggiungere l’evidente grosso buco ben visibile dal basso; proseguire e raggiungere un secondo grosso buco con chiodo all’interno. Da qui puntare ad un’evidente fessura che delimita la placconata sulla sinistra (tricam blu), raggiungendone la base (ch. e spit); risalire la fessura con piacevole arrampicata in dulfer e sostare al suo termine su un comodo pulpito (3 ch, di cui uno ballerino ed uno poco visibile perché spostato abbastanza a dx).

L7, 45m, V+

Spostarsi a sx della sosta per prendere la soprastante rampa obliqua da sx a dx (V), percorrerla fino ad un piccolo strapiombo da superare lungo una fessura (V+). Proseguire su una zona di belle placca a rigole poco proteggibili (V- e IV), prima verso dx, poi in obliquo verso sx, raggiungendo un’evidente fascia strapiombante, mirando all’unico punto debole della stessa, rappresentato da una fessura diagonale strapiombante. Sostare poco al di sotto di essa (2 ch.).

L8, 55m, VI

Salire la placca aggettante appena sopra la sosta e la fessura diagonale subito dopo (VI atletico; ho ignorato la fila di chiodi presenti in diagonale sulla placca 1 m più in basso), proseguendo per terreno facile e appoggiato, dapprima in obliquo a dx per 20m, poi in obliquo verso sx (a prendere la zona di placche) per altri circa 25m tra rocce facili, puntando alla base di un’evidente scaglia staccata sinuosa a forma di sega. Sosta alla base di quest’ultima, su massi incastrati (attenzione ad alcune lastre instabili)

L9, 30m, IV

Portarsi alla base della scaglia (ch.), salirla con estetica ma facile e poco proteggibile arrampicata esterna (cl.); proseguire, quando la scaglia termina, lungo la soprastante facile placca, giungendo alla base di una fessura strapiombante obliqua  da sx a dx. Sosta su ch.

L10, 40m, pass. VII- o A0, III

Attaccare la fessura obliqua e leggermente strapiombante (V), superarne la strozzatura con passo di boulder (ch. difficile da moschettonare per i bassi di statura, VII- o A0). Proseguire per un diedrino  da sx verso dx fino a raggiungere la cresta NE per facili roccette (III). Sosta su spuntone.

Discesa :
Tra le varie alternative consiglio di gran lunga  di scendere per la Cresta Nord-Est a piedi (II grado + 2 calate in doppia) fino alla Madonnina (arrivo della cabinovia), 1 h 15’ circa.

MATERIALE

N.D.A., mezze corde da 60m, almeno 12 rinvii (soprattutto se non si vuole spezzare L5), 2 staffe sia per il primo che per il secondo, set di friend dal n. 0.3 al n. 2 BD (utile anche il n. 3 solo per la fessura di L10), martello ed una scelta di 3-4 chiodi.

TEMPO: 6-8 ore solo per la via (discesa esclusa), 1 ora almeno per lo zoccolo.

Foto di Gabriele Paolucci e Riccardo Quaranta

RICCARDO QUARANTA

A. GUIDA ALPINA

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