The hidden step FA, Pietra Martino, Molise

Il video-racconto (amatoriale) della prima salita di questa via a Pietra Martino in Molise.

Una via pensata ed aperta nel 2010 che per varie ragioni non avevo mai salito dal basso piazzando le protezioni. Il video ne racconta un po’ la storia, la preparazione e la prima salita.

Il grado proposto è 7b trad, ma quello che mi ha dato più gioia è la capacità mentale che essa richiede. Buona visione!

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I caschi da alpinismo e arrampicata

Piccolo video-tutorial su un componente fondamentale dell’equipaggiamento di alpinisti ed arrampicatori. Elemento troppo spesso sottovalutato e un po’ snobbato, si è evoluto tantissimo, così che oggi è possibile trovare in commercio modelli che possano soddisfare ogni esigenza.

Il video vuole essere un piccolo aiuto nella scelta, per chi è al primo acquisto, oppure per chi vuole sostituire il proprio vecchio casco; ma anche un incentivo ad usarlo sempre, in qualsiasi attività verticale. Buona visione!

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Una giornata fortunata

Una volta un istruttore ci disse “ragazzi oltre a preparazione e capacità di vario genere in montagna serve sempre un’altra cosa: un po’ di sano culo”. Chi arrampica e va in montagna da un po’ credo che abbia verificato l’importanza della fortuna almeno in un caso; se così non fosse significa che ne avete davvero tanta!

Questa non vuole essere la storiella da leggere in tre minuti per ammazzare la noia, ma qualcosa di più. Vuole essere un racconto, tratto da una storia vera in cui sono il fortunato protagonista, che possa far nascere nel lettore qualche domanda circa i propri comportamenti. In montagna, in falesia, nel terreno d’avventura che preferite o forse anche nella vita di tutti i giorni.

La falesia di “Morgia Quadra” a Frosolone, Molise

Troppo spesso si mostra ciò che ha avuto un bel finale, la giornata perfetta dove abbiamo realizzato il nostro piccolo-grande sogno, dove ci sentiamo soddisfatti e pronti a mostrare agli altri  quanto siamo bravi, forti e belli. Rarissimamente comunichiamo quando abbiamo fatto una “cazzata” (passatemi il termine un po’ forte, vi prego). Anzi i nostri errori sono trattati sempre con grande reticenza, i primi a non volerli vedere, a volerli levare subito dalla testa e dai ricordi, siamo noi. Figuriamoci se ne vogliamo parlare in pubblico. Ancor di più se la nostra è una “fama” di esperti e navigati del mondo della montagna. 

Vedete questo è un grande errore che commettiamo quasi quotidianamente; è un comportamento sbagliato perché condividere un errore può aiutare altri a non caderci. Invece pensiamo solo a noi stessi, pensiamo a “che figura ci faccio se lo racconto a tutti?!?!”. Sbaglio o almeno una volta vi è capitato di agire così?

La falesia di Morgia Quadra, Frosolone, Molise

Bene, questa storia la racconto spesso nei miei corsi di arrampicata sportiva, soprattutto quando esce fuori il discorso “attrezzo da utilizzare per fare sicura”. Sì perché lo strumento protagonista, insieme al sottoscritto, ad un mio compagno di arrampicata e ad una corda, è un freno. Il mio compagno di arrampicata si chiamerà Bob, nome di fantasia.

Siamo nei primissimi anni 2000 ed io arrampico da qualche anno: entusiasmo enorme del ventenne, energie a profusione, un mondo – quello della scalata – che mi fornisce tanta adrenalina e voglia di superare limiti. I compagni di arrampicata, tuttavia, sono inversamente proporzionali al mio entusiasmo: sempre pochi ed altalenanti, conciliare poi le varie esigenze di impegni è altrettanto difficile. Quindi spesso mi accontento di prendere persone che hanno mostrato anche un solo timido interesse per l’arrampicata e le porto con me. Spiego loro al volo la gestione dei freni e si arrampica: io da primo e loro da secondi a provare i tiri. Alcuni, come Bob, si appassionano e iniziano a comprare i primi materiali per essere pronti alla prossima chiamata; lui a volte va anche da solo montando la corda dall’alto e facendosi auto-sicura con uno scintillante Gri-gri. 

Falesia di Morgia Quadra, Frosolone. E’ estate, io ho da poco attrezzato un nuovo tiro; si chiama “Cariocinesi”, per me è stata una delle prime vie di quella difficoltà che mi sono “permesso” di attrezzare. Quella linea mi aveva fatto sognare, incantato da un tetto finale, quasi orizzontale, che mi ricordava una foto di una via famosa negli Arapiles, in Australia (“Kachoong”), foto sulla quale la mia fantasia aveva viaggiato non poco. Chiedo a Bob se gli andasse di farmi sicura per provare il tiro, volevo cercare di liberarlo, ancora il passaggio sotto il tetto mi respingeva. 

Il tetto di “Cariocinesi” nella falesia di Morgia Quadra. Foto di L. Baratta

Bob ovviamente entusiasta; gli dico “fai sicura con il Gri-gri visto che lo stai usando da un po’ e io sono anche più tranquillo se dovessi volare”. Venivamo dall’uso di secchielli e – udite udite – mezzo barcaiolo; quindi l’essere entrati in possesso di quel nuovo strumento ci conferisce una sorta di invincibilità ed enorme fiducia che nulla possa accadere.

Ci controlliamo a vicenda, lui il mio nodo, io che la sua corda sia passata correttamente nel freno; check rinvii, smagnesata ed ok si parte. Supero il primo boulder, poi una più facile sezione di placca che conduce sotto un bel tetto quasi orizzontale di un paio di metri. Riposo quel che riesco, poi lo avviso che sto andando: via verso il passaggio chiave che è proprio sotto il tetto. A proteggere il passo c’è un rinvio posto a metà dello strapiombo, di modo che un eventuale volo conduca lo scalatore a cadere nel vuoto. Imposto il movimento, supero il boulder ed arrivo al margine del tetto. Ora devo ribaltarmi, ma ho perso troppe energie sotto e le mani si aprono. Credo di aver urlato un “voloooo” come sempre; quindi mi stacco ed inizio il viaggio verso il vuoto. Mi passa davanti l’ultimo rinvio moschettonato, poi anche il penultimo; poi anche il terzultimo ed inizio a pensare che qualcosa non va. Mentre mi scorre avanti la sezione di placca, il tutto ad una velocità assurda, l’unica cosa che riesco ad urlare è “bloccaaaaaaaaaa” ad un volume che credo mi abbiano sentito sulla costa. Finalmente, a 3 metri da terra, dopo un volo di circa 12m, la corda si arresta di colpo ed io con lei. Il fatto di esser volato sul rinvio sotto il tetto ha impedito che urtassi contro la parete appena scalata. Forse il problema sarebbe stato se avessi toccato terra…

Bob mi cala lentamente a terra. Non ricordo se fosse più stravolto il mio o il suo viso. Dopo aver riattivato la salivazione, gli chiedo “ma perché non mi hai bloccato???” e lui “Riccardo ho fatto una cazzata: vedendoti volare mi sono impaurito ed ho bloccato con la mano la camma del Gri-gri, levandola solo quando tu mi hai urlato blocca”. Intanto l’altra mano di Bob è ustionata dalla corda che è scorsa velocemente. Corda che ha preso tanta velocità durante il volo e che il bloccaggio repentino del freno (nel momento in cui Bob ha tolto la mano) ha “scamiciato”. Significa che la leva che la blocca contro la parte metallica del freno, ne ha anche lesionato la porzione esterna (la calza). Ma la corda nel suo complesso ha tenuto, per fortuna. Ancora questa fortuna, per la quale sono qui ancora a scrivere. 

Bob è ovviamente mortificato; io ho un misto di rabbia verso di lui, ma anche di gratitudine per avere alla fine fatto qualcosa per salvarmi la vita, credo.

Il tempo trascorre e con esso sono tornato dopo qualche anno e tante altre esperienze a valutare con occhi diversi quella giornata. Dalla rabbia iniziale verso Bob, la rabbia ed il rancore si sono spostati verso me stesso. 

L’errore non è stato commesso da Bob, bensì l’errore l’ho commesso io quando mi sono affidato a lui, considerandolo capace di gestire una situazione delicata come un volo e saperlo fare con quello strumento, senza averlo prima testato in una situazione “controllata”. L’entusiasmo, la passione travolgente mi aveva fatto perdere di vista cose ben più importanti; la ridotta capacità di analisi di un ragazzo non aveva contemplato la variabile “capacità dell’assicuratore in una situazione nuova”, come un volo sotto un tetto…non un semplice “blocca che non riesco ad andare oltre lo spit”. Essermi affidato ciecamente senza aver considerato la possibilità che lui non fosse in grado di farlo con sufficiente sicurezza.

Allora di questo aneddoto che analisi faccio oggi, con 20 anni di arrampicata alle spalle e forse con un po’ di vicende viste sulla mia pelle e girando fra falesie e montagne? 

Primo, che il mondo del verticale è pieno di persone che sbagliano, ma invece di analizzare in profondità l’errore si limitano ad attribuirlo al/i compagno/i di cordata: “tu non sai fare questo”, “ma perché non mi blocchi così”, “ma perché non ti sbrighi, a che ora vogliamo uscire dalla via?”. Ne avete mai sentite o vissute? Bene, chiediamoci ogni volta che ci sentiamo vittima di ciò che ci sta accadendo se non ne siamo anche parte o addirittura i principali artefici. Portare la ragazza a scalare e pretendere che faccia tutti i tiri che saliamo noi o che non entri nel primo rinvio della via al primo nostro volo non è colpa della malcapitata, forse è colpa nostra. E questo è uno dei tanti esempi che posso fornire, ma sono sicuro che ognuno dei lettori ne abbia sentiti, visti o vissuti a sufficienza. 

Secondo, che non esiste un freno più sicuro di un altro. E’ un concetto che non mi stanco mai di ripetere. Esistono comportamenti/scelte sicuri e comportamenti/scelte non sicuri. I freni sul mercato, a meno che ad un certo punto non vengano ritirati da questo, sono tutti sicuri. E’ l’uso che se ne fa a determinarne l’effettiva sicurezza. Come medesima attenzione (ed aggiungo formazione, allenamento, pratica) deve essere dedicata a freni semi-automatici (Gri-Gri, Vergo, Bird ecc.) rispetto ai freni dinamici (secchiello, Reverso, ATC, BeUp, ecc.). E non mi venite a dire che nel primo caso “eh ma almeno bloccano la corda se l’assicuratore molla tutto”. Non è vero prima di tutto perché l’episodio che vi ho narrato lo dimostra. Secondo perché anche se così fosse, molto probabilmente il vostro assicuratore, soprattutto se pesa meno di voi, diventa un ologramma stampato sulla parete. Questo sarebbe un ennesimo gesto di egoismo: io mi salvo , di lui/lei non mi importa niente.

La corda lesionata durante il volo

Terzo, che le corde non sono indistruttibili. La corda rappresenta un elemento fondamentale della catena di assicurazione che spesso viene sottovalutato. Avere una corda in buono stato, con calza non consumata, di un diametro sufficiente, rappresenta un ottimo investimento sulla nostra salute. Anche in falesia, dove potremmo credere che niente possa accadere alla corda, essendo un ambiente “protetto.. altra falsa credenza. Eppure di “canaponi” a persone che arrampicano da primi ne ho visti e continuo a vederne. Spero che anche la foto sopra faccia riflettere.  

Quarto, se non l’avete in dote naturale, di procuravi una buona fornitura di sana “fortuna”.

Buona giornata e buone feste!

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Arrampicata a Pranu Sartu, Buggerru, SARDEGNA

Piccolo video amatoriale realizzato a settembre del 2019 durante una splendida giornata di lavoro. Siamo in Sardegna nell’iglesiente, quindi costa occidentale meridionale.

La scogliera di Buggerru ospita tantissime vie di arrampicata multipitch, sia sportiva che trad. Le più ripetute sono le prime, alcune delle quali sono state ri-attrezzate a fittoni inox (tra queste le due salite nella giornata descritta). Spesso i nomi sono scritti in prossimità delle soste di calata; l’accesso è dall’alto con discesa in corda doppia.

La location è spettacolare, in ombra per tutto il mattino, quindi si presta per arrampicare nei mesi più caldi ed andare al mare il pomeriggio. Gli sviluppi delle vie consentono abbastanza facilmente di salirne due o addirittura tre in mattinata.

Buona visione!

 

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Autoassicurazione in sosta

Secondo tutorial frutto della permanenza forzata in cattività per COVID-19. Si parla di auto-assicurazione in sosta su vie di più tiri e si confrontano le varie modalità con cui è possibile farlo. Buona visone!

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Nodo barcaiolo: uso e metodi per realizzarlo

Primo tutorial frutto della permanenza forzata in cattività per COVID-19. L’argomento trattato è quello del nodo barcaiolo, nodo bloccante adoperato spesso in alpinismo ed in arrampicata per le manovre di autoassicurazione in sosta.

Sarà il primo di una serie di video che troverete disponibili sul mio canale YouTube.

Buona visione!

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“Ribaltosauro”, Jurassic Park, SARDEGNA

Puntuali ogni anno tornano le mie visite in Sardegna, terra magnifica che non ha bisogno di presentazioni. L’arrampicata in Sardegna è un “must” per chi ama cornici ambientali uniche e roccia sempre meritevole, nonché delle più svariate forme. Il mare… non ne parliamo!!

In cima al pilastro “Brontosauro”. Foto L. D’Alessandro

Un luogo reso famoso da una ormai nota foto su un pinnacolo roccioso (il dito del “Dillosauro”) è di sicuro la falesia di “Jurassic Park”, nel comune di Tertenia, sulla costa orientale. Sono trascorsi diversi anni dalla mia prima visita in quel luogo ed il suo fascino mi è entrato talmente dentro che non posso fare a meno di tornarci appena posso.

“Jurassic Park” è un luogo fuori dal tempo e, direi anche fuori dallo spazio. Vi invito a leggere quest’altro articolo che parla di un’altra via aperta lì (“Brontosauro”) ed introduce un po’ il lettore curioso ad un viaggio di sicuro molto particolare. Ad iniziare dalla roccia: si tratta di granito caratterizzato da fessure regolari e spettacolari “tafoni”, di un colore rosa con varie tonalità più o meno scure.

Laura sulla prima lunghezza di “Brontosauro”

Il 2/11/2019 con Laura abbiamo aperto una nuova via sempre nel settore di “Brontosauro” e, rispetto a quest’ultima, la neo-nata attacca 5-6 m a dx. Si tratta di una via da integrare con protezioni mobili per la quale si è fatto ricorso agli spit solo nelle sezioni di placca pura.

“Ribaltosauro” prima del passo chiave su L1.

La roccia è sempre da buona ad ottima se si eccettua qualche tratto un po’ “granuloso”. Le possibilità di proteggersi sono sempre buone ed è un itinerario che va ad integrare le possibili salite (trad e sportive) che possono realizzarsi in questo piccolo paradiso.

L’uscita della prima lunghezza di “Ribaltosauro”

Per una visita trovate tutte le info sulla guida alle vie lunghe e trad “Pietra di Luna” di Maurizio Oviglia; per la via “Brontosauro” la relazione dettagliata è al link già citato; mentre per “Ribaltosauro”, nome che vien fuori da una specie di ribaltamento necessario per affrontare il passo del primo tiro, trovate di seguito la relazione.

Tracciato via “Ribaltosauro”, Jurassic Park.

 

RELAZIONE

Via “RIBALTOSAURO”, 38m, 6c max, 6c obb., RS1.

Aperta dal basso in libera il 2/11/2019 da Riccardo Quaranta e Laura D’Alessandro

Falesia di “Jurassic Park”, Tertenia (NU)

ACCESSO ed AVVICINAMENTO

Si veda la guida citata nell’articolo

ATTACCO

Si percorre la base della falesia spostandosi sul suo estremo margine sx (faccia a monte); dopo essere transitati sotto una zona di pareti leggermente strapiombanti si giunge alla base di un obelisco con in cima una forma quasi cubica tafonata nel ventre. L’attacco è a destra di un evidente diedro-camino sormontato da un leccio.

L1, 25 m, 6c

Si attacca la placca a dx del diedro, mirando ad un buco ovale verticale (nut), si affronta un primo passo per afferrarlo, si guadagna il terrazzino soprastante (attenzione a qualche roccia non stabile). Si affronta una sezione a tafoni, mirando ad uno spit, da questo si inizia a traversare verso una clessidra con cordone a dx. Rimanendo sopra la clessidra, con un bloccaggio impegnativo (passo chiave) si guadagna l’esposto spigolo a dx. Dallo spigolo (friend) ci si porta in placca leggermente a sx, si seguono le protezioni fino a raggiungere una fessura orizzontale. Da qui ci si sposta a sx e si afferra una fessura verticale, la si segue e si arriva alla comoda sosta. Sosta a fix con anello di calata.

L2, 13m, 5b+

Dalla S1  dritti ad un fix, sempre diritti per larghe fessure e camini lichenosi perviene al termine del pilastro. Sosta a fix con anello di calata.

DISCESA

In doppia lungo la via.

MATERIALE

N.d.a, corda singola da 70m, set di friend dallo 0.3 al 3 BD, serie di nut.

Nota: sono stati adoperati fix e piastrine inox 316L; gli anelli di calata sono in inox HCR. 

Grazie a Laura, Climbing Technology, Garmont e Campo Base Outdoor Roma.

Riccardo Quaranta Guida Alpina UIAGM

 

 

 

 

 

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“Narcotic”, Grotta delle Ciaole, Molise

Tempi duri per gli amanti della montagna, ma questo ci passa il convento e una piccola mano a superare le restrizioni imposte dall’emergenza COVID-19 ci è data dai ricordi. Sto approfittando del tempo libero per mettere in ordine filmati, foto e ricordi della stagione invernale appena trascorsa.

Da noi funziona che se vuoi migliorare in una disciplina, come in questo caso il misto, le vie te le devi pure aprire. Niente è già dato, a parte qualche fortunata eccezione. Quindi tanto del mio tempo è dedicato proprio all’esplorazione e all’apertura di nuovi “viaggi” su cui potersi “perdere”, allenarsi e migliorare. Un lavoro fisicamente, mentalmente e, non in ultimo, economicamente duro. Sono “creature” alle quali sono molto legato ed ogni sera che torno a casa sfinito dopo una giornata del genere, sono sempre soddisfatto.

Una bellissima giornata è stata quella raccontata in parte dal video. L’apertura, insieme all’amico Mimmo Giancola, di “Narcotic” il 7/1/2020, alla Grotta delle Ciaole su M. Croce Matese, nei Monti del Matese. Si tratta di un monotiro di misto con un free-standing (una stalattite di ghiaccio) estremamente suggestivo. L’intenzione era di aprire il tiro e tornare a ripeterlo quando il flusso avrebbe toccato la base, formando una colonna. L’inverno da dimenticare non ha consentito tutto ciò e la libera di questa via resta un progetto per l’anno prossimo.

Voglio ringraziare Climbing Technology, Garmont e gli amici di Campo Base Outdoor Roma per supportarmi nelle mie attività, rendendo il tanto lavoro meno pesante!

Un grazie anche a Mimmo che mi ha affiancato in questa giornata.

Riccardo Quaranta – Guida Alpina UIAGM

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  • durante l'apertura dell'ultimo tiro
  • Riccardo Quaranta durante la prima RP
  • Riccardo Quaranta su L3

“Moonchild”, Rocca di Oratino.

Se si cerca sul vocabolario il significato di “rocca” ci si accorge che con tale termine si intende una fortificazione generalmente posta sulla sommità di un luogo isolato ed anche una cima isolata con pareti nude e rocciose. La “Rocca di Oratino”, per non farsi smentire, racchiude entrambe le definizioni: è una parete rocciosa alta fino a 120m sulla cui cresta sorge una torre di epoca medioevale. Insomma, se vogliamo essere sintetici, si tratta di un luogo molto suggestivo a due passi dal capoluogo della regione che non esiste, il Molise.

Riccardo Quaranta su L3 (Foto di Stefano Di Mauro)

Questo posto, così particolare e così ben visibile dalla fondovalle del Biferno, fin dagli anni ’80 è stato teatro di esplorazioni, più o meno verticali, ad opera di speleologi, arrampicatori ed alpinisti. Le tracce di tali passaggi sono tante e per lo scrivente ritrovare ogni tanto un chiodo, una sosta, una vecchia fila di spit 8mm infissi a mano, è sempre una grande emozione. A ricostruire,  per quanto possible, un po’ di storia di quegli anni mi ha aiutato Gianmario Lantella con queste interessantissime note storiche 

In apertura sul quarto tiro

Recentemente, sia ad opera mia che del forte arrampicatore campobassano Pietro Radassao, la Rocca di Oratino sta vivendo una nuova vita. Ho iniziato con l’apertura di una via lunga di ampio respiro e molto panoramica (la “Cresta della Rocca”), a breve distanza temporale ho aiutato Pietro ad ampliare la falesia di monotiri sportivi sul versante N (attualmente circa 30 vie dal grado 4 fino ad 8). Successivamente mi sono dedicato alle vie a più tiri aprendo “Invidia”, poi “Metallica”….infine l’ultima nata “Moonchild”, omaggio ai miei idoli Iron Maiden. 

Durante la prima RP (Foto L. D’Alessandro)

“Moonchild” è una via che sfrutta i punti deboli della parte più “rossa” del versante ovest della Rocca. E’ in questo modo possibile attraversare la zona più strapiombante della parete restando su difficoltà classiche (5c+ max); a patto di accettare un lungo traverso che evita appunto le zone più difficili o con roccia non buona. E’ un itinerario che richiede esperienza su terreno d’avventura: sono presenti spit ma è necessario integrare i tiri con dadi e friend; inoltre diverse soste sono da integrare. E’ stata aperta in libera ed in solitaria dal basso lasciando in posto le protezioni fisse adoperate in apertura; questo ha aggiunto un sapore decisamente caratteristico alle due giornate trascorse da solo in parete.

RELAZIONE “MOONCHILD” Rocca di Oratino

Spero di aver suscitato un po’ di curiosità nel lettore per un angolo di Molise che sono convinto non deluderà chi deciderà di far visita. Sfruttando l’esposizione (ricordo si tratta di una parete ovest) è possibile arrampicare durante tutto l’anno ad eccezione dei periodi più caldi. La ricettività ad Oratino e dintorni è più che avviata; da non mancare l’ottima cucina locale. Per chi volesse combinare roccia e neve/ghiaccio, con 30’ di auto si raggiunge la località sciistica di Campitello Matese dove, oltre che sciare, è possibile praticare alpinismo invernale a tutti i livelli.

Per qualsiasi informazione o consiglio: info@riccardoclimbing.com

Ringrazio Climbing Technology, Garmont e Campo Base Outdoor Roma per il supporto.

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Cascata di ghiaccio “La delicata” Parete NE Serra delle Ciavole

L’avventura può essere tranquillamente dietro casa o più o meno dietro questa. Ciò di cui si nutre un’avventura sono le idee: da queste nascono le giornate più belle, come quella raccontata da questo video e da queste foto. 

Ludovico sullo strepitoso primo tiro

La cascata delle Ciavole, presente sulla parete NE dell’omonima cima è stata salita per la prima volta nel 2/1/2017 da Cristiano Iurisci & Co, dopo lunghe dissertazioni sui social ed un paio di tentativi falliti da parte di altrettante cordate. Le foto ormai circolavano da un po’ e restare inermi davanti ad un flusso così caratteristico non era possibile.

Dal 2017 la cascata si è sempre formata ed il 2020 non ha fatto eccezione. Anzi questa volta la foto sulla quale si sono avviate le elucubrazioni mostrava “La delicata” (questo il nome dato dagli apritori) in splendida forma. Proprio dall’autore di quella foto, caro amico da lungo tempo,  mi arriva l’invito a fare visita a quella che probabilmente è la cascata più a sud d’Italia. 

L’altrettanto spettacolare secondo tiro

Non me lo faccio ripetere due volte, chiamo Ludovico e ci organizziamo per un raid di due giorni. Quattro ore di auto da Campobasso a Terranova di Pollino, cena presso l’ottimo ristorante “Luna Rossa”, a letto presto, sveglia alle 5:30, una mezz’ora circa di auto fino al parcheggio, scarpino di 2 ore, di cui una circa a tracciare nella fresca e finalmente siamo sotto la cascata. Spaziale: bellissima lei e ancora più spettacolare l’ambiente in cui è incastonata. Non si perde tempo, dopo le foto di rito ci si prepara e via.  Salgo agevolmente, c’è tanto ghiaccio e si mettono tranquillamente viti da 16 cm. Un primo lungo tiro di 45-50 m mi porta a sostare sulla dx (sosta su ghiaccio) e a recuperare Ludo. Parto per il secondo tiro traversando a sx e riconquistando il centro della cascata, sempre bellissima; nella parte centrale 4 m a 80° rappresentano la sezione più difficile, poi una bellissima placca ghiacciata mi conduce alla S2 su albero. Ludovico procede spedito anche se, come tutti alla prima esperienza su cascata (per lui è la prima in assoluto) tende ad esagerare con la forza.. risultato giunge in sosta un po’ affaticato, ma sempre sorridente. Quel sorriso che abbiamo mantenuto durante tutto questo bel “viaggio”. Agli apritori era mancato l’ultimo tiro, decidiamo viste le condizioni strepitose, di aprirlo. Ancora una quindicina di metri di scalata spettacolare poi si accede alla cengia e mi dirigo ad un pino loricato sulla dx (più o meno in linea con S2). Dalle foto avevamo studiato di fare sosta li, quindi avevo con me uno spezzone di corda abbastanza lungo. La fortuna è stata che accanto al pino principale ce ne fosse un altro molto più piccolo perché il primo ha un diametro di quasi due metri, per una circonferenza di circa 6 m… e a 6 m di spezzone di corda non ero preparato!!! 

In discesa sull’ultima doppia

Con tre doppie, di cui l’ultima su una sosta a chiodi che ho voluto lasciare per agevolare futuri ripetitori (una abalakov era possibilissima dato lo spessore e la qualità del ghiaccio..), siamo nuovamente alla base.. sorridiamo…siamo entrambi visivamente emozionati, forse anche un po’ increduli. Increduli di aver vissuto una giornata in un luogo del genere, con emozioni ed ambientazione che non ha niente da invidiare alle location alpine. Una giornata unica. Enjoy!

Grazie di cuore a Ludovico per l’avventura e grazie ai miei sponsor che mi supportano nella realizzazione delle mie idee Climbing TechnologyGarmontCampo Base Outdoor

 

“LA DELICATA” parete NE Serra delle Ciavole, Parco Nazionale del Pollino 

Prima salita: 2/1/2017 da Cristiano Iurisci, Fabio Minerba, Nino Gagliardi e Mimmo Ippolito (primi 2 tiri)

Prima RP e prima integrale, aggiungendo l’ultimo tiro non salito dagli apritori: 17/1/2020 Riccardo Quaranta e Ludovico Genco

3L, 135m, 3+, III

AVVICINAMENTO DA TERRANOVA DEL POLLINO
Da Terranova del Pollino si prosegue per la Frazione di Casa del Conte e di qui si continua verso la località Lago Duglia (indicazioni lungo la strada) riconoscibile dalla presenza di un largo prato con un casotto usato dai turisti per le grigliate estive. Grazie alla solerzia del comune di Terranova nel ripulire prontamente la strada fin qui, si ritiene tale avvicinamento il più comodo. Da Lago Duglia, lasciata l’auto, si prosegue lungo la strada per circa 300 metri e si prende a destra il sentiero per piano Cardone al quale però non ci si arriva poiché è preferibile proseguire in direzione del Piano dei Moranesi dove si arriva dopo un’ora da Lago Duglia (1700 m.s.l.m.). Il piano è una evidente radura nel bosco da dove si ha una bella vista di Serra di Crispo e della cresta Nord di Serra delle Ciavole. Da qui senza percorso obbligato si prosegue in direzione SW nel bosco mantenendosi ad una quota fissa di 1750 m circa cercando il percorso meno faticoso tra le numerose doline della zona. L’assenza di fogliame nel bosco consente di vedere sempre alla propria destra la parete E delle ciavole e dopo un’ora circa di cammino si noterà la bella lingua bianca della cascata. A questo punto si esce dal bosco in direzione della rampa che conduce alla base della parete. In totale circa 2:00/2.30 ore dall’auto in dipendenza dell’innevamento. Per il ritorno si può percorrere lo stesso itinerario.

Traccia gpx scaricabile al seguente link: https://drive.google.com/file/d/1OEWJllowc8UBVE7sRdZtYFkKFfL_Ee-0/view?usp=sharing

L1, 40m

Si attacca la colata a dx (60°) si supera un breve tratto a 70° poi sempre su terreno appoggiato si sosta in una specie di goulotte sulla dx, prima di un tratto più verticale. Sosta su ghiaccio

L2, 45m

Si traversa a sx riprendendo il flusso principale della colata, si supera una zona a 70°, poi di nuovo più appoggiato, si arriva ad un tratto più verticale (pochi metri a 80°), lo si supera e su placca appoggiata si obliqua a dx verso un albero. Sosta su albero con cordone rinforzato da kevlar.

L3, 50m

Si traversa a sx poi dritti ad affrontare un tratto a 70° che conduce al piano inclinato soprastante, si punta ad un grosso loricato sulla dx sul quale si sosta. Sosta su cordone e maglia rapida.

DISCESA

In corda doppia da S3 a S2; da S2 ad una sosta di calata su 2 ch. attrezzata su roccia (sulla dx faccia a monte) o su abalakov. Da qui a terra con una doppia di 60m esatti (attenzione!)

NOTE

Prestare molta attenzione durante l’avvicinamento e durante la salita alle condizioni del manto nevoso sia alla base della colata sia sui pendii soprastanti. Salita che consiglio in caso di scarso innevamento sia per i pericoli citati che per godere del ghiaccio che altrimenti, data l’inclinazione, viene facilmente ricoperto da neve.

Testo, video e foto di Riccardo Quaranta GUIDA ALPINA e Ludovico Genco

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