“Maria Grazia Mondanelli”, Corno Piccolo, Gran Sasso

“Via bella e difficile” si legge in rete su questo itinerario; questi due sembrano essere gli aggettivi più ricorrenti, anche in chi la ripete. Io devo confermare questi giudizi, tanto che finora rappresenta di sicuro una delle vie più belle salite sul Gran Sasso. Non solo per il tracciato, la franca qualità della roccia (in alcuni tratti è davvero perfetta) ma anche per un impegno psicologico che permane nonostante il re-styling subito: soste e fix nuovi a sostituzione dei vecchi spit 8mm.

Laura mi raggiunge ad S3

L’ingaggio resta ed è bene che lo sappia chi vuole cimentarsi in una sua ripetizione; ad i lunghi tratti sprotetti, su difficoltà che non sono proprio popolari, si aggiunge, nella prima metà della via, la necessità di cercare l’itinerario in un mare di placca. Insomma un viaggio nella testa che a me è piaciuto molto e che merita di restare tale: il fascino di vie come questa permane se restano invariate le regole del gioco stabilite dagli apritori. 

Grazie a Laura che mi ha accompagnato in questa splendida giornata e si è mostrata all’altezza del su primo itinerario di ED-!!

MATERIALE n.d.a., set di friend dal n. 0.3 al 1 BD, set di tricam, cordini e fettucce.  

Tracciato della via. Foto tratta dalla guida “Il chiodo fisso” di P. Ledda, Ed. Il Lupo

RELAZIONE

“Maria Grazia Mondanelli” Corno Piccolo, Seconda Spalla, parete SW

Pio Pompa e Carlo Di Marco, luglio 1986. 

ED-, VII oppure nella scala moderna: 6b, RS3, II 

210 m, (5L)

Relazione basata sulla RP del 21/8/2019 di R. Quaranta e L. D’Alessandro

n.b. indicazioni date “faccia a monte”

ACCESSO

Percorrere il “Sentiero Ventricini” dall’arrivo della cabinovia alla “Madonnina”, superare i primi tratti attrezzati a cui seguono due scalette metalliche fino a pervenire alla “Forcella del Belvedere”. Da qui scendere, sempre lungo il sentiero, percorrere un tratto in piano e fermarsi una ventina di metri prima di un forcellino.

ATTACCO

7-8m a dx della via “Aquilotti 75”, quest’ultima riconoscibile per un paio di chiodi visibili dal basso. La via qui descritta attacca in un diedro accennato chiuso a dx da un arco di roccia rotta che piega verso sx.

L1 Attaccare sfruttando inizialmente l’arco di roccia che piega verso sx, poi lasciarlo a favore del diedro accennato (ch), continuare lungo questo fin sotto un tettino (ch) che si supera in costante obliquo verso sx. Pervenire alla base di una parete a rivoli. Salirla in leggero obliquo verso dx (poca o nessuna possibilità di protezione) oppure salire sfruttando la fessura un po’ erbosa che la borda sulla sx ed infine traversare a dx. Si perviene ad una comoda cengia dove si sosta. Sosta su due fix. (V+, 40 m)

L2 Ci si porta leggermente a dx poi dritti (tratto sprotetto) puntando ad uno strapiombo accennato, ci si protegge prima con un friend (meglio doppiarlo) su una fessura orizzontale visibile dal basso, si affronta lo strapiombo (VI-) e si attacca la fessura immediatamente al di sopra (proteggibile bene a friend) fin dove si esaurisce. Poi leggermente a sx puntando ad un chiodo ( possibile friend ma distante dal passo, VI+), successivamente ad un fix, che si supera. Leggermente a dx (friend piccolo poco sopra una zolla d’erba), poi dritti (cl), poi in traverso a sx puntando ad fascio di cordini (ch. e cl. delle “Placche di Manitù”). Da questi in traverso verso sx (VI-) alla sosta. Sosta su due fix. (VI+, 40m)

L3 Salire un po’ a dx verso un tratto di roccia lisciato (chiodo nascosto), poi a sx ad uno spit, si affronta la parete leggermente strapiombante alla dx della protezione (VII), si rimonta su una scaglia (non la userei per piazzare protezioni..), poi a dx ad un secondo spit, poi poco a sx ad un diedro fessurato un po’ erboso (cordone visibile in alto) al termine del quale si sosta su comoda cengia. Sosta su due fix. (VII, 40m)

L4 Piu o meno dritti in placca (V+) a raggiungere una fessura orizzontale (più facilmente se dalla sosta si traversa bassi a sx) che si segue spostandosi a sx fino ad intercettare una fessura verticale. La si segue (ch) fin dove muore (spit). Dallo spit traversare a sx (cl) a raggiungere un’aerea ma comoda sosta. (V+ 35m)

L5 Verticalmente fin sotto un tetto (friend), lo si supera con buone prese (V), poi in traverso a sx a due chiodi ravvicinati. Da questi leggermente a dx e poi di nuovo dritti su roccia spettacolare ma proteggibile solo con tricam (V) fin sotto un tetto (friend) che si aggira a dx. Si prende una fessura verticale (V+, ch) e con difficoltà decrescenti si esce sul ciglio della parete. Sosta su due fix sul bordo (scomoda) oppure su spuntone in cresta (V+, 50 m) 

Discesa

E’ possibile anche lungo la via stessa essendo tutte le soste attrezzate per le doppie; sempre in doppia è possibile reperire le soste di calata che fiancheggiano sulla sx (faccia a valle) il canale Bonacossa. Oppure a piedi lungo il Canale Bonacossa che riconduce al margine della parete N della Seconda Spalla.

Vuoto e “slego” su L2

 

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SARDINIA ROCK TRIP 2019

 

I viaggi durano sempre poco, fuggono via rapidamente e lasciano tante impronte dentro, così profonde che i ricordi e le sensazioni restano intatte, anche dopo tanto tempo.

Ormai è trascorso un mese e mezzo dal viaggio di arrampicata condiviso con Luigi in terra sarda, più precisamente sulla costa orientale, in zona Baunei. Quattro giorni intensi, pieni di roccia, scalata, emozioni, paesaggi mozzafiato.

E’ sempre difficile raccontare un’emozione, dico sempre che le emozioni vanno vissute dal vivo. Ma ci ho provato in 3 video-racconti della nostra esperienza.

DAY 1

Ecco il primo, la nostra prima giornata dopo essere arrivati nella bellissima Baunei, alle prese con la via “Marinaio di foresta”, su Pedra Longa. Via che si caratterizza per l’esposizione sul mare cristallino, la buona roccia, le difficoltà contenute e la costante presenza della Punta Giradili… meta della seconda giornata!

Buona visione e restate sintonizzati per le altre puntate… il prossimo viaggio di arrampicata in Sardegna è previsto per ottobre!!

DAY 2

Il giorno successivo si riparte di buon’ora per l’obiettivo del viaggio: la Punta Giradili con la via “Mediterraneo”. 260 m di calcare fino al 7a+; esposizione sempre garantita e chiodatura lunga condiranno questa giornata indimenticabile, iniziata il giorno precedente con un opportuno quanto fondamentale sopralluogo per reperire avvicinamento ed accesso. Il mattino seguente infatti termineremo la via proprio all’ora in cui entrava al sole, con una coordinazione quasi maniacale. Ad integrare il mio video (che non ha alcuna pretesa artistica), consiglio di vedere un video realizzato da un professionista che riprende, tramite un drone, la salita di questa via (clicca qui): un punto di vista “esterno” che meglio fa percepire la bellezza di questa salita e di tutto l’ambiente attorno.

DAY 3

Eccoci nuovamente alle prese son una guglia, questa volta una delle più famose, di sicuro la più conosciuta della Sardegna, l’Aguglia di Goloritzè. Dico a Luigi “non puoi non scalarla”, andremo lì. Io ritorno in quel luogo dopo circa 16 anni a scalare quello spettacolare monolite. L’emozione è stata grande, anche perché al tempo fu una delle mie prime avventure su una multi-pitch vista mare.

E anche ora lo spettacolo non è mutato, sempre grandioso e affascinante. Anche se volevo salire un’altra via torno a salire nuovamente “Sole Incantatore”: resta un itinerario spettacolare ma ormai inizia a risentire delle ripetizioni, essendo in diversi tratti unto dalle innumerevoli ripetizioni.

Si conclude così un viaggio che è stato sia nei luoghi che nell’anima. Ringrazio Luigi per le splendide giornate trascorse insieme, nutrendoci di roccia, sole e … blu!

Per chi fosse rimasto affascinato anche da queste semplici immagini, due i prossimi appuntamenti in terra sarda, con programmi “NO BIG” adatti anche ad arrampicatori non evoluti:

SETTEMBRE: dal 20 al 23 (iscrizioni entro il 15 agosto). Clicca qui per il programma

NOVEMBRE: dal 1 al 3 (iscrizioni entro il 15 settembre)

Per entrambi gli eventi posti limitati; dettagli scrivendo una mail a info@riccardoclimbing.com

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“Torre John Wayne”, Pizzo Intermesoli (“Le strutture”)

Via di approccio all’arrampicata sui Pilastri e alle Strutture di Pizzo Intermesoli. Piacevole e con tiri omogenei, su roccia da buona ad ottima, è tra le più ripetute della parete. L’ostica placca del primo corto tiro può essere agevolmente aggirata stando nel diedro erboso a dx (V-)

Materiale: itinerario sostanzialmente attrezzato, tornano tuttavia utili un paio di friend (verde, viola BD) e di sicuro cordini e fettucce per ridurre gli attriti.

“Torre John Wayne”, le “Strutture”, parete E, Pizzo Intermesoli

B. Moretti, M. Zitti, R. Ferrante, B. Vitale il 26/7/2003

170m 6L; TD VI+ max, VI- obb.; 6a max, RS2, II

RP dell’ 8/7/2019

Tracciato Torre John Wayne

Accesso

Dal piazzale di Prati di Tivo reperire l’inizio del sentiero che conduce alla Val Maone (sbarra in ferro) percorrerlo all’inizio in discesa, superare le sorgenti del Rio Arno e dopo circa 30′ pervenire in una zona aperta ed erbosa, dopo aver superato un grande masso erratico. Sulla dx evidenti le prime strutture della parete E del pizzo Intermesoli; reperire una traccia di sentiero che risale il margine sinistro del ghiaione che sottende questo tratto di parete (si veda foto)

Attacco

In corrispondenza della verticale di un grande ed evidente diedro ben visibile in alto, su una placca bordata a dx da un diedro erboso.

Relazione

L1 Attaccare la liscia placca  (fix), poi traversare a dx ed aiutandosi con il bordo e un buco salirla (fix), uscire su cengia erbosa e sostare. Sosta a fix (15m, VI+ evitabile a dx)

L2 Si traversa a dx, poi dritti seguendo gli spit; successivamente in leggero obliquo a sx, infine a dx puntando ad una sosta sotto un tettino. Sosta su fix (V+, 25m)

L3 A dx, a prenderete una fessura strapiombante (cl.), risalirla con bella arrampicata in spaccata (fix); una volta usciti in placca, in leggero obliquo a sx. Sosta a fix. (20m, V+)

L4 Dritti per una bella fessurina (fix), poi lungo l’evidente diedro (1 ch. e fix distanti) che si percorre per gran parte. Sosta su fix (45m, VI-)

L5 Ancora nel diedro (attenzione ad una grande lama instabile) fin sotto ad un tettino; lo si supera uscendo decisamente a sx (fix e possibilità di integrare), traversando su piedi buoni verso una sezione con roccia migliore (piccola clessidra), poi si torna dritti fino ad un ampia e comoda cengia. Sosta a fix. (30m, VI)

L6 Dritti ad uno spit accanto ad una fessura, poi in deciso traverso a sx (utile proteggersi prima di iniziarlo); di nuovo dritti fino alla base di un diedro-fessura. Lo si sale e poi in costante traverso verso sx, seguendo le protezioni, si perviene al filo di cresta. Sosta a fix (35m, VI-)

Discesa

In corda doppia. Con mezze corde da 60m: tre calate dalla S6 alla S4, dalla S4 alla S2, dalla S2 a terra. Tutte le soste sono comunque dotate di anello di calata.

 

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“Spigolo di Paoletto”, Parete N, Corno Piccolo, Gran Sasso

Via ormai divenuta una classica e spesso ripetuta, anche da chi si approccia per le prime volte all’arrampicata sul Gran Sasso. Poco il materiale in posto, quindi necessaria una buona padronanza nell’uso di protezioni mobili.

Le soste sono attrezzate con chiodi e/o chiodi e fix, da verificare sempre lo stato dei cordoni.

Materiale: fettucce, buon assortimento di friend medio-grandi, un set di dadi.

“Spigolo di Paoletto” parete N del Corno Piccolo, Gran Sasso

P. Coccia, M. Florio, A. Passariello il 17/8/1974

200m / 5L; D, V; 5a, R2, II.

Relazione basata su rp del 28/6/2019

Spigolo di Paoletto, tracciato

Accesso

Dall’arrivo della funivia che dal piazzale di Prati di Tivo conduce alla Madonnina prendere il sentiero Ventricini fino a raggiungere il secondo canale che solca il versante N del Corno Piccolo. Iniziare a risalire i protoni seguendo labili tracce, aggirare sulla dx una bastionata rocciosa, risalire ancora un canale e pervenire alla base, poco a sx del Canale di Mezzo.

Attacco

Una quindicina di metri a dx dell’evidente diedro della via “Iskra”.

Relazione

L1 Con percorso non obbligato risalire la placconata ricca di fessure e diedrini (1 ch) facendo attenzione ad evitare tratti di roccia rotta, fino a pervenire ad un ampio terrazzo, sbarrato da un tetto obliquo. Sosta su chiodi. (45 m, IV)

L2 Traversare a dx orizzontalmente per 4m (tralasciare la fessura che si nota in alto sul tetto, con chiodi; si tratta di una variante di V+/VI), portarsi sullo spigolo (friend), salire qualche metro in leggero obliquo a sx fin quasi a raggiunger il margine della parete che termina in uno spigolo. Da qui tornare a sx traversando (passo delicato in placca, V), poi seguire una fessura con attacco non scontato (IV+) che si fa man mano più facile. Sostare appena alla sua dx. Sosta su chiodi  e fix con cordoni. (45m, V)

L3 Si prosegue facilmente per placche, puntando ad una parete più verticale, sostando alla sua base. Sosta su ch. (25m, III+)

L4 Si sale dritti alla sosta (cless), poi in obliquo a dx (V), con passo atletico ma su prese buone si esce fuori dal tratto chiave; si prosegue dritti (III) fino raggiungere l’ampio terrazzo che taglia la parte terminale del pilastro. Sosta su fix e ch. (40m, V)

Da qui due opzioni

L5 Si sale a dx dello spigolo e si sale fino al termine dello sperone (50m, II)

oppure

L5 della via “Iskra” Ci si porta a sx dello spigolo a prendere una fessura (friend incastrato), la si affronta (V) fino ad uscire in una zona di placche (friend); in obliquo a sx si perviene ad una sosta. Sosta su resinato e ch. (50m, V)

DISCESA

Si traversa a dx faccia a monte a prendere il Camino di Mezzo. Oppure dall’ultimo sosta di Iskra con 3 doppie (corde da 50m min.) si scende sfruttando le soste della via “Kima”.

 

Riccardo Quaranta – Guida Alpina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Icosaedro”, Corno Piccolo, Gran Sasso

Splendido itinerario che solca il margine destro della compatta parete N della Seconda Spalla del Corno Piccolo del Gran Sasso.

Veduta del versante N del Corno Piccolo, Gran Sasso

Via che collega varie fessure mediante bei tratti di placca con passaggi mai scontati tuttavia abbastanza protetti, a volte anche da fix. Ha subito un restyling rispetto alle relazioni presenti sulle guide cartacee in commercio. Ad esempio la guida ” Gran Sasso” di Versante Sud non riporta, a mio parere, il penultimo tiro originario, bensì una variante (seppur logica) degli autori. Richiede tuttavia di saper padroneggiare l’uso di protezioni mobili pena lunghi run-out.

Le novità risiedono nel fatto che tutte le soste, tranne quella del penultimo tiro, sono state integrate da un fix 10mm e anche i vecchi spit da 8mm presenti lungo i tiri (2 in tutto) sono stati sostituiti da fix 10mm.

Consiglio di ripetere l’itinerario nella tarda mattinata o inizio pomeriggio di modo che si possa godere a pieno della sua bellezza grazie alla luce che scalda la roccia, altrimenti fredda anche durante le giornate più calde.

Materiale: dadi e friends medio-piccoli.

“ICOSAEDRO” parete N Seconda Spalla del Corno Piccolo, Gran Sasso

P. Abbate, M. Tacchi il 4/9/1982

TD+, VII oppure VI e A0; 6b, R2, II.

225m / 7L

Relazione basata su rp del 27/6/2019

Il tracciato di “Icosaedro”, Seconda Spalla, Corno Piccolo, Gran Sasso

Accesso

Dall’arrivo della funivia che dal piazzale di Prati di Tivo conduce alla Madonnina prendere il sentiero Ventricini fino a raggiungere la parete N della Seconda Spalla (15-20′). L’attacco coincide con quello della via “Morandi-Consiglio-De Ritis” della quale percorre i primi due tiri

Descrizione

L1. Percorrere l’ampio diedro-canale sbarrato in alto da un tetto, superare un paio di tratti più verticali e sostare su ampio e comodo terrazzino. Sosta su cordone con maglia rapida. (40m, III)

L2. Traversare a dx seguendo una piccola cengia, aggirare uno spigolato (ch. e cordini) ed accedere al canale obliquo che è alla base della verticale parete soprastante. Risalirlo per qualche metro e sostare alla base di un netto diedro. Sosta su 2 fix. (20 m, IV)

L3 Risalire il diedro (friend e 1 ch) fino a raggiungere il tettino che lo sbarra, superarlo sulla dx, seguire una sottile fessura (3 ch) verso dx e poi tornare a sx ad un fix (passo chiave del tiro); con arrampicata delicata raggiungere la sosta poco sopra. Sosta (scomoda) su fix e ch. (25 m, VII oppure VI e A0)

L4 Salire alla scaglia sovrastante da maneggiare con cura (eventualmente friend), seguirla e rimontarci sopra. Poi in leggero traverso a dx superare un non banale passaggio in placca (VI-, ch. nascosto) su piccole cengette, muovendosi verso l’evidente fessura sulla dx (tralasciare una sosta orizzontale sulla dx). Percorrere la fessura per tutta la sua lunghezza (friend, ch.) fino al termine, al di sotto di una evidente fessura obliqua. Sosta su fix e ch. (30m, VI-)

L5 Salire la fessura obliqua (friend) inizialmente più larga, poi man mano più stretta (vari ch.), superare un primo passo protetto da fix (VII) poi fin dove si esaurisce, raggiungere un chiodo a pressione. Da questo continuare a salire per qualche metro (VI-), poi in deciso traverso a dx (cordino in cless.), da questa in traverso a sx portarsi sotto un tettino dove si sosta. Sosta su fix . (35m, VII oppure VI e Ao)

L6 Dritti al tettino per una sottile fessura (dadi o friend piccoli, VI+) che si segue fino ad una nicchia (cless.), poi in obliquo a sx, si supera uno spigolo e si perviene al diedro fessura di bella roccia. Lo si segue, si passa a dx di un tetto ed ancora in fessura con difficoltà man mano decrescenti si perviene alla base di una facile fessura. Sosta su vecchio spit 8mm e cless. (55m, VI+ e IV+)

L7 Si segue la fessura (1 ch ) fino alla sommità della seconda spalla. Sosta a fix. (20m III)

Discesa

A piedi lungo il Canale Bonacossa o in corda doppia sul versante N.

 

Riccardo Quaranta – Guida Alpina

 

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Corso Trad Climbing ASD Respira Gran Sasso 2019

Si è appena concluso il corso di arrampicata trad (trad climbing) proposto dall’ASD Respira Gran Sasso e sviluppato in 4 lezioni tra maggio e giugno 2019. Le location scelte sono state Civitella del Tronto, Farindola e l’ultimo w-end le falesie di Civitanova del Sannio (“La Cundra”) e Frosolone (“Morgia Quadra” in Molise.

Sono stato davvero felice di aver potuto affrontare un modo di certo non nuovo, ma di sicuro diverso, di vivere l’arrampicata. “Non nuovo” perché il trad climbing è nato insieme all’alpinismo, quando si salivano fessure, camini e diedri, scegliendo le linee deboli della parete. “Diverso” perché nell’appiattimento e nella commercializzazione dell’arrampicata sportiva, proteggersi e scegliere la propria linea può rappresentare una nuova fonte di stimoli e una maniera di re-interpretare il concetto di arrampicata. Non più in funzione di un mero numero, ma anche delle proprie capacità tecniche nel saper rendere quella stessa salita sufficientemente sicura; non in ultimo delle proprie capacità mentali di saper affrontare anche tratti poco o per nulla proteggibili.

Allora in compagnia di un bel gruppetto abbiamo cercato di affrontare le tante tematiche che questa attività propone, spaziando dall’uso corretto delle protezioni, alla tattica di piazzamento in parete, alla costruzione di soste tutte su ancoraggi naturali e/o mobili, all’uso delle mezze corde. Tanto altro ancora, tante curiosità ed informazioni sono state affrontate durante le uscite pratiche, dove ho cercato soprattutto di “far fare” e parlare il meno possibile.

Quindi un grande “BRAVI” a Francesco, Antonio, Renato, Andrea, Veronica, Annalisa, Chiara e Alessandro, sperando di vedervi presto nuovamente alle prese con “piazzamenti bomba!”

Qui il video riassuntivo dei momenti bellissimi trascorsi insieme (da guardare in HD)

Riccardo Quaranta Guida Alpina

 

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Falesia di Villa Santa Maria

Villa Santa Maria è un paese della provincia di Chieti in Abruzzo ed è situato nella Valle del Sangro. Famoso per la sua tradizione culinaria, è altrettanto caratterizzato da alte e verticali pareti che ne dominano l’abitato. Proprio per valorizzare tale peculiarità, da qualche anno sono stati inaugurati due settori di arrampicata con il fine di incentivare la pratica di questa attività e di creare un piccolo indotto per le attività commerciali della zona.

Il settore nel borgo di Villa Santa Maria

Decido quindi di farci un salto in un solare sabato di fine maggio con un gruppetto di allievi appena usciti da un corso di arrampicata sportiva. Per me rappresentava una novità ma sapevo che nel settore nel paese c’erano vie “tranquille”. Infatti i settori attrezzati sono due, uno proprio interno al centro abitato, l’altro appena al di fuori, sulle verticali pareti che lo dominano. Per entrambi si posteggia nel medesimo luogo (in fondo trovate una breve descrizione del settore e del suo accesso).

Pasquale toglie un po’ di ruggine dopo la pausa invernale

Ora qualche considerazione. Per quanto riguarda le vie che abbiamo potuto provare, quindi quelle proprio all’interno del paese, l’impressione è positiva. In Molise abbiamo un altro esempio di paese in cui si arrampica proprio dentro il borgo, ed è Pescopennataro. Si tratta sempre di situazioni caratteristiche, piacevoli per chi voglia anche approfittarne per scoprire borghi che altrimenti resterebbero sostanzialmente sconosciuti. La comoda base si presta a portare anche bambini che magari possono giocare comodamente o familiarizzare con gatti e cani del vicinato! Spesso sono realtà che conservano un grande fascino e che hanno bisogno di interventi di valorizzazione affinché continuino a vivere e non si spopolino.

Elio lanciatissimo verso questa nuova disciplina!

Le vie in questione sono gradevoli, chiodate a misura di neofita, con i passi difficili tutti azzerabili. Inoltre una catena orizzontale collega tutte le soste di modo che ci si possa spostare da una via a quella contigua, avendo la possibilità di provarla prima da secondi. Pazienza per un po’ di cemento che si trova lungo i tiri, dobbiamo sempre considerare che sono tutte pareti consolidate da interventi precedenti che hanno il fine di evitare che pezzi o blocchi di roccia cadano sulle case sottostanti.

Al termine della giornata per curiosità siamo andati a visitare il settore “alto”, quello per intenderci con le vie multipitch, al fine magari di tornarci un’altra volta per provare gli itinerari. L’impressione avuta, sinceramente, è di un posto che richiede ancora molto lavoro. Non solo per l’abbondante vegetazione presente in parete, ma anche perché la base della stessa non è affatto sistemata ed è davvero difficile trovare un posto dove poggiare il materiale e fare sicura con un minimo di tranquillità. Le piante stanno riprendendo il sopravvento anche alla base e credo che a breve sarà difficile proprio accederci se non si interverrà.

 

Inoltre se alla base dei delle vie del centro si trovano almeno i gradi scritti, per il settore alto non c’è alcuna indicazione ne’ sulla difficoltà ne’ sullo sviluppo dell’itinerario. Ma all’attacco del sentiero c’è una tabella con tutte le norme di comportamento…

Regolamento nei pressi del parcheggio

Insomma io credo che l’idea di fondo complessiva sia buona, ma che ci sia ancora tanto lavoro da fare perché la parete diventi davvero frequentata e si raggiunga lo scopo della promozione turistica. Lavoro che è necessario non solo per la sistemazione e la pulizia degli itinerari, ma anche nella divulgazione di informazioni fondamentali come numero, lunghezza e difficoltà delle vie realizzate, sia attraverso cartelli che mediante guide da mettere in rete.

FALESIA VILLA SANTA MARIA (Settore all’interno del paese)

Accesso

Raggiungere l’abitato di Villa S. Maria e dirigersi verso il centro, percorrere via Roma e dopo qualche centinaio di metri prendere un tornante a sx che conduce su via Fontana. Da questa proseguire sempre dritti, raggiungere via Torretta e parcheggiare prima che la strada entri nel borgo. Coordinate parcheggio

Avvicinamento

Al settore alto si accede mediante un varco tra le reti para massi e con ripido sentiero in 5′ si è alla base. Per il settore all’interno del paese proseguire lungo via Torretta, entrare nel centro abitato e dopo 5′ si raggiunge un piccolo slargo con le vie sulla dx.

Esposizione: EST

Vie

Tutte le vie hanno sosta con moschettone di calata.

Partendo da sx:

  1. 5b+, 20m
  2. 5c, 20m
  3. 6a, 20m
  4. 5b+, 20m
  5. 5c+, 20m
  6. 5a, 12m

 

 

 

 

 

 

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“Spyroid” Grotta delle Ciaole (M. Croce Matese)

Prima ripetizione per questa via firmata Riccardo Quaranta e Dario D’Alessio aperta nel 2010 e ripetuta integralmente per la prima volta da Riccardo Quaranta e Laura D’Alessandro il 26/2/2019.

Si tirano ormai le somme di questa stagione invernale del 2019, un po’ come tutti gli anni ci si inizia a voltare indietro e vedere come è andata. Da un punto di vista climatico ormai il “global warming” è ineludibile ed anche le nostre attività di alpinismo ne risentono e non poco. Quindi ampio spazio al misto ed alle fughe nelle finestre temporali in cui le condizioni sono ok. Da far coincidere sempre con la disponibilità di tempo libero e compagno/a all’altezza.

Quest’anno mi sono voluto regalare questa prima ripetizione di questo itinerario aperto nel 2010 e che rappresenta uno dei percorsi più abbordabili dell’intera parete della “Grotta delle Ciaole”, nome con cui viene normalmente indicata l’intera parete N di M. Croce Matese, Roccamandolfi (IS). Ripercorrere quei ricordi a distanza di così tanti anni è stata un’esperienza bellissima che ho cercato di tradurre in immagini nel video che segue. In fondo riporto la relazione dell’itinerario. Buona montagna!

Il video della prima ripetizione di “Spyroid” Grotta delle Ciaole

RELAZIONE (dalla 1 rp)

“SPYROID” 200m c.ca TD, II+, AI 3+ Parete N M. Croce Matese (Grotta delle Ciaole)

R. Quaranta e D. D’Alessio il 23/3/2009 ed il 2/2/2010. I rp R. Quaranta e L. D’Alessandro il 26/2/2019

ACCESSO (indicazioni date sempre faccia a monte dove non specificato)

La Grotta delle Ciaole si raggiunge dal comprensorio sciistico di Campitello Matese, San Massimo (Campobasso). Raggiunto il parcheggio della stazione sciistica ci si dirige a piedi verso l’arrivo dell’impianto di risalita “S.Nicola”. Da questo inizia il sentiero estivo che conduce a M. Miletto e che parte in una faggeta appena sopra l’impianto descritto (segnaletica rada Cai sugli alberi). Dopo 20′ si esce fuori dal bosco e si può ammirare in tutta la sua bellezza la parete N. di M. Croce Matese. Si percorre la base del conoide di neve che è sotto la parete puntando al pilastro più marcato sul margine dx e prima di un evidente ed incassato canale che delimita la parete stessa sulla dx. Quando si arriva in corrispondenza del pilastro si inizia a salire (la grotta non è visibile se non all’ultimo) raggiungendo lo sgrottamento dove è possibile sostare e prepararsi. ATTENZIONE: tutto il pendio nevoso, dall’uscita del bosco all’attacco della parete, e mediamente per tutta la sua larghezza, è soggetto a rischio valanghe, pertanto bisogna valutare attentamente lo stato del manto prima di attraversarlo e salirlo.

ATTACCO

Dalla Grotta l’attacco è sito una ventina di metri a dx di un grosso diedro obliquo da sx verso dx; a volte è visibile anche uno spit alla base dove è possibile auto-assicurarsi prima di partire. NOTA: valutare se i pendii a dx del grande diedro hanno già scaricato (grande conoide alla base ed erba visibile in parete) altrimenti la salita è fortemente sconsigliata!

Attacco e primo tiro da S0 (spit ma non sempre scoperto da ghiaccio)

L1 (20-30m a seconda del conoide di neve alla base; 80° passo a 90°) : si sale la placca di AI con andamento ad “arco” restando sotto un tetto che piega da dx verso sx (vedere foto sopra), 80°; si perviene così a qualche metro del grande diedro che chiude la parete sulla sx; non lo si raggiunge ma si sale dritti (passo a 90° su misto o ghiaccio sottile, protezione distante) per raggiungere la nicchia sovrastante dove si sosta sotto un grande tetto. Sosta su due fix con maglie rapide da collegare

L2 (55m, 60°, passo a 90° oppure 70° su erba gelata) Da S1 si traversa a dx (fix con cordone) per qualche metro, poi dritti ad affrontare il diedro con asso di misto e AI a 90° (affrontato in apertura). Oppure, se i pendii a dx sono in condizione, continuare a traversare per qualche metro, poi salire (70°) e per erba gelata riavvicinarsi al diedro sulla sx. Superare una sosta a chiodi con cordino (sosta di abbandono di una ritirata) e continuare fino a dove la pendenza cala, appena prima di una specie di valletta, sostando sul diedro a sx. Sosta: 2 fix con maglie rapide da collegare.

L3 (60m, 60° e passo a 80°) Ora il diedro si apre e diventa vera e propria parete; continuare a costeggiarla salendo 15m di pendio di AI facile verso una strettoia (passo a 80°), poi nuovamente su facile pendio di AI fino quasi a termine corda. Sulle rocce a dx, generalmente fuori dalla neve), si sosta su 2 fix con golfari. Sosta: 2 fix con golfari da ferramenta

L4 (60m, 50° e 60°) Si riprende a salire sempre tenendosi a dx del grande diedro-parete fin quasi a fine corda; sempre sulla dx si sosta su 2 fix con goffrai (potrebbero essere non visibili causa neve). Sosta: 2 fix con golfari da ferramenta

L5 (30m 40° e 30°) Con qualche altro metro di pendio nevoso si esce fuori dalle difficoltà, raggiungendo una zono pressoché pianeggiante, Sosta su spuntone da attrezzare.

DISCESA

O con 3 doppie da 60m lungo la via, unendo primo e secondo tiro (soste attrezzate fino alla quarta lunghezza) o a piedi. Nel secondo caso, senza perdere quota, traversare in direzione NW puntando ad un’ampia radura con pilone in ferro (“Stazzo delle pecore”); dal pilone con una doppia da 60m si torna sul margine dx dell’ampio anfiteatro (alternativa alla doppia è riallacciarsi al sentiero estivo che conduce a M. Miletto). Si ridiscende il conoide di neve (valutarne la stabilita) e poi ci si riallaccia al percorso di andata (20′). In caso di scarsa visibilità e se non si possiede un gps, è consigliabile la prima soluzione.

RICCARDO QUARANTA GUIDA ALPINA UIAGM

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Via “Cresta della Rocca”, Oratino, Molise

“Ma non hai mai pensato di salire lungo quella bella cresta” mi scrisse un po’ di tempo fa Cristiano Iurisci… “in realtà la parte iniziale l’ho salita quando avevo 17-18 anni per attrezzare dei monotiri sportivi sulla parete nord ma non ho mai proseguito fino alla cima..” gli risposi io. 

Foto di Francesco Guerra

Quelle parole mi hanno fatto tornare la voglia di andare a rimettere il naso su un grosso roccione che tutti notano transitando sulla fondovalle del Biferno, in Molise, all’altezza dei borghi di Castropignano e Oratino. La “Rocca di Oratino”, questo il suo nome, è caratterizzata da una torre medioevale sulla sua cresta, costruzione restaurata prima che crollasse del tutto e che continua così a dominare la valle. Tutto il luogo ed il paesaggio circostante sono assai suggestivi, nonostante l’arteria stradale che scorre a poca distanza. E’ uno scorcio rappresentativo del Molise, con i suoi campi inframmezzati da boschi e da monoliti isolati (detti “morge”); qui e là sui rilievi sorgono piccoli borghi, generalmente caratteristici e ricchi di storiche costruzioni. 

Dalla mia ultima vista su quella sezione di parete tanto era cambiato: la cresta rocciosa, scalata al tempo senza assicurazioni, era ricoperta da uno spesso cuscino di edera, almeno per i primi 15 m. Feci un timido tentativo di ripetere le “gesta” di un tempo, ritrovandomi presto impantanato in un mare..d’edera. Forse sarebbe stato meglio cambiare strategia. 

Il prima…e il dopo…

Trascorsi i mesi estivi pieni di lavoro, mi sono deciso a tornare a far visita alla rocca ad inizio autunno ed in solitaria autoassicurato dal basso ho iniziato a risalire lo spigolo pulendolo man mano dalla vegetazione: mentre avanzavo di 30-40 cm alla volta, veniva fuori bella roccia, ricca di appigli, appoggi e possibilità di proteggersi. Il tutto è durato una buona mezza giornata, il tempo che è bastato a riempirmi di terra anche le mutande, ma soddisfatto avevo creato il corridoio di salita.

Io e Luigi in vetta durante l’apertura della via

“Luigi che lavori anche il pomeriggio? Dai non puoi lavorare sempre…. “ più o meno questo è stato il tono con cui lo ho convinto ad accompagnarmi, inizialmente a scatola chiusa. “Oggi andiamo ad aprire una via…alla Rocca di Oratino, che è quella che hai visto salendo” mi affrettai a confessargli subito non appena parcheggiò. Così in un bel pomeriggio autunnale abbiamo vissuto questo piccolo viaggio tra luoghi e paesaggi familiari (per me), le emozioni della scoperta, una salita in relax tra chiacchiere, battute e silenzi. 

Sull’ultimo esposto e bellissimo tiro durante l’apertura

Insomma allora questa via com’è..mi starà chiedendo il lettore!! E’ un itinerario semplice che tuttavia richiede capacità di saper affrontare vie alpinistiche in quanto, a parte una sosta, è tutto da proteggere/attrezzare. In questo spirito è stato aperto ed è stato lasciato, anche come terreno di allenamento per itinerari di questo genere in quota. Proteggersi è tuttavia sempre facile ed intuitivo, anche grazie alle molte clessidre presenti lungo i tiri. 

Francesco Guerra a lavoro per lo shooting di Versante Sud

L’ambiente tutt’attorno e la magia della Rocca meritano una visita, come una visita la meritano le tante falesie presenti nella zona (già recensite in diverse guide di arrampicata e che saranno presenti nella guida edita da Versante Sud in uscita per la primavera del 2019). Da non mancare un giro nel bellissimo paese di Oratino, con ottime possibilità di ristorazione o per una birra/gelato al volo.

La bellissima ed estetica cresta di rientro

RELAZIONE

CRESTA (Est) DELLA ROCCA DI ORATINO

100m circa, PD-, IV+ max, A0; discesa per la cresta S, circa 300m, II max.

Primi salitori: sconosciuti

Prima ripetizione: R. Quaranta e L. Tagliaferri ottobre 2018

Tempo per la sola salita: 1 ora/1.30’; tempo complessivo: 2 ore/2.30’

VERDE: avvicinamento – ROSSO: tracciato della via – BLU: discesa. Foto: Francesco Guerra

Accesso

Da Campobasso seguire la strada provinciale 41 in direzione Oratino, prima di entrare nel paese prendere a sx in direzione “Fondovalle del Biferno”- Castropignano. Continuare a scendere per qualche chilometro finché apparirà la rocca con la caratteristica torre sommitale. La si raggiunge prendendo un bivio sulla dx, in corrispondenza di un vecchio ponte in disuso chiuso al traffico. Si sale per circa 6-700 m una ripida stradina asfaltata e si parcheggia in uno spiazzo sulla sx, accanto al muro di cinta di una villetta in pietra. Per chi proviene dalla Fondovalle del Biferno (SS 647) lasciarla in corrispondenza del bivio per Oratino, seguire le indicazioni per questo comune fino a giungere in prossimità di un ponte crollato; qui prendere a sx una ripida stradina asfaltata; si parcheggia in uno spiazzo sulla sx, accanto al muro di cinta di una villetta in pietra.

Avvicinamento 

Si costeggiano degli scavi archeologici, tralasciando il sentiero che sale  alla torre, poi per ampia mulattiera in discesa si perviene ad un casolare in pietra. Si prende una traccia di sentiero alle sue spalle, traccia che costeggia la parete E della “morgia”. In leggera discesa si perviene all’evidente attacco della cresta,  in corrispondenza dell’inizio della verticale parete che ospita già vie di arrampicata sportiva; nome alla base. L’itinerario segue il bordo della cresta, dominando sempre la parete verticale di roccia alla sua dx. 

Relazione

Percorso del tutto intuitivo ed obbligato che si tiene sulla cresta E con passaggi fino al IV+ max. 

L1, 45m

Si affrontano i primi 3 m in A0 usando il cordone in posto, poi sempre sul bordo della cresta con arrampicata facile (III e III+) fin dove la parete piega a sx e aumenta di inclinazione, vari cordoni lungo il tiro. Sosta a fix alla base di una bella placca lavorata.

L2, 45m 

Si traversa leggermente verso dx in direzione di un cordone su cl., si attacca la placca di roccia compatta, dritti a puntare una specie di tettino (IV+ non proteggibile), si affronta il tettino (IV) e si rimane sullo spigolo con aerea arrampicata fino ad una comoda cengia. Sosta su spuntone da attrezzare.

L3, 15m

Tiro spettacolare ed esposto: si punta ad un diedro rampa obliquo da sx verso dx (III+/IV), facilmente proteggibile fino a raggiungere la cima su ampia cengia. Sosta su spuntone da attrezzare.

Discesa (per la cresta S, II, tratti di III evitabili)

Giunti alla cima ci si dirige, sempre in cresta, in direzione della Torre. Si affronta quasi subito un tratto in leggera discesa su una placca (III, possibilità di proteggersi con cordoni su albero) fino alla sua base su una comoda cengia; è anche possibile evitare questo tratto di arrampicata, tenendosi alla sx (faccia a valle) del filo di cresta. Da qui, con percorso intuitivo, si percorre la cresta sempre più o meno sul filo; con un paio di passaggi di III facili ma molto esposti, si raggiunge la torre medioevale. Da qui un comodo sentiero riporta facilmente al parcheggio in 3-4’.

MATERIALE

N.D.A., utili friend dallo 0.5 al 2 BD.

Riccardo Quaranta GUIDA ALPINA UIAGM

GRAZIE A:

CLIMBING TECGNOLOGYGARMONTCAMPO BASE OUTDOOR ROMAFRANCESCO GUERRA

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VIA “CHIARAVIGLIO-BERTHELET” – PUNTA DEI DUE, CORNO PICCOLO

La Chiaraviglio Berthelet è un itinerario di grande respiro sulla splendida roccia del Corno Piccolo. Quasi 500m di sviluppo per una delle creste da non mancare nel gruppo del Gran Sasso.

ATTACCO

Dalla Sella dei due Corni ci si sposta sotto la verticale della Punta dei Due, l’attacco è in un ampio diedro-camino segnalato con evidente triangolo dipinto con vernice verde.

DESCRIZIONE

Le difficoltà sono contenute nel tratto iniziale della via che si supera con 2 (meglio 3) tiri di corda. Si inizia con un ampio diedro articolato che arriva ad una ampia cengia sbarrata sul fondo da rocce verticali. Ci si sposta a questo punto su una rampa a sx, con bellissima esposizione sul sottostante Vallone dei Ginepri, per itinerario logico si perviene ad un traverso da affrontare in tecnica Dulfer, (chiodo all’inizio ed alla fine del tratto più difficile), fino alla base di un ampio camino (sosta da attrezzare). Si affronta quest’ultimo superando prima una clessidra con cordino (pressoché inutile), si giunge ad un chiodo al centro del pilastro che sbarra il camino, poi si esce a dx (tratto chiave), proteggendosi agevolmente su una catena presente quasi all’uscita. Si sosta su spit nuovo ed ampia cengia con vista spettacolare sul Vallone delle Cornacchie. Da questo punto in poi si prosegue in conserva, lungo l’itinerario che è sempre segnalato mediante triangoli verdi dipinti sulla roccia. Tra i punti più famosi e panoramici c’è la “Finestra della Chiaraviglio”, caratteristico scorcio creato da un grande monolite poggiato in orizzontale su due pareti verticali parallele…

La finestra della Chiaraviglio

Altro tratto tecnico da affrontare è una piccola discesa da affrontare in corda doppia (sosta attrezzata) di circa 15m, tratto che è superabile anche disarrampicando con difficoltà di III/III+

Si giunge infine quasi al termine dell’itinerario quando ecco che si presenta un altro tratto bellissimo ed esposto, sempre da affrontare con tecnica Dulfer. Consiglio qui di fare un piccolo tiro (il tratto è lungo non più di una quindicina di metri), potendo anche sfruttare una sosta che è adoperata per le calate verso la sottostante ferrata Danesi, da chi proviene dalle vie di arrampicata dei versanti Est della Torre Cicchetti e del Torrione Aquila. All’inizio è presente un chiodo, il traverso poi è difficilmente proteggibile; si perviene così ad una cengia da dove è possibile far sicura al secondo da una clessidra scavata con cordino.

Stefano alle prese con l’ultimo esposto traverso..

Seguono alcuni altri brevi tratti di arrampicata veri e propri (tra cui una discesa in una spaccatura poco agevole con gli zaini) prima di arrivare in vista delle prime scalette della ferrata Danesi. Da queste è possibile proseguire per la cima del Corno Piccolo, oppure ridiscendere e tornare alla Sella dei due Corni.

Meglio delle mie parole e delle sole foto spero possano mostrare la bellezza di questi luoghi e di questo itinerario, il video realizzato durante la salita on compagnia di Stefano. Giornata magica in un posto magico, su un pezzo di storia che non può mancare negli appassionati di alpinismo di questo gruppo montuoso. Buona visione!

 

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