Via “Waterfall gully DIRETTA”, M. Miletto, Matese. Relazione e tracciato.

Ci troviamo nel gruppo montuoso del Matese, più precisamente a Campitello Matese. La località sciistica della provincia di Campobasso è dominata dallo sguardo austero dell’anticima N di M. Miletto (2050 m slm), la cima più alta del gruppo matesino. Su questo versante della montagna corrono diverse linee di arrampicata su ghiaccio e misto, per tutti i gusti e di difficoltà medio-alta se si eccettuano 1 o 2 linee più abbordabili (“The thin ice” e “Sud gully”).

Inquadramento del settore

Quella che relazionerò è semplicemente una via stupenda, non tutti gli anni in condizione, in cui si miscelano stili di scalata da vera e propria cascata di ghiaccio a sezioni più tipicamente “appenniniche”, con alpine ice e misto.

Grazie a Chiara per averla condivisa con me, 1000 giornate come questa!

 

“WATERFALL GULLY” DIRETTA, parete N anticima N di M. Miletto, Matese.

Cristiano Iurisci e Luca Luciani il 18/03/2006, la DIRETTA durante la prima Rp di Iurisci – Zulli il 17/01/2009

Relazione e foto della Rp di Riccardo Quaranta e Chiara Delpino nel marzo 2018

Diff. TD+, 65°, diversi tratti a 80° e 90°/95°. I, AI 4+, R2+

Dislivello: 120m, sviluppo 130m; dislivello complessivo 600m (senza impianti)

Tracciato “Waterfall gully” M. Miletto

Accesso

Dal piazzale di Campitello Matese si risale la pista da sci “Lavarelle”, poi la pista dell’ “Anfiteatro” fino ad arrivare in prossimità dell’arrivo dell’impianto di risalita omonimo. Da qui si punta a risalire il conoide di neve dirigendosi verso la porzione centrale della parete fino a pervenire all’attacco (si veda foto);1h-1h15′ dal parcheggio in caso di pista battuta. Una seconda ipotesi, se gli impianti sono aperti, è quella di utilizzarli: da tempo l’impianto dell’Anfiteatro non è attivo, basta tuttavia utilizzare l’impianto “Del Caprio” che conduce a Colle Del Caprio. qui con un traverso a mezza costa verso N si raggiunge l’anfiteatro. Da qui si risale il conoide fino all’attacco dell’itinerario, 30′ dal parcheggio.

Le indicazioni sono date tutte faccia a monte se non espressamente specificato.

Attacco

La via parte in corrispondenza di nette colate di ghiaccio che ne caratterizzano gran parte della prima lunghezza; queste si trovano a sx di un netto diedro/rampa con alla base un grosso sgrottamento da cui conviene far sicura.

Relazione

L1 40m, AI4. Dallo sgrottamento si traversa a sx verso le evidenti colate e stalattiti, si attacca il loro margine sx dove le pendenze sono meno sostenute. Si percorrono quindi 6-7 m di arrampicata su ghiaccio da sogno a  80°-85°, poi si obliqua a sx con pendenze inferiori dirigendosi verso il diedro roccioso su cui si sosta (vecchio chiodo artigianale arancione inservibile, sosta da attrezzare)

L2, 30m, AI3. Dalla S1 si torna a sx, si affronta prima un tratto a 60°, poi il muro tecnico  e continuo a 80°, si perviene ancora ad un tratto più facile e si sosta sempre sul diedro a dx, alla base di un tetto in cui il diedro è sbarrato da un tratto verticale di misto/ghiaccio (sosta da attrezzare)

L3, 50m, AI4+, M5. Dalla S2 nuovamente in obliquo a sx, ci si porta sotto il primo muro, si superano 3 m verticali su misto e/o ghiaccio fino ad una piccola zona appoggiata dove è possibile proteggersi nuovamente. Da qui con delicato obliquo si torna a dx (80°/85°) puntando al fondo del diedro, lo si raggiunge e si sale per 7-8 m a 90° in spaccata su ghiaccio e misto (protezioni distanti e roccia non sempre buona). Poi con difficoltà via via minori si raggiunge il pendio nevoso sommiate. Sosta da attrezzare su roccia o neve.

Con altri 80-90m circa di pendio nevoso si perviene alla cresta in prossimità del caratteristico casotto dei VV.FF. (ripetitore con antenna circolare)

DISCESA

Due possibilità. La prima è dirigersi verso N (con piste da sci sulla dx) mantenendosi in prossimità della cresta, perdere quota fino ad un intaglio netto ed ampio. Imboccarlo, con un primo tratto più ripido 40°-45°), poi con pendenze minori riporta all’interno della conca. Si passa sotto la parte del “Pandoro” ed infine si perviene di nuovo all’attacco della via (20′)

La seconda è preferibile se non si sono lasciati gli zaini alla base, se si vogliono riprendere gli impianti per scendere o se la condizione del manto nevoso sconsiglia di ripercorrere il conoide alla base delle pareti.  Seguire la cresta in direzione S (opposta quindi alla prima soluzione), perdere leggermente quota fino ad intercettare un recinto in cavo di acciaio ed aste di ferro. Seguirlo costantemente man mano che degrada verso valle fino alla quota dell’arrivo dell’impianto del Caprio: qui si potrà decidere di traversare a dx per raggiungerlo o proseguire verso la sottostante pista da sci.

MATERIALE

N.d.a, 6 chiodi da roccia, 4-6 chiodi da ghiaccio medio-corti, 2 ganci tipo “Bulldog” DMM, friend medi (viola, verde, rosso BD)

 

Chiara in uscita da L1

 

Chiara dalla S1

Verso la vetta da S3

Il lago del Matese

Prospettive dal terzo tiro!

L2

Ancora Chiara su L2

Chiara in uscita da L1

Qui in uscita dalle difficoltà di L3

Io prima di iniziare l’impegnativo terzo tiro

Inn azione su L3

Verticalità su L1

 

 

 

 

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Nuove vie di misto in Matese (parte 1)

Stagione misto 2017-2018

Certo questo inizio inverno in centro Italia non ha brillato per abbondanza di neve. Tuttavia l’alternanza di giornate calde e giornate particolarmente fredde ha fatto sì che si creassero condizioni “mistaiole” notevoli. Occasione da non perdere quindi per ampliare il parco giochi delle cime del Matese, catena montuosa che si sta apprestando a diventare parco nazionale. Nella speranza che il costituendo Parco sia un’occasione di sviluppo eco-sostenibile, legato soprattutto alla promozione di attività outdoor a basso impatto ambientale e non una fonte di divieti “a prescindere”. Un’opportunità affinché l’alpinismo, lo scialpinismo, il trekking, la mountain bike (tanto per citarne alcune) siano attività benvenute in queste terre e non attività da bandire.

Per gli amanti delle “mie” montagne, in cui mi piace tanto vagare, per chi è ancora affascinato dalle atmosfere scozzesi di questi luoghi, ho voluto relazionare le prime vie aperte in questa stagione, con la speranza che siano solo un aperitivo di un inverno generoso. Grazie alle persone che mi affiancano ogni volta in queste piccole avventure.

Buone scalate!

Riccardo Quaranta

Guida Alpina

Ringrazio Climbing Technology per il supporto.

Foto di Riccardo Quaranta, Michele Di Chiro, Alessio Nunziata

 

M. Miletto (2050 m slm), anticima N, parete N

Via “Can I play with madness” 110 m (+100 per la vetta), M5, AI3, passi di misto a 95°, D+/TD-

Riccardo Quaranta e Michele Di Chiro dal basso in libera il 11/01/2018

 

Descrizione generale

Itinerario molto vario che coniuga un po’ tutti gli stili rintracciabili sulle pareti dell’Appenino: dall’alpine ice anche abbastanza verticale, a passaggi su erba gelata anche strapiombanti, a pendii di neve ed, infine, misto mai banale. Insomma, nelle condizioni in cui lo abbiamo salito, ci ha divertito non poco. Sui tiri non è stato lasciato alcun materiale.

Accesso ed avvicinamento: si vedano le relazioni delle altre vie su questa parete.

La sezione tecnica e boulderosa del 3° tiro

Attacco

Le indicazioni sono date “faccia a monte”. Si colloca circa 30 m a sx dell’attacco di “The thin ice”; il riferimento è dato da un piccolo ma lungo tetto a circa 15 m dal suolo: la via attacca in corrispondenza del margine sx del tetto, su una bella goulotte. Si veda anche foto con il tracciato.

L1 (15 m, AI3, passo a 95° su erba gelata) Si attacca la goulotte quasi in corrispondenza della verticale del margine sinistro del tettino; si sale seguendo il ghiaccio migliore fino al margine inferiore di un piccolo pendio di neve. Lo si raggiunge attraverso un passo su erba gelata (probabilmente AI in caso di condizioni migliori) a 95°; si prosegue quindi facilmente fino a raggiungere la sosta posta quasi sul margine sx del bel muro verticale al termine del pendio nevoso (2 fix argento da collegare)

L2 (50 m, AI 2, tratto a 70°, poi 55°) Dalla S1 ci si sposta in traverso a sx, si supera un tratto più verticale (70°) e si perviene al pendio di neve, lo si percorre in direzione di una fascia rocciosa, con possibilità a metà di proteggersi su rocce affioranti. Si raggiunge la fascia rocciosa, sostando a dx di un antro accennato e sormontato da una specie di diedro, dove le rocce sono più basse ed appoggiate (2 fix collegati da cordone)

L3 (40 m, M5, AI 2) Dalla S2 ci si sposta 2 m a dx e si attacca la paretina inclinata con un paio di passaggi a 80° di misto (in caso di condizioni magre) o AI con sufficiente innevamento; si prosegue per una decina di metri, non continui ma con passaggi alternati a riposi, fino a pervenire alla base di un ultimo pinnacolo roccioso. Dalla base di questo si devia in diagonale a sx, seguendo un lenzuolo di neve che, con difficoltà sempre minori, conduce in cresta. (sosta su spuntone)

DISCESA Dalla S3 con altri circa 100 m di terreno facile si perviene alla cresta della cima, un po’ a sx del ripetitore dei VV.FF (edificio con antenna circolare). Da qui ci si muove verso SE fino ad intercettare una fila di paletti in ferro collegati da un cavo di acciaio. Li si segue via via perdendo quota e rimanendo sul bordo dell’anfiteatro si perviene quasi al suo margine sx. Dove la neve e le pendenze lo consentono si rientra nella conca nevosa interna dell’anfiteatro; da qui si può scendere seguendo l’impianto di risalita “Anfiteatro” e la relativa pista da sci, fino a ritornare alla base degli impianti.

Michele all’uscita del passo a 95° del primo tiro

MATERIALE

N.d.A, 1-2 fittoni da neve corti, 3-4 chiodi da roccia (preferibilmente a lama sottile), 1-2 ganci da misto (tipo Bulldog DMM), scelta di friend fino al rosso BD.

 

Mentre attrezzo S1

 

 

M. Croce Matese (1957 m slm), parete N (parete della “Grotta delle Ciaole”)

 

Via “A momentary lapse of reason” 90m, 80° max, M2+, D-

Riccardo Quaranta in solitaria e libera dal basso il 20/12/2017

Descrizione generale

Quella della Grotta delle Ciaole, cioè tutto il versante N del M. Croce Matese, è una delle pareti più suggestive del massiccio del Matese. Qui vi sono tra le vie più difficili dell’Appennino: difficili perché ardite, spesso verticali o strapiombanti, difficilmente in condizioni visti gli ultimi inverni. Queste caratteristiche hanno fatto sì che, per gli appassionati, restasse sempre un posto esigente, dove il livello tecnico e fisico la fa da padrone. Ad un occhio più attento, tuttavia, non potevano sfuggire linee più abbordabili, anche se più corte, rispetto a quelle già relazionate.

Un intero settore è in via di sviluppo ed ha regalato 2 itinerari che si candidano a diventare “classici”. Il settore è stato chiamato “SETTORE TRALICCIO ”, visto che è dominato da un vecchio pilone dell’energia elettrica in disuso. Questo tratto di parete ospitava, sul suo margine dx, già una via, “Via Cavo” (che spunta proprio in corrispondenza del pilone), la prima ad essere aperta qui ed anche la più semplice di tutto il settore.

Inquadramento del settore “Traliccio”, parete N M. Croce Matese

Accesso

Per l’accesso alla parete della Grotta delle Ciaole si rimanda alle informazioni reperibili facilmente in internet o alla guida cartacea precedentemente citata. Il settore “TRALICCIO” è situato sul margine dx dell’anfiteatro costituito dalla parete N del M. Croce ed è compreso tra l’attacco del “Canale di destra” (evidente, stretto e classico canale nevoso, il solo di questa parete) e la verticale ideale tracciata in corrispondenza del traliccio, sul margine dx della parete. Per raggiungerlo, si transita alla base del pendio nevoso (attenzione alla stabilità del manto) sotto la parete della grotta delle Ciaole, si supera la verticale di attacco del “Canale di destra” e si inizia a salire sulla sx fino a raggiungere la parete (foto)

In apertura, momenti unici in solitudine..

 

Attacco

La via attacca in corrispondenza di una rampa nevosa obliqua da sx verso dx (foto tracciato)

L1 (40m, AI2, M2+, passo a 80°)

Si attacca la rampa con arrampicata piacevole, si supera facilmente un arbusto e si giugno ad un brevissimo camino (può essere occluso con tanta neve e trasformarsi in goulotte); lo si supera con un paio di passaggi in spaccata (80°) e si riprende in obliquo fin dove la rampa muore contro le rocce verticali sulla dx (fix con piastrina rossa). Si prende la rampa di neve in obliouo da dx verso sx, superando un secondo arbusto, fino ad arrivare in corrispondenza del margine inferiore di un lenzuolo di neve (fix con piastrina rossa). Superando un passo delicato e più verticale (80° ed erba gelata), si rimonta il pendio nevoso, dirigendosi infine verso le rocce soprastanti dove si sosta (2 fix collegati da cordone, maglia di calata).

L2 (35m, 60°)

Dalla S1 ci si sposta a dx e si procede senza difficoltà lungo il pendio nevoso che è chiuso a sx da rocce. In costante obliquo a dx si giunge alla fine delle difficoltà, in corrispondenza di alte scaglie rocciose (sosta su 2 fix collegati da cordone, maglia di calata)

L3 (15m, 50°)

Dalla S2 si procede su terreno facile (conserva o slegati) verso la cresta finale sulla dx. (Eventuale sosta su spuntone da attrezzare)

DISCESA

Possibile scendere sia in doppia (a) che a piedi (b)

  1. Dalla S2 con un’unica doppia da 60m fino all’attacco della via. ATTENZIONE: in caso di scarso innevamento la corda arriva “al pelo” alla base della parete: nel dubbio scendere con due doppie sfruttando la S1.
  2. Dalla cresta si scende in direzione dello Stazzo delle Pecore; questo è un ampio pianoro con recinti per ovini e con l’evidente pilone elettrico. Da qui si percorre a ritroso il sentiero estivo per M. Miletto (si veda cartografia di riferimento) che in circa 15’ riporta alla base della parete.

Durante la prima RP, Alessandro!

Durante la prima RP con Alessandro e Mario

MATERIALE

N.d.A, 1-2 fittoni da neve corti, 1-2 chiodi da roccia (preferibilmente a lama sottile), scelta di friend fino al rosso BD.

 

Via  “ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO” 90m, D, passo a 90° ed M3, AI3

Riccardo Quaranta e Alessio Nunziata il 4/1/2018 in libera dal basso

 

Le indicazioni si riferiscono, dove non indicato, sempre faccia a monte

Accesso

Come per “A momentary lapse of reason”.

L’ambientazione..

Attacco

“Altrimenti ci arrabbiamo” attacca circa 30 m a sx di “A momentary lapse of reason”, sotto la verticale di una ampia cengia nevosa inclinata, contornata da pareti verticali e con un albero che la caratterizza (foto)

L’attacco, non banale..

Alessio, il compagno di questa avventura

L1 (15m, passo a 90° ed M3, AI3)

Attaccare la parete-goulotte dove presenta ghiaccio migliore, affrontando il tratto chiave della via: una sequenza verticale con passaggi di misto e AI. Pervenire alla cengia nevosa (possibilità di protezione ora a sx su roccia), percorrerla e dirigersi verso il muro verticale di roccia compatta dove si sosta (2 fix collegati da cordone, maglia di calata)

L2 (45 m, AI2+, 70°)

Dalla S1 ci si sposta a sx e si attacca la goulotte-canale, fiancheggiata a dx da uno sgrottamento; si procede dritti con arrampicata entusiasmante ma mai difficile (70° max) fino ad uscire dalle difficoltà. Sosta su spuntone da attrezzare.

L3 (40 m, 40-50°)

In conserva o slegati si procede senza difficoltà fino a raggiungere la cresta.

DISCESA

Si traversa verso Ovest e perdendo quota si raggiunge lo Stazzo delle Pecore, con il traliccio visibile anche dalla base della parete. Da qui si percorre a ritroso il sentiero estivo per M. Miletto (si veda cartografia di riferimento) che in circa 15’ riporta alla base della parete. Un’alternativa è raggiungere la S2 di “A momentary lapse of reason” e scendere in doppia da questa.

L2, goulotte bellissima e non difficile

In uscita sulla cresta finale

MATERIALE

N.d.A, 1-2 fittoni da neve corti, 1-2 chiodi da roccia (preferibilmente a lama sottile), 1-2 chiodi da ghiaccio corti, 1 gancio da misto (tipo Bulldog DMM), scelta di friend fino al rosso BD.

Alessio osserva quello cha abbiamo scalato

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Ramponi “Snaggletooth” Black Diamond: test & review

Snaggletooth test ramponi Black Diamond

Inverno, tempo di sci, piccozze e ramponi. Ho pensato allora che potrebbe far comodo un punto di vista su un prodotto ancora – a torto – poco conosciuto.

Parlo dei ramponi tecnici modello Snaggletooth della Black Diamond: la seconda non ha bisogno di presentazioni, mentre forse qualche parola andrebbe spesa per i primi.

Senza tanti giri di parole, credo che Whit Magro, designer, atleta e fabbro della BD, abbia tirato fuori un prodotto assolutamente innovativo e performante. Il principio da cui si parte è concepire un prodotto che andasse bene sia per gli avvicinamenti su pendii di neve più o meno ghiacciati che nei tiri di misto più verticali ed impegnativi. Per la prima esigenza un rampone a punte frontali piatte sarebbe il massimo, al fine di offrire stabilità e superficie di contatto; per la seconda un mono punta risolve tutte le esigenze di precisione e ghiaccio delicato. Il grande risultato è che lo Snaggletooth le risolve egregiamente entrambe.

Non rimpiangerete di averlo su un pendio di neve dura a 50°, tantomeno su un tiro di misto verticale: stabile, leggero, preciso ed efficace. Ho avuto modo di provarlo su tutti gli elementi: neve, alpine ice, ghiaccio, roccia, zolle di terra ghiacciata, muschio ed erba. Non ha mai tradito le mie aspettative. Ha inoltre 4 punte trasversali per la discesa, che per un rampone tecnico non sono sempre scontate, questo a tutto vantaggio del “potere frenante”.

In apertura su “A momentary lapse of reason” M. Croce, Matese

La regolazione sugli scarponi (testato sia su Batura di La Sportiva che su Rebel Ultra di Scarpa) è sempre precisa e modulabile. Unico dubbio resta sulla durata della talloniera, “tallone di achille” (…manco a dirlo…) di un po’ tutti i ramponi BD versione automatica e semi-atuomatica; devo dire però che è facilmente sostituibile e la rottura ne consente ancora l’utilizzo d’emergenza. Semplice ed efficace l’antizoccolo presente anteriormente e posteriormente.

In conclusione, gran bel prodotto, altamente consigliato per gli amanti del misto (anche e soprattutto appenninico) e per coloro che hanno vissuto il dilemma rampone tecnico o a punte orizzontali. In questo caso la polivalenza non è un compromesso bensì un prodotto estremamente performante su una varietà di terreni che finora venivano affrontati con ramponi diversi.

Voglio ringraziare il negozio Campo Base di Roma per avermeli forniti in test, negozio presso il quale ne potrete reperire un paio per le vostre prossime avventure.

Buona montagna!

 

Riccardo Quaranta

Guida Alpina

 

 

 

Materiale: Acciaio inox

N. Punte: 14, le frontali piatte ed asimmetriche, 4 punte di frenata trasversali

Attacco: rapido

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Una giornata a Pietra Martino 2017


Pietra Martino è un monolite spettacolare che si erge isolato nei campi nel territorio di Salcito (CB).  Per le sue caratteristiche di isolamento, pregio paesaggistico e presenza di specie rare è inserita all’interno del S.I.C. (Sito di Importanza Comunitario “Torrente Rivo”.

Da anni l’ASD Orizzonti Verticali (www.orizzontiverticali.it), la Guida Alpina Riccardo Quaranta (www.riccardoclimbing.com) e il neo-nato “Parco delle Morge” (www.parcodellemorge.it) lavorano alla valorizzazione turistico-sportiva di questo luogo.

Quella di domenica 12 novembre sarà una giornata dedicata alla scoperta delle bellezze di Pietra Martino in cui si avrà la possibilità di raggiungere a piedi la “morgia” (termine molisano con cui si indicano i massi isolati), salire sulla sua cima attraverso un breve e divertente percorso ed ascoltarne la storia, geologica e antropica.

Sarà una giornata dedicata in generale alla scoperta del nostro territorio ed alle attività didattiche riservate ai più piccoli. Infatti nella mattinata è previsto un laboratorio di arti preistoriche in cui i ragazzi saranno coinvolti in attività manuali alla scoperta di antiche tecniche di pittura e di lavorazione della pietra. Ma non finisce qui: altre attività prevista sono traversata dalla Morgia di Pietravalle alla Morgia di Pietra Martino, percorso che a piedi condurrà alla scoperta del territorio che collega questi due siti. Nel pomeriggio previste prove di ARRAMPICATA sulle bellissime pareti di Pietra Martino, affiancati dalla Guida Alpina.

L’incontro è ovviamente aperto a tutti gli sportivi che già praticano arrampicata e che con la loro presenza vorranno sostenere l’iniziativa e la diffusione di una giusta cultura di uso e fruizione del territorio mediante attività eco-sostenibili.

PER TUTTE LE ATTIVITA’ NECESSARIA L’ISCRIZIONE ENTRO MERCOLEDì 8 NOVEMBRE CONTATTANDO I REFERENTI NELLE MODALITA’ INDICATE.

PROGRAMMA

Domenica 12 novembre 2017

ORE 9:30

Ritrovo per tutti presso distributore di benzina Total-Erg sulla SP15 in prossimità del bivio per Salcito (https://www.google.it/maps/place/TotalErg/@41.7317516,14.4829402,23903m/data=!3m1!1e3!4m12!1m6!3m5!1s0x13309ba599186ce9:0x20a83d35ba20afcc!2sTotalErg!8m2!3d41.7313!4d14.5272!3m4!1s0x13309ba599186ce9:0x20a83d35ba20afcc!8m2!3d41.7313!4d14.5272)

Nella mattinata sono previste le seguenti attività, ognuna con un referente che condurrà il gruppo:

  • TREKKING: traversata dalla Morgia di Pietravalle a Pietra Martino
  • LABORATORIO DIDATTICO DI ARTI PREISTORICHE PER RAGAZZI
  • LABORATORIO DI PALEONTOLOGIA E MINERALOGIA PER TUTTI
  • PASSEGGIATA E VISITA DELLA MORGIA DI PIETRA MARTINO

Nel pomeriggio sono previste le attività:

  • ARRAMPICATA SPORTIVA dagli 9 anni in su.

 

DETTAGLIO ATTIVITA’ PROPOSTE

 

TREKKING: traversata dalla Morgia di Pietravalle a Pietra Martino

DURATA: 3 ore

DIFFICOLTA’: E (scala CAI)

DESCRIZIONE: Un’escursione di traversata, sospesa nel tempo tra le incantevoli ed incontaminate

bellezze naturali del “Parco delle Morge”. Una passeggiata a piedi tra le colline di un inconsueto ambiente rurale fatto di speroni rocciosi, boschi e piccoli borghi incasellati in equilibrio precario.

Dal luogo di ritrovo ci sposteremo, con mezzi propri, alla Morgia dei Briganti da dove partiremo alle ore 10:15 dopo una visita veloce all’importante geosito di grande interesse paleontologico e gli abitati rupestri scavati nella roccia. Passeremo quindi attraverso il bosco Pietravalle, attraversando

il torrente Rivo e arriveremo a Pietra Martino o Giannizzera, caratteristica per gli ambienti rupestri (abitazione, locali di deposito, vasche, stalla ipogea) scavati nella roccia ancora parzialmente intatti.

COSTO ISCRIZIONE: gratuito

REFERENTE: MARTINA D’ALESSANDRO. Necessaria prenotazione: cell. +39 333 5793025

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LABORATORIO DIDATTICO di ARTI PREISTORICHE

DURATA: 1 h 30’ (dalle 10.00 alle 11.30)

L’associazione ScopriAmo il Molise propone un laboratorio per mettere alla prova le vostre capacità artistiche utilizzando solo materie prime naturali! Un’esperienza didattica completa e divertente.

Ai piedi di Pietra Martino l’ambiente può essere facilmente sfruttato per un’immersione nella preistoria e in particolare del Paleolitico.

Questo laboratorio attivo permetterà ai ragazzi di scoprire diversi aspetti dell’arte preistorica: incisione, pittura, scultura, musica, ornamenti

  • Si raccomanda per i giovani artisti da 9 anni in su.

DESCRIZIONE DEL LABORATORIO: un’occasione per imparare divertendosi, parlare di evoluzione umana immersi nella natura e sperimentando diversi materiali e tecniche per dipingere e scheggiare la pietra.

SVOLGIMENTO: Reperimento delle materie prime, preparazione dei pennelli, dei supporti di pittura e scheggiatura, dei pigmenti naturali da utilizzare con le tecniche dello spruzzo e delle pennellate.

A conclusione dell’attività ogni bambino porta a casa il proprio dipinto ed un attestato di “Preistoartista” previo questionario riassuntivo delle attività.

FINALITÀ DIDATTICA: Attività tesa a stimolare la curiosità e l’estro del bambino oltre che la sua manualità; durante il laboratorio viene fornito un contesto e vengono spiegate e messe in pratica alcune delle tecniche di pittoriche utilizzate durante la preistoria con particolare attenzione ai materiali ed al valore culturale della conservazione e valorizzazione del paesaggio molisano.

COSTO: 10,00 euro/persona

REFERENTE: DANIELA D’AMORE, archeologa. Necessaria prenotazione: cell. 348 8658996.

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LABORATORIO DI MINERALOGIA E PALEONTOLOGIA

 

 

DURATA: 1 h 30’ (dalle 12.00 alle 13.30)

ADATTO PER BAMBINI E RAGAZZI DA 4 A 100 ANNI.

DESCRIZIONE SINTETICA: dopo una breve introduzione alla conoscenza dei minerali e delle rocce in generale ci soffermeremo su alcuni minerali molisani, in particolare sulla pietra da gesso e delle sue utilizzazioni. Ci soffermeremo ad osservare la roccia che costituisce la Morgia di Pietra Martino che costituirà il collegamento con il mondo dei fossili in generale e, in particolare, quelli in essa contenuti. Spiegheremo cosa sono i fossili, perché li troviamo nelle morge e come si sono formati.

COSTO: gratuito

REFERENTE: Prof. Nicola Petrella.(AIIG, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia) Iscrizione consigliata. A tutti colo che si prenoteranno sarà regalato un piccolo campione della pietra da gesso molisana. Scrivere a npetrella@libero.it

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PASSEGGIATA a PIETRA MARTINO e VISITA ALLA CIMA

DURATA: 45’

DIFFICOLTA’: FACILE

DESCRIZIONE

Facile e panoramica passeggiata per raggiungere Pietra Martino, attraversando un ambiente rurale ancora ben conservato. Salita alla cima della Morgia da cui è possibile ammirare lo splendido paesaggio che circonda questo scoglio ed affacciarsi sulle pareti che precipitano verticalmente per 50 metri! Degustazione di the e pasticcini offerti dall’ASD Orizzonti Verticali

COSTO: gratuito

REFERENTE: ASD ORIZZONTI VERTICALI mail: segreteria@orizzontiverticali.it

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PROVE DI ARRAMPICATA SU ROCCIA 

DURATA: dalle ore 14.00 alle 16.00

DIFFICOLTA’: aperto a tutti

DESCRIZIONE SINTETICA: prove di arrampicata sportiva su roccia per chi non ha mai provato questa splendida disciplina e voglia farlo in totale sicurezza e in una location d’eccezione. L’attività si svolgerà sotto la supervisione della Guida Alpina, unica figura professionale preposta all’insegnamento e all’accompagnamento su questo terreno. Il materiale tecnico quale scarpette ed imbrachi è fornito dalla Guida.

COSTO: 10,00 euro/persona, previa iscrizione scrivendo a info@riccardoclimbing.com

REFERENTE: Riccardo Quaranta, Guida Alpina UIAGM, istruttore di arrampicata. Prenotazione necessaria: info@riccardoclimbing.com o +39 339 4360362

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“BRONTOSAURO”, Jurassic Park, Sardegna

Ormai è trascorso circa un anno dall’apertura di questa via di arrampicata nella magica terra di Sardegna. Non perché fosse caduta nel dimenticatoio, forse semplicemente perché non ho mai avuto il tempo di potermi dedicare con sufficiente attenzione ad un luogo che è semplicemente magico. Definire quella di “Jurassic Park” una falesia mi pare un po’ riduttivo. “Jurassic Park” è un luogo che ti entra nel cuore e negli occhi. Reso famoso al grande pubblico da una foto del prolifico Maurizio Oviglia (foto che ritrae il bellissimo “dito” della via “Dillosauro”) si tratta di un luogo che bisogna andare a cercare con volontà per almeno un paio di ragioni.

La spettacolare “Dillosauro”

La prima è l’avvicinamento abbastanza lungo, circa due ore a piedi se non si possiede un fuoristrada. La seconda sono la difficoltà e lo stile di apertura delle vie: ci sono vie trad e vie a spit con difficoltà che – a parte un paio di 6a – sono sempre dal 6b in su. Diciamo che se ti vuoi divertire è consigliato un buon 6c-7a a vista. Questo ne limita un po’ la frequentazione per chi magari non padroneggia quelle difficoltà, o ha poca esperienza con friend e nut.

Uno sguardo d’insieme sulla falesia di Jurassic Park

Forse soprattutto per la seconda premessa decisi lo scorso anno, insieme a Fabio, di aprire una via trad dal grado umano, individuando una linea sul limite sx della falesia. Ne è uscita fuori una linea di due tiri (eventualmente collegabili in un unico tiro con corda da 80 m) piacevole e non difficile, soprattutto facilmente proteggibile. Le difficoltà si concentrano nel cortissimo secondo tiro, il cui passo delicato e tecnico è protetto da un fix, l’unico oltre quelli presenti alle soste.

Il tracciato di “Brontosauro”

Al di la’ della nuova via, l’invito è quello di andare a visitare questo splendido angolo di Sardegna, vi assicuro non ne resterete delusi: tiri strepitosi su granito stupendo. Trovate tutte le info sulla guida alle vie lunghe e trad “Pietra di Luna” di Maurizio Oviglia.  E non dimenticate una reflex con voi per fermare inquadrature e scorci davvero unici!

Fabio su L1

Si ringrazia il punto vendita ALTA QUOTA di Isernia e Climbing Technology per il materiale fornito.

Foto mie, di Laura D’Alessandro e Fabio Madonna.

 

Riccardo Quaranta

GUIDA ALPINA

 

Riccardo in apertura sul brevissimo L2

Per chi fosse interessato a questi ambienti e ad un’esperienza unica in terra Sarda, il prossimo viaggio di arrampicata è previsto per nel periodo dal 1 al 5 novembre 2017; per info ed iscrizioni mandare una mail a info@riccardoclimbing.com

 

RELAZIONE

Via “BRONTOSAURO”, 38m, 6a+ max, 5c obb., RS1.

Aperta dal basso in libera il 30/10/2016 da Riccardo Quaranta e Fabio Madonna

Falesia di “Jurassic Park”, Tertenia (NU)

ACCESSO ed AVVICINAMENTO

Si veda la guida citata nell’articolo

ATTACCO

Si percorre la base della falesia spostandosi sul suo estremo margine sx (faccia a monte), dopo essere transitati sotto una zona di pareti leggermente strapiombanti.

L1, 5C, 30 m

Si attacca il facile diedro (si veda foto) facendo attenzione a qualche arbusto, si perviene ad un’ampia cengia; da qui si punta all’evidente fessura che delimita il lato sx della parete, la si affronta con divertente arrampicata d’incastro fin dove termina. Sosta su due fix inox con maglia di calata.

L2, 8m, 6a+ (5c obb), 1 fix

Dalla S1 si traversa a dx per un metro (friend rosso BD), si rimonta la fessura orizzontale e si affronta il delicato passaggio in placca (1 fix) che conduce alla sommità del pilastro. Sosta su fix e spuntone con maglia di calata.

DISCESA

In doppia lungo la via

MATERIALE

N.d.a, corda singola da 70m, set di friend dallo 0.3 al 3 BD.

Mentre attrezzo la S2

Io e Fabio in cima a “Brontosauro”. Foto per gentile concessione di Matteo Giglio

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PESCOPENNATARO VERTICALE 2017

PROGRAMMA ATTIVITA’

Sabato 23 settembre

Ore 10.00
Ritrovo nella piazza di Pescopennataro presso Roxy Bar Pescopennataro
Ore 10:30
Arrampicata libera alla scoperta degli itinerari presenti nel paese
Pausa pranzo
Pomeriggio
Highline project di Luca Geko Luciani e Valerio De Luca..cosa ci riserveranno quest’anno i due “funamboli” ormai ospiti fissi della manifestazione? Venite a scoprirlo insieme a noi!
Ore 15:00
Workshop: conoscenza ed uso dei freni in arrampicata sportiva. Sei davvero sicuro di saper usare il tuo freno abituale?!?! Una panoramica sull’uso dei più diffusi sistemi di sicura cercando di comprenderne e testarne i pro e i contro. Test pratici individuali.
Costo della lezione 20,00 euro/persona comprensiva di: supervisione della Guida con RCT, materiale ad uso personale. Indispensabile prenotazione entro il 18 settembre scrivendo a info@riccardoclimbing.com

Ore 18:00

Aperitivo presso Roxy Bar di Pescopennataro, dove sarà possibile degustare dell’ottima birra artigianale

Ore 19:00
Proiezione a cura di Bruno Vitale dal titolo “GRAN SASSO: STORIE VERTICALI” presso Abete Bianco – Pescopennataro
Ore 20:00
Cena presso Abete Bianco Ristorante e Parco Attrezzato – Pescopennataro (necessaria prenotazione) Rif. Maria, cel. 3403657885

Domenica 24 settembre

Ore 9:00
Colazione presso Parco Attrezzato “Abete Bianco”.
Ore 9:30 -14:00
Workshop: trad climbing ed uso delle protezioni mobili. Momento formativo per chi volesse iniziare a scoprire l’uso delle protezioni mobili e questo stile di arrampicata.
Costo della lezione 20,00 euro/persona comprensiva di: supervisione della Guida con RCT, materiale ad uso personale. Indispensabile prenotazione entro il 18 settembre scrivendo a info@riccardoclimbing.com
Pausa pranzo
Ore 15:00 -17:00
Mini gara a premi di speed climbing
Una via da salire in top rope alla massima velocità possibile! Ogni partecipante avrà a disposizione 1 tentativo; saranno premiati i primi 3 maschi e le 3 donne che avranno ottenuto il tempo minore. Il costo dell’iscrizione al contest è di euro 5,00/persona.
Nel pomeriggio:
Highline project by Luca Geko Luciani & Valerio De Luca
Ore 18:00
Premiazione della Mini gara di speed climbing sul belvedere di Pescopennataro
Cena e saluti.
PER ENTRAMBE LE GIORNATE E’ POSSIBILE PRENOTARE TEST di ARRAMPICATA contattando la guida mediante una email a info@riccardoclimbing.com

DOVE MANGIARE/DORMIRE
Bar: “Roxy Bar” nella piazza del Paese
Risto-camping Parco Attrezzato Abete Bianco, Pescopennataro (IS). Rif. Maria, cel. 3403657885
B&B Masseria Acquasalsa Agnone Rif. Armando, cel. 3339657207

NOTA e RINGRAZIAMENTI
Questa manifestazione, giunta alla III edizione, nasce dal contributo di appassionati di arrampicata ed highline, di gente che vive e lavora sul territorio, di aziende e professionisti che lavorano nel campo della montagna e più in generale nel fornire servizi alle persone che trascorrono il loro tempo libero in questi luoghi o a coloro che “semplicemente” ci vivono; è supportata dall’Amministrazione comunale di Pescopennataro. Senza di loro tutto ciò non sarebbe possibile: per questo voglio dedicare un ringraziamento a chi continua a credere nello sviluppo del turismo legato agli sport outdoor e alla promozione dei luoghi magici dell’alto Molise.

LUCA LUCIANI e VALERIO DE LUCA, high liners
Climbing Technology (www.climbingtechnology.com)
PASSAGGIO CHIAVE, negozio di articoli da montagna (www.passaggiochiave.com)
Alta Quota, negozio di articoli da montagna (www.altaquota-shop.com)
Palestra di arrampicata “Orizzonti Verticali” (www.orizzontiverticali.it)
a. GUIDA ALPINA Riccardo Quaranta (www.riccardoclimbing.com)
PARCO ATTREZZATO ABETE BIANCO, pagina FB (https://www.facebook.com/abetebiancopescopennataro/…)
ROXY BAR, pagina FB (https://www.facebook.com/roxybarpescopennataro/)

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CAVALCARE LA TIGRE, GRAN SASSO, CORNO PICCOLO

IMPRESSIONI E RELAZIONE di UNA LUNGA CAVALCATA: CAVALCARE LA TIGRE

“A smooth sea never made a skilled sailor” recita un detto anglosassone… Oggi potremmo tradurlo con il ben conosciuto e forse abusato concetto della zona di confort. In cui molti sembrano restare, alcuni vorrebbero uscirne, altri lottano fermamente per venirne fuori.

Come tutti i tarli che si rispettano, “Cavalcare la tigre” alberga in tutti gli alpinisti che per un attimo hanno rivolto lo sguardo a quel pancione sulla Est del Corno Piccolo. Come feci io da ragazzo camminando lungo il sentiero che percorre il vallone delle Cornacchie e conduce al rifugio Franchetti. A quel tempo ero un semplice trekker ventenne; su quel pancione c’era una cordata, ma io – al di là dell’estetica ardita di quella linea – ero all’oscuro di tutto ciò che questa via rappresentava e rappresenta nell’immaginario dell’alpinismo del centro Italia (e non solo, visto che cordate si muovono dal nord Italia per ripeterla).

Ad inizio stagione arriva un messaggio dal giovane Gab, alias Gabriele Paolucci che mi proponeva di andarla a ripeterla. Con Gab ho condiviso diverse salite, alcune delle quali anche di impegno; sono stato subito felice quantomeno di aver trovato qualcuno nella cui testa albergava un po’ il desiderio di andare a mettere il naso da quelle parti. Incastrare i vari impegni di lavoro miei e di studio suoi non è stato facile, ma alla fine ci siamo riusciti, in una delle estati che verrà ricordata tra le più torride degli ultimi 20 anni.

Così nonostante il caldo – che per un attimo ci ha anche fatto prendere in considerazione di abbandonare il tentativo – abbiamo ripetuto questo pezzo di storia il 3/08/2017.

Che dire..alla fine di ogni avventura ti senti un po’ svuotato, paure e timori svaniscono e sembra che tutto torni nei contorni “normali”,  tutto rientri più meno in una salita di routine.

Felicissimi entrambi ci siamo abbracciati sulla cresta NE dopo l’ultimo tiro, nemmeno quello banale…assettati e stanchi ci siamo seduti ed abbiamo ammirato la montagna in tutta la sua serenità. Ho pensato per l’ennesima volta che quello è il carburante più importante per me, poter trascorrere ore e giorni in montagna, anche attimi di dubbio, di fatica, di difficoltà, ma alla fine tornare a riempire gli occhi con le sue innumerevoli sfaccettature.

In molti mi hanno chiesto “allora è una bella via?”…forse ancora ci sto riflettendo. Di certo mi sento dire che è una bella avventura ed è una bella sfida con le proprie paure, complice l’alone di “mito” che le circola attorno. Forse appunto la cosa più interessante – a posteriori – è stata quella di andare a sondare un po’ la propria “testa”, inteso come capacità di saper gestire dei fattori che possono rendere non scontato anche un tiro di 6b. Essere lì e fare in modo che i tuoi occhi vedano solo i pochi metri quadri di roccia da decifrare, entrare un po’ in quell’atmosfera “dissociata” che ti isola da tutto il resto. Sono i “viaggi” cha amo di più, quelli che mi regalano le gioie maggiori. La linea della via non sarà un granché e dal punto di vista della bellezza dei tiri esistono vie molto più omogenee; ma questi magari sono aspetti che possono passare in secondo piano per una volta se si sceglie di privilegiare altro. Resta di certo la bellezza e l’estrema ricercatezza del traverso e la fatica del tiro precedente.

Di seguito la mia relazione sulla via, sperando di fare cosa utile a chi voglia ripeterla. Ringrazio Gabriele Paolucci, giovane promessa e compagno di avventura, CLIMBING TECHNOLOGY per il sostegno alle mie attività, Laura per il sostegno “a distanza”.

 

RELAZIONE TECNICA 

Ripetizione del 3/08/2017 di R. Quaranta e G. Paolucci

GRAN SASSO, CORNO PICCOLO, PARETE EST

Via “CAVALCARE LA TIGRE”, P. Caruso, M. Marcheggiani, R. Caruso luglio e novembre 1982 

380 m, ED-, VII- obb., A2+ e circa 150 m di zoccolo basale.

cavalcare la tigre tracciato

ACCESSO

Dalla stazione superiore della seggiovia Prati di Tivo raggiungere per comodo sentiero il Passo delle Scalette, proseguire verso il Rif. Franchetti, sino a q. 2100 circa, prima che il sentiero vada ad aggirare sulla sx, un salto roccioso attrezzato con cavi metallici. Abbandonare quindi il sentiero e dirigersi con percorso libero tra massi e detriti verso la base della parete est del Corno Piccolo, puntando dove sorge la caratteristica Grotta delle Cornacchie, ben visibile già dal basso; raggiungerne quasi l’ingresso (30/40’ dalla Stazione Superiore della seggiovia, 60/70’ dal parcheggio auto di Cima Alta lungo il sentiero della cresta dell’ Arapietra).

ATTACCO

Attaccare lo zoccolo risalendo per un canale rampa erboso situato 15-20 a dx (fronte alla parete) della grotta delle cornacchie (passi di III alternati a erba ripida) per circa 60m. Al termine del canale consiglio di sostare (cordone vecchio) e proseguire a tiri di corda o conserva. Infatti si supera un breve tratto verticale di erba e roccia,  si prosegue brevemente a mezza costa (prato ripido) verso dx puntando ad una rampa erbosa che obliqua da sx verso dx. Sostare alla base di questa; superare un tratto roccioso III+, entrare nel canale erboso e percorrerlo fino dove termina, su una cengia comoda. Sosta su due chiodi poco visibili su una fessura orizzontale (30m circa). Da qui prima in leggera salita (qualche mugo da superare), poi in discesa ed infine nuovamente in salita, sempre per canali erbosi misti a roccia, si raggiunge la comoda cengia-pulpito e si sosta in comune con il termine del terzo tiro della via F.I.R.S.T. (50m). Si veda foto con la traccia e le soste.

L1, 40m, IV

Dalla sosta in comune con la F.I.R.S.T., si ignora il chiodo sulla verticale della stessa, ci si porta 4m a dx, si prende un evidente camino-canale obliquo da dx a sx. Lo si abbandona dopo circa 20m prendendo un diedro rampa sulla sx, raggiungendo dopo poco la comoda S1 (2ch).

L2, 35m, III+

Si prosegue per la rampa obliqua verso sx sino a un tratto facile di placche bianche con fessure erbose orizzontali; alla loro dx si erge un muro verticale grigio-giallo, alla cui base si sosta (chiodi), in corrispondenza di una cengia erbosa orizzontale.

L3, 45m, IV

Si traversa in orizzontale verso sx sulla stretta cengia erbosa, quindi sempre per cengia si scende un tratto arrampicando (delicato); si supera la sosta della via “Viaggiatore Incantato” percorrendo un comodo ballatoio (visibili corde fisse, spit, rinvii in parete) alla base del pancione monolitico, sostando poco prima che la fessura inizi a scendere (ch).

L4, 15m, V

Si prosegue il traverso in leggera discesa verso sx, poi in orizzontale superando un mugo dopo il quale si torna a scendere disarrampicando lungo una fessura (delicato, ch. e possibile friend) e raggiungendo la base del caratteristico diedro ad arco sotto cui si sosta (2 spit).

L5: 45m, VI+/VII-, A2+

Dalla sosta si traversa 2-3 m a sx, poi dritti ad affrontare il primo passo del tiro (VI, ch., e poi spit), portandosi alla base del diedro mediante una grossa scaglia di roccia non ottima. Affrontare il fondo del diedro proteggendosi con spit e chiodi, arrampicata atletica su fessura via via più stretta e difficile. Quasi a metà del tratto verticale inizia il tratto in artif. (A2+) che prosegue allorquando il diedro fa arco verso dx ed inizia a strapiombare decisamente. Qui è attualmente necessario integrare l’artif. con friend, fino ad un chiodo grigio Climbing Technology lasciato dal sottoscritto quasi al termine dell’arco. Da questo è possibile riprendere ad arrampicare in libera (VI+) uscendo con pochi metri dalla zona strapiombante. Proseguire verticalmente, superando una sosta, su due fessure in sequenza (ch. a “V” ballerino poco sopra la sosta, ribattuto ma non affidabile…, possibile integrare con friend, VI+/VII- sostenuto); con arrampicata più semplice (V) ma mai banale raggiungere la sosta in piena placca (2 spit).

L6, 25m, VI e passo di VII-

Con arrampicata delicata salire in leggero obliquo a uno spit (cordone lungo in posto non affidabile), poi ridiscendere in obliquo a sx ( VI delicato) e traversare in orizzontale sino a un micronut smartellato; tenerlo all’altezza delle mani, sfruttando il grosso buco in cui è inserito come appiglio. Traversare pressoché orizzontalmente per 2 m fin sotto alla verticale di una piccola rigola, fermandosi con il piede sx ad un’ottima tacca di roccia bianca. Da qui salire dritti a prendere la rigola descritta con la mano dx e con passo delicato (passo chiave del tiro) raggiungere l’evidente grosso buco ben visibile dal basso; proseguire e raggiungere un secondo grosso buco con chiodo all’interno. Da qui puntare ad un’evidente fessura che delimita la placconata sulla sinistra (tricam blu), raggiungendone la base (ch. e spit); risalire la fessura con piacevole arrampicata in dulfer e sostare al suo termine su un comodo pulpito (3 ch, di cui uno ballerino ed uno poco visibile perché spostato abbastanza a dx).

L7, 45m, V+

Spostarsi a sx della sosta per prendere la soprastante rampa obliqua da sx a dx (V), percorrerla fino ad un piccolo strapiombo da superare lungo una fessura (V+). Proseguire su una zona di belle placca a rigole poco proteggibili (V- e IV), prima verso dx, poi in obliquo verso sx, raggiungendo un’evidente fascia strapiombante, mirando all’unico punto debole della stessa, rappresentato da una fessura diagonale strapiombante. Sostare poco al di sotto di essa (2 ch.).

L8, 55m, VI

Salire la placca aggettante appena sopra la sosta e la fessura diagonale subito dopo (VI atletico; ho ignorato la fila di chiodi presenti in diagonale sulla placca 1 m più in basso), proseguendo per terreno facile e appoggiato, dapprima in obliquo a dx per 20m, poi in obliquo verso sx (a prendere la zona di placche) per altri circa 25m tra rocce facili, puntando alla base di un’evidente scaglia staccata sinuosa a forma di sega. Sosta alla base di quest’ultima, su massi incastrati (attenzione ad alcune lastre instabili)

L9, 30m, IV

Portarsi alla base della scaglia (ch.), salirla con estetica ma facile e poco proteggibile arrampicata esterna (cl.); proseguire, quando la scaglia termina, lungo la soprastante facile placca, giungendo alla base di una fessura strapiombante obliqua  da sx a dx. Sosta su ch.

L10, 40m, pass. VII- o A0, III

Attaccare la fessura obliqua e leggermente strapiombante (V), superarne la strozzatura con passo di boulder (ch. difficile da moschettonare per i bassi di statura, VII- o A0). Proseguire per un diedrino  da sx verso dx fino a raggiungere la cresta NE per facili roccette (III). Sosta su spuntone.

Discesa :
Tra le varie alternative consiglio di gran lunga  di scendere per la Cresta Nord-Est a piedi (II grado + 2 calate in doppia) fino alla Madonnina (arrivo della cabinovia), 1 h 15’ circa.

MATERIALE

N.D.A., mezze corde da 60m, almeno 12 rinvii (soprattutto se non si vuole spezzare L5), 2 staffe sia per il primo che per il secondo, set di friend dal n. 0.3 al n. 2 BD (utile anche il n. 3 solo per la fessura di L10), martello ed una scelta di 3-4 chiodi.

TEMPO: 6-8 ore solo per la via (discesa esclusa), 1 ora almeno per lo zoccolo.

Foto di Gabriele Paolucci e Riccardo Quaranta

RICCARDO QUARANTA

A. GUIDA ALPINA

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Falesia “Acqua Rossa”, Cerchiara di Calabria (CS)

Introduzione/descrizione

Questo piccolo ma bel sito di arrampicata sorge nel territorio del comune di Cerchiara di Calabria (CS) non lontano dal Monte Sellaro. Incastonato tra boschi, prati e crinali, gode di un bellissimo panorama che spazia sulle varie “timpe”, termine calabrese che indica pareti rocciose più o meno verticali.

Accesso

Dall’abitato di Cerchiara di Calabria seguire le indicazioni per San Lorenzo Bellizzi-Santuario Madonna delle Armi. Al bivio per quest’ultimo, prendere a sx (in direzione quindi del santuario), proseguire per 700 m e parcheggiare bordo strada sulla dx, senza intralciare, in prossimità di alcuni cavi telefonici.

Avvicinamento

Dal parcheggio tornare indietro a piedi per 200 m lungo la strada e prendere una sterrata sulla dx delimitata da alcuni paletti di legno. Seguirla e al primo bivio tenersi a dx fino ad arrivare ai piedi del settore “Mezzaluna” (5’ dall’auto). Per raggiungere il settore “Linda” prendere un piccolo ma marcato sentiero che parte dal margine destro del settore “Mezzaluna”, nel boschetto in leggera salita. Con 2’-3’ si perviene alla base del settore “Linda”.

Roccia

Calcare da buono ad ottimo, sovente a buchi e svasi.

Stile di arrampicata 

Abbastanza vario, prevalentemente tecnico su placche da verticali a leggermente strapiombanti. Boulderoso sulle vie più difficili.

Esposizione 

Ovest

Periodo ideale

Estate (mattina e tardo pomeriggio), primavera, autunno (nelle giornate più miti)…siamo a quota 1100 m!!!

Chiodatura

Buona a fix Hilti e piastrine zincate. Soste con moschettone di calata.

Attrezzatura

12 rinvii, corda da 70m

 

settore MEZZALUNA falesia “Acqua Rossa”

 

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settore LINDA falesia “Acqua Rossa”

 

 

Elenco delle vie (da sx  a dx):

NOME GRADO LUNGH. (m)

NOTE

CHIODATORI
SETTORE “MEZZALUNA”
1 Ruvetta 4b 8 Placca didattica ignoti
2 Consorzio di bonifica 5a 8 Placca didattica ignoti
3 Mezzaluna 6a 10 Partenza affatto banale, rinviare la prima protezione dal masso sottostante! ignoti
SETTORE “LINDA”
1 70 km 5c+ 16 Muro concavo caratteristico con splendida roccia ignoti
2 Linda 6a+ 14 Spigolo atletico ignoti
3 Super Mario Bros 5c+ 14 Diedro tecnico ignoti
4 Le origini 5b+ 16 Bella placca di iniziazione al settore ignoti
5 Stai sereno 6b 18 Passo di equilibrio a metà, variante della via successiva ignoti
6 Stai serenissimo 6a+ 18 Placca tecnica, consentito l’uso dell’albero! ignoti
7 Prototipo svizzero 6a+ 25 Tecnica ed atletica, grande visuale in catena ignoti
8 Dalbatros 6c+/7a 12 Intense sequenze di dita ignoti
9 Sloppy’s way 6b+ 12 Splendido muro verticale, roccia spaziale.  ignoti

 

NOTA: i gradi indicati, trattandosi di vie non recensite e poco ripetute, possono essere delle utili indicazioni ma da non prendere “alla lettera”; con le ripetizioni e la frequentazione della falesia potranno subire modifiche. Per chi volesse contribuire con la sua opinione può scrivermi ad i recapiti in calce, grazie!

 

 

Relazione a cura di:

Riccardo Quaranta 

Guida Alpina UIAGM

Email: info@riccardoclimbing.com  Website: www.riccardoclimbing.com

Cell. +393394360362

 

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Corso alpinismo invernale: il report

Mi piace scrivere un breve report del corso di alpinismo invernale di base svolto dal 3 al 5 febbraio nella cornice di Campitello Matese. L’appuntamento formativo si sarebbe dovuto svolgere presso il Rifugio del Monte nel comune di Fano Adriano; la situazione nivologica ci ha indotto a spostare la location scegliendo quella già menzionata.

In compagnia di Tonio, Elettra, Alessandro, Roberta e Valentina ho avuto il piacere di condividere 3 giorni intensi e spero formativi. Il meteo si è impegnato per benino a cercare di tenerci al chiuso, tuttavia siamo riusciti a trattare gran parte dei temi previsti.

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Durante la prima giornata abbiamo parlato di soste su roccia e gestione della sosta nella progressione a tiri di corda, concludendo con la progressione in conserva. Durante la mattinata l’esercitazione pratica si è svolta presso la piccola falesia del Canalone Ciampitti. Ad ora di pranzo, causa pioggia, ci siamo spostati all’interno del locale “Ciapin”, i cui gestori sono sempre disponibilissimi. Quindi al caldo della stufa abbiamo potuto proseguire lo svolgimento della fase didattica.

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Durante il secondo giorno abbiamo affrontato la tecnica personale nell’uso dei ramponi e della piccozza; inoltre ampio spazio è stato dato all’auto-arresto in caso di scivolata e all’arresto del compagno in caso di cordata a due componenti. Sul terreno di gioco si è potuto verificare la realizzazione di una sosta su neve e la sua tenuta. Il pomeriggio è stata la volta dell’importante tema dell’autosoccorso in valanga, con una bella scorrazzata alla ricerca del “sepolto” mediante ARTVA, pala e sonda.

Il terzo giorno è stato dedicato a mettere insieme i vari argomenti affrontati nei giorni precedenti attraverso una gita sul versante N del M. Gallinola: preparazione, controllo di gruppo degli apparecchi ARTVA, trasferimento, legatura in conserva; l’esperienza è stata resa abbastanza severa dal meteo che non ci ha risparmiato vento, nebbia e pioggia. Accanto al lato negativo ovviamente di non aver potuto protrarre la gita anche nel pomeriggio, abbiamo avuto l’opportunità di “testarci” nelle condizioni severe della montagna, quando anche aprire e chiudere un moschettone può diventare problematico.

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Desidero ringraziare tutti i partecipanti che hanno dimostrato tenacia e tanta voglia di imparare, rivolgendomi tante domande e quesiti a cui insieme abbiamo cercato di dare risposta.

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Inoltre un grande ringraziamento va al prestigioso marchio PETZL ed al punto vendita PASSAGGIO CHIAVE di Collecorvino (PE) che ci hanno dato la possibilità di testare tanti prodotti per l’alpinismo classico. Iniziando dalle piccozze, abbiamo testato il modello Glacier e la più tecnica Sum’Tec; per il reparto ramponi gli allievi hanno utilizzato tutti un classico “cavallo di battaglia”, il modello Vasak nelle versioni sia con attacco semi-automatico che universale.

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A concludere abbiamo potuto testare la polivalenza ancora difficilmente eguagliabile di un attrezzo che ha ormai fatto storia, il Reverso, arrivato alla sua quarta versione.

Alla prossima avventura!

Riccardo

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“SOMEWHERE IN TIME”, M. MOZZONE (2290 m), parete E – Gran Sasso

Ci sono luoghi persi nel tempo, c’è del tempo che si perde nei luoghi. Che si perde nel senso di smarrimento, dell’uscire fuori dalla realtà spaziale per catapultarsi in qualcosa che è un vero e proprio viaggio. Il Rifugio del Monte (http://www.rifugiodelmonte.it), posto alle pendici del Monte Corvo e del Monte Mozzone, è uno di quei posti dove le coordinate spazio-tempo non esistono più. Isolato, nascosto ed immerso in un ambiente ancora incontaminato, è attualmente gestito dall’amico e AMM Arnaldo Di Crescenzo. Durante una visita questa estate avevo fatto due passi nei dintorni, spinto dalla curiosità di quell’anfiteatro di rocce che circonda gran parte della vallata in cui è collocato. In generale ero stato colpito dall’evidentissima stratigrafia delle rocce, con pieghe nette e marcate, assolutamente suggestive. Tali strati piegati dalle forze endogene formano sulla parte est del Monte Mozzone dei suggestivi camini curvi, forme talmente caratteristiche che nessun passante non può aver notato. Già ad agosto avevo pensato che proprio quei camini potevano essere delle splendide vie invernali, con probabile ghiaccio all’interno ed ambiente simile alle goulotte.

Come ogni buon pensiero nel cassetto che si rispetti, quelle pieghe tornano a galla ad inizio dicembre…un paio di giorni liberi a causa di variazioni di programma negli appuntamenti lavorativi ed eccomi in compagnia di Valeria e Arnaldo a cenare in una notte di luna piena al Del Monte. La giornata successiva regalerà a me e a Valeria la bellissima avventura dell’apertura di “Somewhere in time”, terza linea recensita sulla est del M.Mozzone, trovandola decisamente più “secca” di quanto immaginato, ma comunque divertente. Si attende quindi la prima ripetizione che spero non tarderà ad arrivare, magari con un po’ di neve ad accompagnarla.

Foto mie e di Valeria De Simone

Riccardo Quaranta

a. Guida Alpina

 

“SOMEWHERE IN TIME”, M. MOZZONE (2290 m), parete E. Dedicata a Pino Sabbatini

160 m, TD, M5, tratti a 90°

Aperta totalmente in libera dal basso da Riccardo Quaranta e Valeria De Simone il 11/12/2016. Soste attrezzate a fix con maglia rapida di calata.

Accesso ed attacco

Da prato Selva si raggiunge il Rifugio del Monte (indicazioni in rete), da qui ci si inoltra nel fosso del Monte, facendo attenzione alla traccia in caso di forte innevamento. Circa a quota 2020 m si devia a dx (faccia a monte) raggiungendo l’attacco della via. Questo è in corrispondenza di uno dei due evidentissimi camini curvi presenti sulla parete, quello di dx. (1 h dal rif. del Monte, con innevamento scarso)

Relazione.

L1, 40m, 80° max

Si attacca in una goulotte appena accennata per una decina di metri, poi in leggero obliquo verso dx, si affronta un ultimo tratto più ripido (80°) per guadagnare la sosta posta alla base sx dell’evidente camino

L2, 60m, M5, tratti a 90°

Tiro chiave della via, lungo e tecnico, ma non particolarmente continuo nelle difficoltà. Si attacca il camino che presenta i primi metri godibili su fondo innevato (60°), poi le pendenze gradualmente aumentano fino a farsi verticali. Si superano un paio di strettoie (90°, M5) con buoni incastri per le picche ma appoggi minimi per i ramponi in caso di assenza di ghiaccio. Si esce attraverso un tratto semplice a 70° su un’ampia cengia con sosta sulla dx (faccia a monte)

L3, 60 m, 70°

Si prosegue superando dapprima un tratto quasi in piano ma esposto (a sx si apre un canalino che affaccia sulla sottostante via “Neve del Sahara”) andando ad attaccare il canale naturale prosecuzione della via. Questo presenta roccia sulla dx, dove è possibile proteggersi. Con difficoltà omogenee si raggiunge il termine dello stesso, su una zona quasi pianeggiante. Sosta sulla dx, non troppo evidente, 5-6 m dopo una zona di roccia gialla – residuo di un recente distacco – presente anch’essa sulla dx (faccia a monte).

DISCESA

In doppia lungo la via, soste attrezzate con anello di calata.

MATERIALE

Mezze corde da 60m, 5-6 chiodi da roccia, anche a lama sottile, friend fino al 2 BD, n.d.a.

Si ringrazia Climbing Technology, Petzl Italia, il negozio Alta Quota di Isernia.

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